<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628</id><updated>2012-01-23T21:45:52.296+01:00</updated><category term='Come emerge la conoscenza'/><category term='Cosa è la letteratura'/><category term='Il software come filosofia'/><category term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><category term='Twitter'/><category term='Macchine per pensare'/><category term='Cosa è il Web'/><category term='Parole chiave'/><category term='iPad'/><category term='Titoli'/><category term='Dieci chili di perle?'/><category term='Come si scrive'/><category term='Romanzo come baule'/><category term='Facebook'/><category term='Google'/><category term='Gatekeeper'/><category term='Storia dell&apos;informatica'/><category term='social network'/><category term='editoria'/><title type='text'>Dieci chili di perle</title><subtitle type='html'>Appunti a proposito di un testo che sto scrivendo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>67</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1230038177571724867</id><published>2012-01-21T13:46:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T21:45:52.315+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Google'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è il Web'/><title type='text'>Stop Online Piracy Act (SOPA), Protect IP Act (PIPA) e la nozione del Copyright</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Nell’ultima settimana&amp;nbsp;dueprogetti di legge in discussione presso il Congresso degli StatiUniti -Stop Online Piracy Act (SOPA), alla Camera dei Rappresentanti,Protect IP Act&amp;nbsp;(PIPA) al Senato- sono stati rimessi almeno per ilmomento rimessi nel cassetto. Progetti sostanzialmente convergenti,formalmente tesi a bloccare l’accesso a siti web sospettati anchesolo vagamente di violazioni del &lt;i&gt;copyright&lt;/i&gt;.  I titolari didiritti lesi, in base alle leggi, potrebbero agire per vie legali nonsolo nei confronti di chi abbia materialmente commesso la violazione,ma anche nei confronti dei siti e dei portali che ospitano icontenuti in violazione di copyright.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Schierati a favore, le associazioniindustriali dei produttori di Computer Games, Entertainment SoftwareAssociation; dell’industria cinematografica, Motion PictureAssociation of America; dell’industria discografica, RecordingIndustry Association of America; e ancora grandi gruppi editoriali:Macmillan, gradi brand: Nike, L'Oréal. Contro Google, Facebook,Yahoo, insieme a Wikipedia, alla Electronic Frontier Foundation e aHuman Rights Watch.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Gli schieramenti mostrano che si tratta di un tentativo di arbitrare tra le pressioni e le pretese di duegrandi lobby: da un lato l’industria editoriala nata primadell’avvento del computing e del World Wide Web, dall’altrol’industria che vive del Web. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In ogni caso, non si tratta certo diuna legge tesa a difendere diritti dei cittadini, compresi tra questii produttori di conoscenza. Dico produttori di conoscenza perché leantiche e belle parole che conosciamo -innanzitutto ‘autore’- nelcontesto offertoci dal computing e dal World Wide Web, appaionosuperate. E non costituiscono certo un passo avanti, nel descriveresituazioni e possibilità, nuove espressioni come utente, usercontent generator, e simili.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il fatto è che i diritti -così ancheil copyright- sono stabiliti a partire da una tecnologia. “Ilriconoscimento della proprietà letteraria e la pratica del pagamentodi diritti d’autore sono emersi con la stampa”. Il copyright “nonè stato applicato alla conversazione, ai discorsi, o al canto, inprivato o in pubblico, fino a tempi molto recenti”. “Il casofondamentale di riferimento è negli stati Uniti  il processo WitheSmith v. Apollo. Negò la protezione ai rulli delle pianole e alleregistrazioni sonore perché non erano ‘scritti’ in formatangibile, leggibile da un essere umano”. Ma poi via via nuoviGatekeeper, mediatori tecnologicamente necessari come lo è dal 1500la stampa, hanno spinto la norma sul copyright ad allargare ilproprio ambito di copertura, fino a farne un mostro giuridico. Fino aquando, dagli anni Ottanta del secolo scorso e fino ai nostri giorni,con l’avvento del Computing e poi del World Wide Web, si è tentatodi allargare l’ambito del copyright fino ad abbracciare laproduzione e l’uso di conoscenza sulla Rete. Con esiti sempreinsoddisfacenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ciò che serve non “Bisogneràinventare concetti completamente nuovi per compensare il lavorocreativo. Il concetto di copyright basato sulla stampa non funzionapiù”. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ho tratto le citazioni sopra riportateda un articolo di&lt;a href="http://www.diecichilidiperle.blogspot.com/2011/12/ithiel-de-sola-pool-1982.html" target="_blank"&gt; Ithiel de Sola Pool. &lt;/a&gt;Scritto trent’anni fa, mipare molto più attuale delle cose che si leggono in questi giornisui giornali, ed anche nei commenti di pretesi esperti. Di seguitoriporto un paragrafo dell’articolo. (Ithiel de Sola Pool, “Lacultura della stampa elettronica”, in &lt;i&gt;Comunità&lt;/i&gt;, annoXXXVIII, n. 186, dicembre 1984. Al momento, non ho trovato la fonteoriginale, che comunque è successiva al 1981).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;[Con la pubblicazione elettronica]spaventose sono le implicazioni per la proprietà letteraria. Anzi lanozione stessa di copyright diventa obsoleta, perché legata allatecnologia della stampa. Il riconoscimento della proprietàletteraria e la pratica del pagamento di diritti d’autore sonoemersi con la stampa. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Quando in un luogo si riproducevanocopie numerose, diventava relativamente facile identificare la fontedelle copie e il loro numero; e il luogo in cui venivano stampate eraquello in cui erra pratico applicare controlli o conteggi fiscali.Infatti l’usanza del copyright cominciò di fatto, se non con quelnome, nel 1557, in Inghilterra, quando Filippo e Maria, nel tentativodi porre fine alla pubblicazione di libri sediziosi ed eretici,limitarono il diritto di stampa a membri della Stationers’ Company,assegnando a questa associazione il diritto  di cercare e confiscaretutte le pubblicazioni stampate contrarie alle leggi scritte o adecreti. Otto anni dopo la Stationers’ Company, forte di quelpotere, creò un sistema di copyright per i propri membri. Nel 1709il Prlamento approvò la prima legge sul diritto d’autore. (JanParsons, &lt;i&gt;Copyright and Society&lt;/i&gt;, in Asa Briggs (a cera di),&lt;span lang="en-US"&gt;Essays in the History of Publishing&lt;/span&gt;,Longman, Londra, 194, pp. 331e segg.). &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Per i modi di riproduzione in cui nonesisteva un luogo di controllo tanto facile come nell’editoria astampa, secondo la legge consuetudinaria non si applicava il concettodi copyright. Non è stato applicato alla conversazione, ai discorsi,o al canto, in privato o in pubblico, fino a tempi molto recenti. Ilcopyright fu un adattamento specifico a una particolare tecnologia eai problemi e alla possibilità che essa creava.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La legge lo riconobbe. Il casofondamentale di riferimento è negli stati Uniti  il processo &lt;i&gt;WitheSmith v. Apollo&lt;/i&gt;. Negò la protezione ai rulli delle pianole ealle registrazioni sonore perché non erano “scritti” in formatangibile, leggibile da un essere umano. (209 US 1(1908). Cfr. ancheGoldsmith v. Calif. 421 USA 546 (1973)  sulle registrazioni sonore).Quel concetto d’autore legato alla consuetudinaria escluse dellaprotezione molte delle nuove tecnologie della comunicazione apparsedopo il 1908. Ma l’industria  cinematografica, discografica e piùrecentemente televisiva hanno persuaso il Congresso, visto che itribunali non erano disposti a farlo, a estendere la protezione anchea loro. Er le prime tecnologie nuove, il cinema e i dischi, questaestensione seguiva una logica sensata. Come nel casso dei libri, sitrattava di oggetti materiali  prodotti in copie multiple in unostabilimento di produzione. Lo stesso sistema che era stato applicato qualche secolo prima alla stampa poteva in sostanza valere.Ma con la comparsa della riproduzione elettronica il concetto èdiventato inadeguato. La pubblicazione elettronica è analoga allacomunicazione a voce del diciottesimo secolo, non a quellatipografica dello stesso periodo. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si pensi ad esempio alla distinzionefondamentale che la legge sul diritto  d’autore stabilisce tralettura e  scrittura. Leggere un testo sotto diritti non costituisceuna violazione della proprietà letteraria, lo è  soltanto copiarlain uno scritto. Come si applica questo principio al terminale di uncomputer? L’unica maniera di leggere un testo archiviato in unamemoria elettronica è visualizzarlo su uno schermo; lo si scrive perleggerlo. Per trasmetterlo ad altri, però, non lo si scrive, sifornisce soltanto una parola d’ordine che dia l’accesso allapropria memoria. Se quindi non si è scritto il testo, la violazionec’è stata?&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;O si consideri il caso di un programmache generi output computerizzato. Magari il programma opera su datinumerici e genera un resoconto con tendenze di periodo, medie ecorrelazioni. Magari il programma opera su un manoscritto e generariassunti prodotti dal computer. Certamente il programmacomputerizzato che fa tutto ciò è un testo, che per la leggeattuale può essere protetto dal copyright. Ma in quale posizione sitrova il testo generato dal programma e dal computer? Chi ne èl’autore? Il computer?&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L’idea che una macchina sia capace dilavoro intellettuale non rientra nell’ambito della normativa suldiritto d’autore. Un computer può violare il copyright? Il breve,nell'intero processo della comunicazione elettronica appaionoversioni il cui testo è in parte controllato da persone e in parteautomatico. Parte del testo non è mai visibile, ma è soltantomemorizzata elettronicamente; parte appare per un attimo su un tubocatodico; parte viene stampata su carta. Ciò che è cominciato comeun certo testo varia e cambia  per gradi fino a diventarequalcos’altro. Chi lo riceve può essere un individuo chiaramenteidentificato o un’altra macchina, che non stampa mai il testo, mautilizza soltanto l’informazione per produrre un’altra cosa.Bisognerà inventare concetti completamente nuovi per compensare illavoro creativo. Il concetto di copyright basato sulla stampa nonfunziona più. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non sto esponendo una tesicatastrofica. Il fatto che le note, le bibliografie, gli schedari eil copyright non avranno senso per la pubblicazione elettronica comel’avevano per i libri e gli articoli stampati (per i quali sonostati concepiti) non vuol dire che l'ingegno umano non possarisolvere il problema. Per molti scopi le versioni canoniche , icataloghi, e anche i meccanismi di compensazione sono essenziali. Sitroverà il modo per garantire almeno in qualche misura questeesigenze, nonostante la situazione fluida dell’elaborazione interattiva conversazionale. Certo non so quale tipo di convenzionisi costituiranno, ma sono sicuro che non corrisponderanno ai concettiattuali. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1230038177571724867?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1230038177571724867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2012/01/stop-online-piracy-act-sopa-protect-ip.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1230038177571724867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1230038177571724867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2012/01/stop-online-piracy-act-sopa-protect-ip.html' title='Stop Online Piracy Act (SOPA), Protect IP Act (PIPA) e la nozione del Copyright'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1363130168517963656</id><published>2012-01-15T13:21:00.000+01:00</published><updated>2012-01-15T13:25:31.701+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><title type='text'>Macchine perturbanti, o automi</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;AVienna, nel 1919, nei giorni dell’inizio della fine -la primaGuerra Mondiale è appena terminata, il millenario Impero si èsbriciolato- Sigmung Freud, riprendendo in mano un più vasto saggioche aveva da ani nel cassetto, scrive a proposito dell’&lt;i&gt;Unheimliche&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Sigmund Freud, “Das Unheimliche”,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Imago&lt;/i&gt;, Band V, Wien, 1919; trad. it.&lt;i&gt; Leonardo e altri scritti, Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio&lt;/i&gt;, I, Boringhieri, Torino, 1969, pp. 267-307).&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Rifletteattorno a “quella sorta di spaventoso che risale a ciò che ci ènoto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Pococi importa che i traduttori italiani abbiano ormai canonizzato unatraduzione: &lt;i&gt;perturbante&lt;/i&gt;. Questa espressione rende ben poco deltedesco. &lt;i&gt;Unheimlich&lt;/i&gt;, nota Freud, è evidentemente l’antitesidi &lt;i&gt;Heimlich&lt;/i&gt;, da &lt;i&gt;heim&lt;/i&gt;, ‘casa’, e di &lt;i&gt;Heimisch&lt;/i&gt;,‘patrio’, ‘nativo’, e quindi: ‘familiare’, ‘abituale’.E’ ovvio quindi dedurre che “se qualcosa suscita spavento  èproprio perché &lt;i&gt;non&lt;/i&gt; è noto e familiare”. E dunque eccol’inquietante, sinistro,  lugubre, sospetto, spaventoso, tenebroso,straniero, estraneo, fonte di disagio, di cattivo augurio,&lt;i&gt;unconfortable&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;gloomy&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;ghastly&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Freudnota che ciò che per uno è &lt;i&gt;Heimlich&lt;/i&gt; per l’altro è&lt;i&gt;Unheimlich&lt;/i&gt;. Così come, possiamo ricordare, seguendo lalezione di Marcel Mauss, il &lt;i&gt;gift&lt;/i&gt; è allo stesso tempo dono eveleno: ognuno teme ciò che non gli è familiare, cioè che risultaignoto e straniero. Ma non basta questo ad avvicinare il misterodell’&lt;i&gt;Unheimlich&lt;/i&gt;. Per coglierlo, ci dice Freud, dobbiamoseguire Schelling. “&lt;i&gt;Unheimlich&lt;/i&gt;, dice Schelling, è tutto ciòche avrebbe dovuto restare segreto, nascosto, ed invece èaffiorato”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Eccodunque che nel Dizionario Tedesco di Jakob e Wilhelm Grimm&amp;nbsp;alla voce &lt;i&gt;Heimlich&lt;/i&gt; troviamo, accanto al senso di ‘familiare’,‘domestico’, ‘natale’: “&lt;i&gt;Heimlich &lt;/i&gt;in quanto allaconoscenza”: in questo senso, ci dicono i fratelli Grimm, &lt;i&gt;Heimlich&lt;/i&gt;traduce il latino &lt;i&gt;mysticus&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;divinus&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;occultus&lt;/i&gt;,&lt;i&gt;figuratus&lt;/i&gt;. (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Jakob e Wilhelm Grimm,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Deutsches Wortërbuch&lt;/i&gt;, Hirzel, Leipzig, 1877).&amp;nbsp;Sicché, commentano i fratelli Grimm, “&lt;i&gt;Heimlich&lt;/i&gt;assume il significato proprio di&lt;i&gt; Unheimlich&lt;/i&gt;, come mostrauna frase del drammaturgo Friedrich Maximilian Klinger: “a volte misento un uomo che vaga nella notte e crede negli spettri; per luiogni angolo è sinistro (&lt;i&gt;Heimlich&lt;/i&gt;) e dà i brividi”.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Anchea casa nostra, anche nella nostra città, nella nostra patria, nelmondo caldo e familiare dove dovremmo essere protetti da ognipericolo esterno viviamo nel sospetto e nel timore, viviamo neltimore. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Freud,si sa, vuole parlarci dell’inconscio, ma nel farlo ci sta parlandodi &lt;i&gt;conoscenza&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’&lt;i&gt;Heimlich-Unheimlich&lt;/i&gt; “in quanto conoscenza”: una conoscenzache ci è familiare, che ci rassicura e ci offre conferme. E che e alcontempo ci è estranea, provoca spavento, contiene qualcosa diinquietante e sinistro che preferiremmo tenere lontano da noi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Freud-parlandoci da una Vienna che a lui stesso inizia a diventarestraniera, e che giorno dopo giorno svela il suo lato tenebroso esinistro- ci avvicina così a uno dei nodi della cultura delVentesimo Secolo. Mentre Freud ci invita ad accettare le nostretenebre, ed il nostro stesso essere stranieri a noi stessi,scienziati e filosofi tentano di definire linguaggi capaci di rendereesplicita ogni oscurità, linguaggi capaci di descrivere ogni cosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Progettomitteleuropeo che sarà centrale nelle Macy Conferences, progetto chevedrà i suoi esiti nel  Computing e nell’informatica: tentativo di sostituire all’informe &lt;i&gt;conoscenza&lt;/i&gt; una &lt;i&gt;informazione&lt;/i&gt;ben controllata e codificata; assoggettata a un canone e ad unaautorità, cosicché si possa essere esentati dal dover guardare interreni ignoti, dal dover prendere in considerazione ciò che apparepericoloso e scandaloso. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nonsolo: in &lt;i&gt;Das Unheimliche&lt;/i&gt; Freud ci anticipa anche uno deipassaggi chiave del dibattito che animerà negli Stati Uniti le Macy Conferences, tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e i primi anni Cinquanta: ilconfine tra uomo e macchina. Dove l’uomo rischia di soccombere allasua inesausta ricerca di scoprire ciò che è segreto -l’ambizionedi Faust così come ci è narrata da Goethe- nasce il bisogno didisporre di macchine. Se l’uomo non può sopportare il brividodella paura che coglie chi cerca l’ignoto, il segreto, il troppodifficile, potranno forse andare oltre macchine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Macchine che superino l’imperfezioneumana, macchine antropomorfe. Non a caso Freud ci parla di “figuredi cera”, “bambole ingegnose”, “automi”. E del dubbio che“un essere apparentemente animato sia vivo davvero”, e cheviceversa “un oggetto privo di vita non sia per caso animato”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1363130168517963656?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1363130168517963656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2012/01/macchine-perturbanti-o-automi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1363130168517963656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1363130168517963656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2012/01/macchine-perturbanti-o-automi.html' title='Macchine perturbanti, o automi'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8188496930845383784</id><published>2011-12-22T19:50:00.000+01:00</published><updated>2011-12-22T19:51:20.998+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è la letteratura'/><title type='text'>Ithiel De Sola Pool, 1982</title><content type='html'>Metto Ithiel De Sola Pool, contraddittorio personaggio, vicino a Vannevar Bush, Licklider, Engelbart, Ted Nelson -variamente citati in questo blog.&lt;br /&gt;Basta questa citazione del 1982: "All’inizio la pubblicazione diventaelettronica perché un cronista scrive il suo articolo su un wordprocessor e l'editing e l'impaginazione avvengono con l'ausilio di uncomputer; ma alla fine esce un giornale che ha l'aspetto di sempre.Questo è soltanto l'inizio. La futura pubblicazione elettronicapotrà essere forse più simile al ragazzino con il videogioco delleguerre spaziali, permeato di luci e di suoni accanto alle parole. Ilgiocatore comincia; la macchina risponde. È un processo diconversazione attiva. Può essere divertimento; può essere gestionedella vita quotidiana; può essere lavoro. Qualunque cosa sia, allafine probabilmente assomiglierà alla pubblicazione come l'intendiamooggi più o meno allo stesso modo in cui gli affari o i prodottidella conglomerata Time-Life assomigliano allo scriptorium di unmonastero".&lt;br /&gt;IthielDe Sola Pool: di famiglia ebrea, trotzkista da giovane,durante la Seconda Guerra Mondiale -come Bateson, Mead, Lazarsfeld- lavora nel campo dellacomunicazione di massa: studia con Harold Lasswell la propagandanazista; anche lui è uno dei soldati dell'esercito di Vannevar Bush.&lt;br /&gt;&lt;div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Fortementeantisovietico, negli anni ‘50 è segretario del CENIS, Center forInternational Studies del MIT, che ha stretti rapporti con la CIA.Non si può dire in che misura De Sola Pool sia un puro ricercatore oagente coperto dell’intelligence.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8188496930845383784?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8188496930845383784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/12/ithiel-de-sola-pool-1982.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8188496930845383784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8188496930845383784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/12/ithiel-de-sola-pool-1982.html' title='Ithiel De Sola Pool, 1982'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-522330947488930253</id><published>2011-12-13T14:06:00.000+01:00</published><updated>2011-12-13T14:06:41.053+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='social network'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Twitter'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Facebook è un carcere, Twitter una tenda da campeggio</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Un amico mi segnala un post sul suoblog. Mi interessa la riflessione su come i ‘network sociali’contribuiscono a un’ “apertura dei confini organizzativi”. Anzece la impongo. Però leggo anche   che si fa riferimento a “socialnetwork come Facebook e Twitter”. Scrivo all’amico dicendo chenon si può fare di ogni erba un fascio, e che tra Facebook e Twitterc'è un abisso, e che dunque “non vedo come si possa ritenereFacebook un mezzo che aiuti ad una ‘apertura dei confiniorganizzativi’”.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L’amico mi risponde che ovviamenteFacebook e Twitter sono molto diversi fra loro, “ma tecnicamentesono entrambi social network”. Mi cita anche due recenti libri chemettono Facebook e Twitter “nella stessa categoria”, purspiegandone le differenze. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ora mi viene in mente il seguentecommento. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il Web ci propone il superamento dellamodellizzazione e della categorizzazione univoca. I tag permettono dicostruire di volta in volta connessioni diverse, e per questa viacategorie diverse. Perciò l’esistenza stessa del Web dovrebbespingerci ogni volta a chiederci: oltre a questo modello, oltre aquesto schema di categorizzazione, quali altri modelli, quali altricriteri di categorizzazione potremmo adottare?&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ma per farla breve propongo di lavorareper analogia. I network sociali possono essere con motivo considerati‘luoghi dove stare ed incontrarsi’. Quindi chiediamoci: che tipodi abitazione è Facebook, e che tipo di abitazione è Twitter?Facebook è un carcere, dove sei costretto a stare subendo leggialtrui; Twitter è una tenda da campeggio, con la quale ti muovi nelmondo, connessione dopo connessione. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-522330947488930253?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/522330947488930253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/12/facebook-e-un-carcere-twitter-una-tenda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/522330947488930253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/522330947488930253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/12/facebook-e-un-carcere-twitter-una-tenda.html' title='Facebook è un carcere, Twitter una tenda da campeggio'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3907821271743721029</id><published>2011-11-29T19:33:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T19:56:52.316+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è il Web'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è la letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Dal concetto di 'dato' all'editoria del futuro</title><content type='html'>Presso il Corso di Laurea Interfacoltàin Informatica Umanistica dell'Università di Pisa (dove insegno),nell'ambito dei Seminari di cultura digitale, il 23 novembre 2011 hoparlato su questo tema: &lt;strong&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial;"&gt;Dalconcetto di dato all’editoria del futuro&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0.4cm;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial;"&gt;Ilseminario è oralità condivisa, conta quello che si dice. Quandoparlo, evito di leggere, ed evito anche -salvo eccezioni- l'uso diPower Point. Comunque, è interessante conservare i materiali dipreparazione. Li espongo qui di seguito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Abstract&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Guadando in avanti, non possiamolimitarci a ragionare di app e di e-book.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il concetto informatico di dato -inestrema sintesi: ‘rappresentazioni finita di informazioni’-,letto in chiave filosofica, apre la strada a un ragionamentosull’edizione, sull’autore e sulla pubblicazione. Per questa viasi arriva a ripensare -in ambito critico-letterario- il modointendere il testo e l’edizione. E a prospettare l’evoluzionefutura della complessiva industria editoriale.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Traccia&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;InformaticaUmanistica/Umanesimo Informatico&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ildato in Informatica&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;La cosa di Kant e il dato comemetafisica&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Intrinsecaambiguitàdel dato: &lt;i&gt;littera data&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;carta fecha&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Informaticatransazionale come editoria, editoria come informatica transazionale&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Cosacambia con il Personal Computer e il Web&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Colpidi coda: App, E-book, iPad, Facebook&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Guardareavanti&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Percorso&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Cerchiamo di fare un ragionamentoinformatico-umanistico; ma anche umanistico-informatico. Non unadisciplina al servizio dell'altra, ma guardare un ambito conl'epistemologia connessa all'altro ambito. Il significato informaticodi 'codice' ci invita a ripensare il testo letterario. La competenzanarrativa di umanisti ci spinge a criticare il riduzionismo e ildeterminismo che reggono i sistemi informativi strutturati. Propongoun terreno di riflessione dove i due ambiti siano compenetrati,lascio quindi fuori atteggiamenti del tipo: ‘il libro cartaceo nonscomparirà mai’, ‘la letteratura è una cosa, la scrittura sulweb un’altra’. Mi pongo invece la domanda: come il computingcambia la letteratura, cosa la letteratura ha da insegnare alcomputing. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La produzione di conoscenza non è maidisgiunta dalla tecnologia.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L’uomo produce conoscenza, produceletteratura in accoppiamento strutturale con macchine-utensili. Ilcomputing ci propone sia tecnologie per produzione -word processor-,sia tecnologie per la pubblicazione -dal ‘salvataggio’ del testosul proprio computer alla pubblicazione sul Web.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il computing ci propone il concetto di&lt;i&gt;dato&lt;/i&gt; come ‘rappresentazioni finita di informazioni’ equindi come ‘unità minima fruibile’.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il dato è un costrutto metafisico. Lariflessione kantiana attorno all'inafferrabilità della cosa porta aconcepire il dato.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si cerca deterministicamente eriduzionisticamente un 'punto fermo'.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si ritiene necessario subordinarel'esperienza a un modello, a un'idea. Il 'dato' è il simbolo diquesta pretesa certezza, verità apodittica. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Fare riferimento ai dati è fareriferimento a qualcosa di fondato, stabilito con certezza. Qualcosadi formalizzato, matematizzato, calcolato e calcolabile. Il progettodeterministico e riduzionista di Hilbert, e poi su questa base illavoro di Gödel, Turing, Alonzo Church, von Neumann, portano a farriferimento al dato.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ma il dato, radice &lt;i&gt;do&lt;/i&gt;, parla didare e ricevere, scambio, transazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;C’è un paradosso: consideriamo ildato esistenti prima della transazione, e quindi sottoposto atransazione, ma il dato invece è in sé transazione, non esisteprima della transazione. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;Littera data&lt;/i&gt;, consegnata alvettore.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In teoria della comunicazione e incomputing-informatica: parliamo di informazione, trattiamo laconoscenza trascurando la sua produzione, e guardando a come viaggiasul canale, cioè la prendiamo in carico nel momento in cui è&lt;i&gt;littera data&lt;/i&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La ricerca filosofica attorno alla cosatrova (una)  conclusione nella nozione informatica di dato.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ma la stessa parola 'cosa' rimanda a ungiudizio 'dato', convenzionale e legato a un accordo: la 'cosa',&lt;i&gt;causa&lt;/i&gt;, in una versione latina è decisa da un giudice, in unaversione tedesca , &lt;i&gt;Ding&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;thing&lt;/i&gt;, è decisa da unaassemblea. Non è mai 'data' una volta per tutte.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il dato si fonda sempre su unaconvenzione. Il dato è certo solo se non ho preso in considerazionealtri possibili dati. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Guardiamo ora al mondo dell’editoria.Edere è ‘dare fuori’, rendere pubblico. Non è consegnare almessaggero.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Lì dove avviene la transazione nasceil ruolo dell'interprete, dell'editore, del traduttore, del censore&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il computer mainframe resta dalla partedel broadcasting, gatekeeping&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il personal computer ed il web mettonoin discussione ogni mediatore, ci ricolloca nella situazioneoriginaria del momento, processo di produzione&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Come il dato, il testo canonico è untentativo di rispondere all’inafferrabilità del testo.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Così come si rappresenta la cosa neldato, si ritiene che il testo esista solo se è canonizzato.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Come il dato è validato se è conformeal modello, così il testo viene canonizzato. Il dato è validato sepassa al vaglio della transazione, il testo analogamente è vagliatoda editori, editor, interpreti.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Possiamo stabilire un parallelismo tracomputabilità e leggibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ma nel mondo del personal computer edel web la transazione non è più il momento centrale, l'autorepubblica da sé.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il momento centrale è l'accoppiamentostrutturale uomo-macchina.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Come lo spagnolo sostituisce allalittera data la carta fecha, la lettura ispanica sposta l'accentosulla creazione, fare.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La canonizzazione del testo esiste neldominio del mainframe, broadcasting, gatekeeping&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Nel dominio del personal computer e delweb la letteratura è tradizione, con prevalenza dell'anonimato -come in letterature ispaniche&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Al posto del concetto di canone assumerilievo l'inevitabile presenza di corpora, delle opera omnia -concetti eminentemente plurali, fuzzy concepts&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L'editoria si trasforma da mediazionenecessaria in apposizione marchio di qualità&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L'edizione si trasforma dacanonizzazione necessaria in collezione di varianti&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In luogo di macchine per gestire dati,e quindi garantire transazioni, macchine per produrre conoscenza&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Piattaforme senza fondamenti,pubbliche, controllo diffuso&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Parlare di Big Data è andare oltre ildato, è guardare a una 'scrittura' sulla quale possono esserecostruite reti testuali diverse.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non più dati discreti ma materiale da plasmare: fiction.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il canone vede mostrati i suoi limitiper mezzo dell'analogia con il modello dei dati. Il web ci mostracome la rete di testi può essere connessa in canoni diversi, nonalternativi, compresenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L'accento si sposta dalla letteraturacome documento (docere) alla letteratura come monumento (monere).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;App specializzate per sistemaoperativo, eBook, iPad, Facebook sono accomunati dal tentativocapzioso di riportare nel mondo del Personal Computer e della Rete ilmodello di Stampa, Broadcasting e Gatekeeping.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3907821271743721029?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3907821271743721029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/11/dal-concetto-di-dato-alleditoria-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3907821271743721029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3907821271743721029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/11/dal-concetto-di-dato-alleditoria-del.html' title='Dal concetto di &apos;dato&apos; all&apos;editoria del futuro'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8324159202866500256</id><published>2011-11-27T19:50:00.001+01:00</published><updated>2011-12-07T16:01:14.478+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Google'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è il Web'/><title type='text'>Google come filosofia</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Google street view car:l’automobile dotata di antenne e telecamere che lentamente percorreogni strada del mondo, passa di fronte alla porta della casa diognuno di noi, tutto registrando, fotografando la nostra casa e alcontempo memorizzando ogni segno della nostra vita digitale,cogliendo ogni traccia dei nostri viaggi nel Web.&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E’ una immagine inquietante. Unaimmagine sintetica che in fondo racchiude in sé il senso di uncoerente  agire, forse ancor più inquietante - perché occulto,sotterraneo, segreto, invisibile all’occhio: il muoversi deicrawler, o spider, nei meandri del Web. Tutto ciò che ‘mettiamo inrete’ è osservato, registrato da Google – con acribia, conmeticolosa precisione. Nella sua sterminata server farm di Googledobbiamo pensare sia conservata, forse, copia di tutto. Ed ancora, èpreoccupante l’alone di mistero che circonda l’algoritmo in baseal quale Google ci restituisce risposte alle nostre domande –intermediando così i nostri quotidiani tentativi di costruireconoscenza. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma comunque, questo non èBroadcasting. Non è Gatekeeping – che è morto, da quando ognunodi noi può essere presente nel Web allo stesso modo di come sonopresenti i potenti del mondo. Google non è il Grande Inquisitore,orientato a trattare ognuno di noi come parte insignificante di ungregge bisognoso di cura, ed anzi desideroso di controllo. Google nonè nemmeno un Panopticon, perché non pretende di ridefinirel’architettura del mondo.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Letorri sono cadute&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non più grandi cattedrali didati, non sta lì il potere. Le vecchie forme di controllo -bloccarele vie di accesso, stabilire difese perimetrali, filtrare i passaggidi soglia- non valgono più nel pervasivo e diffuso mondo del Web,seamless, adattivo. Con il Web, la complessità sprofonda in basso.Viene meno la centralità del dato. Viene meno necessità del modellodei dati come fonte di un ordine necessario. Google asseconda questaevoluzione. Offre a noi cittadini digitali dà strumenti per muoverciin questo mondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Google non ci impedisce dipubblicare sul Web. Non pone divieti. Non abbiamo bisogno di passareal vaglio di Google per essere tra coloro che hanno il diritto adesprimersi. Google non ci impedisce di mettere in rete i nostrioggetti di conoscenza, non pone limiti alle nostre interazioni. Anzi,Google ci restituisce potenziati i risultati del nostro agire: nelpassaggio da lingua a lingua proposto dal traduttore, godiamo deirisultati di ogni traduzione tentata da ognuno di noi. E ci offregratuitamente strumenti sui quali basare il nostro essere cittadinidigitali: il motore di ricerca, la posta elettronica, le mappe diogni luogo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Google accetta gli standard dellaRete, ed anzi promuove la loro diffusione.  Accetta un linguaggiocomune, il linguaggio che c’è, il linguaggio ordinario. Non imponeun proprio linguaggio. Se si trova a a proporre un propriolinguaggio, ne mette a disposizione il codice. Google non cerca diimporre al mondo una propria struttura. Né sostiene l’esigenza disubordinare tutto e tutti ad un’unica struttura. Non proponeuniformazione, ma all’opposto accetta ogni variante. Non persegueun ordine, ma accetta l’accumulazione caotica. Accetta le listeaperte. Non cerca una analisi fine degli insiemi: si accontentainvece di accorpamenti grossolani, sempre provvisori. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Spazioetico&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Street view car: non è l’occhiodi Dio del Panopticon, che ci guarda dall’alto. L’auto si muovesulle nostre stesse strade. Nemmeno l’occhio del satellitecartografo è l’occhio di Dio: si tratta sempre del nostro occhio,sia pur spostato in un altrove. Google, semmai, è il mostro che vivecon noi, è l’esemplare attore di un mondo camaleontico,contaminato, dove il male convive con il bene in un continuumsfumato; un mondo dove deboli e forti, cooperatori e profittatorisono condannati a convivere. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Google ci ricorda che il male èin noi stessi, il male germina nelle nostre intenzioni. La sceltacooperativa e la scelta utilitarista sono separate da una sogliasfumata. La scelta tra il dono e il furto resta aperta per ognuno dinoi. Google, ente mostruosamente surdimensionato, ipertrofico, restacomunque uno di noi, uno degli abitatori della Rete. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Dobbiamo essere consapevoli deirischi che corriamo, e dell’impossibilità di evitarli. Dobbiamoforse anche imparare a vivere una nuova forma di libertà: siamochiamati a vivere in case di vetro; siamo chiamati a muoverci concautela, scoprendo il cammino strada facendo, passo dopo passo,biforcazione dopo biforcazione, emergenza dopo emergenza. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Google ha finito per contraddirenella pratica una parte non trascurabile dei propri presuppostietici. Questo è accaduto quando ha accettato il profitto ed ilvalore del titolo in Borsa come misura del proprio successo, delproprio complessivo ‘stare al mondo’. Ma anche in questo abbiamomotivo di considerare Google vicina a noi. Come Google, anche noi, acausa di una competizione drogata da valori distruttivi e disumani,siamo spinti ad esaltare i nostri lati peggiori.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La presenza straniera di streetview car sulle nostre strade -così come il permanente strisciare delcrawler nei meandri, così come i lati oscuri dell’algoritmo delPage Rank- danno corpo al nostro timore di complotti. Ma in questoc’è una virtù: siamo spinti a ricordare che la soluzione deidubbi, la possibilità di trasformare credenze e le dicerie inconoscenza è un processo sociale che non può che passare attraversol’interazione. La possibile ‘verità’ è attinta perapprossimazioni successive, per tentativi ed errori – ne è esempioil lavoro collaborativo appoggiato sul wiki: il ‘veloce’succedersi di prove ripetute in una arena aperta a tutti. La presenzadi Google, anche in questo senso, può esserci alla fin fine utile:ci abitua a muoverci nel mondo come è. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Spinozae Böhme&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il timore che proviamo neiconfronti di Google, perciò, è il timore dei nostri lati oscuri. Sipreferiscono i nemici evidenti, si preferisce un male lontano da noi.Si preferisce un mondo ‘razionale’, con gerarchie evidenti eruoli definiti; un mondo dove è chiaro chi sta sopra e chi stasotto; un mondo dove l’evidenza ci aiuta a scegliere. Ma nel Webnon vale l’aut aut. Al paradigma dell''aut aut': bianco/nero,buono/cattivo, alto/basso, si sostituisce il paradigma 'e e'. Siamotutti connessi in piccole e grandi reti, siamo tutti meticci, siamotutti docenti e tutti discenti. L'illusione di una organizzazionegerarchica e meritocratica, certa, giusta ed autorevole, creata daterzi, data una volta per tutte, è negata dal mondo che la Rete ponesotto i nostri occhi. L'organizzazione è un mondo possibile che noistessi, insieme agli altri, contribuiamo a creare istante dopoistante. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Se per capire l’informaticastrutturata bastano Kant e Hegel, per capire il Web, e per intendereil senso del potere segreto di Google dobbiamo appoggiarci allafilosofia del Ventesimo Secolo. Freud, Nietzsche, Wittgenstein,Husserl, Heidegger, Derrida, Deleuze. Ma forse, ancor più pertinenteed istruttiva sarà per noi una rilettura di Spinoza e di Böhme. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Con il Web, viene meno l’ideadel potere trascendente. Il potere si manifesta nell’immanenza. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In luogo dell’esseresopra/sotto, in luogo della gerarchia, il Web ci propone l’‘esseredentro’, l’essere tutti coinvolti e tutti partecipi, tuttiappartenenti ad un insieme senza forma, ognuno di noi così comequalsiasi ente a cui residue abitudini ci spingono a considerareresponsabili di ogni cosa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;“&lt;span style="font-size: small;"&gt;Lo studente disse: ‘Questoluogo è vicino o lontano?’. Il maestro rispose: ‘È dentro dite. Se riuscissi a mettere a tacere ogni desiderio e pensiero perun’ora, udiresti le ineffabili parole di Dio’. (Jakob Böhme,&lt;i&gt;Sulla vita soprasensibile&lt;/i&gt;, Sesto Trattato). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Così, siamo chiamati adabbandonare fallaci speranze di controllo, e a muoverci invece con &lt;i&gt;gelassenheit&lt;/i&gt;: serenità, abbandono, calma, placidità,tranquillità. Ci muoviamo in un &lt;i&gt;Ungrund&lt;/i&gt;, ‘senza fondo’. Non sarà la ragione a guidarci nelWeb, ma l’attitudine a perdonare e abbracciare -questo è inorigine il ‘legame debole’, la connessione-; l’attitudine adaccettare i momenti oscuri del cammino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il Web ci propone di partecipare ascelte collettive, ad un potere ‘costituente’ che dissolveistante dopo istante le forme spettrali dei poteri già costituiti.Siamo tutti co-creatori del mondo, siamo tutti responsabili e tutti‘come Dio’.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Con il Web, viene meno l’illusioneo la speranza di un rassicurante ordine – e siamo chiamati tuttichiamati a cercare di dare ordine, in un processo incessante, ai dati affastellati nell’Ungrund&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ognuno di noi è co-autore delWeb; ognuno di noi è co-autore insieme a Google. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Libertàprimordiale&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non possiamo dimenticare che -cosìcome vuole l’epistemologia che si afferma nel Ventesimo  Secolo, ecosì come ci propone l’esperienza empirica della nostra ‘vitanella Rete- l’osservatore fa parte dell’oggetto di indagine, edinfluisce sempre sull’oggetto di indagine. Ma anche dove si vogliaintravedere una immagine di Google come ente ‘diverso-da-noi’,osserviamo un potere ben diverso dal potere del Gatekeeper. Ilpotere, ora, sta nella capacità di muoversi in basso, terra terracome  street view car, o ‘sottoterra’, in un Ungrund, in un luogosenza fondo dove strisciano i crawler, in un magma di dati.&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un nuovo potere con il qualedobbiamo convivere – e dal quale dobbiamo imparare a difenderci. Unpotere che ci impone di essere cittadini adulti. E siccome non sinasce adulti, serve immaginare una nuova educazione, unaalfabetizzazione. Non una educazione alla mera pratica, all’uso delmezzo. Una educazione, invece, riguardante la filosofia, la ricerca ela sperimentazione, la scoperta e la messa in atto di una personaleepistemologia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Quel sotterraneo mondo visitatodai crawler nasconde segreti. L’Ungrund, lo sfondamento in bassopropostoci dal Web, ci obbliga a confrontarci in fondo con quest’ideadi libertà primordiale. Libertà è assoluta, &lt;i&gt;ab soluta&lt;/i&gt;,'sciolta da', in origine libera da ogni vincolo. Un nel quale qualestabilire regole, a partire dal nostro proporre ad ogni altro attorerelazioni, ovvero accoppiamenti strutturali. Etica ed estetica sonochiavi di lettura del &lt;i&gt;come&lt;/i&gt; e del &lt;i&gt;con chi&lt;/i&gt; e del &lt;i&gt;perché&lt;/i&gt;mi connetto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Del resto, ben sappiamo che ilcomputing è nato da un intreccio inscindibile, inestricabile, diinteressi diversi, militari e civili, intenti di intelligence e diliberazione umanistica. La presenza di Google nel nostro mondo non fache riproporci questa complessità. E se l’informatica tradizionaleci riproponeva il concetto di &lt;i&gt;codice&lt;/i&gt;, il Web ci impone ditornare allo  &lt;i&gt;ius&lt;/i&gt;, in origine incitamento, augurio di buonafortuna, da cui anche l'idea di &lt;i&gt;giusto&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;giustizia&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Loscandalo di Facebook&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per tutto questo trovo che,piuttosto che l’ambiguità di Google, dovremmo considerare fonte discandalo -ostacolo, inciampo, insidia- il rozzo gioco di Facebook. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La proposta di Facebook è,appunto, rozza: non è che il ritorno -solo in apparenza dentro laRete- del Panopticon, del Broadcasting, del Gatekeeping. Panopticon:in Facebook, siamo osservati da qualcuno che che non accetta diessere anche oggetto di indagine, osservati da qualcuno che sicolloca all’esterno. Broadcasting: la scelta di ‘mettere in onda’dipende da un terzo, altro da noi. Gatekeeping: tutto è scritto inun codice proprietario - col che siamo espropriati delle nostreconoscenze&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma -e qui sta il pericolo e lafonte di scandalo- il rozzo gioco di Facebook in fondo ci ‘lasciatranquilli’. Siamo tanto abituati al Grande Fratello, tantoabituati a subire l’unica conoscenza contenuta nelle proposte delBroadcaster di turno, da sentirci liberi in Facebook.  Eppure lì, inFacebook, le nostre conoscenze sono svilite, trasformate in‘contenti’, perché forzosamente racchiuse in forme date apriori. Abituati a contentarci di un ruolo passivo, finiamo persentirci a proprio agio in Facebook. Lì nessun pericolo ci minaccia.Ma ciò accade perché il potere è già indiscutibilmente affermato.Siamo gentilmente ospitati in una casa che non è la nostra. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La pagina di Facebook è unapagina i Facebook. In cambio, la home del mio sito esposto sul Web èla home del mio sito. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La street view car potrà anchespiare dentro, ma posso forse chiudere qualche finestra. E comunquela mia casa resta la mia casa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8324159202866500256?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8324159202866500256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/11/google-come-filosofia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8324159202866500256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8324159202866500256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/11/google-come-filosofia.html' title='Google come filosofia'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5747071732662942757</id><published>2011-11-14T00:54:00.001+01:00</published><updated>2011-11-14T01:56:12.292+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><title type='text'>'Codice', 'documento' e altre parole</title><content type='html'>Tra i diversi frutti del lavoro di cui lascio traccia in questo blog, voci come le due che potete leggere di seguito. Le due voci, come numerose altre di argomento informatico -&lt;i&gt;computer&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;dato&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;memoria&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;digitale&lt;/i&gt;, ecc.- fanno parte di &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.francescovaranini.it/varanini/?p=485"&gt;Nuove parole del manager, 113 voci per capire l'azienda&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, Guerini e Associati, in libreria da metà novembre 2011. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Codice&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;i&gt;codice&lt;/i&gt; passa nel tempo dal designare il 'libro manoscritto' ad essere il 'corpo organico di leggi'. Ma in origine sta l'immagine di un supporto fisico: una 'corteccia' sulla quale -tramite un adatto strumento appuntito, e poi strumenti via via più evoluti: pennelli, penne- possono essere vergati segni. E' interessante notare come il libro appaia un affinamento della generale idea di &lt;i&gt;codice&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Caudex&lt;/i&gt; è il ceppo dell'albero. &lt;i&gt;Liber&lt;/i&gt; è la 'pellicola che sta sotto la scorza dell'albero'. &lt;br /&gt;La sintetica idea del supporto nasconde il fatto che il codice risponde a tre diverse funzioni. &lt;br /&gt;E' la base materiale che -liberando da questo compito la memoria umana- garantisce la conservazione della conoscenza: artefatto dove la materia prima è trasformata in rotolo, in tavoletta di cera, in insieme di fogli rilegati. &lt;br /&gt;E' un sistema strutturato di segni -alfabeto, grammatica, sintassi- che svincola la forma dal contenuto, permettendo di narrare qualsiasi storia, mentendola costante e rendendola accessibile -attraverso il doppio processo di codifica: scrittura , e di decodifica: lettura-.&lt;br /&gt;E' una singola storia, narrazione, porzione omogenea di conoscenza: ogni codice è un testo, una rete di segni che rappresenta un singola storia, diversa da ogni altra. &lt;br /&gt;Le tre diverse funzioni, sovrapposte nel mondo libresco, ci appaiono chiare solo nel dominio dell'informatica, perché qui sono nettamente separate. Accade così che in questo nuovo dominio il &lt;i&gt;codice&lt;/i&gt;, la &lt;i&gt;codifica&lt;/i&gt; e la &lt;i&gt;decodifica&lt;/i&gt; assumano un nuovo senso.&lt;br /&gt;Abbiamo innanzitutto i diversi supporti utilizzati come memoria fisica: il chip, piastrina di silicio adeguatamente trattata; il disco magnetico; il disco laser. Su questo supporto qualsiasi narrazione è conservata sotto forma di dati digitali. &lt;i&gt;Codificare&lt;/i&gt; è scrivere sulla memoria. &lt;i&gt;Decodificare&lt;/i&gt; è leggere dalla memoria.&lt;br /&gt;Abbiamo poi ciò che oggi, nel dominio dell'informatica, è più propriamente detto codice: i sistemi strutturati di segni, che chiamiamo linguaggi di programmazione; e tutto ciò che attraverso questi linguaggi è scritto.&lt;br /&gt;Abbiamo, infine, i singoli &lt;i&gt;programmi&lt;/i&gt;, ovvero le storie narrate attraverso i linguaggi di programmazione.&lt;br /&gt;Ciò che distingue in special modo il codice 'libresco' dal codice ‘digitale’, è la stratificazione. Non c'è un solo strato di segni appoggiato -in modo più o meno indelebile- su un supporto -il foglio-. C'è invece una serie di strati di codice. Strati più bassi, destinati ad essere 'letti' -decodificati, interpretati- dalla macchina -l'hardware del computer-. Strati intermedi di codice che colloquiano tra di loro. Strati superiori destinatati ad interagire con l'uomo.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Documento&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il tedesco &lt;i&gt;Schriftstück&lt;/i&gt; ci impone in modo chiaro e duro il senso del ‘documento’. Associa infatti lo &lt;i&gt;Schrift&lt;/i&gt;, la ‘scrittura’ -intesa come segno certo e indelebile- allo &lt;i&gt;stück&lt;/i&gt;, ‘pezzo’, oggetto materiale. E’ l’idea del codice, del libro, del testo, ‘pezzi’ di conoscenza chiusa e indiscutibile.&lt;br /&gt;Il pezzo -frutto del fare a pezzi- discende dalla radice indeuropea &lt;i&gt;steud&lt;/i&gt;, ‘battere’, ‘colpire’. Da cui anche il latino &lt;i&gt;studere&lt;/i&gt;. E quindi: &lt;i&gt;studio&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;studiare&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;studente&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Studere&lt;/i&gt;: applicazione severa e faticosa &lt;br /&gt;Viene in mente il giovane Vittorio Alfieri che si trova nella “dura necessità” di “retrocedere, e per così dire, rimbambire” per studiare daccapo la grammatica. Vengono in mente i “sette anni di studio matto e disperatissimo” del giovane Giacomo Leopardi. &lt;br /&gt;Il &lt;i&gt;discente&lt;/i&gt; &lt;i&gt;studia&lt;/i&gt; la &lt;i&gt;dottrina&lt;/i&gt; sotto la guida di un &lt;i&gt;docente&lt;/i&gt;, e comunque basandosi su &lt;i&gt;documenti&lt;/i&gt;  scritti. L’apprendimento richiede &lt;i&gt;docilità&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;disciplina&lt;/i&gt;. Studiare è leggere con diligenza, con attenzione minuziosa, &lt;i&gt;documenti&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Dottore&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;dottrina&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;discepolo&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;docile&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;disciplina&lt;/i&gt;: espressioni che rimandano ai verbi latini &lt;i&gt;discere&lt;/i&gt; ‘imparare e &lt;i&gt;docere&lt;/i&gt; ‘insegnare’ (che corrisponde al greco &lt;i&gt;didasko&lt;/i&gt;), tutti risalenti alla radice indeuropea &lt;i&gt;dek&lt;/i&gt;: ‘apprendere’, ‘ricevere mentale’. &lt;br /&gt;Il &lt;i&gt;documentum&lt;/i&gt;, oggetto dell’azione consistente nel &lt;i&gt;docere&lt;/i&gt;, è ‘insegnamento’, ‘ammaestramento’ ma anche ‘prova’, ‘testimonianza’, ‘ammonimento’&lt;br /&gt;Ammonimento era in latino &lt;i&gt;monimentum&lt;/i&gt;, o &lt;i&gt;monumentum&lt;/i&gt;, dal verbo &lt;i&gt;monere&lt;/i&gt;: ‘ricordare’, e quindi ‘far ricordare’. Qui la radice indeuropea è &lt;i&gt;men&lt;/i&gt;, da cui &lt;i&gt;memento&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;monito&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;commento&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;menzione&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;menzogna&lt;/i&gt;. E &lt;i&gt;musa&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;museo&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;musica&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;mente&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Alla luce di questa vasta e importantissima area di senso, i limiti del &lt;i&gt;documento&lt;/i&gt;, pur utile e anzi necessario, ci appaiono evidenti. Attraverso i pur necessari ed utili documenti la conoscenza chi appare spezzettata, frantumata, limitata dai confini dei singoli ‘pezzi’. Della possibile conoscenza, è accessibile solo ciò che è contenuto in un oggetto distinguibile da ogni altro. Il documento è dotato di una  sua fisicità. &lt;br /&gt;Di fronte alla conoscenza che ci è oggi proposta dal World Wide Web - esistente a prescindere dal supporto cartaceo, materiale che al momento abbiamo in mano, sfuggente, priva di evidenti confini, sempre in fieri, sempre riconfigurabile al di là di ordini e gerarchie,-, di fronte alla conoscenza così intesa, il documento ci appare certo rassicurante, ma anche obsoleto, non più centrale. &lt;br /&gt;Mentre &lt;i&gt;docere&lt;/i&gt; ci parla di come afferrarsi  alla conoscenza che c’è già, &lt;i&gt;monere&lt;/i&gt; ci parla del processo di generazione di conoscenza, sempre vivo nella &lt;i&gt;mente&lt;/i&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5747071732662942757?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5747071732662942757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/11/codice-documento-e-altre-parole.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5747071732662942757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5747071732662942757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/11/codice-documento-e-altre-parole.html' title='&apos;Codice&apos;, &apos;documento&apos; e altre parole'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5073078463277742370</id><published>2011-10-27T09:59:00.000+02:00</published><updated>2011-11-27T19:55:08.330+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è il Web'/><title type='text'>Semantic Web</title><content type='html'>Mentre Panopticon, Broadcasting, e Gatekeeping ci impongono una Gestalt, un modello dato a priori, l’idea dei ‘loosey coupled systems’ ci apre un campo inesplorato.&lt;br /&gt;Tra il 1990 e il 1991 Tim Berners-Lee ed i suoi colleghi del CERN (il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra) sviluppano il software ed i protocolli dai quali nascerà il &lt;i&gt;World Wide Web&lt;/i&gt;, espressione poi comunemente contratta in &lt;i&gt;web&lt;/i&gt;: la Grande Rete telematica che sta forse imponendo un nuovo &lt;i&gt;ordo&lt;/i&gt;, ‘ordine’. È l’esordio, l’inizio della tessitura -non a caso i francesi traducono World Wide Web con Toile- di nuovi rapporti interpersonali ed economici, fondati sull’esistenza di questa invisibile tela, o ragnatela, tanto ben tessuta da abbracciare –oggi in potenza e domani magari di fatto– tutto e tutti. Ognuno è nelle condizioni di essere al contempo autore e lettore. &lt;br /&gt;Con il World Wide Web ognuno può pubblicare il proprio sito. L’insieme di pagine che scrivo e metto in rete, si fondano sullo stesso codice, sugli stessi protocolli che usa per mettere in rete le proprie pagine la Coca Cola o il Governo degli Stati Uniti. Una trasparenza di base, un accesso sono garantiti. &lt;br /&gt;Ma per mettere in rete il proprio sito, resta necessario disporre di qualche conoscenza tecnica. In particolare se voglio racchiudere dentro le pagine non solo caratteri alfabetici, ma anche immagini fisse, immagini in movimento, voci e musica. Il sito resta inoltre un sistema chiuso, difficile da aggiornare; un insieme di pagine non troppo dissimile dal libro. &lt;br /&gt;In realtà, ciò che aveva in mente già alla fine degli anni Ottanta Berners-Lee, non era il Web fatto di pagine chiuse, era qualcosa di ben diverso, che chiamava Semantic Web. “The Semantic Web” scrive in un articolo che di fatto rappresenta l’annuncio al mondo del suo grande sogno, “is an extension of the current web in which information is given well-defined meaning, better enabling computers and people to work in cooperation” (Tim Berners-Lee, James Hendler, Ora Lassila, “The Semantic Web”, Scientific American, May 2001).&lt;br /&gt;Il 3W Consortium -la comunità, fondata da Berners-Lee per definire gli standard del World Wide Web e sorvegliare sulla sua vita- offre questa definizione: “The Semantic Web provides a common framework that allows data to be shared and reused across application, enterprise, and community boundaries”.&lt;br /&gt;Dunque, un insieme non solo di pagine chiuse, come era il primo Web, ma invece una galassia di oggetti - testi, ma anche a immagini fisse e in movimento, a suoni e musica. Oggetti di volta in volta ricombinabili e diversamente usabili.&lt;br /&gt;‘Oggetti di conoscenza’: la visione di Bernes-Lee ci spinge a diffidare della parola &lt;i&gt;content&lt;/i&gt;, o &lt;i&gt;contenuti&lt;/i&gt; -che pure è normalmente usata per ciò che è accessibile tramite il World Wide Web. Perché content rimanda a un necessario contenitore -come era il libro-, mentre qui si parla di pura conoscenza, che si manifesta qui ed ora in una qualsiasi forma – una delle infinite forme possibili. &lt;br /&gt;Ogni oggetto è da intendere non come una struttura definitiva e stabile, ma come una struttura ‘loosely coupled’, sempre modificabile e riconfigurabile. Ogni oggetto, poi, è descritto da &lt;i&gt;tag&lt;/i&gt;, etichette che ne esplicitano le caratteristiche. Sono i tag a permettere di connettere tra di loro gli oggetti in insiemi efficaci, ma mai definitivi e privi di alternative – anche qui si manifesta  la  logica del ‘loosely coupling’. Possiamo ridire, con Maturana, che “interazioni ricorrenti e ricorsive producono accoppiamenti strutturali”.&lt;br /&gt;Gli oggetti, e i tag che li descrivono, sono frutto del lavoro libero -non dipendente da procedure, ma orientato alla collaborazione- di una infinita pluralità di soggetti. Chiunque, qualunque persona interessata, può produrre ed usare conoscenza. Il risultato è un’‘intelligenza collettiva’, e anche -è stato detto- la ‘saggezza delle folle’2 offrono risultati ricchi proprio perché inattesi, non prevedibili.&lt;br /&gt;Guardiamo ad esempio -in questo quadro più complessivo- la vicenda dell’eLearning. Che ci appare, nella sua immagine più evoluta e matura, come piattaforma: Learning Management System. La piattaforma -costruita ad hoc a questo scopo- fornisce gli strumenti per la costruzione di &lt;i&gt;learning object&lt;/i&gt;, e per il loro ‘montaggio’ in insiemi -&lt;i&gt;courseware&lt;/i&gt;- fruibili a fronte di un dato scopo formativo. E poi, naturalmente, la piattaforma è accessibile ai destinatari della formazione, che possono così usare i courseware.&lt;br /&gt;La visione di Weinberger e di Bernes-Lee non nega valore all’eLearning, ma ci mostra come tutta l’impalcatura su cui l’eLearning si fonda non sia che un’interpretazione riduttiva dell’idea di Web Semantico. I learning object non sono altro che oggetti di conoscenza. Il courseware non è altro che una struttura che lega tra di loro gli oggetti. Ma si tratta di oggetti pensati in un funzione di un unico scopo. E la struttura che li lega è rigida, discendente da un modello dato a priori, un modello che descrive il percorso formativo che il formatore-gatekeeper ha univocamente scelto. &lt;br /&gt;L’eLearning, dunque, non è che un caso particolare del Knowledge Management. Delle infinite possibilità di costruire conoscenza, la piattaforma di eLearning ne sceglie una ed una sola. Mentre l’idea del Web Semantico è di lasciare aperta ogni possibilità. &lt;br /&gt;Possiamo intendere il Web 2.0 come inveramento pratico del Web Semantico. La visione è ripresa in modo riduttiva, annacquata dallo scopo di lucro, ma non è tradita. Perciò anche il Web 2.0 ci appare un passo più avanti dell’eLearning cresciuto come mondo a sé stante. Lo conferma il fatto che i Learning Management System si sono evoluti fino ad essere ormai piattaforme Web 2.0. &lt;br /&gt;Si impone quindi un interrogativo. Essendo le piattaforme Web 2.0 pensate per permettere ad ognuno sia di scrivere che di leggere, sia di produrre conoscenza che di fruirne, quale senso assume, nel nuovo scenario, la distinzione tra il ruoli di chi è autorizzato a scrivere ed il ruolo di chi può solo leggere? Come può essere ripensata in un mondo non più dominato dal Gatekeeping la distinzione tra l’autore dei courseware, e in senso ampio il formatore, da un lato, e dall’altro il frequentatore del corso, sia via computer, o sia anche in aula?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5073078463277742370?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5073078463277742370/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/10/semantic-web.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5073078463277742370'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5073078463277742370'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/10/semantic-web.html' title='Semantic Web'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8069214069194297996</id><published>2011-09-25T19:22:00.003+02:00</published><updated>2011-11-27T19:42:01.929+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è la letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Knowledge Management</title><content type='html'>Questo è il corso di laurea che tengo presso il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa nell'anno accademico 2011-2012.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: &lt;b&gt;Knowledge Management&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Corso di studi: Informatica Umanistica (laurea magistrale)&lt;br /&gt;Docente: Francesco Varanini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Argomento: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il corso si propone di descrivere e sperimentare ciò che il &lt;i&gt;management&lt;/i&gt; -la ‘scienza della direzione aziendale’-  chiama &lt;i&gt;Knowledge Management&lt;/i&gt;. Mantenendo vivo un preciso riferimento allo sbocco professionale, ovvero a ciò che è richiesto alle figure professionali presenti nelle aziende, e dedite ad operare attorno al Knowledge Management.&lt;br /&gt;Ci si avvicinerà al tema da diversi punti di vista.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Da un punto di vista filosofico:&lt;/i&gt; logica kantiana, fenomenologia, filosofia analitica propongono differenti modi di intendere la conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Dal punto di vista della sociologia e della storia del lavoro:&lt;/i&gt; a differenti modi di intendere il lavoro, e a differenti manifestazioni storiche del lavoro, corrispondono differenti modi di ‘estrarre’, conservare e riutilizzare la conoscenza necessaria a rendere il lavoro efficace.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Dal punto di vista delle teorie e delle pratiche del management:&lt;/i&gt; si studierà come in azienda gestisce la conoscenza, intesa come &lt;i&gt;intangible asset&lt;/i&gt;, con particolare riferimento al &lt;i&gt;Balanced Scorecard&lt;/i&gt; e strumenti derivati.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Dal punto di vista informatico:&lt;/i&gt; saranno descritte criticamente le diverse modalità con le quali la conoscenza è trattata, tenendo conto da un lato dell’approccio analitico, strutturato e transazionale, e dall’altro  dell’approccio fondato su Data Mining, Knowledge Discovery e Information Retrieval. -ed arrivando per questa via a riflettere criticamente sulla nozione di &lt;i&gt;dato&lt;/i&gt; e sull’essenza del   &lt;i&gt;computing&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Valorizzando la duplice competenza -informatica ed umanistica- che caratterizza il corso di laurea, si tratterà la materia ricorrendo ad una analogia: ‘la Letteratura è un sistema di Knowledge Management’. Osservando la ‘rete letteraria’ -ipertestuale, aperta, sempre in fieri- che lega testi ed autori, articolandosi in generi, scuole, epoche, aree linguistiche, si potrà comprendere come si forma e si evolve la ‘rete di conoscenze’ presente in ogni azienda, organizzazione o luogo di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Esercitazioni:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il corso prevede due esercitazioni individuali, da concordarsi nei dettagli con il docente.&lt;br /&gt;La prima esercitazione riguarda la descrizione come rete, oipertesto, di un dominio di conoscenza. Può trattarsi di un ambitoletterario: i testi ritenuti principali di una letteratura, di ungenere o sottogenere. Oppure un dominio di conoscenza di cui lostudente si sente esperto.&lt;br /&gt;La seconda consiste nel modificare ed equilibrare, o fondere ledue voci presenti su Wikipedia versione italiana a proposito di&lt;i&gt;Storytelling&lt;/i&gt;: &lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storytelling_(narrativa"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Storytelling_(narrativa&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storytelling_management"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Storytelling_management&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per avvicinarsi a punti di vista complementari rispetto a quellipresi in considerazione nella voce si può vedere:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24628790/Francesco-Varanini-L-Organizzazione-come-Rete-di-Storie-e-lo-Storytelling-Come-Furto"&gt;http://www.scribd.com/doc/24628790/Francesco-Varanini-L-Organizzazione-come-Rete-di-Storie-e-lo-Storytelling-Come-Furto&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/73929584/Francesco-Varanini-Di-chi-Sono-le-storie-Ancora-a-proposito-di-storytelling"&gt;http://www.scribd.com/doc/73929584/Francesco-Varanini-Di-chi-Sono-le-storie-Ancora-a-proposito-di-storytelling&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/73929060/Storytelling-di-Francesco-Varanini"&gt;http://www.scribd.com/doc/73929060/Storytelling-di-Francesco-Varanini&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.bloom.it/vara186.htm"&gt;http://www.bloom.it/vara186.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.bloom.it/prandstraller1.htm"&gt;http://www.bloom.it/prandstraller1.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Testi d’esame:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Hanna Arendt,&amp;nbsp;&lt;i&gt;The Human Condition&lt;/i&gt;, 1958; initaliano:&amp;nbsp;&lt;i&gt;Vita activa&lt;/i&gt;, traduzione di Sergio Finzi,introduzione di Alessandro Dal Lago, Bompiani, Milano, 1964(facilmente reperibile sempre presso Bompiani in edizione economica,collana Saggi tascabili).&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24567746/Francesco-Varanini-Un-certo-tipo-di-letteratura"&gt;http://www.scribd.com/doc/24567746/Francesco-Varanini-Un-certo-tipo-di-letteratura&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/48089772/Varanini-Bond-e-l-Etica-dell-Immaginario"&gt;http://www.scribd.com/doc/48089772/Varanini-Bond-e-l-Etica-dell-Immaginario&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ inoltre utile, come avvicinamento e complemento, ilblog&amp;nbsp;&lt;i&gt;Dieci chili diperle&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(&lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/"&gt;http://diecichilidiperle.blogspot.com/&lt;/a&gt;),in particolare i post con l’etichetta ‘come emerge laconoscenza’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nota:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;I non frequentanti possono rivolgersi al docente via mail,fvaranini@gmail.com; oppure presentandosi il lunedì (da settembre al5 dicembre) dalle 16 alle 18, a Palazzo Ricci.&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8069214069194297996?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8069214069194297996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/09/knowledge-management.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8069214069194297996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8069214069194297996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/09/knowledge-management.html' title='Knowledge Management'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1844115794505752473</id><published>2011-07-25T19:15:00.007+02:00</published><updated>2011-11-27T19:55:45.344+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è il Web'/><title type='text'>Loose coupling</title><content type='html'>“Interazioni ricorrenti e ricorsive producono un accoppiamento strutturale”. Con questo concetto, dice Humberto Maturana, studioso degli organismi viventi, “designo una storia di cambiamenti strutturali reciproci che rende possibile il sorgere di un dominio condiviso”. “Si dà un accoppiamento strutturale quando le strutture dei due sistemi -strutturalmente plastici- si modificano in conseguenza di interazioni ricorrenti, senza che per questo si distrugga l'identità dei sistemi interagenti”. (Humberto Maturana Romesín, Bernhard Pörksen, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vom Sein zum Tun. Die Ursprünge der Biologie des Erkennens&lt;/span&gt;,&lt;br /&gt;Carl Auer, Heidelberg, 2002; cit. dalla trad. spagnola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Del ser al hacer. Los orígenes de la biología del conoce&lt;/span&gt;r, Granica: Juan Carlos Sáez, Buenos Aires, 2008).&lt;br /&gt;Così possiamo vedere ‘accoppiate strutturalmente’ due persone, un insieme di persone; due organizzazioni, un insieme di organizzazioni. Possiamo vedere ‘accoppiati strutturalmente’ anche la persona ed il Personal Computer con cui lavora. &lt;br /&gt;Si tratta di ‘accoppiamenti deboli’. Deboli perché il legame, la connessione non deve rispondere ad astratto criterio di solidità; deve essere, semplicemente, adeguata alla situazione che di volta in volta si presenta. E deboli anche perché il legame  non è dato un volta per tutte. L’importante, per ogni organismo vivente, è la sua predisposizione ad accoppiarsi con altri organismi, con chi serve, quando serve, nella misura in cui serve. &lt;br /&gt;Maturana -così come il suo allievo Francisco Varela- è un neurofisiologo che ha allargato lo sguardo alla ‘logica del vivente’, potremmo anche dire che è -non per scuola, ma per pratica- un filosofo della conoscenza. Ma si è sempre guardato bene dal proporre applicazioni strette dei suoi ragionamenti al mondo delle organizzazioni. &lt;br /&gt;Molte meno cautele ha Karl Weick, psicosociologo, uno dei tanti che si nella scia di Maturana e Varela, hanno applicato le riflessioni sulla complessità  allo studio delle organizzazioni. Pur privo di originalità, il pensiero di Weick porta comunque qualcosa di nuovo nell’asfittico campo del management.&lt;br /&gt;Eccolo così riprendere intelligentemente il lavoro di Maturana e Varela -che si consolida tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Settanta del secolo scorso-. Resta un punto di riferimento l’articolo del 1976: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Educational organizations as loosely coupled systems&lt;/span&gt; (Karl Weick, “Educational organizations as loosely coupled systems”, Administrative Science Quarterly, 21 (1976), 1-9 (part)., 21 (1976), 1-9).&lt;br /&gt;I sistemi organizzativi fondati su accoppiamenti deboli sono ridondanti, mancano di un coordinamento, sono carenti di procedure, hanno tempi di reazioni lenti. Ma limitano ad un sottosistema le conseguenze di una catastrofe, permettono adattamenti locali, favoriscono l’emergere di soluzioni creative, garantiscono spazi di autodeterminazione agli attori. &lt;br /&gt;E’ facile per noi pensare come questo modo di vedere si presti stimolare riflessioni sulla forma più conveniente per organizzazione dedite ad attività educative - è questo il tema sviluppato dell’articolo di Weick. Ma è anche subito evidente come il ragionamento possa essere allargato, ed in particolare come il ‘loosely coupling’ possa essere inteso in un ambito sociotecnico, dove persone e risorse informatiche convivono. Questo più vasto scenario è chiaro quando, nel 1990, Wwick torna a scrivere sul tema (J. Douglas Orton, Karl Weick, “Loosely Coupled Systems: A Reconceptualization”, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Academy of Management Review&lt;/span&gt;, Vol. 15:2 (1990), pp. 203-223. &lt;br /&gt;A questo punto, appare a tutti evidente che Internet è sistema -rete di reti, senza centro, priva di gerarchie e di controlli fondati su una superiore autorità- la cui struttura si spiega proprio pensando al ‘loosely coupling’. E ancor più: il World Wide Web -sistema di conoscenze appoggiato su Internet, che veniva messo a punto proprio nell’anno in cui esce il secondo articolo di Weick- è la prova vivente dei vantaggi del ‘loose coupling’.&lt;br /&gt;Tutto appare più chiaro dieci anni dopo, quando David Weinberger -formazione filosofica, esperienze di marketing, sguardo visionario, una certa tendenza a fare il guru- pubblica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Small Pieces Losely Joined&lt;/span&gt; (David Weinberger, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Small Pieces Losely Joined. A Unified Theory of the Web&lt;/span&gt;, Perseus, 2002; trad. it. Arcipelago Web, Sperling &amp;amp;  Kupfer, Milano, 2002). &lt;br /&gt;Il Web non solo unisce in un modo nuovo gli 'oggetti di conoscenza', unisce anche gli esseri umani, tutti noi, tramite connessioni labili e flessibili, prima impensabili. Weininger coglie dunque nella riflessione sugli ‘accoppiamenti deboli’ la chiave di lettura del Web che chiameremo Semantico, e 2.0: il Web che si propone come piattaforma per fare da base a “interazioni ricorrenti e ricorsive” tra persone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1844115794505752473?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1844115794505752473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/07/loose-coupling.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1844115794505752473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1844115794505752473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/07/loose-coupling.html' title='Loose coupling'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8447060139639202133</id><published>2011-07-08T11:17:00.004+02:00</published><updated>2011-07-08T11:33:04.454+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Il dato come descrizione codificata della cosa</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Questo è un nodo centrale della riflessione che porto avanti. Perciò, in questo blog che è un cantiere, o un baule di materiali provvisori, eccomi tornare sullo stesso argomento dell'&lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011_05_01_archive.html"&gt;ultimo post pubblicato prima di questo&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Se lo scrivere usando il computer ci insegna qualcosa, il primo insegnamento è che nessun testo è definitivo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivendo e lavorando l’uomo crea se stesso. Si può quindi pensare all’uomo a prescindere dalle cose. Ma la cosa resta fondamentale nella vita e nel lavoro dell’uomo. Viviamo e lavoriamo osservando cose, creando cose, scambiando cose, utilizzando cose.&lt;br /&gt;Eppure, delle cose abbiamo una percezione imprecisa. La cosa è, in fondo, indescrivibile, inconoscibile. Possiamo intendere la filosofia come il tentativo di dire ‘cosa è la cosa’. Kant ci dice che -essendo la cosa inafferrabile attraverso l’esperienza ‘fisica’, nella vita quotidiana- dobbiamo spostarci di piano. Ciò che per Kant può essere conosciuto è solo la rappresentazione mentale della cosa. &lt;br /&gt;Qui interviene l’informatica, che è prosecuzione della filosofia con altri mezzi. Se la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosa&lt;/span&gt; è inconoscibile, può essere però conosciuto il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dato&lt;/span&gt; che la rappresenta. Come vuole Kant, il dato descrive la cosa attraverso linguaggi formalizzati. Se pur non possiamo afferrare la cosa, sono conoscibili, e maneggiabili, i dati che la descrivono. Allo sfuggirci dell’essenza della cosa, si risponde con la ‘certezza del dato’. &lt;br /&gt;Dobbiamo quindi spostare l’attenzione, e chiederci cosa è il dato. &lt;br /&gt;Il dato è la descrizione della cosa. Dato, non a caso, deriva da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data&lt;/span&gt;. Si conviene dunque che la conveniente descrizione della cosa esiste dal momento in cui questa descrizione -possiamo chiamarla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;codifica&lt;/span&gt;- passa di mano. Questo è infatti il senso del latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;littera data&lt;/span&gt;, lettera consegnata al messaggero. La data, dunque, è l’attimo successivo a quello in cui ‘sto dando’; è l’attimo in cui posso dire: ‘ho dato’. In questo attimo posso  affermare che la descrizione esiste, che è un dato.&lt;br /&gt;Lo spagnolo sposta l’attenzione. Invece di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;littera data&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;carta fecha&lt;/span&gt;, ‘carta fatta’, ‘lettera scritta’ -la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data&lt;/span&gt; è infatti in spagnolo la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fecha&lt;/span&gt;-. E’ uno spostamento significativo dal punto di vista del lavoro: il momento chiave non è quello in cui scambio o consegno, bensì il momento in cui faccio. &lt;br /&gt;Ma anche nella situazione proposta dalla lingua spagnola, a ben guardare, restiamo sul piano della convenzione. Nessuno può dire con precisione quando ho finito di fare la cosa. &lt;br /&gt;Se io descrivessi la cosa un attimo prima o un attimo dopo, la descrizione sarebbe diversa. E dunque, la formalizzazione dell’informatica non ci salva. Se la cosa resta inconoscibile, anche la sua descrizione è sempre convenzionale. &lt;br /&gt;E dunque non resta che chiederci si  quali basi si fonda la convenzione. Proprio di questo interrogativo ci parla, in fondo, la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosa&lt;/span&gt;. Il latino ci ricorda che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosa&lt;/span&gt; deriva da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;causa&lt;/span&gt;. La descrizione della cosa è quindi ‘decisa da un tribunale’. Il tedesco &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ding&lt;/span&gt; e l’inglese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;thing&lt;/span&gt; ci propongono invece l’idea che la descrizione della cosa sia ‘decisa da un’assemblea’. &lt;br /&gt;Possiamo preferire l’autorità del giudice o l’autorità dell’assemblea. Ma in ogni caso il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dato&lt;/span&gt; -la descrizione della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosa&lt;/span&gt;, alla cui certezza così tanto ci piace afferraci- non è che una convenzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8447060139639202133?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8447060139639202133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/07/il-dato-come-descrizione-codificata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8447060139639202133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8447060139639202133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/07/il-dato-come-descrizione-codificata.html' title='Il dato come descrizione codificata della cosa'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-941823145707554467</id><published>2011-05-11T18:49:00.005+02:00</published><updated>2011-05-11T19:25:35.304+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>L'ambigua natura del dato</title><content type='html'>Un professionista dell'informatica non troverà certo oscuro il concetto kantiano di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ding an sich&lt;/span&gt;, 'cosa in sé'. La &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cosa in sé&lt;/span&gt; è ciò che il professionista dell'informatica chiama &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dato&lt;/span&gt;. Al fondo, all'interno di una base dati strutturata, al fondo di un System, o meglio, di un Bezugssystem, di una Gestalt, stanno i dati, quelle cose in sé, quelle cose idealizzate e formalizzate, tanto da poter interagire tra di loro. &lt;br /&gt;Il sistema rappresenta, e rende intellegibile, il coacervo di esperienze. Ma a patto di osservare, della complessa cosa, solo la cosa in sé. A patto di tener conto, di ciò che empiricamente sperimentiamo ed osserviamo, solo ciò che passa al vaglio del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data model&lt;/span&gt;, di un modello di rappresentazione 'razionale', 'scientifica', ottimizzata' definito a priori. Modello che prescinde dal mio sguardo. Di quello che vedo e faccio, conta solo ciò che il modello prevede. &lt;br /&gt;Trova qui la sua ragione filosofica quell''impoverimento dell'informazione' che -in informatica come nelle tecniche contabili- accettiamo come necessità. Pur di avere dati certi, rinunciamo a gran parte delle informazioni. &lt;br /&gt;Lo scorrere del tempo, l'evolversi di un processo, in informatica (così come nelle tecniche contabili) non sono in realtà presi in considerazione. Quale che siano le conseguenze dello scorrere del tempo, si considerano 'buoni' solo i dati previsti dal modello.&lt;br /&gt;Perciò, per ragionare sulla natura di ciò che chiamiamo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dato&lt;/span&gt;, dobbiamo tornare a ciò che chiamiamo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tempo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il tempo può essere inteso come sequenza di vuoti, identici, contenitori da riempire di attività.  &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Attimo&lt;/span&gt;: spazio brevissimo di tempo, variante di atomo. &lt;br /&gt;E' un susseguirsi di istanti. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Instans&lt;/span&gt;, 'ciò che accade ora', Instare, 'star sopra', 'incombere', 'incalzare', quindi: 'essere imminente'. E' la speranza o l'attesa che accada, avvenga qualcosa: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;istantia&lt;/span&gt;: 'imminenza', 'domanda  che insiste' (insistere: ancora 'stare sopra), 'domanda che attende immediata risposta'. E' la situazione 'locale': qualcosa sta vicino a qualcos'altro, qui, in questo momento.&lt;br /&gt;Tutto  questo accade in ogni &lt;span style="font-style:italic;"&gt;momento&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Momentum&lt;/span&gt;: 'impulso' (participio passato di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;impellere&lt;/span&gt;, 'spingere avanti'), contrazione di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;movimentum&lt;/span&gt;, derivato di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;movere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, radice meu, 'spostarsi'. &lt;br /&gt;Dunque: un continuo movimento, un processo. E noi che cerchiamo di non perdere l'attimo nel quale potrebbe accadere qualcosa. L' attimo nel quale le nostre domande potrebbero avere risposta, e i nostri bisogni soddisfatti. &lt;br /&gt;Come determinare con precisione l'attimo –fuggente, fugace– in cui è avvenuto qualcosa? Così, di fronte all'inafferrabilità dell'attimo, ci siamo creati un illusorio, ma rassicurante modo di fermare il tempo – e con il tempo, il fluire della conoscenza e della ricchezza.&lt;br /&gt;Eccoci al concetto di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data&lt;/span&gt;. Che si fonda su una immagine: la lettera, 'comunicazione scritta'.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Data&lt;/span&gt;, dal latino medievale &lt;span style="font-style:italic;"&gt;líttera dàta&lt;/span&gt;, è la formula, apposta in testa o in calce allo scritto, o sulla busta, indicante il luogo e il momento in cui la lettera veniva consegnata al portatore. In italiano dal 1500, così come in portoghese, data, in francese e inglese date. &lt;br /&gt;Anche in spagnolo troviamo la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data&lt;/span&gt;, ma nel 1600 prevale &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fecha&lt;/span&gt;, nel senso lettera 'fatta', cioè 'scritta nel tal giorno e nel tal luogo'. Lo spagnolo ci illumina: il momento in cui 'faccio la lettera', il momento in cui penso e di conseguenza scrivo, resta legato  alla soggettività della persona. L'atto è personale, e quindi la cosa, il dato riguarda la persona, sta nel suo dominio. La pretesa, oggettiva certezza del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dato&lt;/span&gt; qui è del tutto assente.&lt;br /&gt;Ciò che è fatto da ognuno non può essere esattamente circoscritto. Perciò,  in mancanza di meglio, si sceglie a fondamento della misura economica e informatica un attimo forse meno importante, ma indiscutibile: l'attimo in cui avviene il passaggio di mano, lo scambio: il momento della transazione.&lt;br /&gt;Eccoci quindi al latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;datum&lt;/span&gt;, participio passato di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dare&lt;/span&gt;. Ritroviamo il neutro latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;datum&lt;/span&gt; in tedesco, mentre in inglese prevale dalla metà del 1600 il plurale di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;datum&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;data&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;La certezza dei dati, fondamento e dogma della contabilità e dell'informatica, si appoggia dunque su una mera convenzione. Del flusso degli eventi, colgo solo un istante. La lettera scritta e consegnata in un attimo diverso, sarebbe diversa. Ma non potendo controllare questa conoscenza possibile, la trascuro. Faccio come se non esistesse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-941823145707554467?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/941823145707554467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/05/lambigua-natura-del-dato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/941823145707554467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/941823145707554467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/05/lambigua-natura-del-dato.html' title='L&apos;ambigua natura del dato'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5659873107690064089</id><published>2011-03-06T17:07:00.004+01:00</published><updated>2011-03-06T17:16:47.496+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPad'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>La prevalenza del device</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Device&lt;/span&gt;: radice indeuropea &lt;span style="font-style:italic;"&gt;widh-&lt;/span&gt;, 'separare', da cui il latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dividere&lt;/span&gt;, 'mancanza', 'allontanamento', 'distribuzione', da cui l'antico francese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;devis&lt;/span&gt;, 'divisione'', 'separazione', 'disposizione', e anche 'desiderio'. Quindi ideare, immaginare, inventare. Ma anche ‘esaminare punto per punto’, ‘descrivere ordinatamente’, ‘esporre minutamente’. Quindi 'schema', 'piano', e 'a machine or tool used for a particular purpose'.&lt;br /&gt;Perciò ogni device ci impone una sua propria specifica modalità d’uso, alla quale siamo costretti a sottostare. L’usabilità è diversa da device a device. Nel progetto di ogni diverso device è implicita la possibilità di porre limiti all’uso. Lo specifico modo di funzionare del device ci rende dipendenti dalle scelte del fabbricante. Ogni device porta con sé un modello di controllo, un vincolo posto a ciò che può fare l’utente.&lt;br /&gt;La &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/zuhandenheit-vs-usability-martin.html"&gt;Zuhandenheit&lt;/a&gt; di cui ci parla Heidegger nell’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Essere e il tempo&lt;/span&gt;, quell’originaria usabilità, quel plastico definirsi dell’utensile in accoppiamento strutturale con la persona che lo usa, è il superamento die limiti del device. La critica che l’Heidegger maturo rivolge alla ‘tecnica’ appare come critica a mainframe così come a ogni tipo di macchine-device che non si piegano agevolmente all’uomo. Automobili e utensili malamente disegnati. Catene di montaggio e centrali elettriche e centrali nucleari, macchine pensate per essere usate solo da tecnici specializzati. C’è un punto che, seguendo Heidegger, accomuna queste macchine: esse sono prive di Zuhandenheit. Per scelta progettuale, per scelta di tecnici e gestori orientati al dominio ed al controllo -possiamo pensare a tecnici informatici o a ingegneri delle telecomunicazioni o anche a manager-, essendo queste macchine-device.&lt;br /&gt;Ora, per nostra fortuna, o per saggezza di tecnici-filosofi -Licklider, Engelbart, Nelson, Berners-Lee, Cunningham, e certo potremmo aggiungere altri nomi- il Personal Computer è ben lontano dalla macchina-device criticata da Heidegger. Non è un device, non è legata a nessun particolare purpose. Al contrario, è nativamente general purpose. E’ una macchina nella quale -per via di strati di software sovrapposti -pensiamo a Java- o per via di un browser, l’hardware e il sistema operativo, sono sempre più irrilevanti. Ci si allontana così dai limiti del device e ci si avvicina alla Zuhandenheit.&lt;br /&gt;Guardiamo in particolare al Personal Computer di cui oggi normalmente disponiamo: connesso alla Rete, dotato di browser, e quindi aperto al World Wide Web. Ognuno è libero di muoversi nella sconfinata galassia di conoscenze che lui stesso contribuisce a creare.&lt;br /&gt;In apparenza niente cambia con i device mobili, telefoni cellulari, palmari, smartphone e tablet vari. Per dir meglio: tecnologicamente nulla cambia: sono a tutti gli effetti Personal Computer.&lt;br /&gt;Ma progettisti e gestori, e Gatekeeper di ogni sorta -dagli editori ai censori-, insomma tutti coloro che erano stati resi impotenti dall’affermarsi della visione di Licklider e Engelbart e Berners-Lee, aspettavano da tempo una seconda occasione.&lt;br /&gt;I Personal Computer connessi in Rete e dotati di browser avevano mandato in fumo le loro velleità di controllo. Ma ecco affermarsi i device mobili: il treno passa una seconda volta sotto il naso dei Gatekeeper. E stavolta badano bene a non perderlo. Qui si può giocare la partita daccapo.&lt;br /&gt;E badate bene: far pagare l’accesso alla conoscenza, far pagare qui ciò che sul Personal Computer è gratuito, è solo un aspetto del controllo, in fondo marginale. Un ragionevole compenso per la conoscenza scaricata dalla Rete -lo dimostra iTunes e in genere il mercato della musica- il navigatore è ben disposto a pagarlo. Ciò che è in gioco qui è, più ampiamente, il controllo sociale, ed il ruolo professionale di tecnici orientati al controllo.&lt;br /&gt;Con i device mobile il gioco ricomincia daccapo. L’arma, in apparenza innocua, è il mobile browser. Si dice: lo schermo è piccolo, con un apposito browser ti rendo meglio visibile e fruibile la risorsa che hai cercato sul World Wide Web. Si contrabbanda così per Zuhandenheit ciò che è negazione della Zuhandenheit.&lt;br /&gt;ottimizzo la visualizzazione attraverso il browser Si fa passare l’‘ottimizzazione’ dell’interfaccia in funzione del singolo device come un vantaggio per l’utente.&lt;br /&gt;Il mio tentativo di accedere ad una URI, Uniform Resource Identifier, l’identificativo di documento, un'immagine, un file, un servizio, un indirizzo di posta elettronica, ha un esito sul Personal Computer, ed un altro, ben più controllato, sull’apparato mobile. Sul device mobile assunti di base che garantiscono libertà al navigatore -l’indifferenza della macchina e la trasparenza dell’accesso via browser- sono negati. Il mio tentativo di accedere alla conoscenza è condizionato dal device. Lì invece, sul device mobile, il mio mobile browser può obbligarmi a pagare ciò che il World Wide Web mi mette a disposizione gratuitamente; può impedirmi di accedere ad una risorsa; può dirottarmi su una versione della risorsa fatta apposta per pormi limiti che chi naviga in Rete via Personal Computer si era scordati.&lt;br /&gt;Dal browser mobile all’applicazione costruita ad hoc per il device il passo è breve. Ciò che può essere scaricato, a questo punto, è solo ciò che qualche occhiuto esperto o controllore o mediatore ha deciso che io possa scaricabile.&lt;br /&gt;E’ così che la prevalenza del device completa il disegno di negare la libertà che sembrava ormai acquisita attraverso il World Wide Web. Il World Wide Web, la cui ricchezza sta nella natura di complesso, indefinito, intimamente connesso pluriverso, si riduce a veicolo di singoli progetti di costruzione di conoscenza, limitati e controllati. Il pluriverso si segmenta in singoli universi. Il device divide e ci costringe in mondi chiusi. Il mondo di ciò che è scaricabile attraverso Kindle, il mondo di ciò che è scaricabile attraverso l’iPad.&lt;br /&gt;Mondi chiusi, simulacri del pluriverso, come lo è Facebook.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5659873107690064089?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5659873107690064089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/03/la-prevalenza-del-device.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5659873107690064089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5659873107690064089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/03/la-prevalenza-del-device.html' title='La prevalenza del device'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3912246434509130192</id><published>2011-03-04T15:47:00.006+01:00</published><updated>2011-03-04T16:36:37.291+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è la letteratura'/><title type='text'>Un certo tipo di letteratura e altri scritti</title><content type='html'>Ho provato &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/il-web-e-la-letteratura-la-letteratura.html"&gt;qui&lt;/a&gt; in estrema sintesi a indicare un percorso che può portarci a ripensare ciò che intendiamo per letteratura alla luce della lezione del computing e delle Web Technologies.&lt;br /&gt;Aggiungo qui qualche traccia di percorsi che ho esplorato. Testi che sul Web hanno trovato qualche lettore. E già qui sta un motivo di riflessione: è così importante, è forse indispensabile pubblicare un libro quando un numero significativo di persone si sono già avvicinati a testi che presentano il mio pensiero? Cosa aggiunge al valore di ciò che sostengo la pubblicazione sotto forma di libro?&lt;br /&gt;Il primo scritto che segnalo è &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24567746/Francesco-Varanini-Un-certo-tipo-di-letteratura"&gt;Un certo tipo di letteratura&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;. Dove si mostra la contiguità tra letteratura, la narrazione, e ciò che si tende a chiamare oggi Knowledge Management. Parto da un folgorante, illuminante exergo di Ted Nelson, il gran visionario che negli anni '60 del secolo scorso pensò l'ipertesto -il resto come rete e non solo come sequenza-, pensò al supporto cartaceo come vincolo limitante, pensò alla letteratura come processo incessante. La frase -che è presumibilmente del 1981- sembra scritta oggi, e ci illumina sul presente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;Immaginate un’accessibilità e un entusiasmo nuovi, che possano schiodare la narcosi da video che oggi incombe sul Paese come una cappa di nebbia. Immaginate una nuova cultura libertaria dove spiegazioni alternative permettono a chiunque di scegliere l’approccio e il tracciato a lui più confacente; dove le idee siano accessibili e interessanti per chiunque, così che l’esperienza umana possa godere di una nuova libertà e di una nuova ricchezza; immaginate una rinascita della letteratura.&lt;br /&gt;Ted H. Nelson, &lt;i&gt;Literary Machines&lt;/i&gt;, 1981&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il secondo testo che propongo è &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/18237293/Francesco-Varanini-La-Restituzione-Poetica-o-il-Ricercatore-Debole"&gt;La restituzione poetica&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;. Qui metto in gioco lo 'sguardo etnografico' che mi ha guidato quando lavoravo come antropologo, sguardo con il quale poi, mi sono reso conto, ho continuato a guardare il mondo, da critico letterario, da analista di organizzazione, così come da poeta in prima persona. (Da questo sguardo del poeta, che è allo stesso tempo scienziato, nasce il mio interesse per Goethe, interesse di cui in questo blog &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/11/goethe-la-conoscenza-come-morfogenesi.html"&gt;trovate vari cenni&lt;/a&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24848495/Francesco-Varanini-Elio-Antonio-de-Nebrija-L-Impero-della-Lingua-o-la-lingua-dell-Impero"&gt;terzo&lt;/a&gt; e il &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/27577079/Francesco-Varanini-L-Anonimo-Cantore"&gt;quarto&lt;/a&gt; testo connettono i miei ragionamenti sul futuro della letteratura -ovvero la letteratura come rete di testi che rimandano a testi che rimandano a testi...- con lo studio di una letteratura in particolare, o forse dovrei dire una meta-letteratura: la letteratura in lingua spagnola, e la lingua ad essa legata, nel loro continuo andirivieni tra due mondi, di qua e di là dall'Oceano, e andirivieni tra tempi diversi, ma in fondo compresenti: la lingua del 1500, la lingua del finire del Ventesimo Secolo. E' il tema a cui ho dedicato nel 1998 &lt;a href="http://books.google.it/books?id=0Arw5jiOFJ8C&amp;amp;printsec=frontcover&amp;amp;dq=viaggio+letterario+in+america+latina&amp;amp;source=bl&amp;amp;ots=hpnOTFpJG_&amp;amp;sig=J0hreQZ92rSEZpi_Gs7CW171NUM&amp;amp;hl=it&amp;amp;ei=MAVxTaqnNoe3hQfv-Zk5&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;ct=result&amp;amp;resnum=1&amp;amp;ved=0CCAQ6AEwAA#v=onepage&amp;amp;q&amp;amp;f=false"&gt;Viaggio letterario in America Latina, un saggio per lungo tempo inaccessibile, perché esaurito, ora di nuovo disponibile presso un diverso editore, ed anche accessibile in buona misura su Google Libri&lt;/a&gt;  -ancora un esempio di come il libro oggetto limita l'accesso alla conoscenza, e di come invece il Web, in forma nuove, ripropone e allarga l'accesso. ristampato, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3912246434509130192?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3912246434509130192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/03/un-certo-tipo-di-letteratura-e-altri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3912246434509130192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3912246434509130192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/03/un-certo-tipo-di-letteratura-e-altri.html' title='Un certo tipo di letteratura e altri scritti'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8942835831057232320</id><published>2011-01-29T18:37:00.000+01:00</published><updated>2011-11-19T19:19:38.399+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facebook'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPad'/><title type='text'>Against Facebook</title><content type='html'>Anch’io sono su Facebook, e mi dirà qualcuno che legge se per coerenza dovrei togliermi di lì. &lt;br /&gt;Ma i motivi per criticare questa piattaforma sono tali e tanti che non si può star zitti. Fa impressione la miope accondiscendenza con la quale accettiamo la sostituzione del World Wide Web con questo simulacro.  Fa impressione la piaggeria con la quale ci accodiamo gli uni agli altri, aprendo pagine personali ed aziendali in questo luogo chiuso, negatore già in origine della liberà digitale. Fa impressione la passività con la quale, pur di essere presenti lì, accettiamo vincoli umilianti – fino a cedere i diritti di ciò che è nostro a chi governa quel sottomondo. &lt;br /&gt;Fa impressione notare come non si colga la differenza tra la galassia Google e questa ridicola gabbia. E' giusto vedere in Google una minaccia, per come Google è in grado di sapere di noi, e tracciare i nostri comportamenti. Ma almeno, tutto ciò che Google propone, ogni luogo ed ogni strumento, si fonda sui protocolli Internet, e sulle raccomandazioni che governano il World Wide Web. Ogni dato può essere connesso ad ogni altro dato, dentro e fuori dal perimetro di ciò che Google ci offre. Google, al di là di tutto, sta nel World Wide Web, che è un luogo pubblico e in fondo democratico, fondato su regole in buona misura trasparenti e condivise.&lt;br /&gt;Google accetta  l’idea dei Commons, anzi la sostiene. Ognuno può contribuire alla creazione di risorse condivise, le mie conoscenze sono anche le tue, la mia rete è anche la tua. Puristi criticano giustamente Google per l’imperfezione con la quale rispetta i fondamenti del Web Semantico, “a common framework that allows data to be shared and reused across application, enterprise, and community boundaries”. Ma se Google rispetta le regole della condivisione in modo parziale, Facebook se ne frega del tutto.&amp;nbsp;Facebook pretende di sostituirsi al World Wide Web. Ci impone un suo codice, e impone le regole in base alle quali ognuno deve sottostare.&amp;nbsp;Impone ad ognuno il proprio framework, consapevolmente impedisce che i dati siano “shared and reused across application, enterprise, and community boundaries”.&lt;br /&gt;Dispiace&amp;nbsp;osservare&amp;nbsp;la piaggeria, la disponibilità alla sudditanza, l'atteggiamento remissivo di operatori di imprese, attori di vario tipo, società di consulenza, anche di origine universitaria, che spingono ad utilizzare Facebook, proponendolo anche in ambiti aziendali.&lt;br /&gt;Guarda caso sono gli stessi che spingono con tutte le loro forze sul pedale dell’iPad. Chiaro il disegno. Con l’iPad si pretende di sostituire il World Wide Web in un mondo chiuso tramite le limitazioni del browser, e quindi tramite la trasformazione di liberi accessi via Web in applicazione controllate. Con Facebook, parallelamente, secondo braccio della stessa strategia a tenaglia, si pretende di sostituire il World Wide Web con una sua versione stupida e povera. Dove il ‘cittadino digitale’ è di nuovo ridotto ad utente. &lt;br /&gt;Per applicazioni importanti e difficili, così, ognuno dovrà ricorre ai soliti esperti che ci dicono cosa fare, come fare, e ci fanno pagare per darci, a fronte di un nostro bisogno, un qualche aggeggio costruito in modo tale da assoggettarci al controllo. Per chi si occupa da professionista di informatica, il solito dispetto nei confronti degli strumenti che fanno venir meno la loro necessaria mediazione; il solito tentativo di rendere banale ciò che le persone possono fare da sole; il solito tentativo di ripristinare il loro controllo ed il loro necessario intervento.&lt;br /&gt;E così tutti noi, eccoci a giochicchiare con Facebook, sprecando così il tempo che potremmo dedicare a navigare nel vasto mare del Web; rinunciando anche a quel po’ di costruttiva fatica necessaria per mettere in piedi un proprio blog. Eccoci qui a subire l’aspettativa di coloro a cui fa comodo che ce ne stiamo buoni buoni dentro Facebook. Fa comodo che si stia lì a cazzeggiare, a mettere lì la fotina accompagnata  da qualche tag, a dire cosa mi passa per la mente ora, a dire due parole sull'ultimo libro letto o il film visto.&lt;br /&gt;Non ci fa onore, sopratutto, limitarci a dire mi piace o non mi piace. Non siamo nati per essere follower. La Rete ci libera dall'essere gregari. Ma Facebook ci ricaccia in uno spazio chiuso, predeterminato, uniformato, livellato in basso.&lt;br /&gt;Il mettere le nostre piccolo cose lì dove e come Facebook ci concede di metterle, è costruire conoscenza? In parte sì. Non disprezziamo nulla. Prendiamo quello che c'è di buono anche in Facebook, d'accordo. Facebook, si dice, ha contribuito alle recenti rivoluzioni democratiche in Nord Africa.&lt;br /&gt;Meglio Facebook che nulla. Eppure Facebook resta la caricatura di ciò che un 'social network' potrebbe essere. La responsabilità, come sempre, è nostra. Di noi che anche di fronte a strumenti che ci permettono di 'stare al centro', preferiamo per pigrizia il ruolo di seguaci.&lt;br /&gt;Confrontate Facebook con&amp;nbsp;&lt;a href="http://ushahidi.com/" target="_blank"&gt;Ushahidi&lt;/a&gt;. Da un lato un mondo-giocattolo, dove tutti siamo ridotti alla misera apparente libertà che può avere il povero Truman Burbank chiuso nel suo universo di cartapesta, ognuno di noi ridotto a vivere in un Truman Show. Dall’altro il vero mondo abitato da uomini liberi, che si auto-organizzano per offrirsi reciprocamente, tramite reti sociali, i servizi che gli Stati e le organizzazioni pubbliche e private non sanno, o non voglio offrire.&lt;br /&gt;Non a caso, a guidare i due progetti, da un lato ragazzi viziati, arroganti, cresciuti nei falsi miti dell’Occidente, tesi a nient’altro che a guadagnare senza limite vile denaro. Dall’altro kenioti e ugandesi, uomini e donne che hanno studiato a costo di enormi sacrifici, che hanno toccato con mano la povertà ed i veri bisogni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8942835831057232320?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8942835831057232320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/against-facebook.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8942835831057232320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8942835831057232320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/against-facebook.html' title='Against Facebook'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1504224035990624518</id><published>2011-01-28T14:25:00.001+01:00</published><updated>2011-01-28T14:28:25.598+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosa è la letteratura'/><title type='text'>Il Web è la letteratura, la letteratura è il Web</title><content type='html'>Cosa è la letteratura. Una domanda che pare eccessiva, o troppo banale. &lt;br /&gt;Borges, forse più di ogni altro autore del Ventesimo Secolo, ci spinge a osare, e a non dare per scontato lo ‘spazio letterario’. La Biblioteca di Babele distrugge i confini limitati che la nozione stessa di biblioteca porta con se. La costruzione di senso ci appare nel giardino dei sentieri che si biforcano slegata da qualsiasi cammino già percorso. Menard che riscrive il Don Quijote distrugge il ruolo consolidato dell’autore inteso come forgiatore di opera nuova. Funes che non riesce a dimenticare distrugge il ruolo del lettore stupido di fronte ad un libro nuovo.&lt;br /&gt;Lo sguardo di Borges si affaccia dall’esterno sulla letteratura che conosciamo, facendocela apparire come niente più di una delle letterature possibili. I confini tra generi letterari, tra letterature nazionali, tra letteratura alta e letteratura bassa, tra &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mainstream&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;schund&lt;/span&gt;, alla luce del suo sguardo, ci appaiono del tutto convenzionali. &lt;br /&gt;E ancora la letteratura, con Borges, ci appare come ‘costruzione in abisso’: Borges meta-autore scrive di Borges autore; dentro una biblioteca universale sta una biblioteca che contiene un altra biblioteca, e così in un gioco infinito. E dentro un libro sta un libro rimanda ad ogni altro libro. E dunque la letteratura è un sistema ricorsivo: una macchina per compiere attività ripetitive. E dunque la letteratura è un meta-testo che contiene ogni testo. E dunque la letteratura è un prodotto collettivo, dove la figura del singolo autore appare ricondotta al suo marginalissimo significato. Il singolo autore è autore di niente più che minuscole varianti di un’opera che è costruzione sociale in continuo divenire. Ogni singola opera non è che una rete intimamente connesse a una rete più vasta, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;opera omnia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Possiamo dire che Borges, con lo sguardo anticipatore dell’artista, ci parla della letteratura così come essa ci si presenta nell’epoca del computing e del World Wide Web. &lt;br /&gt;Possiamo allora forse dire che Borges ci guida nel rispondere ad un fascio di interrogativi che osservatori attenti si pongono. &lt;br /&gt;Cosa cambia nella macchina della produzione di letteratura lì dove la letteratura è prodotta per mezzo di computer – perché ormai l’autore scrive con un word processor – e quindi ogni testo è un testo digitalizzalo. E perché anche dove l’autore continui a scrivere con carta e penna il testo è rivisto da editor ed editori mediante computer, ed in ogni caso la digitalizzazione è necessaria mediazione anche per la stampa del tradizionale libro cartaceo.&lt;br /&gt;Cosa cambia quando il testo è impalpabile ‘software’, codice digitalizzato, scrittura che può generare manifestazioni differenti, manifestazioni che possono apparire agli occhi del fruitore come sequenze di segni alfabetici, di ideogrammi, di immagini fisse o in movimento, di suoni o di musica.&lt;br /&gt;Cosa cambia quando di fronte a questo testo, sempre potenzialmente in fieri, autore, lettore ed interprete perdono le reciproche distante, fino ad apparire come diversi atteggiamenti di una stesso persona. &lt;br /&gt;Cosa cambia quando la letteratura è fruibile come sistema percorribile muovendosi all’interno della singola opera con libertà sconfinata, seguendo una parola, una frase, un percorso di senso. Cosa cambia quando il testo non è più unidirezionale, condizionato da un inizio ed una fine, da un incipit ed un explicit, ed è invece liberamente percorribile come rete. Questa enorme novità, possiamo sottolineare, è talmente rivoluzionaria da spingerci ad adottare una nuovo termine: ‘ipertesto’. Perché, sebbene ogni testo sia potenzialmente ciò che oggi intendiamo con ‘ipertesto’, la parola testo -che pure sta per ‘tessuto’, e quindi ci parla già di questa possibilità, di questa implicita rete- la parola testo vede ridotto il suo senso dall’analogia con il libro. &lt;br /&gt;Cosa cambia quando la letteratura –intesa come biblioteca digitale– è percorribile attraversando le singole opere, scomponendole e ricomponendole, in enne sempre diverse opere possibili. &lt;br /&gt;Cosicché quando parliamo di ‘critica del testo’, o di ‘teoria della letteratura’, limitiamo il nostro pensiero alla letteratura fatta di opere discrete, ognuna chiusa nella forma di singolo libro. &lt;br /&gt;E cosa cambia quando la letteratura non è più soggetta all’oblio. La produzione letteraria, abbiamo sempre pensato, gode del vincolo legato alla memoria. La memoria ci appariva fino ad ieri per sua natura limitata. L’impossibilità di ricordare tutto ci impone di reinventare. Il poeta, ci siamo detti, è colui che abusa: va oltre il senso già dato. Ma se ora disponiamo di memoria infinita, se tutto può essere ricordato, se è facile accedere a tutto ciò che è stato scritto, ed anche a tutta la letteratura orale, quale spazio resta, o si apre, per la creazione letteraria.&lt;br /&gt;Sono domande senza risposta. Ma le domande ci permettono di dire che la letteratura è altrove, non è più, solo, lì dove la cercavamo. Non è più solo nelle poche opera pubblicate, conservate in biblioteche sotto forma di libri cartacei. Non è più solo dove continuano a cercarla critici letterari, storici della letteratura, filologi. &lt;br /&gt;In questa luce ci appare criticabile l’atteggiamento di studiosi che si affacciano sullo scenario aperto dalle ‘nuove tecnologie’, e magari si interrogano a proposito della ‘lingua del web’ ed lavora su corpora estratti dal Web. Il loro atteggiamento è criticabile perché considerano la ‘letteratura sul Web’, un mondo separato e minore rispetto al nobile mondo letterario fatto di tradizionali libri. &lt;br /&gt;In questa luce appare criticabile l’atteggiamento di quegli studiosi ben disposti verso il nuovo che emerge, e che pure meravigliati si interrogano sul perché non sia apparso, nei dieci o vent’anni di vita del Web, nessuna opera che ai loro occhi di critici attenti appaia come ‘capolavoro’. Essi cercano il ‘capolavoro’ lì dove, nel nuovo scenario, non può essere. Cercano la singola opera, così come la si poteva cercare nel mondo letterario fatto di opere discrete, di singole opere chiuse in singoli libri.&lt;br /&gt;Dovremmo imparare a guardare altrimenti alla letteratura. La letteratura è il World Wide Web. Il World Wide Web è la letteratura. Nel Web potremo trovare, come Borges ci ha insegnato, ogni opera possibile. Il ‘capolavoro’ è lì, ma non già costruito, inteso come unico capolavoro possibile. Nel Web sta il capolavoro come sistema di possibilità, come testo potenziale. Forse sarà il critico attento, forse ogni ‘lettore’, a costruire ‘capolavori’ muovendosi nella gran galassia.&lt;br /&gt;Oltre Borges, mi pare che ci guidi Marx quando parlava di General Intellect. E mi pare abbastanza evidente il filo che lega la noosfera di Theilard de Chardin, il pianeta modificata dal pensiero umano in una continua evoluzione, alla biosfera di Vernadski,il globo terrestre inteso come sistema vivente unitario. Altrettanto evidente è il passaggio dalla biosfera di Vernadski alla semiosfera di Lotman. La semiosfera è il luogo della semiosi, della continua, indefessa produzione di senso. &lt;br /&gt;Forse proprio da Lotman dovremmo ripartire, se il nostro scopo è intendere perché il Web è la letteratura e la letteratura è il Web.&lt;br /&gt;“L’universo semiotico”, ci dice Lotman, “può essere considerato un insieme di testi e di linguaggi separati l’uno dall’altro. In questo caso tutto l’edificio apparirà formato da singoli mattoni”. E questa è la letteratura che conosciamo, fatta di sigole opere, singoli libri, singole biblioteche. “È però più feconda”, continua Lotman, “l’impostazione opposta. Tutto lo spazio semiotico si può considerare infatti come un unico meccanismo (se non come un unico organismo). Ad avere un ruolo primario non sarà allora questo o quel mattone, ma il ‘grande sistema’ chiamato semiosfera”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1504224035990624518?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1504224035990624518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/il-web-e-la-letteratura-la-letteratura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1504224035990624518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1504224035990624518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/il-web-e-la-letteratura-la-letteratura.html' title='Il Web è la letteratura, la letteratura è il Web'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-6326963956173299996</id><published>2011-01-19T13:20:00.008+01:00</published><updated>2011-01-28T14:30:00.585+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dieci chili di perle?'/><title type='text'>Una possibile meta-lezione universitaria, ovvero Podcast e Webcast su iTune University</title><content type='html'>Il &lt;a href="http://infouma.di.unipi.it"&gt;Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa&lt;/a&gt; ha generato un &lt;a href="http://labcd.humnet.unipi.it/"&gt;Laboratorio di Cultura Digitale&lt;/a&gt;. Il Laboratorio di Cultura digitale ha prodotto una serie di 'testi multimediali ed ipertestuali' relativi a insegnamenti del Corso stesso, e in genere dell'Università di Pisa. Questi 'testi', in virtù di un accordo con la Apple, sono disponibili come Webcast e Podcast su iTune University.&lt;br /&gt;Uno dei primi 'testi', montato -a partire da miei materiali- dal ricercatore Alberto Dalla Rosa, è una mia 'lezione' sul tema del mio insegnamento &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/02/tecnologie-dellinformazione-e.html"&gt;'Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura'&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Debbo necessariamente scrivere 'lezione' tra virgolette. Perché dobbiamo chiederci: cosa è davvero una lezione universitaria? E che senso ha oggi l'Università, luogo tra i tanti in una pluralità di media e di ambienti di apprendimento? Come si riconfigura il ruolo del 'docente' in un quadro che ci vede tutti knowledge worker? &lt;br /&gt;&lt;a href="http://itunes.apple.com/it/podcast/rielaborazione-del-discorso/id400492966?i=88483620"&gt;Ecco dunque un piccolo esempio di narrazione non troppo accademica&lt;/a&gt;, che pone al centro degli interrogativi attorno ai quali ragiono in questo blog. Come si scrive e come si legge oggi? Come si produce letteratura?&lt;br /&gt;Il titolo stesso di questo blog, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dieci chili di perle&lt;/span&gt;,emerge da un testo che una notte ho narrato a me stesso scrivendo con la voce. La 'lezione' è una rilettura di questa narrazione. &lt;br /&gt;Di seguito trovate qualche traccia per riconnettere i materiali che trovate su iTune University con i provvisori percorsi di cui lascio traccia in questo blog.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/brani-di-discorso-notturno-me-stesso.html"&gt;Qui riporto  brani di quello che ho chiamato 'Discorso notturno a me stesso'&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;E &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/scrivere-con-la-voce.html"&gt;qui racconto come è nato questo 'discorso'&lt;/a&gt;, e accenno a come lo 'scrivere', oggi, con gli strumenti di cui disponiamo, vada ben oltre il 'vergare segni su un supporto cartaceo'. &lt;br /&gt;Oggi allo 'scrivere con una penna' si affianca lo 'scrivere tramite una tastiera' (di macchina per scrivere), lo 'scrivere interagendo con un Personal Computer dotato di word processor', disconnesso, o connesso alla Rete, lo 'scrivere con la voce'.  &lt;br /&gt;La scrittura ci appare come manifestazione, formalizzazione del personale pensiero mediata da diverse tecnologie. Dunque dobbiamo chiederci a quali diversi risultati ci porta lo scrivere in diversi ambienti o contesti. &lt;br /&gt;Con Bolter, possiamo insomma parlare di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Writing Space&lt;/span&gt;. Mi pare però che Bolter apra una strada, ma ne percorra solo un breve tratto.&lt;br /&gt;Dobbiamo in particolare guardare -ho in mente i ragionamenti di Maturana e Varela- di 'accoppiamento strutturale' tra uomo e Personal Computer aperto alla Rete. &lt;br /&gt;E' importante ricordare che il Personal Computer non è una macchina con la quale si pretende di sostituire l'uomo, una macchina alla quale l'uomo è asservito, ma al contrario, è una protesi del nostro personale sistema mente-corpo, uno strumento, un utensile, che permette all'uomo di &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/j-c-r-licklider-man-computer-symbiosis.html"&gt;'espandere l'area della propria coscienza', come voleva Licklider&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;E ancora possiamo dire che questo modo 'allargato' di intendere la scrittura si fonda con quella interazione con strumenti e utensili di cui &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/zuhandenheit-vs-usability-martin.html"&gt;parla in modo illuminante Heidegger quando ci propone il concetto di Zuhandenheit&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-6326963956173299996?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/6326963956173299996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/una-possibile-meta-lezione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6326963956173299996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6326963956173299996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2011/01/una-possibile-meta-lezione.html' title='Una possibile meta-lezione universitaria, ovvero Podcast e Webcast su iTune University'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-844042954775342024</id><published>2010-12-14T12:51:00.009+01:00</published><updated>2010-12-29T19:07:50.712+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><title type='text'>Il diritto d'autore ed il diritto di copia</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Mi ricapita sotto gli occhi per caso questo testo scritto nel 2007. Mi pare pertinente ai temi che tratto in questo blog.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un equivoco inquina le riflessioni sulla proprietà intellettuale.&lt;br /&gt;Chiamiamo 'diritto d'autore' la stratificazione di due diversi diritti: diritto d'autore in senso stretto e diritto di copia. (La dizione italiana sottolinea un aspetto, la dizione inglese –&lt;span style="font-style: italic;"&gt;copyright&lt;/span&gt;- sottolinea l’altro, cosicché l’equivoco risulta ingigantito).&lt;br /&gt;Il diritto d’autore è un diritto morale. La persona ha il diritto di fare, della propria opera, ciò che vuole. Può  diffonderla gratuitamente, può venderla sul mercato. Ritengo questo diritto inalienabile. Ma per difenderlo, in fondo, non c'è bisogno né di norme, né di editori.&lt;br /&gt;Cervantes, di fronte ad un autore che approfitta del successo del Don Quijote e ne pubblica una seconda parte, si rimbocca le maniche e scrive -all’inizio di malavoglia- la sua seconda parte. Dimostrando di essere più bravo difende al contempo la sua opera e la sua immagine.&lt;br /&gt;Accanto a Cervantes, i Grateful Dead. Il gruppo rock californiano, già negli anni degli hippy, permetteva che durante i concerti venissero registrati bootleg. La circolazione di incisioni 'private' accresce la notorietà, e quindi la partecipazione ai concerti futuri. E forse non danneggia nemmeno la vendita dei dischi portati sul mercato dalla casa discografica (che comunque resta libera di proporre al gruppo il contratto che ritiene più equo).&lt;br /&gt;Trovo affermato qui un principio: l'autore sa che la valorizzazione dell'opera non passa solo e necessariamente attraverso l'editore.&lt;br /&gt;Il diritto di copia è tutt'altra cosa. L'editore, avendo sopportato i costi della riproduzione e della diffusione, chiede regole che garantiscano il ritorno dell’investimento. La protezione legale, dunque, riguarda la difesa del diritto di un editore -colui che ha sottoscritto un accordo con l'autore- rispetto ad altri editori. L'autore è innocente, e non c'entra per nulla.&lt;br /&gt;Negli ultimi decenni, però, le cose sono cambiate radicalmente. Riprodurre non è più così costoso, la mediazione di tecnici specialisti non è più indispensabile, l'autore può raggiungere i lettori in molti  modi diversi. Ma sopratutto, oggi l'editore non può garantire il controllo: non è in grado di impedire che vengano fatte fotocopie, o che il testo sia diffuso via Web.&lt;br /&gt;In questo scenario, che vede l'autore disporre di un vasto ventaglio di possibilità, il futuro mi pare stia in un patto diverso. Non più cessione di diritti, ma partnership tra il creatore dell’opera e editore, dove l'autore mette in gioco l'opera e l'editore la conoscenza di un canale, di un mercato, e il suo marchio, che aggiunge valore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Altre riflesssioni su questi temi, che mi vengono ora, in mente si trovano su &lt;a href="http://www.boom.it/"&gt;Bloom&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.bloom.it/vara110.htm"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://bloom.it/vara123.htm"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.bloom.it/vara161.htm"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-844042954775342024?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/844042954775342024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/12/il-diritto-dautore-ed-il-diritto-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/844042954775342024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/844042954775342024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/12/il-diritto-dautore-ed-il-diritto-di.html' title='Il diritto d&apos;autore ed il diritto di copia'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1497979554299457492</id><published>2010-11-01T20:15:00.009+01:00</published><updated>2010-11-21T16:10:51.759+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPad'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>L’iPad e il nuovo modo di scrivere</title><content type='html'>Ho detto in due diversi post, &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/lipad-e-un-vecchio-libro-e-steve-jobs.html"&gt;qui &lt;/a&gt;e &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/11/arbitrary-restriction-of-goods-is.html"&gt;qui&lt;/a&gt;, di come l’iPad sia criticabile: perché riduce la novità del personal computer, depotenziandone e svalorizzandone caratteristiche chiave. L’iPad, così, offre il destro a restauratori e nostalgici del tempo perduto – il cui ruolo sociale tende a scomparire nel mondo svelato dal personal computer, e dalla Rete. &lt;br /&gt;Detto questo, possiamo invece guardare ai meriti di questa macchinetta, e cioè agli aspetti per i quali l’iPad appare significativo passo avanti nella linea evolutiva alla quale il personal computer appartiene.&lt;br /&gt;I meriti risiedono non tanto nel nuovo modo di leggere, la funzione sulla quale sembra fondarsi la fama dell’iPad.  All’opposto, credo che i meriti si fondino su come l’iPad ci mostra, meglio di qualsiasi altro device, un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;nuovo modo di scrivere&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Lo scrivere è, in origine, un gesto violento. L’etimo sia di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;scrivere &lt;/span&gt;che di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;write &lt;/span&gt;rimanda in modo preciso ed inequivocabile al graffiare un supporto, all’incidere una superficie. Il supporto cambia nel tempo: pietra, pergamena, cera, carta. Con le lastre da stampa si torna addirittura indietro, alla pura incisione. Si evolvono gli utensili: una selce appuntita, un bastone di legno, uno scalpello, uno stilo, un pennino. Ma resta in tutti i casi il gesto violento.&lt;br /&gt;E se nel tempo si aggiunge un senso a quello dell’incidere e del graffiare, si tratta di un gesto che implica ancora forza, violenza: il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;pressare&lt;/span&gt;, l’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;imprimere&lt;/span&gt;. Così in francese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;imprimer&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;presse&lt;/span&gt;. In spagnolo imprimir, prensa. In inglese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;print&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;press&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Possiamo leggere in questo modo di intendere la scrittura tradisce il timore dell’impermanenza, della vacuità. Il timore che non resti traccia. La ricerca dell’indelebilità. La lotta contro il tempo fondata su una forzatura, appunto, potrei dire, sul ferire il supporto. &lt;br /&gt;Molti intellettuali ignoranti, od in malafede si chiedono: cosa ne sarà della parola scritta se affidata a supporti digitali? Qual’è la certezza che la parola digitalizzata permanga nel tempo?&lt;br /&gt;Sono in malafede, attribuiscono ogni pericolo ed ogni limite alla tecnologia che non si sforzano di conoscere. Possiamo comprenderli solo ricordando che il loro atteggiamento è in origine, quale che sia la tecnologia, fondato sul timore di perdere la parola scritta. Sanno bene dei limiti della parola incisa sul supporto: i manoscritti ed i libri stampati si deteriorano con il passare degli anni e dei secoli; i manoscritti e i libri e le intere biblioteche possono andar persi e possono essere irrimediabilmente bruciati. &lt;br /&gt;La scrittura come gesto violento è legata intrinsecamente al timore di perdere la parola scritta. &lt;br /&gt;E infatti, altri intellettuali più intelligenti e acuti -ne cito due: &lt;a href="http://books.google.it/books?id=pFWw8cgwj-gC&amp;pg=PA2&amp;lpg=PA2&amp;dq=the+end+of+bookishness+george+steiner&amp;source=bl&amp;ots=OW0tEf0QLg&amp;sig=fbiYrsdQTE_gM_XWsP9bEifV2YI&amp;hl=it&amp;ei=vRwQStn7NMqPsAbvvsiICA&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=8#v=onepage&amp;q=the%20end%20of%20bookishness%20george%20steiner&amp;f=false"&gt;George Steiner e Ivan Illich&lt;/a&gt;- parlano della paura di perdere il libro, del timore di un mondo senza libri scritti nel consueto modo. E Illich in particolare si sofferma sulla caratteristica che più ci pare necessaria e più ci rassicura: l’ancoraggio del testo alla pagina. &lt;br /&gt;Come si può intendere un testo mobile e mutevole, in apparenza privo di luogo, un testo che compare e scompare su uno schermo. Come si può costruire con simili testi un sapere, una conoscenza dotata di sapore e di valore? Come emerge da questi testi in apparenza così labili una letteratura?&lt;br /&gt;Non ho una risposta. Della letteratura avvenire possiamo vedere solo pochi indizi, pochi incerti passi. Ma posso vedere con chiarezza come il punto di partenza -il momento in cui si genera il testo: il gesto di chi scrive- presenta aspetti di novità. E posso notare come di questa novità l’iPad è testimone esemplare. &lt;br /&gt;Ritorniamo alla violenza implicita nell’uso della penna e del foglio, violenza replicata in toto nella stampa. Ritorniamo al gesto violento rappresentato dal colpo inferto al foglio dal carattere della macchina da scrivere. Ritorniamo al gesto violento ancora implicito nel battere, nello schiacciare i tasti di una tastiera. &lt;br /&gt;Ricordiamo ancora che una generazione di palmari, anche avendo a disposizione la funzione &lt;span style="font-style:italic;"&gt;touch screen&lt;/span&gt;, presupponeva una simulazione del gesto della scrittura su carta: si usava uno stilo, esercitando con questo una adeguata pressione sullo schermo.&lt;br /&gt;Un’altra famiglia di palmari tutt’ora in auge, caso esemplare il Blackberry, presuppone l’uso di una tastiera.&lt;br /&gt;Poniamo attenzione alla fondamentale differenza. &lt;br /&gt;Lontani dal paradigma che presuppone il graffiare, l’incidere, lo schiacciare, molti passi avanti nel nuovo terreno aperto dal mouse -che ci chiede gesti leggeri- con l’iPad, così come già con l’iPhone si scrive senza la mediazione di nessun utensile, con un gesto lontanissimo dal graffiare, dall’incidere, dal pressare, dallo schiacciare. &lt;br /&gt;Si scrive con le mani, con le dita, con i polpastrelli. Si scrive sfiorando la superficie con un gesto lieve. Sfiorare: ‘toccare impercettibilmente la superficie’, cercando con essa un’intima sintonia. Così si interagisce con l’iPhone e con l’iPad. &lt;br /&gt;Un gesto che ha intimamente a che fare con la sintonia, con il sentire. Interessante, per cogliere la differenza dalla tradizionale scrittura, il senso dell’inglese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;feel&lt;/span&gt;. La radice indoeuropea &lt;span style="font-style:italic;"&gt;pol-/pal-&lt;/span&gt; sta per ‘toccare leggermente con la mano’, ‘accarezzare’. Di qui anche il greco psallein: ‘suonare l’arpa, toccandone lievemente le corde’. E nella nostra lingua, attraverso il latino, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;palpare &lt;/span&gt;e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;palpitare&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Le carezze, il tocco leggero delle dita sull’arpa, il palpitare del cuore. Se scrivere è, come è, esternalizzare la conoscenza che abbiamo in mente, darle forma, questa assenza di ogni forzatura, questa vicinanza tra mente e corpo e supporto, aprono un nuovo orizzonte. &lt;br /&gt;Possiamo veramente pensare che una scrittura così priva di violenza, una scrittura che si manifesti con questa leggerezza, con questa ritmica misura, possa generare testi diversi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1497979554299457492?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1497979554299457492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/11/lipad-e-il-nuovo-modo-di-scrivere.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1497979554299457492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1497979554299457492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/11/lipad-e-il-nuovo-modo-di-scrivere.html' title='L’iPad e il nuovo modo di scrivere'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-4975544848213302799</id><published>2010-11-01T20:11:00.006+01:00</published><updated>2010-12-14T13:21:35.819+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPad'/><title type='text'>Arbitrary Restriction of Goods Is the Future</title><content type='html'>Un amico mi dice che le apps per iPad hanno un loro senso. Le apps, applicazioni, programmi che girano solo su iPad si giustificano con la novità del device. L’iPad, utensile diverso da ogni altro, con una sua specifica proposta di interazione uomo-macchina, giustifica e anzi motiva programmi ad hoc. Altrimenti, si dice, non si sfrutterebbero le potenzialità della macchina. Insomma, come vuole la Apple, dovremmo plaudere a questo modo di combinare “the power of the Internet with the simplicity of Multi-Touch technology”.&lt;br /&gt;E naturalmente, la strada aperta da Apple è subito seguita. Alle applicazioni create per iPod Touch, iPhone, iPad è subito percorsa da altri: si è lieti di far sapere che, pur ancora lontani dal numero di app reperibili  presso Apple Store, esistono ormai oltre centomila applicazioni per Android, il sistema operativo per dispositivi mobili di Google.&lt;br /&gt;Così, dietro l’ipocrita finzione di una semplificazione tesa a migliorare la vita all’utente, si nasconde il solito trucco: obbligare di nuovo a sottostare al comando di un intermediario che usa la tecnologia per limitare l’accesso alla conoscenza.&lt;br /&gt;Sembreranno parole troppo grosse. Ma il punto è che non solo il fine, ma anche il percorso è sempre il solito: diseducare la persona tramite ogni forma di pubblicità, fare appello alla sua pigrizia e alle aspettative più superficiali, trattare ognuno da stupido rendendolo passivo consumatore.&lt;br /&gt;E questo anche quando, tramite l’uso del personal computer, le persone hanno dato prove di non essere pigre, di saper scegliere da soli quello che gli serve. E quando tutti hanno provato come si vive meglio senza una pubblicità passivizzante e invasiva.&lt;br /&gt;Un computer ha un costo sempre più basso. Nonostante le funeree previsioni di esperti che temevano troppo difficile l’uso, qualunque bambino, o qualunque persona non scolarizzata, chiunque impara da solo facilmente a interagire con la macchina e a fare ciò che gli pare e gli serve: giocare, scrivere, leggere.&lt;br /&gt;I protocolli che presiedono al funzionamento di Internet e del World Wide Web sono trasparenti. Chiunque li può usare. Il Browser, sia Explorer di Microsoft o sia Firefox o sia Safari della Apple, rende accessibile la conoscenza ‘che c’è in Rete’ in modo trasparente, senza gerarchie e senza giudizi di valore e senza distinguere tra ciò che costa e ciò che è gratuito. Google, a fronte di una nostra domanda, mostra le fonti in una gerarchia che è conseguenza all’abilità di chi ha caricato le conoscenze, e al contempo è conseguenza della nostra capacità di cercare ciò che ci serve con acume e precisione.&lt;br /&gt;Insomma, con i personal computer connessi in Rete il mondo è cambiato: produrre conoscenze, scambiarle, accedere a conoscenze non è mai stato così facile. Sempre più conoscenze sono prodotte senza l’intervento di professionisti della comunicazione: siamo tutti, sempre più, produttori e consumatori di conoscenze. Le conoscenze a tutti disponibili, senza intermediari, in gran misura gratuite, hanno cambiato il mondo. Così è smentita nei fatti l’ipocrita pretesa di chi vuole far credere che il costo sia una garanzia di qualità. Abbiamo sotto gli occhi la dimostrazione che il processo sociale di creazione di conoscenza funziona a prescindere da pubblicità, censure, controlli. In una parola, senza senza gatekeeper.&lt;br /&gt;Così è smentita l’ipocrita pretesa di chi voleva far credere che troppe informazioni sono dannose, pericolose, ingestibili, fonte di paura. La situazione della persona che prima non aveva accesso a conoscenze, se non a fatica, se non pagando. Aveva a disposizione poco prima, ha molto adesso. Impara, senza paura, per tentativi ed errori a fruirne.&lt;br /&gt;Gli unici che hanno paura, credo, sono i sacerdoti della mediazione. Loro, più di ogni altro, erano abituati a sistemi organizzati, gerarchici, stabili, controllati. La galassia informe e sconfinata capisco che possa sconcertarli.&lt;br /&gt;Gravissimi problemi oggi per loro. Loro che hanno vissuto imponendo il loro ordine e il loro controllo, la loro mediazione. Loro che fondano il proprio ruolo sullo spiegare agli altri come accedere alla conoscenza. Loro che vivono traducendo per gli altri conoscenze appositamente espresse in modi incomprensibili ai più. Un gran mazzo di figure professionali è coinvolto in questo gioco, oggi sempre più difficile da giocare. Non me ne voglia nessuno se faccio qualche esempio: professori e giornalisti e editori e censori di professione. Dietro i professionisti, naturalmente, un’industria.&lt;br /&gt;E’ l’industria che un tempo si chiamava dell’editoria e oggi qualcuno chiama, pensando di essere più moderno, del content. La parola è interessante, perché svela l’inganno: non interessa la produzione e la circolazione della conoscenza in sé. Si vuole che sia visibile ed accessibile solo la conoscenza ridotta a contenuto. La conoscenza chiusa in contenitori assoggettati al controllo dai mediatori.&lt;br /&gt;Dunque: professionisti della comunicazione ed intellettuali di professione si sostengono nel resistere al cambiamento culturale che il personal computer, Internet ed il World Wide Web hanno reso possibile. Avrebbero potuto darsi da fare per ripensare il proprio ruolo alla luce del nuovo paradigma. Ma molto più facile appare loro tentare con ogni mezzo di ripristinare la situazione precedente.&lt;br /&gt;Con una differenza non trascurabile. Il libro, il giornale, il Broadcasting radiofonico e televisivo: mezzi che si fondavano su una tecnologia che impediva di fare altrimenti. L’unico modo per diffondere conoscenza attraverso la stampa era passare attraverso un passaggio: la trasformazione del manoscritto in libro stampato. Operazione che poteva svolgersi solo tramite intermediari specializzati. E così anche la diffusione ‘via etere’. Mentre oggi ciascuno può editare. Ciascuno può   ‘mettere in onda’. Come far ritornare il mondo indietro? Come tornare a quel tempo in cui -a tutto vantaggio dei mediatori di professione, e con loro, dei censori- la mediazione era tecnicamente necessaria?&lt;br /&gt;Sembrava una guerra persa. Ma ecco dove vengono buone le app. La conoscenza accessibile via browser non è assoggettabile al controllo. Mentre invece è controllabile la conoscenza ridotta ad applicazione, o il cui accesso è subordinato all’uso di una specifica applicazione proprietaria. Ecco così che, dietro l’apparente facilitazione dell’accesso, si controlla l’accesso, fino a negarlo.&lt;br /&gt;Ecco così che, persa la battaglia del personal computer, si lavora in ogni modo per non perdere la battaglia dei device più limitati e limitanti, più stupidi e instupidenti: i telefoni cellulari, i palmari, i lettori di eBook.&lt;br /&gt;Di questa tendenza l’iPhone è il più glorioso esempio. E l’iPad è l’ultima incarnazione. Invece di proporre al mercato un personal computer più piccolo, dotato di tutti i vantaggi del personal computer, ecco un telefono cellulare più grosso, dotato di tutte le limitazioni del telefono cellulare.&lt;br /&gt;Ai vantaggi sostanziali del personal computer, si contrappongono la facilità d’uso dell’iPad, il suo aspetto glamorous. I suoi limiti per quanto riguarda la produzione di conoscenza e l’accesso alla conoscenza sono nascosti dietro l’apparenza, dietro la “simplicity of Multi-Touch technology”.&lt;br /&gt;Ho ridetto così, seguendo un percorso parallelo e convergente, quello che avevo detto in un precedente post: Steve Jobs è un Gattopardo, creando giocattoli per adulti come l’iPad lavora perché tutto cambi in apparenza, ma nulla nella sostanza. L’iPad è un inestimabile servizio offerto agli editori più retrogradi, agli intellettuali seduti sui loro vani allori.&lt;br /&gt;A me piace dirla così. Altri, con buone ragioni, la dicono in in modo più brutale. &lt;a href="http://www.damianoceccarelli.net/"&gt;Damiano Ceccarelli&lt;/a&gt; mi segnala un articolo apparso su Cracked.com. Con quel misto di satira e di estrema serietà che caratterizza il sito, si dice che &lt;a href="http://www.blogger.com/%20http://www.cracked.com/article_18817_5-reasons-future-will-be-ruled-by-b.s..html"&gt;“Arbitrary Restriction of Goods Is the Future”&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Arbitraria restrizione, sì: nel libro la restrizione -il passaggio attraverso i cancelli dell’editore- è legata all’impossibilità di fare altrimenti. Qui, dove esistono e sappiamo usare il personal computer, Internet ed il World Wide Web- la restrizione è più grave, perché puro arbitrio nascosto dietro pubblicità ingannevole.&lt;br /&gt;Damiano Ceccarelli commenta, sintetizzando ulteriormente:  con vari aggeggi e vari inghippi “è stato trovato il modo per rendere a pagamento quello che sul web è gratuito”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-4975544848213302799?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/4975544848213302799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/11/arbitrary-restriction-of-goods-is.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4975544848213302799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4975544848213302799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/11/arbitrary-restriction-of-goods-is.html' title='Arbitrary Restriction of Goods Is the Future'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-9046709118766652516</id><published>2010-10-18T01:29:00.005+02:00</published><updated>2010-10-18T01:46:48.260+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Knowledge Mangement</title><content type='html'>Questo è il corso che tengo nel primo semestre dell'anno accademico 2010-2011 all'Università di Pisa. &lt;br /&gt;Se da un lato si può riflettere sugli aspetti 'filosofici' della conoscenza, e dei supporti informatici che oggi permettono di portarla alla luce e condividerla, non si può trascurare di guardare, dall'altro lato, ai concreti progetti attraverso i quali le imprese tentano faticosamente di far sì che le conoscenze siano realmente visibili e condivisibili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Knowledge Management&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Corso di studi: Informatica Umanistica (laurea magistrale)&lt;br /&gt;Docente: Francesco Varanini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Argomento: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il corso propone un avvicinamento al tema a partire da due diversi punti di vista. Da un lato il 'management', inteso come 'scienza della direzione aziendale'. Dall'altro la 'conoscenza', intesa come 'asset intangibile', ricchezza individuale e sociale.&lt;br /&gt;Il management, irrigidito in modelli stereotipati, appare lontano dall'utilizzare al meglio le conoscenze delle persone che lavorano in azienda, e le conoscenze che sono accessibili via Rete.&lt;br /&gt;Eppure le imprese del Ventunesimo secolo, in particolare le imprese italiane, vedono il loro successo legato ad un efficace uso delle conoscenze. &lt;br /&gt;L'immaterialità delle conoscenze rende fondamentale l'uso dell'informatica. Ma il trattamento delle conoscenze esige un uso degli strumenti che si discosta dall'uso adeguato al trattamento dei dati e delle informazioni.&lt;br /&gt;Il corso si baserà sopratutto sull'esame di casi aziendali, legandosi così alla situazione reale delle imprese, in questi anni in gran misura impegnate, in modi diversi, in progetti di Knowledge Management.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Testi d'esame:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;• Peter Drucker, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Management Challenges for the 21st Century&lt;/span&gt;, Butterworth-Heinemann, 1999; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le sfide del management del XXI secolo&lt;/span&gt;, Franco Angeli, 2009. &lt;br /&gt;• Palvinderjit Kaur, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Knowledge Management: A Framework for building Knowledge Sharing Culture&lt;/span&gt;, UCTI, April 2007. http://www.scribd.com/doc/22455726/Knowledge-Management&lt;br /&gt;• Luciano Paccagnella, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Open Access. Conoscenza aperta e società dell'informazione&lt;/span&gt;, Il Mulino, 2010. &lt;br /&gt;• Enzo Rullani, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Economia della conoscenza. Creatività e valore nel capitalismo delle reti&lt;/span&gt;, Carocci, 2004.&lt;br /&gt;• Francesco Varanini, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Contro il management. La vanità del controllo, gli inganni della finanza e la speranza di una costruzione comune&lt;/span&gt;, Guerini e Associati, 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Testi per approfondimento:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;• Peter L. Berger and Thomas Luckmann, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;The Social Construction of Reality: A Treatise in the Sociology of Knowledge&lt;/span&gt;, Garden City, New York: Anchor Books, 1966; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La realtà come costruzione sociale&lt;/span&gt;, Bologna, Il Mulino, 1997.&lt;br /&gt;• Thomas Kuhn, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;The Structure of Scientific Revolution&lt;/span&gt;, Chicago, University of Chicago, 1962; tr. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La struttura delle rivoluzioni scientifiche&lt;/span&gt;, Torino, Einaudi, 1969.&lt;br /&gt;• Ikujiro Nonaka, Hirotaka Takeuchi, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;The Knowledge-Creating Company: How Japanese Companies Create the Dynamics of Innovation&lt;/span&gt;, Oxford: 1995; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;The Knowledge-Creating Company. Creare le dinamiche dell’innovazione&lt;/span&gt;, Milano Guerini e Associati, 1997.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Indicazioni per non frequentanti:&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Gli studenti possono rivolgersi al docente, durante l'orario di ricevimento o via mail (fvaranini@gmail.com), per avere suggerimenti in merito a come integrare la lettura dei testi d'esame, in particolare per quanto riguarda l'avvicinamento a concreti casi aziendali di Knowledge Management e alla scelta conseguente degli strumenti informatici più adeguati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-9046709118766652516?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/9046709118766652516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/10/knowledge-mangement.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/9046709118766652516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/9046709118766652516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/10/knowledge-mangement.html' title='Knowledge Mangement'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5654503320921965270</id><published>2010-08-28T18:45:00.003+02:00</published><updated>2010-08-28T19:27:09.246+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Hjelmslev e il prendere forma della conoscenza</title><content type='html'>Il modello di Hjelmslev ha un suo segreto fascino. Per la sua pulizia formale, e naturalmente sopratutto per il suo aspetto enantiomorfo. (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Enantiomorfismo&lt;/span&gt;: 'Rapporto di uguaglianza inversa tra due enti che pertanto risultano simmetrici rispetto a un piano, in modo che l’uno dei due enti possa considerarsi come l’immagine speculare dell’altro').&lt;br /&gt;Anche oggi, completamente tramontata la moda dalla semiotica, mi sembra che il modello continui a parlarci. &lt;br /&gt;E questo nonostante il modello si fondi sull'opposizione complementare 'espressione'&lt;span style="font-style:italic;"&gt; vs.&lt;/span&gt; 'contenuto', un'opposizione che appare malposta. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Contenuto&lt;/span&gt;, o &lt;span style="font-style:italic;"&gt;content&lt;/span&gt;, mi appare concetto fuorviante: il contenuto presuppone l'esistenza di un contenitore. Ma la conoscenza esiste a prescindere da un contenitore. Propendo quindi per l'opposizione 'espressione' &lt;span style="font-style:italic;"&gt;vs.&lt;/span&gt; 'conoscenza'.&lt;br /&gt;Una brevissima presentazione dell'Hjelmslev's Sign Model, e una provvisoria, ma indicativa, riflessione sul tema -orientata a legare semiotica e Knowledge Management- sta in &lt;a href="http://www.bloom.it/vara132.htm"&gt;questo mio breve testo&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5654503320921965270?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5654503320921965270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/hjelmslev-e-il-prendere-forma-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5654503320921965270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5654503320921965270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/hjelmslev-e-il-prendere-forma-della.html' title='Hjelmslev e il prendere forma della conoscenza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-853499133770949834</id><published>2010-08-03T19:01:00.008+02:00</published><updated>2010-08-05T20:22:03.510+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Coartata scientia iucunda non est. Ovvero: Nulla è superfluo nel costruire conoscenza</title><content type='html'>Mi è tornata in mente la frase di Ugo da San Vittore, filosofo e teologo vissuto attorno al 1100, dal mio punto di vista soprattutto maestro di quella disciplina che oggi chiamiamo ‘Knowledge Management’.&lt;br /&gt;Rivolgendosi ai suoi studenti, scriveva Ugo nel suo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Didascalcon&lt;/span&gt;: "sed dicis: ‘multa invenio in historiis, quae nullius videntur esse utilitatis, quare in huiusmodi occupabor?’ bene dicis. multa siquidem sunt in scripturis, quae in se considerata nihil expetendum habere videntur, quae tamen si aliis quibus cohaerent comparaveris, et in toto suo trutinare coeperis, necessaria pariter et competentia esse videbis. alia propter se scienda sunt, alia autem, quamvis propter se non videantur nostro labore digna, quia tamen sine ipsis illa enucleate sciri non possunt, nullatenus debent negligenter praeteriri. omnia disce, videbis postea nihil esse superfluum. coartata scientia iucunda non est."&lt;br /&gt;Spero che abbiate provato a capire, guidati magari dal ricordo di studi lontani, e comunque dalla curiosità e dal fiuto. È proprio quello che Ugo si aspetta da noi. Comunque ora vi propongo una traduzione: “Qualcuno potrebbe dire: ‘Trovo molte cose nella storia sacra che non sembrano essere di alcuna utilità; perché dovrei occuparmene?’. Rispondo dicendo che vi sono effettivamente nella Bibbia molte informazioni che considerate in se stesse non sembrano avere interesse particolare, eppure se le si mette in relazione con altre con le quali sono strettamente connesse e si prende attentamente in esame tutto il complesso, ci si accorge che anch’esse erano convenienti e necessarie. Alcune cose devono essere conosciute in se stesse, altre, sebbene non sembrino meritare le nostre fatiche, non devono affatto essere trascurate per negligenza, poiché senza di esse nemmeno le prime possono venire conosciute profondamente. Impara tutto, ti renderai conto dopo che nulla è superfluo. Una conoscenza limitata non dà piacere.”&lt;br /&gt;Ciò che per Ugo riassumeva la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;historia&lt;/span&gt;, era la Bibbia, il libro dove tutto è scritto. Noi, allo stesso modo, ci affacciamo sul Word Wide Web, questa immensa galassia che tutto potenzialmente contiene. Molte informazioni ci appaiono prive di qualsiasi utilità. Eppure se le poniamo in relazione con altre, e prendiamo consapevolezza della  rete che ne emerge, ci accorgiamo che è così che si costruisce conoscenza. La capacità sta nel dar valore ai segnali deboli, alle circostanze apparentemente casuali che ci spingono a tentare nuove connessioni.  Del resto, è così che funziona la nostra mente. &lt;br /&gt;Ugo ammoniva i suoi studenti, e anche noi: “Prendi in considerazione tutto, vedrai che poi nulla è superfluo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://www.intratext.com/IXT/LAT0506/"&gt;Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Didascalicon&lt;/span&gt; lo trovate qui&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Devo il mio interesse per il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Didascalicon&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; a Ivan Illich (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In the Vineyard of the Text. A Commentary to Hugh’s Didascalicon&lt;/span&gt;, Les Editions du Cerf, Paris, 1991; trad it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura&lt;/span&gt;, Milano, Raffaello Cortina Editore 1994).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-853499133770949834?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/853499133770949834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/coarctata-scientia-iucunda-non-est.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/853499133770949834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/853499133770949834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/coarctata-scientia-iucunda-non-est.html' title='Coartata scientia iucunda non est. Ovvero: Nulla è superfluo nel costruire conoscenza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-860345316544006194</id><published>2010-08-02T19:52:00.006+02:00</published><updated>2010-12-14T13:23:10.636+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='editoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPad'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><title type='text'>L'iPad è un vecchio libro e Steve Jobs un Gattopardo</title><content type='html'>In questa stagione di crisi, non può essere negato il plauso a chi -quasi fosse dotato di una bacchetta magica- trova ancora una volta una killer application. E quindi muove le acque, apre spazi di mercato.&lt;br /&gt;Dunque onore a Steve Jobs e all’iPad. Ma che tristezza vedere intelligenti e curiosi e creativi tecnici  e imprenditori muoversi pedestremente nella scia di Steve. E che tristezza nel cogliere il sospiro di sollievo che aleggia nelle case editrici -in particolare le più retrograde, abbarbicate al tradizionale modo di fare libri e periodici.&lt;br /&gt;Steve Jobs, con l’iPad, offre la comoda via d’uscita dall’impasse in cui colpevolmente le case editrici si sono impantanate. L’iPad sembra cancellare l’arretratezza. L’iPad permette di illudersi: permette di credersi adeguati ai tempi – pur non avendo fatto nulla per capire e per cambiare.&lt;br /&gt;Non critico l’orientamento a trarre profitto dalla situazione. Critico l’incapacità di guardare oltre la punta del proprio naso. Critico la pigrizia – da cui possono nascere solo business di poco respiro. Palliativi. Brodini caldi per tirare avanti qualche anno.&lt;br /&gt;Chi produce conoscenza organizzata in testi -romanzi, poesie, saggi, articoli- si è trovato nelle condizioni di definire il proprio ruolo, il proprio modo di agire. Dico ‘chi produce’ sapendo di mettere in un mazzo figure diverse: autori, editor e redattori, editori, interpreti di varia natura: recensori e professori e via dicendo.&lt;br /&gt;Il testo che ha sotto gli occhi l’autore mentre lo produce sul proprio computer è ben lontano dal testo ‘manoscritto’, a penna o con una macchina per scrivere. E’ un testo disancorato dal supporto, plastico, mutevole, sempre in fieri. Il testo riacquista la sua natura di tessuto, rete.&lt;br /&gt;Mi limito qui a questi accenni. Ma è chiaro che da questa diversa natura del testo emerge un cambiamento nel ruolo dell’autore, così come, di seguito, del ruolo di editor e redattori, editori, interpreti di varia natura.&lt;br /&gt;Non voglio considerare semplice il passaggio. Cambiare paradigma non è facile. Ciò è tanto vero che per descrivere il testo così come ci è messo a disposizione dal computer si è stati costretti ad inventare un nuovo temine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ipertesto&lt;/span&gt;. C’è dell’ironia in questo: la parola testo dice già tutto, ci parla di rete e di connessioni potenzialmente infinite. Ma per noi testo è sinonimo di libro. Non riuscendo a concepire un testo disancorato da un supporto -anche se così è, appunto, disancorato dal supporto, il testo che abbiamo sotto gli occhi- identifichiamo il testo con il libro.&lt;br /&gt;Non a caso si parla di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;content&lt;/span&gt;, o contenuto. Il contenitore, il libro, prevale sul contenuto, il testo. Così si continua a ‘vedere’ il testo come inevitabilmente ingabbiato in una forma data a priori, il libro. Obbligati dalla incombente presenza della forma libro si continua a pensare il testo come se fosse sequenziale, con un inizio ed una fine predefiniti. Si continua a pensare il testo come oggetto chiuso, non guardando alla realtà che vede il testo come oggetto di interazione, di lavoro collaborativo, tra soggetti diversi. I ruoli dell’autore, dell’editor, dell’editore, dell’interprete non riguardano né la letteratura né il testo: discendono dal dominio della forma-libro.&lt;br /&gt;La resistenza a cambiare, lo capisco, è grande. A ciò contribuisce l’ignoranza, la scarsa curiosità tecnologica, e direi sopratutto la speranza di tutti ‘gli operatori del settore’ di riuscire a difendere rendite di posizione che il vecchio contesto tecnologico garantiva.&lt;br /&gt;Ed ecco che arriva Steve Jobs con il suo iPad. Rendiamo merito a chi sa fare la mossa efficace nel momento meno sbagliato. (Certo il momento in cui si è mosso Jobs è meno sbagliato del momento in cui si è mosso Jeff Bezos. Eppure trovo in Kindle più meriti che nell’iPad).&lt;br /&gt;Ma in cosa sta il gioco di Jobs. L’avvento dell’iPad mette comodi tutti gli attori del processo - autori, editor, editori, interpreti. Tranquilli, tutto è come prima. Una sola banale, scontata, già da tempo annunciata differenza. Gli stabilimenti di stampa e confezione sono morti. Per il resto, tutto uguale. Il testo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;chiuso in redazione&lt;/span&gt; è pubblicato anziché su carta, secondo la tecnologia nota dai tempi di Gutenberg, tramite una nuova modalità. Resta però un codice chiuso. Che rende indispensabile la mediazione dell’editore. Che garantisce la permanenza come prima dei ruoli degli editor e degli interpreti. Che risolve il complesso tema del ‘diritto d’autore’ nel vecchio modo: attraverso la mediazione dell’editore.&lt;br /&gt;Con l’iPad, si perpetua l’equivoco tra libro e testo. Il testo digitale, liberatorio frutto del computing, ci appariva nativamente disancorato dal supporto, plastico, mutevole, sempre in fieri, tessuto, rete. Eppure non viveva la vita che la sua natura gli permetteva, perché era poi stampato, chiuso nella forma libro.&lt;br /&gt;Oggi, con l’iPad -strumento che appare come meraviglia tecnologica, manifestazione di quello stesso computing che aveva liberato il testo dalla forma-libro- tutto resta come prima, o finisce per essere peggio di prima: il testo è chiuso nella forma proposta all’universo mondo da Steve Jobs.&lt;br /&gt;Gli editori di tutto il mondo pendono oggi dalle labbra di Steve Jobs. E si fanno per il futuro schiavi o ancelle del business di Steve Jobs.&lt;br /&gt;La letteratura resa possibile dalla codifica digitale dei testi sta comunque nascendo. Ma soccorsi da Jobs tutti coloro che non volevano vedere possono continuare a non vedere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-860345316544006194?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/860345316544006194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/lipad-e-un-vecchio-libro-e-steve-jobs.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/860345316544006194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/860345316544006194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/08/lipad-e-un-vecchio-libro-e-steve-jobs.html' title='L&apos;iPad è un vecchio libro e Steve Jobs un Gattopardo'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-4523523666281925331</id><published>2010-07-14T16:00:00.007+02:00</published><updated>2011-06-18T09:54:38.286+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>I colpi al cuore di J. D. Ballard. O i ricordi liberati dalla forma.</title><content type='html'>Dagli studenti c'è sempra da imparare. E l'apparentemente innocuo riferimento ad una parola -in superficie una espressione tecnica, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;record&lt;/span&gt;- apre terreno ad una riflessione che mi allarga l'orizzonte.&lt;br /&gt;Uno studente che, come dovrebbe sempre essere, lavora da tempo a una tesi centrata su un tema di personale interesse: i romanzi di J. D. Ballard intesi come testi, intesi a prescindere dalla forma-libro, mi scrive.&lt;br /&gt;"Il mio obiettivo è la laurea", ma "non mi interessa una grande votazione". Mi dispiace "da un punto di vista personale passare per arrogante o cose del genere, perché so che ho un modo di esprimere con forza dei giudizi magari superficiali dettati dall'entusiasmo del momento". Con riferimento alle tante fonti prese in considerazione nota che "alcuni approfondimenti mi sembravano indispensabili (Freud e McLuhan sono citati dallo stesso Ballard)". "Poi mi rendo conto che per seguire un percorso di ampio respiro sulle cose che mi appassionano mi ci sarebbero voluti anni".&lt;br /&gt;Quindi -ricordo che si tratta di una laurea in Informatica Umanistica- parla di  come procedere. "Dal punto di vista tecnico potrei cominciare col formattare una porzione di testo per inserirla in un database. Più che come narrativa non sequenziale il romanzo in questione potremmo vederlo come un insieme di record di incidenti, non so se è azzardata..."&lt;br /&gt;Gli rispondo.&lt;br /&gt;No, l'idea di considerare il romanzo come un insieme di oggetti di conoscenza che parlano di incidenti non è azzardata. Anzi, è del tutto pertinente.&lt;br /&gt;Ti propongo però una riflessione sul senso profondo di quello che scrivi, che è anche una riflessione sul 'metodo informatico', un discorso che in parte abbiamo già fatto a voce.&lt;br /&gt;Mi  pare fuorviante pensare a un data base come supporto alternativo al libro, perché in realtà tra forma-data base e forma-libro non c'è differenza. C'è a fondamento in entrambi i casi un modello definito a priori, un modello nel quale è chiuso il testo, ridotto a 'contenuto'; 'contenuto', appunto, dipendente dal 'contenitore'.&lt;br /&gt;Insomma, guardando ai supporti, o forme della conoscenza, l'Informatica 'normale' fa riferimento alla forma-data base, in realtà è una forma recentissima, apparsa sulla scena negli anni Sessanta del secolo scorso. Una forma che comunque non apporta niente di nuovo, figlia come è dello stesso paradigma che ha generato la forma-libro.&lt;br /&gt;Perciò, d'accordo, per tutti i romanzi di Ballard, e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Crash&lt;/span&gt; in maniera esemplare, si può dire che si tratta di un "insieme di record di incidenti". Ma quello che dici con questa affermazione va ben oltre quello che appare. Perché non c'è motivo di fermarsi al senso stretto che il termine &lt;span style="font-style:italic;"&gt;record&lt;/span&gt; ha in Informatica.&lt;br /&gt;Record in Informatica, o meglio in Computer Science è "a group of data or piece of information preserved as a unit in machine-readable form", e quindi, con più precissione "a data structure designed to allow the handling of groups of related pieces of information as though the group was a single entity". Ecco quindi che l'informatica presuppone che per conservare un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ricordo&lt;/span&gt; si debba accettare una struttura, un modello dei dati definito a priori.&lt;br /&gt;Ma il processo di costruzione della conoscenza del poeta e del romanziere, così come il processo di costruzione di conoscenza dell'imprenditore e in genere di chiunque lavora - per non andare lontano il processo di costruzione della conoscenza di Ballard - non è questo. La struttura data a priori non è necessaria, e tantomeno è indispensabile.&lt;br /&gt;Perciò se metti il testo su un data base lo chiudi in una gabbia - una gabbia differente da quella del libro, ma sempre una gabbia.&lt;br /&gt;Il tuo intento mi pare diverso. Dunque ti serve un paradigma informatico diverso. Penso al Web Semantico. Forse anche qui dovremmo scavare dietro alle parole. Non a caso i francesi traducono 'la Toile', ma può andar bene anche 'la Rete'. Il testo è una rete. Ogni testo 'd'autore' è una una porzione dell'infinita rete testuale -possiamo chiamarla 'letteratura', Juri Lotman paarlava di 'semiosfera', ma secondo me a ben guardare non siamo lontani da quell'entità che Marx nei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Grundrisse&lt;/span&gt; chiamava General Intellect.&lt;br /&gt;Così ti consiglio di codificare il testo secondo lo standard TEI. Al di là della cavillosa e talvolta difensiva maniera unoiversitaria di intendere la 'codfica digitale dei testi'. Il testo marcato con metatag è un testo libero da forme date a priori, sia del tipo libro, sia del tipo data base. Le marcature, i 'metatag', permettono di muoversi all'interno del testo e nel suo intorno. 'Intorno': il 'testo' può essere osservato a partire da un qualsiasi nodo della rete; ogni testo non è appunto che il modo peculiare  di connettere tra di loro nodi della rete. I metatag appunto descrivono (esplicitano) queste peculiarità.&lt;br /&gt;Così riacquista senso il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;record&lt;/span&gt;. Purché si faccia caso a dove cade l'accento. In inglese è accettata sia la pronuncia 'récord' che 'recórd'.  Pronunciandolo con l'accento sulla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;e&lt;/span&gt;, come facciamo comunemente noi italiani, ci allontaniamo dall'italiano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ricordo&lt;/span&gt; - perdendoci in un astratto linguaggio tecnico.&lt;br /&gt;Italiano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ricordo&lt;/span&gt;, inglese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;record&lt;/span&gt;: è il latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;recordari&lt;/span&gt;: 'rammemorare', 'richiamare alla mente'," da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;re-&lt;/span&gt; 'movimento all'incontrario', 'restaurare'; inglese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;restore&lt;/span&gt;, e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cordis&lt;/span&gt;, 'cuore'.  La metafora lega il cuore alla mente: senza emozione, senza soprassalto del cuore non c'è memoria, ricordo. Vedi in inglese &lt;span style="font-style:italic;"&gt;learn by heart&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;to get by heart&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Così, mi pare, si torna a Ballard. Ogni &lt;span style="font-style:italic;"&gt;crash&lt;/span&gt; è un colpo al cuore - più il mondo insano ci rende impermeabili agli accadimenti, impermeabili alle emozioni, duri di cuore, più abbiamo bisogno di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;nuovi record&lt;/span&gt;, esperienze-limite, oltre i confini del già vissuto. E ogni incidente, ogni accadimento, ogni circostanza è un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ricordo&lt;/span&gt;, o &lt;span style="font-style:italic;"&gt;record&lt;/span&gt; che dir si voglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-4523523666281925331?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/4523523666281925331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/07/i-colpi-al-cuore-di-j-d-ballard-o-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4523523666281925331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4523523666281925331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/07/i-colpi-al-cuore-di-j-d-ballard-o-i.html' title='I colpi al cuore di J. D. Ballard. O i ricordi liberati dalla forma.'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-6370082550401745411</id><published>2010-06-12T18:56:00.003+02:00</published><updated>2010-06-12T19:06:09.549+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><title type='text'>Computer: storia di una parola</title><content type='html'>Il verbo latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;putare&lt;/span&gt; -pensare, giudicare, credere, stimare, supporre, immaginare- risale ad una originaria idea di 'tagliare'. &lt;br /&gt;Da qui si passa, cercando la precisione, al 'calcolare', 'conteggiare', 'determinare un valore numerico'. Lo si fa attraverso due verbi: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computare&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;supputare&lt;/span&gt;. Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cum&lt;/span&gt;, 'con', rimanda all'idea di insieme, di classe. Supputare (sub putare) allude con più precisione al campo della matematica: sub, 'sotto', descrive tempo e ambito, territorio logico all'interno del quale il calcolo può essere ritenuto valido. &lt;br /&gt;Il calcolo di una posizione astrale, il calcolo di un arco temporale all'interno di un calendario, la stima del valore di un bene: tecnicamente si tratta di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;supputatio&lt;/span&gt;. Ma i due verbi, e i sostantivi &lt;span style="font-style:italic;"&gt;supputatio&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computatio&lt;/span&gt;, e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;supputator&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computator&lt;/span&gt;, si sovrappongono. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Computatio&lt;/span&gt;, forse proprio perché espressione meno tecnica, più vicina al senso comune, finisce per  prevalere. Così in latino, così in italiano, in spagnolo, in francese e -attraverso il francese- in inglese.  &lt;br /&gt;L'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Oxford Dictionary&lt;/span&gt; data al 1610 &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computator&lt;/span&gt;, e -con pressoché identico significato- data al 1646 &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computer&lt;/span&gt;: “one who computes, a calculator, reckoner, a person employed to make calculations in an observatory, in surveying, etc.”. &lt;br /&gt;Charles Babbage, nella prima metà del 1880, chiama la sue macchine &lt;span style="font-style:italic;"&gt;engines&lt;/span&gt;, ma verso la fine del diciottesimo secolo si intendeva ormai per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computer&lt;/span&gt; non solo una persona, ma anche una macchina. La nuova accezione del termine, però, sfugge ai pur occhiuti redattori dell'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Oxford English Dictionary&lt;/span&gt;. Non appare nell'edizione del 1928 alla lettera C. E non potevamo aspettarcelo, perché il fascicolo era stato stampato nel 1893. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Computer&lt;/span&gt;, però, non appare nemmeno nel &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Supplement&lt;/span&gt; del 1933 – eppure in quegli anni, al MIT e altrove, le macchine per computare esistevano, e si chiamavano con quel nome. La lacuna è colmata nel nuovo Supplement del 1987. Lì troviamo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;computer&lt;/span&gt; nel senso di “A calculating machine; especially an automatic electronic device for performing  mathematical or logical operations”.&lt;br /&gt;Per datare la  parola si deve tornare a sfogliare vecchie riviste. Si risale così fino al 22 gennaio 1897: su &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Engineering&lt;/span&gt;, si può leggere: “This was (...) a computer made by Mr. W. Cox. He described it as of the nature of a circular slide rule.”. E' ancora 'mechanical calculating machine'. &lt;br /&gt;Di “electronic machine”, “programmable digital electronic computer”, si inizia a parlare nel 1937. Il termine è ancora nuovo, ma ormai di uso comune in ambiente scientifico e militare, quando nel 1946 inizia a funzionare  l'ENIAC: Electronic Numerical Integrator And Computer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Questa scheda etimologica nasce dal lavoro che narro in questo blog. Ma nella sua concisa forma qui presentata, 2.500 battute, è destinata ad apparire sulla rivista &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sviluppo &amp; Organizzazione&lt;/span&gt;, dove appunto conduco la rubrica &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le parole del manager&lt;/span&gt;. Stesso titolo, Le parole del manager, ha il libro apparso presso Guerini ed Associati nel 2006. Presumibilmente questa scheda sarà quindi compresa anche nelle &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nuove parole del manager&lt;/span&gt; che prima o poi pubblicherò in volume).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-6370082550401745411?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/6370082550401745411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/06/computer-storia-di-una-parola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6370082550401745411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6370082550401745411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/06/computer-storia-di-una-parola.html' title='Computer: storia di una parola'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-7397166505876582813</id><published>2010-05-01T15:10:00.003+02:00</published><updated>2010-05-01T15:41:13.299+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>Alla ricerca di un libro futuro</title><content type='html'>Come affermo qui a lato, nelle parole di presentazione di questo blog, sto scrivendo un testo che si propone di gettare qualche cono di luce su un tema che mi è sempre stato a cuore: come si creano e si condividono conoscenze. Di questo testo, in questo blog, non trovate che tracce, frammenti. &lt;br /&gt;Sto scrivendo un 'testo', non un 'libro'. Testo ancora ingarbugliato, da dipanare. Scrivere un testo pensando già ad un libro, e scrivere invece accettando la complessità del testo, sono operazioni ben diverse. Scelgo la seconda via: scrivendo con un word processor, come sto facendo ora, posso accumulare, fidandomi dell'ordine interno che il testo via via assume. Così come -tramite un motore di ricerca- ci si muove nel Web, senza pretendere che la gran massa di conoscenze sia ssoggettato ad un previo ordine, posso ben muovermi nel testo che io stesso scrivo. &lt;br /&gt;Posso pensare che una persona diversa da me, un 'lettore, possa accedere a questo testo muovendosi anche lui tramite un motore di ricerca. Posso pensare che il testo possa essere percorso e segmentato in modi diversi. In questo senso, si può dire che un testo può generare enne libri. &lt;br /&gt;"Probabilmente il testo sarà pubblicato anche sotto forma di libro", aggiungevo, sempre nel testo che trovare qui a lato. E infatti, d'accordo con un editore di libri cui sono affezionato, mi sono trovato a pensare ad un possibile libro. Perciò ho scritto una scheda editoriale. &lt;br /&gt;Ho mandato la scheda al mio editor. Qualche giorno fa ho ricevuto risposta: "ho parlato della tua proposta in riunione editoriale. A tutti noi è sembrato che l'argomento sia interessante ma così come l'hai esposto tu nella scheda troppo difficile, ci sembra più da corso universitario,  molto tecnico e difficile per un pubblico più vasto".&lt;br /&gt;Ho risposto: "So che devo ancora dipanare un po' ilgarbuglio, ma sono convinto di poter parlare di questi temi, o di parte di questi temi, in modo veramente semplice e scorrevole. Sono convinto di poter scrivere su questi argomenti un testo leggibile come&lt;br /&gt;un romanzo".&lt;br /&gt;Credo che si possa lavorare al contempo in due direzioni: da un lato si accumula materiale; dall'altro si preparano estrazioni più o meno organizzate, in funzioni di un uditorio. Non a caso coì lavora qualsiasi narratore. &lt;br /&gt;Così, pensando ad un libro  di duecento pagine, avendo in mente quella casa editrice e quella collana, mi sono impegnato a scrivere una nuova scheda. &lt;br /&gt;Intanto propongo qui la scheda che è stata giudicata troppo tecnica e difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto oggigiorno passa attraverso la mediazione dell'informatica. L'informatica interpreta e definisce i modi del conoscere e dell'agire umano. La nostra vita quotidiana, nel lavoro e in ciò che facciamo per piacere e per divertimento. La cura della salute e la gestione del denaro. Il funzionamento delle imprese private e della pubblica amministrazione, così come ogni manifestazione della cultura e dell'economia. Qualsiasi attività presuppone l'uso di interfacce hardware. Qualsiasi attività presuppone l'intervento di un software. &lt;br /&gt;Ma ben poco sappiamo di 'come funziona' tutto questo. Gli specialisti ci affliggono con sigle e definizioni tecniche, perlopiù espresse in lingua inglese. Cosicché noi, frenati dal timore dell'ignoto, scegliamo di vivere nell'ignoranza.&lt;br /&gt;Di fronte a sistemi che ci appaiono astrusi, troppo lontani da noi, mossi da un comprensibile atteggiamento difensivo ci sforziamo di non vedere, chiudendoci in un futuro inteso come prosecuzione del passato. Autoconvincendoci che 'nulla è cambiato', ci rifugiamo nel legame affettivo con strumenti che usiamo da tempo immemorabile: carta, penna, libro.&lt;br /&gt;Invece, proprio dall'osservare come sta cambiando sotto i nostri occhi il senso dello 'scrivere' e del 'leggere', proprio dall'osservare come sta cambiando, in senso lato, il modo di produrre, conservare e condividere conoscenza, possiamo prendere spunto per un viaggio appassionante. &lt;br /&gt;Il libro non è certo destinato a scomparire, mantiene il suo fascino e la sua concreta utilità, ma il confronto con altri mezzi già oggi disponibili ci illumina sui suoi limiti. La tecnologia implicita nel libro impone ai testi – che sono tessuti, reti–  una struttura sequenziale. Ogni libro è chiuso in se stesso. Il libro subordina il pensiero ad un programma: ad una forma definita a priori. Il libro implica il controllo: non esiste senza la mediazione di un editore.&lt;br /&gt;Proprio guardando al libro, alla sua funzione ed alla sua natura tecnica, abbiamo modo di svelare l'arcano. L'informatica è per un verso nient'altro che l'estrema manifestazione della forma libro. Un sistema di macchine teso ad espandere e a rendere più efficace il modello implicito nel libro. Ma al contempo, per un altro verso, l'informatica offre ad ognuno di noi un approccio alla conoscenza né migliore, né peggiore dell'approccio implicito nel libro, ma diverso. &lt;br /&gt;In questa ottica, scrittura e lettura ci appaiono come un'unica attività. Autore e lettore ci appaiono come un'unica persona; il testo ci appare come una rete in continuo divenire, slegato dalla pagina, dalla carta, da un qualsiasi supporto, eppure accessibile tramite strumenti e supporti diversi; sfuma fino a scomparire il confine tra oralità e scrittura; sfuma anche il confine tra testo alfabetico e musica ed arti visuali; al controllo e all'ottimizzazione si sostituisce l'attenzione all'istante, la ricerca di risposte imperfette ma tempestive, adeguate alla situazione. In luogo di scuole vincolate ad un programma, in luogo di biblioteche accuratamente schedate, il Web, il motore di ricerca ci collocano in un luogo dove la conoscenza emerge in forme sempre nuove, in funzione di quello che serve qui ed ora. &lt;br /&gt;Poiché nessun linguaggio tecnico è veramente necessario, ed anzi il linguaggio tecnico è molto spesso l'alibi di chi non sa, o non vuole spiegarsi, nel libro che avete in mano non troverete nient'altro che narrazioni. Dunque, il romanzo dell'informatica, o l'informatica come romanzo. &lt;br /&gt;Storie singolari: Bacone e le sue Tabulae instantiarum; il Sistema Naturae di Linneo; Charles Babbage alle prese con il sogno dell'Analytical Engine; Vannevar Bush e il suo Memex; Doug Engelbart, sul finire del 1968, mentre mostra a una platea di tecnologi stupiti il primo personal computer, il primo mouse, il primo programma di scrittura.&lt;br /&gt;Ma anche e sopratutto, filosofia. L'informatica è la prosecuzione della filosofia con altri mezzi. Non a caso nel dominio dell'informatica ritroviamo puntualmente ognuna delle ben note categorie: scolastica, metafisica, idealismo, fenomenologia, positivismo e filosofia analitica... Accade però che mentre i filosofi –nulla supponendo di questa contiguità– si isolano in una torre d'avorio quanto più possibile lontana dalla tecnologia, la progettazione e la gestione delle macchine e degli strumenti deputati alla creazione, alla conservazione e e alla condivisione della conoscenza è lasciata in mano a specialisti che adorano la tecnologia come feticcio.&lt;br /&gt;E poesia. Goethe sapeva trattare lo stesso tema scientifico-tecnologico con la stessa chiarezza ed esattezza sia in versi dedicata all'amata, sia in saggi destinati ad 'addetti ai lavori'. Ecco così il poeta-scienziato che osserva una pianta nell'Orto botanico dell'Università di Padova. Gli sovviene l'idea della 'forma formante' –  per noi oggi: la forma della conoscenza che costruiamo attimo dopo attimo interagendo con il Web. Forma che si oppone alla ­­schematica classificazione di Linneo – per noi: la forma-libro.&lt;br /&gt;­Fino all'ultima narrazione: l’ultimo libro sarà un libro giallo. Per un doppio ordine di motivi. Innanzitutto perché nessun testo come il romanzo giallo è consono alla forma-libro. Il libro presuppone la lettura sequenziale, pagina dopo pagina; ed il romanzo giallo tiene avvinto il lettore, obbligandolo alla sequenza, imponendogli di leggere dalla prima all'ultima pagina. Ma c'è, a spiegare l'attualità del romanzo giallo, un secondo ordine di motivi. Il romanzo giallo ci appare attuale, necessaria lettura, perché ci allena a quel lavoro mentale che ci è proposto oggi dall'uso del personal computer, ed in genere dagli strumenti informatici. &lt;br /&gt;Il lavoro dell’investigatore che sbroglia il garbuglio e che costruisce un mondo a partire da tracce e segnali deboli, è lo stesso lavoro che ci troviamo a svolgere quando, invece di leggere un libro scritto da altri, ci troviamo a costruire conoscenza muovendoci nell'incerto mare del Web, muniti di un motore di ricerca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-7397166505876582813?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/7397166505876582813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/05/alla-ricerca-di-un-libro-futuro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/7397166505876582813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/7397166505876582813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/05/alla-ricerca-di-un-libro-futuro.html' title='Alla ricerca di un libro futuro'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8499349755108788410</id><published>2010-03-18T23:00:00.005+01:00</published><updated>2010-03-18T23:33:47.332+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>La poesia come musica: un esperimento di transcodifica</title><content type='html'>&lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/scrivere-con-la-voce.html"&gt;Con la codifica digitale dei testi ci appare assottigliato e riconfigurato il confine tra oralità e scrittura&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Allo stesso modo, la codifica digitale ci mostrra assottigliato e riconfigurato il confine tra poesia e musica.&lt;br /&gt;Con &lt;a href="http://www.maurograziani.org/bio_pages/MG_Bio.html"&gt;Mauro Graziani&lt;/a&gt; ragionavamo qualche anno fa a proposito di questo confine. Mi venne da chiedergli una 'musica da ambiente' adeguata alla lettura di una mia poesia. Mauro rispose da musicista e da programmatore. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.bloom.it/graziani3.htm"&gt;Qui trovate traccia dell'esperimento&lt;/a&gt;: dalla poesia alla musica attraverso il codice.&lt;br /&gt;Un esperimento che ci fa fare qualche piccolo passo lungo un cammino impervio e misterioso, ma credo anche ricchissimo.&lt;br /&gt;Buona lettura e buon ascolto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8499349755108788410?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8499349755108788410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/03/la-poesia-come-musica-un-esperimento-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8499349755108788410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8499349755108788410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/03/la-poesia-come-musica-un-esperimento-di.html' title='La poesia come musica: un esperimento di transcodifica'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1440650947963598812</id><published>2010-02-27T19:30:00.013+01:00</published><updated>2011-03-09T19:43:44.640+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>Tecnologie dell'Informazione e produzione di letteratura 2009-2010</title><content type='html'>Così come ho pubblicato in questo blog il programma del corso di &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/organizzazione-di-conoscenze-e-di.html"&gt;Organizzazione di conoscenze e di attività&lt;/a&gt;, pubblico il programma di questo corso. Perché il tema è vicinissimo agli argomenti toccati in questo blog, e perché il ragionare con gli studenti a proposito di questi temi è un momento fondamentale nella costruzione del mio punto di vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Corso di studi: Laurea triennale Interfacoltà in Informatica Umanistica&lt;br /&gt;Università di Pisa&lt;br /&gt;Docente Francesco Varanini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anno Accademico 2009-2010. (Il programma degli anni precendenti lo trovate &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/tecnologie-dellinformazione-e.html"&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Argomento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In virtù dell'uso di strumenti informatici  cambiano la modalità della comunicazione e dell'interazione sociale: telefonia cellulare su base digitale, sms, networking, istant messanging ecc.&lt;br /&gt;Cambia anche il modo di lavorare: il personal computer, o il terminale connesso al server sono il tramite al quale svolgiamo ogni attività.&lt;br /&gt;Ma cambia anche il modo di produrre testi letterari ed il modo di  fruirne.&lt;br /&gt;Personal computer, piattaforme web 2.0, word processor, motori di ricerca, e book, editoria on demand, portano con sé  un nuovo modo di scrivere e di leggere. Scrivere con un word processor, una tastiera ed un mouse, è operazione ben diversa dal vergare segni su un foglio tramite una penna. Leggere un testo sotto forma di libro, tramite e book, tramite schermo di computer, è operazione diversa.&lt;br /&gt;Siamo dunque di fronte ad un cambiamento che ci porta a guardare oltre il tradizionale modo di 'produrre letteratura'.&lt;br /&gt;Ciò che chiamiamo 'letteratura' ci appare, nel nuovo contesto, in una luce diversa. L'oggetto simbolico al quale è tradizionalmente legata la produzione di letteratura -il libro-, se certo ha ancora un futuro, tende a perdere la sua indiscussa centralità.&lt;br /&gt;Cambia il ruolo dell'autore, dell'interprete e del lettore.&lt;br /&gt;Possiamo dunque chiederci: come si scriveranno e come si leggeranno opere letterarie in un prossimo futuro? Come si farà critica letteraria?&lt;br /&gt;Nel ragionare attorno a questi interrogativi, si lavorerà in particolare su quel testo che ci siamo abituati a chiamare 'romanzo'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Testi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il programma prevede lo studio di:&lt;br /&gt;Ivan Illich, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;In the Vineyard of the Text. A Commentary to Hugh’s Didascalicon&lt;/span&gt;. Les Editions du Cerf, Paris, 1991, trad it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura&lt;/span&gt;, Milano, Raffaello Cortina Editore 1994.&lt;br /&gt;Francesco Varanini, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24567746/Francesco-Varanini-Un-certo-tipo-di-letteratura"&gt;“Un certo tipo di letteratura”&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Francesco Varanini, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/18237293/Francesco-Varanini-La-Restituzione-Poetica-o-il-Ricercatore-Debole"&gt;“La restituzione poetica”&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;Francesco Varanini, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24624819/Francesco-Varanini-Romanzo-Come-Baule-Or-novel-without-bookishness"&gt;“Il romanzo come baule”&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;Francesco Varanini &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/24848495/Francesco-Varanini-Elio-Antonio-de-Nebrija-L-Impero-della-Lingua-o-la-lingua-dell-Impero"&gt;“Nebrija: L'impero della lingua o la lingua dell'impero”&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Francesco Varanini,&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/27577079/Francesco-Varanini-L-Anonimo-Cantore"&gt;"L'anonimo cantore"&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Esercitazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il programma prevede inoltre la lettura di uno o più dei seguenti romanzi (o di altri testi narrativi concordati con il docente).&lt;br /&gt;Letto il romanzo lo studente -mettendo in gioco le proprie competenze informatiche- dovrà stendere, e nei limiti del possibile sviluppare progetto teso a liberare un romanzo dalla forma del libro.&lt;br /&gt;Ad esempio: ripresentazione del romanzo sotto forma di ipertesto; modellizzazione del testo in un data base offerto alla consultazione del lettore; indicizzazione del testo allo scopo di renderlo fruibile tramite motore di ricerca; costruzione di un ipertesto; costruzione di un testo multimediale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Witold Gombrowicz, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ferdydurke&lt;/span&gt;, Ròj, Varsavia, 1937 (ma con data 1938). Con lo stesso titolo, in spagnolo: Argos, Buenos Aires, 1947; in francese: Julliard, Paris, 1958; e in italiano Einaudi, Torino, 1961 (trad. incompleta, basata sulla trad. francese, a sua volta originata dall’ed. in spagnolo). Le diverse modifiche che differenziano l’ed. spagnola da quella del ’37 sono mantenute dall’autore nell’ed. polacca del 1969 (Instytut Literacki, Paris), da cui la trad. it. di Vera Verdiani: Ferdydurke, Feltrinelli, Milano, 1993.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberto Arbasino, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fratelli d'Italia&lt;/span&gt;. Prima edizione, Feltrinelli, 1963. pp. 532;  Seconda edizione Einaudi, 1976. pp. 663. Terza edizione Adelphi, 1990. pp. 1130.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Julio Cortázar, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rayeula&lt;/span&gt;, Sudamericana, Buenos Aires, 1963. Traduzioni: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il gioco del mondo&lt;/span&gt;, Einaudi, Torino, 1969; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Marelle&lt;/span&gt;,  Gallimard, Paris, 1966; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hopscotch&lt;/span&gt;, Pantheon Books, New York, 1966; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rayeula. Himmel und Hölle&lt;/span&gt;, Suhrkamp, 1981; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;O Jógo da Amarelinha&lt;/span&gt;, Rio de Janeiro, Civilização Brasileira, 1970.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guillermo Cabrera Infante, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tres tristes tigres&lt;/span&gt;, Seix Barral, Barcelona 1967; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tre tristi tigri&lt;/span&gt;, Il Saggiatore, Milano 1976.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Philip K. Dick, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ubik&lt;/span&gt;, Doubleday, New York, 1969; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ubik, mio signore&lt;/span&gt;, La Tribuna, Piacenza 1972, poi Ubik, Fanucci, Roma1989 e 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raymond Carver, “A Small Good Thing”, racconto di 25 pagine, esce in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prize Stories 1983: The O.Henry Awards&lt;/span&gt;, Doubleday, New York, 1983. Carver aveva vinto il primo premio in quel concorso. Il racconto esce poi in Raymond Carver, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Cathedral: Stories&lt;/span&gt;, Random House, New York, 1984. Successivamente, è riproposto in Raymond Carver, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Where I’m Calling From: Selected Stories&lt;/span&gt;, Random House, New York, 1988. &lt;br /&gt;In italiano si trova in tre diverse versioni, lievemente diverse: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Cattedrale&lt;/span&gt;, Oscar Mondadori; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Da dove sto chiamando&lt;/span&gt;, Minimum Fax, Roma,1999; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Principianti&lt;/span&gt;, Einaudi, Torino, 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thomas Pynchon, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gravity Rainbow&lt;/span&gt;, Viking Press, New York, 1973, trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'arcobaleno della gravit&lt;/span&gt;à, Rizzoli, Milano, 1999.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Georges Perec, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Vie mode d'emploi&lt;/span&gt;, Gallimard, Paris, 1978; trad it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La vita, istruzioni per l'uso&lt;/span&gt;, Milano, Rizzoli, 1984.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italo Calvino, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se una notte d'inverno un viaggiatore&lt;/span&gt;, Einaudi, Torino, 1979.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo Busi, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vita standard di un venditore provvisorio di collant&lt;/span&gt;, Mondadori, Milano 1985. Seconda edizione riveduta, Oscar Mondadori 1991. Terza edizione (“iniziato nel 1979, pubblicato nel 1985, revisionato dal 1991 al 1996, totalmente riscritto nel 2001, con episodi inediti e un nuovo finale”, Oscar Mondadori 2002). Quarta edizione riveduta 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nota&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli studenti, sia frequentanti che non frequentanti, sono invitati a inviare una e-mail al docente. Saranno periodicamente forniti materiali didattici inerenti all'insegnamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1440650947963598812?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1440650947963598812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/02/tecnologie-dellinformazione-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1440650947963598812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1440650947963598812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/02/tecnologie-dellinformazione-e.html' title='Tecnologie dell&apos;Informazione e produzione di letteratura 2009-2010'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-1352238809892400542</id><published>2010-02-20T19:10:00.006+01:00</published><updated>2010-02-20T19:27:52.657+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><title type='text'>Vannevar Bush</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Professore, imprenditore, tecnologo, capoprogetto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Esemplare esponente della cultura che pone al centro l'innovazione tecnologica- scienza e industria insieme, ricerca di base ma anche orientamento all'alla killer application, all'uso pratico- è Vannevar Bush. Lavora alla General Electric. Quindi si laurea in ingegneria elettrica al MIT. Lì è ricercatore dal 1919, professore dal 1923, tra il '32 e il '38 Vice President e Dean.&lt;br /&gt;Contemporaneamente, è decollata la carriera di imprenditore. Sono gli anni delle automobili, frigoriferi e radio., Nel '22 Bush, trentaduenne, fonda con il compagno di college Laurence K. Marshall una società destinata a produrre frigoriferi, secondo la tecnologia di un giovane scienziato, Charles G. Smith. Ma sarebbe un fallimento, se non si scoprisse fortuitamente che la tecnologia può servire ad altro. Il tubo raddrizzatore Raytheon a gas inerte permette di sostituire alla batteria l'alimentazione tramite corrente elettrica. Solo così l'apparecchi radio può entrare in ogni casa. (Raytheon cresce con radar nella seconda guerra mondiale con i radar, poi con i missili. Nella seconda metà del ventesimo secolo, e ancora nel ventunesimo, è impresa leader nel settore aerospaziale, e in tecnologie al confine con la science fiction: esoschletri per potenziare le capacità del corpo umano).&lt;br /&gt;Intanto, dal 1927, Bush, presso il MIT, lavora al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Differential Analyser&lt;/span&gt;, computer analogico in grado di risolvere equazioni differenziali: ne più ne meno, la macchina di Babbage in versione elettronica, anche se ancora basata su ingombranti valvole. (Lavorando al progetto uno studente, che è Claude Shannon, disegna il primo circuito digitale).&lt;br /&gt;Nella seconda metà degli anni trenta, in una situazione di crisi globale e di guerra incombente, si fa promotore di una agenzia governativa destinata a coordinare e indirizzare a fini militari l'innovazione tecnologica di Università e imprese private. All'inizio del 1940, nel Congresso, la discussione sul National Defense Research Committee procede a rilento. In maggio, quando ormai la Germania ha invaso la Francia, Bush non si perita ad usare lobby e contatti privati per incontrare Roosevelt. In dieci minuti, il 12 giungo 1940 il Presidente approva il progetto. Nel 1941 il NDRC confluisce nell'Office of Scientific Research and Development (OSRD). Bush, direttore dell'OSRD, coordina oltre 200 progetti scientifico-militari, tra cui il Progetto Manhattan (bomba atomica, fino al '43, quando passerà sotto la gestione dell'Esercito), radar, sonar, sistemi di puntamento, produzione massiva di penicillina e sulfamidici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1945&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Bush nel 1945: mentre è impegnato a governare il nascente apparato militare-industriale, tira fuori dal cassetto e pubblica uno scritto di forse dieci anni prima.&lt;br /&gt;Mentre come project manager organizza il lavoro di migliaia di persone, sente il bisogno di organizzare le proprie conoscenze, meglio: l'accrescimento delle proprie conoscenze.&lt;br /&gt;Negli anni in cui scienza e tecnologia vanno verso l'estrema specializzazione, Bush ricorda a se stesso, e a noi, l'importanza della visione di sintesi, personale e creativa.&lt;br /&gt;Negli anni in cui, con il contributo personale di Bush, si affermano i grandi sistemi tecnologici orientati al controllo, sistemi totali che schiacciano l'uomo e tolgono autonomia e centralità alla persona, Bush pensa alla persona sola al centro del proprio mondo, intenta a costruire conoscenza, intenta a sbrogliare il groviglio. Pensa a come la capacità umana di lavorare devanandose los sesos possa accrescersi esponenzialmente, se la mente umana lavora accoppiata ad una macchina. Pensa a testi liberati dalla sequenzialità, liberati dalla gabbia del libro.&lt;br /&gt;Pensa quello che sarà il personal computer, quello che sarà l'ipertesto, il Web, wikipedia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;As We May Think&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“As We May Think” esce sul numero di luglio 1945 sull'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Atlantic Monthly&lt;/span&gt;, quando ormai la Germania è divisa tra gli alleati. Un mese dopo la bomba atomica colpirà Hiroshima e Nagasaki. Una versione ridotta dell'articolo, corredata da illustrazioni, appare su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Life&lt;/span&gt; il 10 Settembre 1945 (su quello stesso numero appaiono immagini di Hiroshima, dopo la bomba).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Consider a future device for individual use, which is a sort of mechanized private file and library. It needs a name, and to coin one at random, "memex" will do. A memex is a device in which an individual stores all his books, records, and communications, and which is mechanized so that it may be consulted with exceeding speed and flexibility. It is an enlarged intimate supplement to his memory.&lt;br /&gt;It consists of a desk, and while it can presumably be operated from a distance, it is primarily the piece of furniture at which he works. On the top are slanting translucent screens, on which material can be projected for convenient reading. There is a keyboard, and sets of buttons and levers. Otherwise it looks like an ordinary desk.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Memex, la macchina, la scrivania attrezzata immaginata da Bush, tiene conto delle più avanzate tecnologie dell'epoca. Tecnologie meccaniche ed ottico-chimiche, però: schedari automatici, microfilm, proiettori. Singolarmente, niente di elettronico. Forse Bush non è veramente riuscito a comprendere che tutto quanto immaginava sarebbe stato possibile solo con l'uso di strumenti elettronici. O forse chissà, per non rivelare quelli che potevano ben essere allora segreti militari, si autocensurava. La sua visione, comunque, ci appare ancora oggi potentissima. E non meraviglia che sia stata fondamentale fonte di ispirazione di colore che, negli anni sessanta del secolo scorso, hanno progettato personal computer, mouse, word processor, internet, Web.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-1352238809892400542?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/1352238809892400542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/02/vannevar-bush.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1352238809892400542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/1352238809892400542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/02/vannevar-bush.html' title='Vannevar Bush'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-9033410742605144959</id><published>2010-01-29T11:49:00.001+01:00</published><updated>2010-01-29T11:54:10.588+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><title type='text'>Informazione e Comunicazione come falsa coscienza</title><content type='html'>Umberto Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells. Tutti rinomati per il loro sguardo contemporaneo, per la loro capacità di cogliere discontinuità nel panorama dei media, per la loro disponibilità a considerare con attenzione le 'nuove tecnologie'.&lt;br /&gt;Ma anche quando ci descrivono l'andare oltre la chiusura del testo, oltre i limiti della stampa, quando ci parlano di soggetti che sono al tempo stesso autori e lettori, quando ci parlano di intelligenze collettive e di lavoro collaborativo, quando osservano il Web, la Rete, restano legati alle idee di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunicazione&lt;/span&gt; e di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;informazione&lt;/span&gt;. Cioè a due concetti che non vedono la conoscenza emergente dalla fonte, dalla mente, ma vedono invece un messaggio viaggiante attraverso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mass media&lt;/span&gt;. Chiave di lettura del mondo 'idealistica': la conoscenza, così intesa, è ciò che l'osservatore autorevole, ciò che l'interprete legittimato -a partire da regole che si pretendono 'oggettive'- battezza come non-rumore, non-ridondanza.&lt;br /&gt;In questa ottica, la conoscenza esiste se, e solo se il bruto segnale che viaggia lungo il canale -l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;informazione&lt;/span&gt; secondo Shannon- è ritenuto significativo dall'interprete, dal Gatekeeper.&lt;br /&gt;E la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunicazione&lt;/span&gt; non si discosta da ciò che intendeva il latino ecclesiastico, a partire da Sant'Agostino: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;altari communicare&lt;/span&gt;, 'rendere comune', 'far conoscere', il 'far sapere', riferito a 'idee', 'sentimenti' e anche e sopratutto alla 'propria scienza'. Dunque la mia scienza dipende dalla mediazione del sacerdote, dell'altare e della Chiesa. Qui lavora già, pienamente, il Gatekeeper.&lt;br /&gt;Insomma, Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells, tardi epigoni laici di una concezione sacerdotale della conoscenza, impongono il primato del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mezzo&lt;/span&gt;. Poiché è sul mezzo che può essere esercitato il controllo, questi scienziati, così, finiscono per vendere una merce scientifica che ha mercato proprio perché permette il controllo e legittima il controllo.&lt;br /&gt;Coerentemente con questo orientamento loro opere -non a caso scritte in un fastidioso linguaggio che impone soggezione- contengono &lt;span style="font-style:italic;"&gt;insegnamenti&lt;/span&gt;: latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;insĭgnare&lt;/span&gt;, 'imprimere segni nella mente'. Tendono a imporci un modo di leggere il mondo che abbiamo sotto gli occhi. Più è nuovo questo mondo, più il Web e i computer intesi come macchine per pensare offrono spazi e strumenti per costruire conoscenza fuori dal controllo dei Gatekeeper, più i Gatekeeper dovranno imporci una 'scienza' che neghi questa libertà.&lt;br /&gt;Ben diversamente Ong -che pure una lettura scolastica vorrebbe appartenente alla stessa scuola di McLuhan- guarda all'origine della parola: la parola orale è sempre 'emergente', prende senso durante l'evento, nella situazione. Ben diversamente Illich guarda sempre oltre oltre, a monte e a valle della mediazione esercitata dai grandi sitemi organizzativi. Ben diversi Maturana e Varela ci invitano ad accogliere lo sguardo sul suo intorno del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ser vivo&lt;/span&gt;, l'essere vivente che esperisce, fa esperienza. Per l'essere vivente teso a costruire la conoscenza adeguata alla propria storia, ai propri scopi e alla situazione, il Gatekeepeer è un disturbo, non un aiutante.&lt;br /&gt;Potremmo dire che mentre Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells, e tanti altri come loro, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;insegnano&lt;/span&gt;, Ong e Illich e Maturana e Varela &lt;span style="font-style:italic;"&gt;narrano&lt;/span&gt; e portano alla luce &lt;span style="font-style:italic;"&gt;narrazioni&lt;/span&gt;. Parlano di cosa succede nel mentre si costruisce conoscenza. E' conoscenza ciò che si acquisisce di fronte al &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fenomeno&lt;/span&gt; ('mostrarsi', 'apparire'), nell'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;esperimento&lt;/span&gt; (latino experiri: 'provare', 'sperimentare'), durante l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;evento&lt;/span&gt; (latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;eventus&lt;/span&gt; da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;evenire&lt;/span&gt;, 'accadere', 'riuscire').&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-9033410742605144959?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/9033410742605144959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/01/informazione-e-comunicazione-come-falsa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/9033410742605144959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/9033410742605144959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/01/informazione-e-comunicazione-come-falsa.html' title='Informazione e Comunicazione come falsa coscienza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5883582930079485262</id><published>2010-01-02T15:24:00.001+01:00</published><updated>2010-01-02T15:31:54.147+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Puro codice: da Bauhin a Linneo</title><content type='html'>Linneo riprende la strada tracciata da Bauhin. Tra Bauhin e Linneo non c'è soluzione di continuità. Come Bauhin Linneo rinuncia a ogni immagine, ogni illustrazione, ogni descrizione.&lt;br /&gt;Ma l'idea di struttura, il modello di Bauhin era ancora approssimativo, lacunoso, imperfetto. Linneo -non &lt;span style="font-style:italic;"&gt;physicien&lt;/span&gt;, ma scienziato- va oltre. Mentre il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;physicien&lt;/span&gt; considera costruttivo muoversi alla cieca -'senza poter vedere distintamente, 'senza precisione'- lo scienziato linneiano si dota di uno schema che orienta e vincola (e rassicura).&lt;br /&gt;Se il modello di Bauhin è approssimativo, il modello di Linneo è invece formalmente perfetto, ricorsivo, autoesplicativo. Si appoggia su una nomenclatura controllata. Garantisce l'univocità del dato: non ci può essere equivoco. Nessun ente potrà essere, per errore, nominato e descritto in modi differenti. Garantisce l'uniforme classificazione degli enti. Definisce e rende possibili le relazioni tra ente ed ente. Elimina ogni ridondanza. &lt;br /&gt;Dunque, la capacità distintiva di Linneo sta nella esatta codifica. Sta, ad essere più precisi, nel definire la semantica e la sintassi del codice. Sta nello scrivere il codice, e nello stabilire regole perché altri possano ulteriormente incrementare il testo, usando senza possibilità di errore quel codice. &lt;br /&gt;Il progetto di Linneo è ardito, perché per descrivere la natura si svincola dai limiti della natura. Legittimato dall'idea di descrivere ciò che sta scritto nel disegno di Dio, si libera dai vincoli terreni. &lt;br /&gt;Se l'orto, il gabinetto di storia naturale, il museo ponevano vincoli fisici all'ordine e alla purezza dell'organizzazione, Linneo va oltre. &lt;br /&gt;Se la struttura del libro costringe il testo in confini che ne limitano la costruzione strutturale, Linneo va oltre. La forma, la struttura del sistema linneiano, è astratta, prescinde totalmente dal supporto. Il fatto  che Linneo abbia 'scritto un libro' è meramente accidentale: ciò è accaduto solo perché non disponeva di altre tecnologie. Ma evidentemente la sistematica pensata da Linneo prescinde dalla forma libro e va oltre la forma libro. Sta stretta nella forma libro.  &lt;br /&gt;Se le parole delle lingue naturali, se la grammatica e la sintassi  e la semantica impediscono di esprimersi attraverso la 'normale' scrittura in modo esatto ed inequivocabile, deve essere individuato un nuovo linguaggio. E Linneo inventa un nuovo linguaggio, diremmo oggi logico-formale. O meglio: produce software; inventa un linguaggio di programmazione. &lt;br /&gt;Scompare il terreno, ma anche la pagina del libro. Il supporto è irrilevante nel progetto di Linneo. Ciò che conta, ciò che è, è puro codice, insieme dei segni che legano univocamente significato a significante, organizzati in sistema.  &lt;br /&gt;Avendo sott'occhio il progetto linneiano, può essere ripercorsa e illustrata l'intera storia del codice, nelle sue diverse manifestazioni ed accezioni. &lt;br /&gt;In origine il latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;caudex&lt;/span&gt; 'tronco d'albero', poi contratto in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;codex&lt;/span&gt;, riferito all'uso antico di scrivere su tavolette di legno ricoperte di cera, unite insieme da anelli metallici o da una striscia di cuoio, in modo da formare un quaderno, o bloc-notes che poteva essere usato voltando le pagine. &lt;br /&gt;L'espressione codice, dunque, ci ricorda l'esigenza di un supporto. Il giardino usato dal botanico per descrivere la Natura. I fili colorati con cui si tesse un arazzo. La lastra da incidere. E poi, con la tecnologia della scrittura, la corteccia o lo strato di cera o la pergamena o la carta. &lt;br /&gt;Le caratteristiche del supporto pongono vincoli alla purezza della struttura del testo, del tessuto che lega tra di loro gli elementi del sistema. Qui, appunto, Linneo va oltre. Propone una organizzazione delle informazioni -un codice- invariante, astratto, non condizionato dalle caratteristiche e dai vincoli del supporto.&lt;br /&gt;Ecco già quindi, nel &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Systema Naturae&lt;/span&gt;, il codice inteso, come vuole la moderna semiotica, un insieme organizzato di segni che lega un 'piano dell'espressione' a un 'piano dei contenuti'. &lt;br /&gt;Al latino scientifico, lingua già di per sé ipercodificata, lingua artificiale che tende a azzerare le interpretazioni ambigue, si aggiunge l'uso di una nomenclatura chiusa, controllata. La lingua è vista nel suo aspetto più formale e regolato, un sistema convenzionale in cui a lettere, numeri, parole o altri simboli sono assegnati dei significati univoci, inequivocabilmente esplicitati.&lt;br /&gt;Nel &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Systema&lt;/span&gt; di Linneo, come oggi in tutte le attività nelle quali si trattano informazioni -biblioteche e centri documentazione, ma anche elettronica e informatica e telecomunicazioni- il codice inteso come modalità per rappresentare mediante un opportuno insieme di simboli e di stringhe un insieme di oggetti materiali, o un insieme di informazioni tendenzialmente più complesse dei simboli e delle stringhe che le codificano. &lt;br /&gt;Un codice si dice efficiente quando utilizza un numero di simboli strettamente necessario per codificare l'informazione, mentre all'opposto si dice ridondante quando usa una quantità di simboli superiore al necessario. Il codice di Linneo è un esempio di efficienza. &lt;br /&gt;Il codice può essere osservato da due punti di vista. Il codice è innanzitutto, il procedimento di codifica, ovvero la modalità seguita per assegnare univocamente ad ogni elemento dell'insieme da rappresentare una stringa che lo rappresenta. Ed il codice è poi l'insieme delle codifiche, ovvero l'insieme delle stringhe rappresentative. &lt;br /&gt;La codifica di Bauhin, ancora approssimativa, rendeva necessaria la mente esperta ed i sensi ben desti del physicien.  Solo una persona che avesse osservato dal vivo le piante, le avesse raccolte e tenute in mano, poteva colmare le lacune della codifica, andare oltre le ambiguità ancora presenti nella classificazione. &lt;br /&gt;Solo Bauhin era in grado di applicare all'osservazione della natura il metodo di Bauhin. E solo un botanico esperto poteva cogliere il senso del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pinax theatri botanici&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;La codifica di Linneo è invece raffinata, inequivocabile. Per quanto riguarda il procedimento di codifica, Linneo ha definito con esattezza regole e vincoli. Per quanto riguarda l'insieme delle codifiche, ci mostra un sistema funzionante, dove migliaia di enti sono univocamente nominati e posti in relazione.&lt;br /&gt;Ogni ente, ogni elemento della natura è descritto da una stringa alfanumerica. Ciò che esiste, nel mondo perfetto della scienza linneiana, non sono le piante, ma le stringhe alfanumeriche che le descrivono. Perché le stringhe, a differenze delle piante, possono essere relazionate tra di loro, collocate -appunto- in un sistema gerarchico onnicomprensivo, che tutto comprende.&lt;br /&gt;La separazione dal supporto, e l'invarianza rispetto al supporto, e ancora la coerenza interna del testo, ed il suo appoggiarsi ad un linguaggio logico formale, ci permettono di dire che il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Systema&lt;/span&gt; di Linneo è un software. &lt;br /&gt;Più precisamente, il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Systema&lt;/span&gt; di Linneo è un programma: una sequenza logicamente ordinata di istruzioni atte a descrivere i singoli elementi la natura. Istruzioni che possono essere eseguite da un botanico di medie capacità, da uno studente. Ma c'è di più: istruzioni che evocano la presenza di una macchina in grado di eseguirle. &lt;br /&gt;Così, possiamo arrivare a dire che se l'utente ideale del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pinax&lt;/span&gt; di Bauhin -modello debole, soggetto a interpretazioni personali- non poteva essere che un esperto botanico, il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Systema&lt;/span&gt; di Linneo -modello forte, inequivoco, privo di ridondanze, caratterizzato dall'univocità del dato- evoca invece la presenza ed il lavoro automatico di una macchina. Il testo di Linneo è pensato per essere interpretato da una macchina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5883582930079485262?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5883582930079485262/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/01/puro-codice.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5883582930079485262'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5883582930079485262'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/01/puro-codice.html' title='Puro codice: da Bauhin a Linneo'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-4263230107324582206</id><published>2009-12-16T19:14:00.004+01:00</published><updated>2009-12-16T19:29:05.863+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>La Torre di Babele secondo Dante. Per una definizione dell'Informatica Umanistica alla luce del Knowledge Management</title><content type='html'>Presso il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa (dove insegno), nell'ambito dei Seminari di cultura digitale, l'11 novembre 2009 ho parlato su questo tema: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Torre di Babele secondo Dante. Per una definizione dell'Informatica Umanistica alla luce del Knowledge Management&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Trascrivo di seguito la scheda di presentazione del seminario:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Knowledge Management&lt;/span&gt;, la disciplina che si propone di portare alla luce e rendere fruibili le conoscenze (anche tacite e latenti) presenti all'interno delle organizzazioni, si fonda sull'uso di strumenti informatici, ma anche sul rispetto delle diversità e sulla valorizzazione delle culture.&lt;br /&gt;Si argomenterà a partire da quattro narrazioni:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dante e la Torre di Babele&lt;/span&gt;: strumenti informatici a supporto del colloquio tra famiglie professionali &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lumen&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lichtung&lt;/span&gt;: dalla filosofia scolastica a Heidegger, strumenti informatici come sguardo sull'ignoto &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Philip Dick, Ubik&lt;/span&gt;: come le conoscenze legate alla persona possono essere mantenute vive &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Torre di Pisa:&lt;/span&gt; elogio dell'imperfezione e della soluzione emergente.&lt;br /&gt;Per questa via si arriverà a proporre una definizione di Informatica Umanistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://moodle.humnet.unipi.it/mod/podcaster/view.php?id=2124&amp;tab=items"&gt;Qui&lt;/a&gt; trovate la registrazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-4263230107324582206?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/4263230107324582206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/12/la-torre-di-babele-secondo-dante-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4263230107324582206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4263230107324582206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/12/la-torre-di-babele-secondo-dante-per.html' title='La Torre di Babele secondo Dante. Per una definizione dell&apos;Informatica Umanistica alla luce del Knowledge Management'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8414595128205867014</id><published>2009-12-08T11:49:00.007+01:00</published><updated>2009-12-09T16:39:29.222+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><title type='text'>The Mother of All Demos. Doug Engelbart e gli strumenti per incrementare l'umana intelligenza</title><content type='html'>9 dicembre 1968, San Francisco, Monday Afternoon, 3:45&lt;br /&gt;&lt;a href="http://sloan.stanford.edu/MouseSite/1968Demo.html"&gt;Sorridente, ma non per questo privo di preoccupazioni Engelbart inizia a parlare&lt;/a&gt;. Getta ogni tanto lo sguardo alle sue spalle – sullo schermo non appare ancora nulla. Ma intanto affronta il tema, la questione chiave: “if you had a workstation at your disposal all day that was perfectly responsible... or responsive”. Ecco il Personal Computer, macchina a totale disposizione della persona, protesi della sua mente, macchina connessa ad altre macchine, nodo di una rete infinita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Word processor&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Engelbart mostra il funzionamento del Word processor. Questo modo di scrivere che ci è diventato ormai usuale, così diverso dal vergare segni su carta. &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/per-una-fenomenologia-di-microsoft.html"&gt;“Word processing beginning with blank piece of paper”, dice Engelbart&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Se ci siamo abituati  a parlare di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ipertesto&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;link&lt;/span&gt; e di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tag&lt;/span&gt;, è solo perché la parola &lt;span style="font-style:italic;"&gt;testo&lt;/span&gt; porta con sé i limiti della tecnologia alla quale siamo stati così a lungo assoggettati: siamo abituati a vedere il testo schiacciato sulla pagina scritta. &lt;br /&gt;Engelbart, tranquillo, e intimamente soddisfatto, consapevole, senza ostentazione, della novità di ciò che sta mostrando, ci mostra come si può andare al di là: interagendo con i segni sullo schermo, interagisco -tramite potenti utensili- con la mia mente, con il testo che ho in mente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Complex Information Structure&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Engelbart scrive sullo schermo, e intanto spiega.&lt;br /&gt;“An instrument/vehicle for helping humans to operate whitin the doman of Complex Information Structure”. Operate, ci dice, è “compose, study and modify”. La Complex Information Structure è -ci mostra tracciando sullo schermo un grafo- una rappresentazione dei legami tra concetti. La struttura che abbiamo in mente “is too complex to investigate in linear text”, perciò non può bastarci una macchina capace di trattare testi fatti di parole messe in sequenza. &lt;br /&gt;Mostra come come attraverso un instrument/vehicle pensato allo scopo, sia possibile muoversi nella Complex Structure. Andando definitivamente oltre l'idea di una 'macchina per scrivere' evoluta,  la macchina di Engelbart è una macchina per pensare:  “The computer is a tool for navigating through those structures and examining them in ways that would be too complex otherwise”. La macchina ci permette di lavorare con la conoscenza, allargando l'area delle capacità umane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mouse&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Engelbart usa il mouse, e intanto parla del mouse. "I don't know why we call it a mouse. It started that way and we never changed it."&lt;br /&gt;Forse c'è di mezzo l'osservazione topi da laboratorio, forse la forma dell'oggetto, con il filo che è una cosa, forse il movimento sullo schermo grafico ancora poco evoluto, come si vede nel filmato della demo di Engelbart, appare come un topolino con la coda. Sembra non sia stato Engelbart a trovare il nome, parola nuova, sembra sia stato invece Bill English, suo principale collaboratore, l'uomo che stava dietro le quinte durante la demo di San Francisco. (L'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Oxford English Dictionary&lt;/span&gt; registra  mouse nel senso di “pointing device” facendo riferimento a: Bill English, "Computer-Aided Display Control", 1965. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;O. E. D.&lt;/span&gt;, Second Edition. edited by John Simpson and Edmund Weiner, 1989).&lt;br /&gt;Ma forse più significativo per noi un percorso di senso che ci giunge attraverso l'etimologia. C'è già in greco e poi in latino una connessione tra 'topo' 'muscolo'. Il latino &lt;span style="font-style:italic;"&gt;musculus&lt;/span&gt;, 'muscolo', è diminutivo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mus&lt;/span&gt;, 'topo': perché la forma del muscolo, il suo guizzare, il suo rapido movimento, richiamano per analogia forma e movimento del topo. Ora, il muscolo è una fondamentale componente della macchina umana. Ed oggi, in specie per un 'lavoratore intellettuale' lo sviluppo muscolare è meno importante di prima, perché il lavoro si svolge non attraverso la forza dei muscoli, ma per mezzo di utensili. Poi l'uomo ha appreso ad usare utensili. L'artista ha in mente l'opera e la crea tramite utensili. La forza dei muscoli era indispensabile per usare lo scalpello. Basta invece un leggero movimento per usare il mouse, muscolo virtuale connesso alla mente della persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Web&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Engelbart connette la sua macchina con le macchine di suoi collaboratori e colleghi, che sono presso il laboratorio di Menlo Park: vediamo la loro immagine sullo schermo, alle spalle di Engelbart che dialoga con loro. Ci viene come scambiarsi messaggi, e come il testo possa essere, e anzi sia nella sua essenza -se gli strumenti ci permettono di andare oltre i limiti della scrittura su carta- oggetto e frutto di lavoro collaborativo. &lt;br /&gt;Tutti convocati attorno allo stesso testo, ognuno può dare il suo contributo nel costruirlo, modificarlo, aggiungere annotazioni e tag (etichette) e link (connessioni ad altri luoghi del documento, o di altri documenti), Engelbart e Bill Paxton e Jeff Rulifson e Bill English e tutti gli altri dell'Augmentation Research Center.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò che ci appare oggi ovvia possibilità, appariva lì, in quel pomeriggio del dicembre 1968, a qui ‘normali’ professionisti del computing lì stupiti in sala, come cosa nuova, strumento inusitato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8414595128205867014?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8414595128205867014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/12/sorridente-ma-non-per-questo-privo-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8414595128205867014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8414595128205867014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/12/sorridente-ma-non-per-questo-privo-di.html' title='The Mother of All Demos. Doug Engelbart e gli strumenti per incrementare l&apos;umana intelligenza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5493473356931625099</id><published>2009-11-24T00:02:00.008+01:00</published><updated>2010-02-22T23:44:59.522+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Goethe: la conoscenza come morfogenesi</title><content type='html'>All'alba del 3 settembre 1786 Goethe parte per il suo &lt;em&gt;Viaggio in Italia&lt;/em&gt;. Il 26 settembre, a Padova, è attratto dall'antico Orto Botanico della città universitaria.&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;Systema Naturae&lt;/em&gt; di Linneo, con le sue descrizioni codificate, ha preso il posto del giardino. Goethe ha letto e apprezzato le opere di Linneo. A cosa serve, allora, osservare le piante 'dal vivo', sostare nel giardino?&lt;br /&gt;Goethe distingue tra pianta descritta attraverso un codice, e pianta osservata. Leggere la descrizione di una pianta è una cosa. Osservarla con i propri occhi, toccarla, è diverso. Accuratamente lette o studiate le tavole di Linneo, possiamo dire di conoscere? Studiare botanica sui libri forse non è sufficiente, anzi, di più, è fuorviante. Ma d'altro canto, come si costruisce conoscenza a partire dalla mera osservazione?&lt;br /&gt;E scrive: “è piacevole e istruttivo aggirarsi in mezzo a una vegetazione che non si conosce. Le solite piante, come qualsiasi oggetto che sia noto da tempo, non ci suscitano alcun pensiero, e a cosa vale guardare senza pensare? Qui invece, in questa varietà che mi viene incontro sempre nuova...” Crede che solo osservando le piante “sarebbe possibile determinare esattamente i generi e le specie, il che, mi sembra, finora si è fatto molto arbitrariamente.” Cioè dubita della costruzione di Linneo. Linneo ha montato una perfetta, sempre più dettagliata struttura. Ma è una perfezione che si nutre dell'allontanamento dalla realtà, dalle cose fisiche. E' astratta, metafisica.&lt;br /&gt;Eppure non riesce ad andare oltre questa intuizione: “A questo punto della mai filosofia botanica mi sono arenato, e non vedo ancora in che modo districarmi. E' un problema che mi appare non meno profondo che vasto”.&lt;br /&gt;Scriverà su questo temi articoli scientifici, ma riesce ad essere più chiaro, ed epistemologicamente preciso, scrivendo in versi. La poesia non cessa di essere vera poesia se è didattica.&lt;br /&gt;Cito e commento di seguito &lt;em&gt;Die metamorphose der pflanzen&lt;/em&gt;, 1798. (Mi limito qui ai primi dieci dei settanta versi dell’opera. (Ma &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/27298452/Francesco-Varanini-Goethe-La-Conoscenza-come-morfogenesi-Commento-a-Die-Metamorphose-Der-Pflanzen"&gt;qui&lt;/a&gt; trovate l'intera poesia commentata).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Die metamorphose der pflanzen&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;1-2&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dich verwirret, Geliebte, die tausendfältige Mischung&lt;br /&gt;Dieses Blumengewühls ueber dem Garten umher;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei turbata, mia cara, dal multiforme miscuglio&lt;br /&gt;dei fiori che s'affollano in tutto il giardino;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei è Christiane Vulpius, allora convivente, futura moglie, compagna di una vita. Goethe non nasconde il doppio piano, il discorso rivolto a lei e la seria trattazione scientifica. Anzi, dall'inizio i due piani ci appaiono mutuamente implicati, inscindibli.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tausendfältige Mischung Dieses Blumengewühls&lt;/em&gt;: multitudine, diversità compresente, mescolanza, affollamento. E' questo coacervo, di per sé spaventoso, perturbante, che spinge Linneo e Kant alla ricerca di un rassicurante ordine.&lt;br /&gt;Il giardino botanico nasce all'interno di questo progetto, come alternativa alla Natura selvaggia. L'ambigua speranza insita nel progetto del giardino nasconde una contraddizione: il giardino è e vuole restare luogo naturale, eppure non può non essere allo stesso tempo artificiale, assoggettato a leggi.&lt;br /&gt;Goethe non ci ha ancora detto nulla, ma ci ha già dato da pensare. Come superare il turbamento. Come mantenere viva l'idea, insita nel giardino, di cura e di piacere. Un giardino privo di varietà è privo anche di interesse. Perciò il giardino, qualsiasi giardino, non può non essere un sistema complesso. Impossibile, forse, assoggettare veramente il giardino a una organizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3-4&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Viele Namen hörest du an, und immer verdränget&lt;br /&gt;Mit barbarischem Klang einer den andern im Ohr.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mille nomi tu ascolti, e con barbarico accento&lt;br /&gt;echeggiando all'orecchio l'uno ricaccia l'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;Il progetto botanico, il lavoro accanito e tendente all’esattezza di Bauhin e Linneo consiste nel cercare l’ordine ‘dando nomi alle cose’. Dominare la Natura badando non alla Natura, ma a una sua rappresentazione codificata. Ma l’attenzione ai nomi rende vana la percezione legata ai sensi. I nomi ci suonano stranieri, la Natura nominata ci appare &lt;em&gt;Mischung Mischung Dieses Blumengewühls&lt;/em&gt;, multiforme, perturbante miscuglio, come la Natura osservata; o forse di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5-8&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alle Gestalten sind ähnlich, und keine gleichet der andern;&lt;br /&gt;Und so deutet das Chor auf ein geheimes Gesetz,&lt;br /&gt;Auf ein heiliges Rätsel. O könnt' ich dir, liebliche Freundin,&lt;br /&gt;Überliefern sogleich glücklich das lösende Wort!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;simili tutte le forme, nessuna è identica all'altra;&lt;br /&gt;in coro ti preannunciano una legge segreta,&lt;br /&gt;un sacro enigma. Potessi, gentile amica,&lt;br /&gt;dartene sul momento felicemente la chiave!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Morfologia&lt;/em&gt;: guardare alla forma.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alle Gestalten sind ähnlich, und keine gleichet der andern&lt;/em&gt;, forme simili, ma mai identiche. Linneo scientemente trascurava le varianze (“varietates laevissimas non curat botanicus”). Ma per Goethe non si tratta di trascurabili, irrilevanti accidenti. Sembra anzi intuire –e suggerici– che la conoscenza più ricca sta proprio nello scostamento dalla norma. E' attento al segno debole, all'istante in cui quella che sembrava una forma già data mostra come forma diversa.&lt;br /&gt;Se Linneo vedeva un insieme ordinato, dove il tutto è ovviamente la somma delle parti, e la forma è controllata, regolata daa una regola ad essa esterna, Goethe vede un ‘tutt’uno’ tenuto insieme da una &lt;em&gt;geheimes Gesetz&lt;/em&gt;, legge segreta, da un &lt;em&gt;heiliges Rätsel&lt;/em&gt;, sacro mistero.&lt;br /&gt;Goethe osserva la natura come sistema complesso e intuisce che l'armonia, l'efficacia dell'insieme si fonda su una &lt;em&gt;lösende Wort&lt;/em&gt;, una parola che risolve, snoda l'enigma, una parola segreta, direi un codice, un algoritmo genetico condiviso dalla pianta nelle sue diverse manifestazioni: tronco, foglia, fiore, frutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9-10&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Werdend betrachte sie nun, wie nach und nach sich die Pflanze,&lt;br /&gt;Stufenweise geführt, bildet zu Blüten und Frucht.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osserva nel suo divenire la pianta, come man mano,&lt;br /&gt;gradualmente guidata, si plasmi in fiore e in frutto.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Morfogenesi&lt;/em&gt;: il cuore dell’approccio goethiano va oltre la morfologia. Non solo studio delle forme, di tutte le forme, &lt;em&gt;Alle Gestalten&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Goethe considerava obiettivo della sua ricerca la &lt;em&gt;urpflanz&lt;/em&gt;, la ‘pianta originaria’, la forma formante che sta all’origine della forma, o dell’essenza, di ogni pianta. Via via, nel corso della vita, arriverà a considerare la urpflanz un sogno, una meta inattingibile. Cercava la urpflanz non tanto per via filogenetica, ma guardando all’ontogenesi di ogni pianta. Osservando ogni pianta, confrontando le forme delle diverse piante.&lt;br /&gt;Goethe non nega valore alla codifica di Linneo. Ma va oltre. Non confronta ogni pianta con la forma perfetta del modello linneaiano. Torna ad osservare la pianta. Ogni singola pianta.&lt;br /&gt;Linneo leggeva la Natura collocando ogni pianta in un &lt;em&gt;Gestalt&lt;/em&gt; –forma, sistema, struttura– astratta, che tutto contiene e descrive. La parte, la singola pianta, si spiega perché appartiene al tutto.&lt;br /&gt;La &lt;em&gt;Gestalt&lt;/em&gt; di Linneo (e di Kant) è un perfetto insieme di gerarchie definite a priori.&lt;br /&gt;La &lt;em&gt;Gestalt&lt;/em&gt; di Goethe è una forma emergente: appare nel mentre si osserva la singola pianta. Ogni &lt;em&gt;Gestalt&lt;/em&gt;, dal punto di vista di Goethe, è modello di sé stessa.&lt;br /&gt;Goethe, al di là della illuministica, trasparente codifica di Linneo, ci parla di algoritmi genetici, di matematica della complessità.&lt;br /&gt;Nel corso dell'elegia &lt;em&gt;Goethe&lt;/em&gt; ci parla a lungo di Gestalt, forma, struttura. La &lt;em&gt;Gestalt&lt;/em&gt;, però, non può spiegare se stessa. Perciò Goethe deve ricorrere al verbo &lt;em&gt;bilde&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;Bild&lt;/em&gt; sta in tedesco anche per 'immagine', 'quadro', 'rappresentazione'. Potrebbe dunque sembrare che il discorso si svolge in un contesto linneiano. Ma appunto Goethe ci ricorda che non c'è forma senza processo di formazione.&lt;br /&gt;Il modello non è già dato, a priori, come per Linneo. Oggetto di attenzione non è la pianta in sé, rappresentazione astratta di un . Sono mirabilia, stati del mondo che meritano di essere osservati, le diverse piante che &lt;em&gt;nach und nach&lt;/em&gt;, poco a poco si plasmano. Ciò che lo scienziato goethiano osserva è il divenire. Il divenire di ogni pianta, ognuna portatrice di un proprio modello evolutivo.&lt;br /&gt;La chiave del sacro enigma, ci suggerisce Goethe, sta forse in questo: ognuna e tutte le piante forme formanti, &lt;em&gt;keine gleichet der andern&lt;/em&gt;, nessuna identica all'altra.&lt;br /&gt;Ogni forma sottosistema di un sistema più vasto; la natura, osservata a livelli diversi di scala, appare sempre come un sistema che si evolve, la singola pianta &lt;em&gt;Stufenweise geführt&lt;/em&gt; , gradualmente guidata dall'appartenenza all'insieme: oltre l'evoluzionismo darwiniano qui ci appare quel modo di osservare che potremmo definire 'sguardo ecologico'. Ciò che osserviamo è, per usar le parole di Bateson, la “struttura (pattern) che connette”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5493473356931625099?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5493473356931625099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/11/goethe-la-conoscenza-come-morfogenesi.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5493473356931625099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5493473356931625099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/11/goethe-la-conoscenza-come-morfogenesi.html' title='Goethe: la conoscenza come morfogenesi'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-4858861562802388707</id><published>2009-10-23T17:30:00.010+02:00</published><updated>2011-01-23T20:39:40.513+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura</title><content type='html'>Così come ho pubblicato in questo blog il programma del corso di &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/organizzazione-di-conoscenze-e-di.html"&gt;Organizzazione di conoscenze e di attività&lt;/a&gt;, pubblico il programma del corso che ho tenuto  gli anni scorsi nel secondo semestre.&lt;br /&gt;Il programma dell'annoa ccademico 2009-2010 lo trovate &lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2010/02/tecnologie-dellinformazione-e.html"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Corso di laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica&lt;br /&gt;Università di Pisa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Docente Francesco Varanini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Argomento: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il corso propone un ripensamento del romanzo alla luce della digitalizzazione dell’informazione, e quindi di possibili scritture, interpretazioni e letture caratterizzate da interattività, multimedialità, ipertestualità&lt;br /&gt;Il romanzo si colloca oggi nel quadro della transliteracy (“the ability to read, write and interact across a range of platforms, tools and media from signing and orality through handwriting, print, TV, radio and film, to digital social networks”: &lt;a href="http://firstmonday.org/htbin/cgiwrap/bin/ojs/index.php/fm/article/view/2060/1908"&gt;Joseph, Laccetti, Mason, Mills, Perril, Pullinger, Thomas, “Transliteracy: Crossing Divides”, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;First Monday&lt;/span&gt;, Volume 12 Number 12 - 3 December 2007&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Il romanzo, oggi, si trova a ridefinire il proprio spazio e il proprio ruolo in un contesto che vede presenti altre forme di narrazione -oralità, teatro, cinema, televisione, web- ognuna legata ad una propria storia tecnologica.&lt;br /&gt;Le tecnologie, in anni recenti, hanno subito un processo di convergenza: da una specifica modalità di produzione, si è passati ad un processo comune caratterizzato, quale che sia la forma di narrazione, dall'uso di un'unica 'piattaforma', fondata sulla digitalizzazione delle informazioni.&lt;br /&gt;La produzione di narrazione, prima fondata su specifiche competenze, ognuna legata alla singola 'arte', si è trasformata, fino a fondarsi su una trasversale competenza, basata sull'analisi e sul trattamento dei dati tramite strumenti informatici.&lt;br /&gt;Parallelamente, convergono e si ridefiniscono i ruoli di autore, intrprete e lettore. E si pone il tema di come il romanzo, non più necessariamente chiuso nella 'forma libro', appare come 'opera aperta', che emerge diversa da caso a caso, da momento a momento.&lt;br /&gt;Nel corso:&lt;br /&gt;- si approfondirà il tema da un punto di vista teorico,&lt;br /&gt;- si esamineranno gli aspetti chiave della nuova competenza trasversale,&lt;br /&gt;- si esamineranno casi esemplari di romanzi che prefigurano il superamento della 'forma libro', e l'avvicinamento a forme ipertestuali, interattive, multimediali.&lt;br /&gt;Si lavorerà in particolare attorno a Cervantes, Don Chisciotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Esercitazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Consiste nella stesura (e se possibile nello sviluppo) di un progetto teso a liberare un romanzo dalla forma del libro, utilizzando tecnologie informatiche.&lt;br /&gt;Ad esempio: ripresentazione del romanzo sotto forma di ipertesto; modellizzazione del testo in un data base offerto alla consultazione del lettore; indicizzazione del testo allo scopo di renderlo fruibile tramite motore di ricerca; ecc.&lt;br /&gt;Si propone di lavorare su uno dei romanzi sotto indicati. Lo studente può però scegliere di lavorare su un qualsiasi altro romanzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Testi: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Romanzi:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Miguel de CERVANTES, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;El Ingenioso Hidalgo de Don Quijote de la Mancha&lt;/span&gt;, 1605 (prima parte), 1615 (seconda parte). In spagnolo: a cura di John Jay Allen,  Cátedra. Tra le varie edizioni italiane si consiglia: Oscar Mondadori (trad. di Ferdinando Carlesi, cura di  Cesare Segre e Donatella Pini Moro); Grandi Libri Garzanti ( trad. di Letizia Falzone, a cura di Dario Puccini); BUR Rizzoli (tra. di Alfredo Giannini); Einaudi (trad. di Vittorio Bodini); Frassinelli (trad. di Vincenzo La Gioia).&lt;br /&gt;Full text on line:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://digital.library.upenn.edu/webbin/gutbook/lookup?num=996"&gt;http://digital.library.upenn.edu/webbin/gutbook/lookup?num=996&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fullbooks.com/Don-Quijote.html"&gt;http://www.fullbooks.com/Don-Quijote.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.spanisharts.com/books/quijote/elquijote.htm"&gt;http://www.spanisharts.com/books/quijote/elquijote.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.el-mundo.es/quijote/"&gt;http://www.el-mundo.es/quijote/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- Philip K. DICK, T&lt;span style="font-style:italic;"&gt;he Man In The High Castle&lt;/span&gt;, 1962, trad. it L&lt;span style="font-style:italic;"&gt;’uomo nell'alto castello&lt;/span&gt;, Fanucci.&lt;br /&gt;- Vladimir NABOKOV, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pale Fire&lt;/span&gt;, 1962; trad. it &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fuoco pallido&lt;/span&gt;, Adelphi.&lt;br /&gt;- Julio CORTÁZAR, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rayuela&lt;/span&gt;, Sudamericana, Buenos Aires, 1963; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il gioco del mondo&lt;/span&gt;, Einaudi.&lt;br /&gt;- Alberto ARBASINO, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La bella di Lodi&lt;/span&gt;, 1972; ora Adelphi.&lt;br /&gt;- Georges PEREC, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La vie mode d'emploi&lt;/span&gt;, 1978; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La vita, istruzioni per l’uso&lt;/span&gt;, Rizzoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Saggi:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Ivan ILLICH, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;In the Vineyard of the Text : A Commentary to Hugh's Didascalicon&lt;/span&gt;, University of Chicago Press, 1993; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nella vigna del testo&lt;/span&gt;, Cortina, 1994.&lt;br /&gt;In aggiunta (per non frequentanti almeno un testo a scelta tra):&lt;br /&gt;-Jay David BOLTER, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Writing Space. The computer, Hypertext and The History of Writing&lt;/span&gt;, Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale (N.J.), 1991, trad. it. L&lt;span style="font-style:italic;"&gt;o spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della scrittura&lt;/span&gt;, Vita e Pensiero, Milano, 1993. (Evitare possibilmente la seconda edizione, sia in inglese che in italiano; è peggiorativa).&lt;br /&gt;- George P. LANDOW, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Hypertext 2.0.&lt;/span&gt;, Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1997; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L' ipertesto. Nuove tecnologie e critica letteraria&lt;/span&gt;, Bruno Mondadori, Milano, 1998.&lt;br /&gt;- Ted H., NELSON, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Literary Machines&lt;/span&gt;, Swarthmore (Pa), 1981 (pubblicato in proprio). Trad. it. dell'ed. 1990: L&lt;span style="font-style:italic;"&gt;iterary Machines 90.1&lt;/span&gt;, Muzzio, Padova, 1992.&lt;br /&gt;- Lev MANOVICH, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;The Language of New Media&lt;/span&gt;, Massachusetts Institute of Technology, 2001; trad. it. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il linguaggio dei nuovi media&lt;/span&gt;, Olivares, Milano, 2002.&lt;br /&gt;THOMAS, JOSEPH, LACCETTI, MASON, MILLS, PERRIL, PULLINGER,  “Transliteracy: Crossing Divides”, &lt;a href="http://firstmonday.org/"&gt;First Monday&lt;/a&gt;, Volume 12 Number 12 - 3 December 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Note:&lt;/span&gt; Gli studenti, sia frequentanti che non frequentanti, sono invitati a inviare una e-mail al docente. Saranno periodicamente forniti materiali didattici inerenti all'insegnamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-4858861562802388707?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/4858861562802388707/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/tecnologie-dellinformazione-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4858861562802388707'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4858861562802388707'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/tecnologie-dellinformazione-e.html' title='Tecnologie dell&apos;informazione e produzione di letteratura'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3260350908336455618</id><published>2009-10-23T17:07:00.002+02:00</published><updated>2009-10-23T17:10:58.067+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Garbugli. Ovvero il libro giallo come ultimo libro</title><content type='html'>Ricordiamo i “sette anni di studio matto e disperatissimo” spesi dal giovane Giacomo Leopardi nella biblioteca paterna, con la volontà di impossessarsi del più ampio sistema di nozioni (notione deriva da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;notum&lt;/span&gt;: conoscenza scolastica, già data ).&lt;br /&gt;Sono anni che compromettono irrimediabilmente la salute e l'aspetto esteriore di Giacomo. Ma Giacomo non rinuncia a divagare, va oltre, guarda fuori. E' attento agli indizi. La finestra dello studio si apre sul mondo, sta a noi non rinunciare a guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Io gli studi leggiadri&lt;br /&gt;Talor lasciando e le sudate carte,&lt;br /&gt;Ove il tempo mio primo&lt;br /&gt;E di me si spendea la miglior parte,&lt;br /&gt;D'in su i veroni del paterno ostello&lt;br /&gt;     Porgea gli orecchi al suon della tua voce,&lt;br /&gt;Ed alla man veloce&lt;br /&gt;Che percorrea la faticosa tela.&lt;br /&gt;Mirava il ciel sereno,&lt;br /&gt;Le vie dorate e gli orti,&lt;br /&gt;     E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.&lt;br /&gt;Lingua mortal non dice&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Quel ch'io sentiva in seno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che pensieri soavi,&lt;br /&gt;Che speranze, che cori, o Silvia mia!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le carte sono “sudate”, ma gli studi possono essere “leggiadri”. Connettere il testo già dato con il mondo circostante rendi i pensieri “soavi”, illuminate dal “ciel sereno” le parole scritte su carta appaiono diverse, strutturalmente accoppiate alle “vie dorate e agli orti”, al “mare da lungi” e al “monte”. (Giacomo Leopardi, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Canti&lt;/span&gt;, Piatti, Firenze, 1831. XXI, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Silvia&lt;/span&gt;, vv. 15-29).&lt;br /&gt;Giacomo stanco, la mente bloccata, guarda fuori dalla finestra; la “faticosa tela” di Silvia è metafora della sua tela interrotta. Solo quando le abitudini dello studio matto e disperatissimo vengono troncate e si impara ad assumere un atteggiamento orientato al 'lasciar andare' il flusso dei pensieri, solo allora la naturale caratteristica della mente di conoscere se stessa e di riflettere in modo creativo sulla propria esperienza può finalmente emergere.&lt;br /&gt;Ecco perché leggiamo libri gialli. E li leggiamo magari in momenti di difficoltà.&lt;br /&gt;Leggere un libro giallo è un intimo gesto di abbandono. Di allentamento del controllo. Solo quando si interrompe la lettura e la scrittura intese come lavoro per leggere un libro giallo dal pensiero possono emergere nuove connessioni.&lt;br /&gt;Di fronte a questo eccesso di libri e biblioteche e schedari e riviste e giornali l'orientamento al controllo è fallace, ed invece costituisce punto di partenza vantaggioso la consapevolezza della propria ignoranza.&lt;br /&gt;La conoscenza sta nel muoversi connettendo qui ed ora notizie e nozioni e dati prescindendo dalla loro struttura così come dal loro originario scopo, come se stessimo osservando per la prima volta un mondo sconosciuto.&lt;br /&gt;Solo questo è sapere, nutrimento adeguato, dotato di sapore, adeguato al momento e al luogo.&lt;br /&gt;I libri gialli ci parlano di un atteggiamento di fronte al conoscere.  Rispondono -in un preciso momento storico- ad un basilare, ancestrale bisogno dell'uomo: costruire conoscenza adeguata, rispondere alle insidie dell'ambiente, garantirsi la sopravvivenza in un ambiente che eccede le nostre possibilità di controllo e di piena comprensione.&lt;br /&gt;Il pensiero irrisolto appare come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gnommero&lt;/span&gt;, diceva Gadda nel Pasticciaccio, matassa ingarbugliata. In ogni libro giallo troviamo fissato questo momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Tutto era ancora una matassa ingarbugliata. Non c'erano aperture, nessuna pista che portasse a una svolta nelle indagini. (Henning Mankell,&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Villospår&lt;/span&gt;, Ordfrronts Förlag, Stockholm, 1995; trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La falsa pista&lt;/span&gt;, Marsilio,  2009, p. 209).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Clew&lt;/span&gt; sta in inglese per  'a ball of thread or yarn', 'gomitolo'. Da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;clew&lt;/span&gt;, per semplice variante fonetica (la pronuncia non cambia), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;clue&lt;/span&gt; – che dall'inizio del 1600 sta per 'that which points the way', qualcosa che indica la via; e quindi 'indizio'. Trasparente il riferimento al mito di Arianna: Teseo, l'eroe, trova l'uscita dal labirinto grazie al filo di lana che l'amata gli ha dato.&lt;br /&gt;A metà del 1800 il legame tra clue e clew era ben presente nella lingua popolare, nella cronaca giornalistica relativa alla soluzione dei casi criminosi da parte dei detective di Scotland Yard e degli  investigatori, così come nella narrativa.&lt;br /&gt;Leggiamo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mary Bolton&lt;/span&gt; di Elizabeth Gaskell:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E' sempre un piacere svelare un mistero, dipanare il sottile groviglio di fili che ci porterà alla certezza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mente semidesta, mentre sia abbandona a percorrere il groviglio proposto dalla narrazione, sperimenta come andare oltre i confini del già pensato. Si scopre così come guardare il mondo con occhi nuovi.&lt;br /&gt;Il libro giallo ci fornisce un risposta, ci accompagna nel costruire senso dipanando l'aggrovigliato gomitolo, facendo emergere il senso che è latente in quello stesso aggrovigliato gomitolo. Il libro giallo silenziosamente e piacevolmente ci accompagna sollecitando la nostra mente a compiere quel lavoro&lt;br /&gt;Leggiamo, per esempio, nell'undicesimo romanzo di Philo Vance (S. S. Van Dine, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Gracie Allen murder case&lt;/span&gt;, New York, C. Scribner’s sons, 1938. Trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Philo Vance e il caso Allen&lt;/span&gt;, Giallo Mondadori 1246 [17 dicembre 1972]):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Lasciami delirare ancora un po' prima di richiudermi in una camicia di forza... vi sono altre cose per me sconcertanti che potrebbero essere assemblate in un tutt'uno coerente... Finalmente si forma uno schema nel mio vorticoso cervello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò ci appare manifestazione di una paradossale saggezza il fatto che, nell'epoca del tramonto del libro come forma unica ed universale, le librerie offrano un numero sempre crescente di libri gialli, ed ogni libro tenda ad assumere la struttura del libro giallo. Possiamo immaginare che sarà un libro giallo l'ultimo libro che leggeremo.&lt;br /&gt;Quando non avremo  più motivo di leggere libri, perché l'uso di qualche tipo di macchina, intesa come espansione e protesi della nostra mente, ci farà apparire del tutto obsoleto questo insieme di fogli stampati o manoscritti, di forma e misura uguale, ordinati secondo un dato ordine, numerati e cuciti insieme in modo da formare un volume, fornito di copertina o rilegato, quando non avremo più motivo di leggere libri, forse l'unico libro che leggeremo con piacere sarà un libro giallo.&lt;br /&gt;Ci ricorderà il passato, e allo stesso tempo ci allenerà a al nuovo lavoro che sostituisce la lettura. Se la lettura è un passivo subire la struttura proposta da un autore, da un esperto, il libro giallo ci propone la scoperta di una soluzione, l'emergere di un percorso di senso. Il lavoro dell'investigatore, è lo stesso lavoro del knowledge worker che, lavorando con l'ausilio di un computer costruisce conoscenza per tentativi ed errori, sbrogliando enigmi, dipanando matasse intricate.&lt;br /&gt;Il libro giallo, meta-libro, ci parla del mondo del dopo-libro e ci insegna muoverci in quel mondo.&lt;br /&gt;Un mondo dove menti strutturalmente accoppiate a computer costruiscono conoscenza, come se stessero leggendo un libro giallo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3260350908336455618?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3260350908336455618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/garbugli-ovvero-il-libro-giallo-come.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3260350908336455618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3260350908336455618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/garbugli-ovvero-il-libro-giallo-come.html' title='Garbugli. Ovvero il libro giallo come ultimo libro'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-4526156651248277765</id><published>2009-10-04T22:38:00.002+02:00</published><updated>2009-10-04T22:44:14.122+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>J. C. R. Licklider, “Man-Computer Symbiosis”</title><content type='html'>In quegli stessi anni '60, ragionava a proposito della simbiosi tra uomo e computer un altro irregolare. Le sue riflessioni, come quelle di Engelbart e di Nelson, ci appaiono del tutto attuali: più che parlarci di un percorso svolto nello scorso mezzo secolo, ci parla di un percorso lungo il quaale siamo incamminati – probabilmente senza esserne del tutto consapevoli.&lt;br /&gt;Joseph Carl Robnett Licklider, per tutti J.C.R. o ancora più semplicemente Lick, psicologo specializzato in psicoacustica, inizia a interessarsi di computing quando negli anni '50 lavora presso il MIT Lincoln Laboratory, centro di ricerca finanziato dal Dipartimento della Difesa. Lick si muove dunque in quell'area che è frutto della visione di Vannevar Bush, luogo di convergenza di interessi militari e alta tecnologia di origine universitaria. Per questa via, arriverà nel 1963 all'ARPA, l'Advanced Research Projects Agency, istituita nel 1958, come risposta al lancio nello spazio dello Sputnik sovietico. Presso l'ARPA -che è tra i finanziatori dell'Augmentation Research Center- è responsabile dell'Information Processing Techniques Office (IPTO).&lt;br /&gt;In questo avvicinamento ad un computing al servizio dell'uomo che pensa, c'è un passaggio chiave: la pubblicazione, nel 1960, di un articolo di poche pagine, Man-Computer Symbiosis.&lt;br /&gt;Il riferimento alla simbiosi è specialmente interessante: come Lick non manca di sottolineare, si tratta di un concetto biologico. Nella visione di Lick, due dissimili organismi, “living together in intimate association, or even in close union”, lavorano per costruire conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;The hope is that, in not too many years, human brains and computing machines will be coupled together very tightly, and that the resulting partnership will think as no human brain has ever thought and process data in a way not approached by the information-handling machines we know today.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notevole qui la vicinanza con il punto di vista di Maturana: si parla -”human brains and computing machines”- di sistemi viventi, si parla di accoppiamento strutturale.&lt;br /&gt;Il computer così inteso -possiamo dire la macchina di Lick- è una macchina ben diversa dal Mainframe orientato al controllo, e teso a sostituire l'uomo attraverso la sua Intelligenza Artificiale.  Così come l'uomo disposto a collaborare con questa macchina è ben diverso sia dal tecnico analista o programmatore, sia dall'utente che accetta passivamente di lavorare dentro i vincoli definiti dalla procedura.&lt;br /&gt;L'indirizzo è chiaro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;To enable men and computers to cooperate in making decisions and controlling complex situations without inflexible dependence on predetermined programs.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Senza dipendenza da programmi predeterminati”: ecco affermato il nodo chiarissima la distanza dall'approccio kantiano e cognitivo. Serve una macchina che faciliti l'emergere del nuovo pensiero, serve un aiuto per costruire conoscenza, serve una macchina orientata alla Bildung. Il “controllo delle situazioni complesse” non può passare attraverso l'attuazione di programmi, procedure scritte prima, ma è invece, essenzialmente, decision making.&lt;br /&gt;Lungo il corso degli anni Sessanta, la riflessione di Licklider si consolida e si precisa.&lt;br /&gt;Finché in  The Computer as a Communication Device, articolo apparso nel 1968, ci offre una lucida anticipazione di ciò che abbiamo imparato a chiamare social network, reti sociali, virtual community, comunità virtuali . Nelle parole di Lick, già molto precise, “On-line interactive communities”. Persone intente a collaborare, “face to face through a computer”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;But let us be optimistic. What will on-line interactive communities be like? In most fields they will consist of geographically separated members, some- times grouped in small clusters and sometimes working individually. They will be communities not of common location, but of common interest. In each field, the overall community of interest will be large enough to support a comprehensive system of field-oriented programs and data.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dal punto di vista del ragionamento che vado svolgendo, centrato sul lavoro congiunto della mente umana e di una 'macchina per pensare', le suggestioni più ricche erano già presenti in Man Computer Symbiosis:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;It seems reasonable to envision, for a time 10 or 15 years hence, a "thinking center" that will incorporate the functions of present-day libraries together with anticipated advances in information storage and retrieval and the symbiotic functions suggested earlier in this paper. The picture readily enlarges itself into a network of such centers, connected to one another by wide-band communication lines and to individual users by leased-wire services. In such a system, the speed of the computers would be balanced, and the cost of the gigantic memories and the sophisticated programs would be divided by the number of users.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-4526156651248277765?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/4526156651248277765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/j-c-r-licklider-man-computer-symbiosis.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4526156651248277765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4526156651248277765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/10/j-c-r-licklider-man-computer-symbiosis.html' title='J. C. R. Licklider, “Man-Computer Symbiosis”'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-2166534942781513962</id><published>2009-09-20T21:54:00.005+02:00</published><updated>2009-10-10T11:26:51.572+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Organizzazione di conoscenze e di attività</title><content type='html'>Questo è il corso che tengo nel primo semestre dell'anno accademico 2009-2010 all'Università di Pisa. Come si vede, i temi sono attinenti a quello che scrivo in questo blog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Organizzazione di conoscenze e di attività&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Corso di studi: Informatica Umanistica (specialistica)&lt;br /&gt;Docente: Francesco Varanini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Argomento:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il corso fornisce un quadro di riferimento teorico, e propone lo studio di casi a proposito di:&lt;br /&gt;• cultura organizzativa: come nascono, vivono, muoiono reti sociali, gruppi e organizzazioni&lt;br /&gt;• modelli e funzionamento dell'organizzazione aziendale&lt;br /&gt;• Knowledge Management: come le conoscenze sono create, portate alla luce, rese accessibili, condivise, valorizzate.&lt;br /&gt;Per ognuno dei temi suddetti, verrà specialmente studiato il supporto offerto da tecnologie e strumenti informatici.&lt;br /&gt;Coerentemente con il tema 'organizzazione della conoscenza', le lezioni, che si svolgono in Laboratorio Informatico, proporranno concreta sperimentazione di come si 'costruisce conoscenza' utilizzando motori di ricerca e risorse offerte dalla Rete.  Questa esperienza non è ovviamente riproducibile studiando su libri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Testi d'esame&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;• Humberto Maturana, Francisco Varela, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;El árbol del conocimiento&lt;/span&gt;, 1984; trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’albero della conoscenza, un nuovo meccanismo per spiegare le radici biologiche della conoscenza umana&lt;/span&gt;, Garzanti, Milano, 1992.&lt;br /&gt;• Charles Babbage, &lt;a href="http://books.google.it/books?id=7BhKAAAAIAAJ&amp;amp;printsec=frontcover&amp;amp;dq=charles+babbage+on+the+economy#v=onepage&amp;amp;q=&amp;amp;f=false"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;On the Economy of Machinery and Manufactures&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, 1835 (fourth edition), accessibile on line presso Google libri.&lt;br /&gt;Più un testo scelta tra i seguenti due:&lt;br /&gt;• Federico Butera, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il castello e la rete: Impresa, Organizzazione e Professioni&lt;/span&gt;, FrancoAngeli, Milano, 1990, (XV edizione, 2008)&lt;br /&gt;• Manuel Castells, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Rise of the Network Society&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Information Age: Economy, Society and Culture&lt;/span&gt;, Vol. I. Cambridge, MA; Oxford, UK. Blackwell. 1996; trad. it &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La nascita della società in rete&lt;/span&gt;, Egea-Università Bocconi, 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Testi per approfondimento:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;• Peter L. Berger and Thomas Luckmann, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Social Construction of Reality: A Treatise in the Sociology of Knowledge&lt;/span&gt;, Garden City, New York: Anchor Books, 1966; trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La realtà come costruzione sociale&lt;/span&gt;, Bologna, Il Mulino, 1997&lt;br /&gt;• Thomas Kuhn, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Structure of Scientific Revolution&lt;/span&gt;, Chicago, University of Chicago, 1962; tr. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La struttura delle rivoluzioni scientifich&lt;/span&gt;e, Torino, Einaudi, 1969.&lt;br /&gt;• Ikujiro Nonaka, Hirotaka Takeuchi, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Knowledge-Creating Company: How Japanese Companies Create the Dynamics of Innovation&lt;/span&gt;, Oxford: 1995; trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Knowledge-Creating Company. Creare le dinamiche dell’innovazione&lt;/span&gt;, Milano Guerini e Associati, 1997&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Indicazioni per non frequentanti: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli studenti possono rivolgersi al docente, durante l'orario di ricevimento o via mail, per avere suggerimenti in merito a come sostituire l'esperienza pratica di 'costruzione di conoscenza' sperimentata durante le lezioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-2166534942781513962?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/2166534942781513962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/organizzazione-di-conoscenze-e-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/2166534942781513962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/2166534942781513962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/organizzazione-di-conoscenze-e-di.html' title='Organizzazione di conoscenze e di attività'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-44680111743123529</id><published>2009-09-16T11:54:00.006+02:00</published><updated>2009-09-19T12:05:46.720+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>Pensare da sé: una lezione di Wittgenstein</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ich möchte nicht mit meiner Schrift Andern das Danken ersparen. Sondern, wenn es möglich wäre, jemand zu eingenen Gedanken anregen.&lt;br /&gt;Ich hätte gerne ein gutes Buch hervorgebracht. Es ist nicht so ausgefallen; aber die Zeit ist vorbei, in der es von mir verbessert werden könnte. (Ludwing Wittgenstein, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Philosophische Untersuchungen&lt;/span&gt;, Basil Blackwell, Oxford, 1953; cito dal Ludwig Wittgenstein, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Werkausgabe&lt;/span&gt;, Band I, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1989. Vorwort (1945), p. 233; trad. it. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ricerche filosofiche&lt;/span&gt;, Einaudi, 1967. Prefazione dell'autore, p.5).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non vorrei, con questo mio scritto, risparmiare ad altri la fatica di pensare. Ma, se fosse possibile, stimolare qualcuno a pensare da sé.&lt;br /&gt;Avrei preferito produrre un buon libro. Non è andata così; ma è ormai passato il tempo in cui avrei potuto renderlo migliore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi importa la filosofia di Wittgestein, che del resto non esiste. Importa il filosofare di Wittgenstein. E pochi filosofi come Wittgenstein -nelle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ricerche filosofiche&lt;/span&gt; molto più che nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tractatus&lt;/span&gt;- ci mostrano il pensiero del pensatore, lasciandoci vicini al pensiero mentre nasce. Se c'è un senso nella filosofia, il senso sta nella bellezza del pensare, nel lavoro della mente che crea conoscenza. Di molta della migliore filosofia non c'è traccia, perché il pensiero è una attività che, in origine, non lascia tracce se non nella mente del pensatore. Ci sono tracce, sia pure labili, nella mente di coloro che hanno assistito all'emergere del pensiero durante una lezione, un seminario, una chiacchiera del pensatore. Ci sono tracce (in apparenza) meno labili se il filosofo ha scritto.&lt;br /&gt;Non posso non dire: tracce 'in apparenza' meno labili. Perché qui mi trovo a dire della natura profonda e sottaciuta della scrittura. La scrittura è traccia di qualcosa. E' al qualcosa che si deve guardare. La ricchezza sta lì, non nelle tracce che ne restano. La scrittura non serve a niente se non ci dice qualcosa. La scrittura è un modo per avvicinarsi alla conoscenza.&lt;br /&gt;Raramente si trova, come in queste parole di Wittgenstein, una riflessione profonda sul tema di come si pensa, di come si crea conoscenza. E sopratutto sul tema di come la scrittura è un aspetto intrinseco, non indispensabile, ma specialmente arricchente, di questo processo. Faccio fatica a chiarirmi le idee, a svilupparle, a sciogliere il gomitolo aggrovigliato, perciò sostengo il mio pensiero con la scrittura. Scrivendo mi chiarisco le idee. Se penso senza sostenere il mio pensiero attraverso la scrittura, penso in un modo diverso. Diverso da quando creo conoscenza senza scrivere. Lo spazio-tempo della scrittura è spazio-tempo dedicato a creare conoscenza. Conta lo scrivere, non lo scritto. Ciò che resta come traccia non è il frutto del pensiero, non lì sta la conoscenza. Pensando-scrivendo posso ben aver lasciato parti importanti del pensiero non dette, tra le righe del mio scrivere. Può ben darsi che la traccia lasciata sia infedele e grandemente povera, rispetto alla ricchezza che sentivo nel mio pensiero. Ma è la traccia che c'è e -in mancanza di meglio- questa è la ricchezza che ho a disposizione.&lt;br /&gt;Per questo è importante scrivere: è l'esercizio di uno specifico modo di pensare. E quando, anche attraverso la scrittura, ho pensato, il processo è andato a buon fine e il lavoro è terminato. Il testo, osservato da questo punto di vista, è una scoria. Più che la ricca materia prodotta, è l'escremento.&lt;br /&gt;E' certo utile studiare gli scritti, tornare su di essi per capire come in quell'istante stavo pensando io stesso che rileggo i miei testi, o come stava pensando qualsiasi altra persona che, oggi come mille o duemila anni fa, ha lasciato tracce scritte del suo pensiero. Ma è utile leggere, appunto, per chiedersi 'come stava pensando' la persona intenta a pensare-scrivere, è utile per inferire quel pensiero che stava emergendo in quell'istante nella mente del pensante-scrivente. E' una semplificazione, un errore, una fuga, attribuire valore di verità allo scritto, cercare l'essenza del pensiero nello scritto che posso avere ora sotto gli occhi. Il pensiero nasceva là, in quel momento in cui qualcuno pensava-scriveva. La traccia di quel pensiero rimasta su carta, o su un qualsiasi altro supporto, non è che un indicatore, un segnale, un indizio. Il segno, certo e rassicurante, dotato di valore e di verità, non c'è. Leggendo, posso solo inferirne il senso. Leggere è muoversi nel testo, questo inconcluso e parziale sistema di tracce, cercando e trovando anche quello che materialmente non c'è.&lt;br /&gt;L'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;intelligenza&lt;/span&gt; è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;inter&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ligere&lt;/span&gt;, 'leggere tra le righe'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una postilla. Mostra qui la sua miseria l'atteggiamento di quegli intellettuali che mostrano dispetto per l'eccesso di scrittura, l'atteggiamento di tutti coloro che sostengono che si dovrebbe passare meno tempo a scrivere e più tempo a leggere. Non è, in fondo, che un modo per difendere il proprio ruolo di persone già legittimate a pensare, magari professionisti del pensiero su un dato argomento. E' l'atteggiamento di chi, trovandosi nelle condizioni di manovrare, proclama che non si deve disturbare il manovratore.&lt;br /&gt;Ma invece: ogni persona è dotata di una mente diversa, ogni persona è fonte di nuove conoscenze. Perché mai dovremmo rinunciare al suo contributo alla costruzione sociale di ricchezza. Chi proclama i vantaggi della rinuncia, appare ora nudo, e l'interesse privato che va a scapito del vantaggio collettivo risulta evidente. Perché è caduta oggi l'unica ragionevole motivazione a non prendere in considerazione la scrittura di tutti: fino ad un recente ieri, era impossibile muoversi nella massa infinita di testi. Ma oggi, non è più così: strumenti di scrittura-lettura del tipo 'motore di ricerca' permettono di muoversi efficacemente nella massa infinita. E visto che posso muovermi nella massa, piuttosto che poche tracce di pochi momenti di scrittura-lettura di poche persone, preferisco il molto: molte tracce di molte persone.&lt;br /&gt;Che si vadano a rileggere, questi figuri, le parole di Wittgenstein: “Non vorrei, con questo mio scritto, risparmiare ad altri la fatica di pensare. Ma, se fosse possibile, stimolare qualcuno a pensare da sé.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-44680111743123529?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/44680111743123529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/pensare-da-se.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/44680111743123529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/44680111743123529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/pensare-da-se.html' title='Pensare da sé: una lezione di Wittgenstein'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-2093683043344171532</id><published>2009-09-09T09:46:00.003+02:00</published><updated>2009-09-11T02:23:09.989+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Derrida e la scrittura digitale</title><content type='html'>Derrida: 'la trasparenza del discorso orale può essere contestata; anche il discorso orale  è una forma di scrittura'. A prima vista, il ragionamento appare come un elegante paradosso, e nient'altro. Ma la situazione tecnologica nella quale mi muovo nel momento in cui scrivo permette di andare oltre, e di cogliere il senso profondo che la la scrittura di Derrida ospita – forse al di là di ciò di cui lo stesso  Derrida è consapevole.&lt;br /&gt;Derrida: '&lt;span style="font-style: italic;"&gt;scrittura&lt;/span&gt; è la forma primaria di espressione della personale conoscenza, della esperienza che ognuno fa interagendo con il mondo che lo circonda'. Ovvero: l'esperienza ha valore se 'prende forma'. Il prendere forma, Bildung, è il processo necessario alla costruzione di conoscenza. Il 'prendere forma' può manifestarsi in forme diverse.&lt;br /&gt;Derrida: 'scrittura è qualsiasi cosa che separi la lingua dall’immediatezza della percezione non mediata'. Ovvero: faccio esperienza interagendo con il mondo, tramite la lingua esprimo l'esperienza.&lt;br /&gt;Derrida: 'è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scrittura&lt;/span&gt; qualsiasi manifestazione del linguaggio che lascia traccia o iscrizione'. Ovvero: anche il discorso orale è una forma di di scrittura. Il considerare scrittura solo il vergare segni su un supporto è accanirsi a guardare il mondo con gli unici occhiali dei quali disponevamo in una fase storica e tecnologica. La scrittura è la costruzione del codice. Il codice 'sta dietro', 'sta sotto', 'c'è prima'.&lt;br /&gt;Derrida: 'la scrittura, e non l’oralità, è la manifestazione fondamentale della lingua'. Ovvero: la lingua è il modo attraverso il quale l'uomo esterna l'esperienza, l'interazione tra sé e il mondo. La lingua è codifica, senza la codifica la conoscenza non può essere esplicitata, conservata, condivisa, riutilizzata. L'oralità, così come il vergare segni su un supporto, sono utilizzi della conoscenza codificata.&lt;br /&gt;Questo, credo, intende Derrida. Senza saperlo -ritengo che le sue conoscenze di informatica fossero scarse o nulle, ma il suo sguardo non era velato da pregiudizi come lo è invece lo sguardo di altri filosofi: Severino, o Galimberti- Derrida parlando di scrittura, ci parla di ciò che l'informatica chiama digitalizzazione. Conservazione, tramite adeguata codifica, dei dati grezzi che hanno in sé la conoscenza, prima che questa prenda forma in uno o in altro modo, in uno degli enne modi possibili.&lt;br /&gt;Se, lungo millenni di storia, abbiamo finito per intendere per scrittura esclusivamente i segni graffiati, vergati, tracciati su un supporto, tramite uno strumento incisivo, e poi tramite una penna-, è solo perché questa era l'unica tecnologia di cui disponevamo: per conservare conoscenza, per mantenerla in uno stato che ci permettesse di riutilizzarla, non potevamo fare altro che scrivere.&lt;br /&gt;Ora che disponiamo di nuove tecnologie -Derrida, non suo modo visionario ed ermetico ci parla credo di questo- possiamo ben intendere la scrittura in un senso più ampio: tecnologia che rende possibile l'esternare conoscenza, tecnologia che rende possibile accedere alla conoscenza.&lt;br /&gt;Quando Platone nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fedro&lt;/span&gt; sostiene i meriti dell'oralità rispetto alla scrittura, coglie con acume il limite della scrittura su carta. “Il discorso di colui che sa, vivo e animato”, se trasferito su carta si trasforma in qualcosa di fisso e chiuso, che di quel discorso potrebbe “giustamente dirsi un simulacro”. “I discorsi scritti” non sono niente più “del richiamare alla memoria di chi già li conosce gli argomenti trattati nello scritto”. Le possibili connessioni, i possibili modi di intendere quella tela viva che è il testo sono ridotte nello scolastico confine di ciò che è già stato scritto su carta.&lt;br /&gt;La parola scritta su carta, così come l'informazione conservata nei Data Base, cozza ancora oggi con questi impoverenti limiti. La povertà tecnologica della codifica consistente in un solo tracciato -i segni che ho vergato sul supporto, le informazioni ingabbiate nel data model, nel tracciato record o nelle tabelle di un Data Base-, rende ancora attuale la critica di Platone. Molto meglio del testo scritto su carta, ingabbiato dal già tracciato, il testo che ho in mente, aperto a infinite articolazioni, a sempre diverse evoluzioni.&lt;br /&gt;La caratteristica dello sguardo di chi costruisce Basi Dati, e di chi scrive già pensando al libro, è la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fissità&lt;/span&gt;: cerca la struttura invariabile. Come lo sguardo di Linneo, non vede l'evoluzione e trascura la variazione.&lt;br /&gt;Ma Derrida ci aiuta a guardare oltre, e a cogliere gli enormi vantaggi della codifica che il computing ci mette a portata di mano. Ci spinge a cogliere il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;movimento&lt;/span&gt;, lo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sviluppo&lt;/span&gt;. Non c'è un testo già dato, stabilito per sempre. Il testo è il continuo divenire della conoscenza che si fa istante dopo istante. In questo momento colgo il testo in una delle sue possibili manifestazioni.&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scrittura&lt;/span&gt;, così come è intesa da Derrida, va oltre le critiche di Platone: ci appare come necessaria massa informe, ma contenente in se il germe della propria organizzazione. Una organizzazione che puo' manifestarsi -Bildung- in forme sempre diverse, ed è in fondo sempre in fieri.&lt;br /&gt;E la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;descostruzione&lt;/span&gt; di Derrida ci appare meno oscura se la intendiamo come risalita, o ritorno, dal testo scritto su carta al retro-testo, o meta-testo, frutto della mia capacità di connettere, di tessere la tela di una narrazione. Retro-testo, meta-testo di cui il testo scritto su carta non è che una delle possibili manifestazioni.&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;decostruzione&lt;/span&gt; di Derrida ci appare meno oscura se,- in senso più lato, guardando le cose al di fuori del tradizionale panorama che ci è concesso se guardiamo il mondo non solo attraverso i libri-  la intendiamo come la perenne ristrutturazione di cui è passibile la conoscenza digitalizzata.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Decostruire&lt;/span&gt; è 'guardare dietro', guardare sotto' alla conoscenza come appare attraverso una sua manifestazione. 'Dietro' e 'sotto' e 'prima' di ciò che sto scrivendo su un foglio, così come 'dietro' e 'sotto' e 'prima' della parola pronunciata oralmente, c'è la conoscenza che sto portando in questo istante alla luce.&lt;br /&gt;Infatti, i dati digitalizzati relativi a quella conoscenza, costituiscono il codice che mi permette sia di manifestare quella conoscenza sotto forma di parola pronunciata -pensiamo a un file mp3- sia sotto forma di parola scritta tramite segni alfabetici -pensiamo ad un file Word-.&lt;br /&gt;Il codice è la scrittura. Scrivendo creo codice passibile di utilizzi diversi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-2093683043344171532?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/2093683043344171532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/derrida-e-la-scrittura-digitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/2093683043344171532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/2093683043344171532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/09/derrida-e-la-scrittura-digitale.html' title='Derrida e la scrittura digitale'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3564291659771905175</id><published>2009-08-31T11:46:00.009+02:00</published><updated>2009-08-31T12:17:11.566+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macchine per pensare'/><title type='text'>Zuhandenheit vs. Usability, Martin Heidegger vs. Jakob Nielsen</title><content type='html'>&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Times New Roman;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Il mouse condivide con il telefono cellulare la natura di ‘strumento legato alla mano’. Così in tedesco il Mobiltelefon è comunemente detto Handy. E in finlandese &lt;i&gt;Matkapuhelin&lt;/i&gt; , ‘telefono da viaggio’ è &lt;i&gt;kännykkä&lt;/i&gt; (e poi &lt;i&gt;känny&lt;/i&gt;), ‘prolungamento della mano’ Ma potremmo anche dire che non un singolo &lt;i&gt;device&lt;/i&gt;, ma il computer è nel suo insieme 'prolungamento del corpo e della mente'. Forse non è fuori luogo un rimando all'idea di bacchetta che nelle fiabe risolve ogni garbuglio. Forse meglio che &lt;i&gt;bacchetta magica&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Magic Wand&lt;/i&gt;  - dove &lt;i&gt;wand&lt;/i&gt; ricorda originario senso di pieghevolezza, flessibilità. Non a caso l'etimologia, tra gli altri lo sostiene Heidegger, ci propone una probabile connessione tra magico e macchina. Il greco &lt;i&gt;magike tekhne&lt;/i&gt; è l'arte della magia, dal persiano &lt;i&gt;magush&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Magush&lt;/i&gt;, come il greco &lt;i&gt;makhana&lt;/i&gt;, risalirebbe alla radice indeuropea &lt;i&gt;magh-&lt;/i&gt; 'essere capace', 'avere la forza', 'potere'.  Dunque idea di potenza, ma anche di saggezza. Traduciamo mago con &lt;i&gt;Wizard&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Wizard&lt;/i&gt; deriva, come &lt;i&gt;wise&lt;/i&gt;, 'saggio', dalla radice indeuropea &lt;i&gt;weid-&lt;/i&gt;. Da cui il sanscrito &lt;i&gt;veda&lt;/i&gt;: ‘io so’, ‘scienza’, ‘conoscenza’. Sempre dell'origine della conoscenza, della sua costruzione, parliamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Heidegger: la natura è &lt;i&gt;physis&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Physis&lt;/i&gt; porta in sé il senso  profondo di 'entrare in un essere luminoso'. Di questo originario significato resta traccia in &lt;i&gt;phainómenon&lt;/i&gt;, 'ciò che appare'. Al contempo, &lt;i&gt;physis&lt;/i&gt; ci parla del processo creativo che genera l'opera d'arte. E, ancora, &lt;i&gt;physis&lt;/i&gt; ci parla di &lt;i&gt;poiesis&lt;/i&gt;: 'fare', 'portare alla luce'. Il fiore che sboccia dal germoglio e che si apre nel suo proprio essere (&lt;i&gt;en eautō&lt;/i&gt;) è al tempo stesso realizzazione di &lt;i&gt;physis&lt;/i&gt; e di &lt;i&gt;poiesis&lt;/i&gt;. Passo ulteriore, &lt;i&gt;physis&lt;/i&gt; ci parla di &lt;i&gt;téchnē&lt;/i&gt;: la téchnē è in origine comprensione delle forme in cui si manifesta la natura, e quindi di come ogni forma, ogni costruzione di manufatti è manifestazione di conoscenza, è un conoscere finalizzato.   Il termine che Heidegger usa per indicare l'autentica tecnologia è &lt;i&gt;Entbergen&lt;/i&gt;. Il prefisso &lt;i&gt;ent-&lt;/i&gt; connota cambiamento da una situazione precedente, negazione di una situazione esistente, passaggio di stato, allontanamento, privazione - come dire 'via da', fuori di'. &lt;i&gt;Bergen&lt;/i&gt; sta per 'salvare', 'mettere al sicuro', ma anche: 'estrarre, recuperare'. Così, il verbo &lt;i&gt;Entbergen&lt;/i&gt; e il sostantiv &lt;i&gt;Entbergung&lt;/i&gt; rimandano a un duplice senso: 'rendere manifesto', 'rivelare' -è il disvelamento che i greci chiamavano alheteia e i romani veritas-, e al contempo 'custodire', 'proteggere' - arrivando fino al 'nascondere'. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ciò che distingue e definisce ogni 'personal computer', e ciò che con più vicinanza distingue e definisce il mouse e il telefono cellulare -apparentati dal manifestarsi come prolungamenti della mano- è, nel linguaggio di Heidegger la &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Zuhandenheit&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Per rendere l'ampiezza del senso del concetto, cito le traduzioni proposte in diverse lingue: e&lt;i&gt;ssere-allamano&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;utilizzabilità&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;ser a la mano&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;ser ante los ojos&lt;/i&gt;, r&lt;i&gt;eadyness-to-hand&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;handyness&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;utilisabilité&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Das Hämmern selbst entdeckt die spezifische 'Handlichkeit' del Hämmers. Die Sensart von Zeug, in der es sich von ihm selbst her offenbart, nennen wir die &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zuhandenheit&lt;/span&gt;. (…) Der nur 'theoretisch' hinsehende Blick auf Dinge entbehrt des Verstehens von  Zuhandenheit. (Martin Heidegger, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sein und Zeit&lt;/span&gt;,  (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'essere e il tempo&lt;/span&gt;), 1927, Terzo Capitolo, A, § 15)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'Times New Roman',serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;E' il martellare stesso a svelare la specifica 'maneggiabilità' del martello. Il modo di essere usato, nel quale esso  si palesa da se stesso, lo chiamiamo la sua &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Zuhandenheit&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;. (…) Allo sguardo che guarda solo 'teoreticamente' alle cose fa difetto la comprensione della Zuhandenheit.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;L'utilità -&lt;i&gt;Dienlichkeit&lt;/i&gt; (con riferimento al 'servizio'), &lt;i&gt;Beiträglichkeit&lt;/i&gt; (con riferimento al 'contributo'), &lt;i&gt;Verwendbarkeit&lt;/i&gt; (con riferimento all''uso'), &lt;i&gt;Handlichkeit&lt;/i&gt; (con riferimento alla 'maneggiabilità')- appaiono a partire dall'uso, e si riassumono nella &lt;i&gt;Zuhandenheit&lt;/i&gt;. Seguendo Heidegger, possiamo dire che le cose, pragmaticamente, si definiscono &lt;i&gt;nell'&lt;/i&gt;uso.  La cosa è &lt;i&gt;Zeug&lt;/i&gt;, espressione che sta genericamente per 'materia', 'roba', ma anche per 'arnese', 'utensile', 'strumento', 'equipaggiamento'. Non conta la cosa in sé, conta la cosa esperita nella quotidianità, in una situazione. Oppure meglio, la generica cosa inizia ad apparirci strumento finalizzato nel momento in cui lo usiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce della &lt;i&gt;Zuhandenheit&lt;/i&gt;, ci appare evidente la miseria della &lt;i&gt;web usability&lt;/i&gt; di Jakob Nielsen.  Nielsen esordisce con una condivisibile affermazione: “chi ha in mano il mouse decide tutto”.  Con un click, con un semplice gesto della mano, posso scegliere di allontanarmi da questo sito, da questo luogo di conoscenza.   In risposta  a questa libertà, Nielsen chiama usability il tentativo di reprimerla. Ci viene spiegato che, affinché chi si muove liberamente nel Web non se ne fugga altrove, i siti debbono essere chiari e coerenti, devono permettere una navigazione semplice ed efficace, devono mantenere quello che promettono e non mettere mai in situazioni da cui non si sappia come uscire.  Ma non è così che si avvicina il libero navigatore, l'autonomo costruttore d i conoscenza, non così si stimola a soffermarsi in questo luogo: perché quello che è per me ora chiaro  e coerente, semplice ed efficace, non lo è per te. Io voglio vendere, tu vuoi comprare. Io voglio perdermi per poi ritrovarmi dopo un viaggio che mi ha imposto di scoprire qualcosa di nuovo su me stesso. Tu magari vuoi camminare in linea retta, limitandoti ad andare da qui a lì. Tutti atteggiamenti rispettabili – ma che, nella loro differenza, rendono vana l'illusione che possano   esistere strumenti che a tutti, ed in ogni situazione, appaiano facilmente usabili, sempre adeguati. L'utensile universale, il coltellino svizzero multiuso, è uno strumento povero.   L'&lt;i&gt;usabilty&lt;/i&gt;, sostiene Nielsen, “rivela come il mondo funziona”. Rovescio l'assunto di Nielsen affermando che rifiuto l'usabilità di Nielsen, perché l'usabilità di Nielsen 'impone il modo di muoversi nel mondo'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questa via si finisce per imporre &lt;i&gt;un modo di usare&lt;/i&gt; definito a priori.  Si assume come punto di partenza una visione metafisica dello strumento: il suo scopo è dato a priori, si deve solo imparare ad usare. Si assume che a persona al lavoro sia poco abile, e debba essere istruita, ovvero addestrata ad usare lo strumento come vuole, come ha già pensato il progettista, il programmatore, il gateekeeper. Il progettista pretende d i sapere meglio dell'utente, della persona al lavoro, in che condizioni lavorerà, e quindi prevede quali strumenti dovrà usare e come dovrà usarli. Ma la pretesa dell'esperto, dello specialista, di sapere meglio dell'altro, e meglio della persona al lavoro, è hybris, è arroganza del potere. Nasconde la volontà di controllo.  Heidegger ci aiuta a vedere l'inefficacia di questo atteggiamento, la sua vanità dal punto  di vista della persona al lavoro. Solo io qui ed ora essendo in situazione posso sapere cosa mi serve.  Perciò i migliori degli strumenti possibili non sono gli strumenti pensati da un esperto di ergonomia, da un designer o architetto, in base ad una astratta idea di uso, sono Zeug, strumenti che prendono senso mentre li si usa. Il computer è un buon computer se posso imparare ad usarlo per tentativi ed errori. Se posso via via più finemente 'personalizzarlo'.  Il computer, inteso come macchina per pensare, è una buona macchina se è plastica, adattabile alle mie esigenze e alla situazione. E' una buona macchina se è adeguata ad accoppiarsi strutturalmente con me, persona diversa da ogni altra. Per usare le parole di Humberto Maturana: la migliore scarpa, per me, non è la scarpa più nuova, magari 'tecnologicamente avanzata', è la scarpa vecchia. Il piede e la scarpa si adattano nel corso del tempo, più è stretta e frequente l'interazione, più si adattano reciprocamente. Ma c'è la scarpa progettata per adattarsi. E c'è la scarpa progettata per non piegarsi al mio modo di essere.  La macchina è la migliore delle macchine possibili se valorizza la mia diversità, non se mi impone un uso razionale, economico, 'corretto'.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-family:'Times New Roman',serif;font-size:100%;"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3564291659771905175?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3564291659771905175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/zuhandenheit-vs-usability-martin.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3564291659771905175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3564291659771905175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/zuhandenheit-vs-usability-martin.html' title='Zuhandenheit vs. Usability, Martin Heidegger vs. Jakob Nielsen'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-826922313251704464</id><published>2009-08-03T13:25:00.007+02:00</published><updated>2009-08-03T14:44:52.921+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Per una fenomenologia di Microsoft Office</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Office&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Guardiamo dentro la suite di utensili che Microsoft di ci ha abituati a chiamare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Office&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Suite&lt;/span&gt;: 'a group of related things intended to be used together, a set'. Utensili di base che stanno sulla scrivania, tavolo, o desktop, a portata di mano della persona al lavora. La denominazione è pertinente: in latino officium : 'lavoro, dovere,' carica', da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opificium&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus&lt;/span&gt; facere, 'fare l'opera'.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Opus&lt;/span&gt; risale all'indeuropeo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opos&lt;/span&gt; (in sanscrito &lt;span style="font-style: italic;"&gt;apas&lt;/span&gt;); dalla stessa radice il verbo germanico da cui il tedesco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;üben&lt;/span&gt;, 'esercitare'. L'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus&lt;/span&gt; è al centro di un'area semantica vasta e diversificata, ma sempre legata all'idea centrale del lavoro umano e del suo frutto.  C'è una idea di dovere morale, di compito legato a un mandato, a un incarico, a un'incombenza. C'è l'idea del favore e del servigio, i 'buoni uffici'. C'è l'idea del luogo dove si svolge il lavoro. C'è l'idea dell'organizzazione, dell'articolazione burocratica, della funzione aziendale: 'l'ufficio vendite'. C'è anche  l'idea di preghiera, funzione religiosa: 'l'ufficio divino', 'l'ufficio funebre'.&lt;br /&gt;C'è, con la parola scritta in maiuscolo, l'idea del controllo e della censura, del Gatekeeping: il Sant'Uffizio, che è la Congregazione per l'Inquisizione istituita da papa Paolo III nel 1542, dal 1965 Congregazione per la Dottrina e per la Fede. L'Office di Microsoft non è, nelle intenzioni, l'Ufficio inteso come controllo. E' il 'posto di lavoro attrezzato' per il lavoro d'ufficio, per il lavoro che si svolge nel luogo comunemente chiamato ufficio. In inglese già attorno al 1250, office sta per 'a post, an employment to which certain duties are attached'.&lt;br /&gt;Osserviamo ora, uno per uno, gli strumenti che Office ci mette a disposizione. La questione non è certo irrilevante: lavoriamo con questi strumenti, di fatto godiamo della libertà che questi strumenti ci garantiscono. Il tornio è uno strumento che  è diventato semplice 'a furia di usarlo', l'usabilità non è frutto di un progetto, ma è frutto dell'uso. Con Office, invece ci troviamo ad usare strumenti progettati da un artefice, l'usabilità dello strumento è conseguenza dell'astratta idea di lavoro che era nella mente del progettista&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Word&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Guardo ora a come funziona Word: non è il migliore dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;word processor&lt;/span&gt; possibili. E comunque, non è troppo lontano dallo &lt;a href="http://sloan.stanford.edu/MouseSite/1968Demo.html"&gt;strumento liberante che ci aveva mostrato Engelbart in quel giorno del dicembre 1968&lt;/a&gt;. Nel lavorare in sintonia con la mia mente, lasciando traccia di quello che sto pensando, Word mi offre enormi opportunità.&lt;br /&gt;Questo modo di scrivere che ci è diventato ormai usuale, così diverso dal vergare segni su carta. “Word processing beginning with blank piece of paper”, dice Engelbart, ed è chiaro che non ci sta parlando del lavoro del copista, della segretaria: ci sta parlando di come, attraverso la scrittura, alimentiamo il pensiero e costruiamo conoscenza.&lt;br /&gt;E qui, ora, ci mostra come questa scrittura che appare fluida sullo schermo sia diversa da quella che conoscevamo. Prima, con la parola scritta su carta, dovevamo sottostare al vincolo di ciò che è già scritto: si può su carta inserire una correzione interlineare, si può cancellare. Ma la possibilità cozza con limiti tecnici. Si arriva a rendere illeggibile il testo già scritto. Si è costretti a ri-scrivere. Il testo che appare sullo schermo, invece, è fluido, sempre modificabile, sempre in fieri non c'è vincolo tecnico al cut and paste. Solo così -per approssimazioni successive, per tentativi ed errori- la scrittura può seguire liberamente il processo di costruzione di senso che ho in mente. La scrittura, così, libeta dai vincoli imposti dalla limitazione degli strumenti -penna, foglio- si riavvicina al senso generalizzato e profondo della creazione dell'opera: lavoro con strumenti su materia grezza, creo la forma. Così con gli utensili di Engelbart la massa, il pensiero che ho in mente, prende forma sotto le nostre dita poste sulla tastiera, attraverso il palmo della mano che avvolge il mouse.&lt;br /&gt;Non posso non emozionarmi vedendo Engelbart che mostra per la prima volta come si fa: scrive word, word, word, le parole che parlano di parole si spostano nello schermo, scompaiono e riappaiono in luoghi e in organizzazioni diverse.&lt;br /&gt;E la macchina conserva in memoria per noi: conserva una versione del testo, e intanto permette di cambiarla. Il file non è il testo che ho in mente, il testo inteso nelle sue potenzialità e nella sua possibile vita. E' una versione conservata, archiviata.&lt;br /&gt;Il testo che ho in mente può manifestarsi in scrittura sequenziale, ma anche sotto altre diverse forme non-lineari: lista di parole, rete di concetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Excel&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Guardo a come funziona Excel. Non mi importa la specifica differenza rispetto ad altri spreadsheet:  ciò che è importante osservare è la novità insita nello &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spreadsheet&lt;/span&gt;, o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;foglio elettronico&lt;/span&gt;. La novità è paragonabile alla novità del word processor. Forse per certi aspetti più significativa. Se il word processor è lo strumento per scrivere con le parole, lo spreadsheet è lo strumento per scrivere con i numeri. Non a caso lo strumento è pensato negli stessi anni Sessanta, parallelamente al word processor.&lt;br /&gt;Questa tabella, di dimensione potenzialmente infinite, è inizialmente usato per insegnare finanza in ambito universitario. Ma mi pare chiara la discendenza dello spreadsheet dai &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cellular automata&lt;/span&gt; di Von Neumann. L'esperimento, che doveva mostrare il manifestarsi della vita, era descritto facendo riferimento a una "regular grid of cells". Ogni &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cell&lt;/span&gt; , in base alle proprie caratteristiche, sempre in via di evoluzione, influenza l'ambiente circostante e il complessivo sistema. Ogni cell può essere intesa come 'centro'. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cell&lt;/span&gt;, in inglese, sta sia per cellula, 'unità elementare della materia vivente', e anche per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cella&lt;/span&gt; del foglio elettronico.&lt;br /&gt;L'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;automa cellulare&lt;/span&gt; va nella direzione dell'Intelligenza Artificiale: vuole mostrare come nascono e si evolvono i monti virtuali. Ora, lo spreadsheet accetta l'idea di partenza, ma propone un percorso che  non esclude l'uomo. Non intelligenza artificiale, ma intelligenza manifestata dall'accoppiamento strutturale di uomo e macchina. La mente umana è in grado di pensare sempre nuovi algoritmi, lo spreadsheet accresce esponenzialmente la capacità di verificare gli effetti dell'algoritmo sul sistema. Ciò che essenzialmente questo strumento permette di fare, è il lavorare verificando gli effetti di diverse scelte. 'Se faccio così, il sistema si evolverà e si adatterà in questo modo'.&lt;br /&gt;Si dice che lo spreadsheet permette di lavorare 'per simulazione'. Ma questo modo di vedere mi pare  riduttivo e fuorviante. Se per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;simulazione&lt;/span&gt; si intende il ricorso a un modello matematico, ad una rappresentazione, che corrisponde ad una lettura del mondo, lo spreadsheet non ha niente a che fare con la simulazione. Lo spreadsheet, invece, non rappresenta il mondo attraverso un modello dato a priori. Lo spreadsheet accoglie dati elementari, e permette istante dopo istante di far emergere un modello di lettura. Più che di simulazione, parlerei quindi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sperimentazione&lt;/span&gt;, o meglio del 'fare esperienza'. Latino &lt;span style="font-style: italic;"&gt;experiri&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ex perior&lt;/span&gt;, 'io provo', provo, istante dopo istante, per tentativi ed errori a 'portar fuori', 'portare alla luce', conoscenza.&lt;br /&gt;Non una macchina chee mi indica una via, ma una macchina che mi aiuta a scegliere la via.&lt;br /&gt;Perciò lo spreadsheet come il word processor ed il motore di ricerca, appare esemplare  utensile messo a nostra disposizione dal Personal Computing.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Power Point&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma la scatola di Office non contiene solo Word e Excel. Contiene altri due utensili che ci appaiono, al contrario del word processor e dello spreadsheet, strumenti pericolosi e fuorvianti.&lt;br /&gt;Power Point, così come i consimili presentation program, non serve a costruire conoscenza. Anzi, nega l'idea di costruzione.&lt;br /&gt;La presentazione pre-parata tramite Power Point è negazione dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;esserci&lt;/span&gt;. Mentre scrivo con il word processor (come in questo istante) sono qui ed ora, sono in sintonia con i tempi e i modi della mia mente. Invece, mentre preparo una presentazione in Power Point non sono qui ed ora: sto immaginando una situazione futura, che mi propongo di imporre a un pubblico. Ma non sono neanche lì, nel momento in cui converserò con altre persone. Ora, preparando la presentazione, sto preparandomi a non essere effettivamente lì nel momento in cui saremo insieme. Sto creando le condizioni per non esserci.&lt;br /&gt;Heidegger parlava di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dasein&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sein&lt;/span&gt; è 'essere'; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; sta per spazio, luogo che contempla sia l'immediatezza del 'qui' che la distanza descritta dall'italiano 'lì'. Per indicare questa ambiguità di senso, in italiano è invalsa la traduzione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;esserci&lt;/span&gt;. Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ci&lt;/span&gt; non sta a indicare una mera localizzazione spaziale, ma qualcosa di più ambiguo e complesso: ci parla di come l'Essere è presente; 'come si sta' nel momento, 'cosa si prova'.&lt;br /&gt;Ecco: Power Point è strumento che permette di eludere l''essere presente, 'l'esserci'. Con Power Point preparo l’annullamento dell’esserci. Non ci sono ora mentre sto lavorando alla presentazione, non ci sono quando erogo la presentazione.&lt;br /&gt;Se usa Power Point, lasciandosene guidare, la persona che parla guardando in faccia i presenti, non osserva sul volto e nei gesti le loro reazioni. Con l'uso di Power Point scompare il narratore che costruisce la narrazione in funzione dell’uditorio.&lt;br /&gt;C’è, in sostituzione, un programma che detta il ritmo e contiene ciò che deve essere detto. La persona che usa Power Point è in realtà al servizio di Power Point: riduce il suo ruolo a servitore della macchina: schiaccia il tasto, mostra chart dopo chart un testo chiuso e messo in sequenza.&lt;br /&gt;Né può esserci ascoltatore partecipe. I presenti sono ridotti a fruitori – più passivi sono meglio è.&lt;br /&gt;La conoscenza, che nasce nell’atto, è esclusa dalla scena. Al suo posto, una rappresentazione. Che dovendo andare bene per tutti, non va bene per nessuno.&lt;br /&gt;Dunque, mentre Word e Excel mi aiutano ad esserci, mi stimolano ad esserci, contribuiscono al mio esserci, Power Point mi permette di non esserci. Anzi, mi impone di non esserci, e giustifica il mio non esserci.&lt;br /&gt;Se il lavoro è costruzione di conoscenza, se la conoscenza efficace emerge nel qui ed ora, e se il Personal Computer lavora con me a costruire conoscenza, Power Point è un attrezzo inutile. Anzi, dannoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Access&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Infine, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Access&lt;/span&gt;. Già l’idea dell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;accesso&lt;/span&gt; è poco felice. Il tema dell’accesso si pone in un contesto dominato dal Gatekeeper: qualcuno controlla chi può accedere alla conoscenza e chi no; qualcuno controlla se posso accedere alla conoscenza, o no. Il tema non dovrebbe aver motivo di esser posto dove si tratti di una macchina personale, accoppiata strutturalmente alla mia mente: nessuna barriera di accesso si pone tra me e me.&lt;br /&gt;Il fatto è che Access appartiene a una precisa classe di strumenti software: è un Data Base Management System (DBMS), è uno strumento per costruire Data Base. Il Data Base è una idea che porta in sé un doppio vincolo. Primo vincolo: la conoscenza è possibile solo se è dato, prima di tutto, un modello che la descrive. Secondo conseguente vincolo: la conoscenza si costruisce in un mondo che sta fuori dal dominio delle persone. (Siamo sempre nei pressi dell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a priori&lt;/span&gt; kantiano).&lt;br /&gt;Ciò che trasforma materia grezza in conoscenza è -se prendiamo per buono questo punto di vista-, il modello. L’informazione che viaggia lungo il canale, che è in origine mero rumore, dato grezzo, si manifesta come conoscenza se, e solo se, passa al vaglio dei criteri di giudizio previsti dal modello.&lt;br /&gt;Il Data Base, dunque, è strumento per costruire 'sistemi informativi' estraniati, alienati. Di tutti e di nessuno.&lt;br /&gt;Non a caso il Data  Base si afferma negli anni Sessanta del secolo scorso. Ma no è, come il word processor e lo spreadsheet, un utensile al servizio dell'uomo che sta lavorando. Il Data Base, all'opposto, è un fondamentale elemento dello stesso progetto cui appartengono il Mainframe -macchina totalizzante intesa come modello organizzativo di ciò che si deve sapere e si deve fare- e l'Intelligenza Artificiale -intesa come alternativa alla mente umana-.&lt;br /&gt;Il Data Base, come aveva insegnato già Linneo, si fonda su una descrizione del mondo assunta come buona una volta per tutte. Di conseguenza classifica gli enti. Impone quindi alle persone di assoggettarsi a questo criterio di classificazione. Possiamo anche chiamare il contenuto di questi sistemi informativi conoscenza, ma non è la conoscenza legata al soggetto.&lt;br /&gt;Se intendiamo il Persona Computer come macchina al servizio della persona, trovare dentro la scatola di Office un utensile pensato per imporre questo modo di lavorare, è un paradosso. Ma è anche la conferma di un assunto: per ogni Gapekeeper, il miglior modo per garantire un controllo è aver instillato nelle menti il tarlo dell'autocontrollo. La miglior censura è l'autocensura.&lt;br /&gt;Le distorsioni provocate da Access nel personale processo di costruzione di conoscenza, sono dunque altrettanto gravi delle distorsioni provocate da Power Point. Ciò che consola, è che quasi nessuna persona al lavoro sceglie spontaneamente di usare Access.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, nettamente, da una lato Word e Excel, dall'altro Power Point e Access. Dentro al scatola di Office, due diverse, opposte, maniere di intendere il computing.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-826922313251704464?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/826922313251704464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/per-una-fenomenologia-di-microsoft.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/826922313251704464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/826922313251704464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/08/per-una-fenomenologia-di-microsoft.html' title='Per una fenomenologia di Microsoft Office'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5199262535316398993</id><published>2009-07-28T12:39:00.001+02:00</published><updated>2009-07-28T12:41:28.504+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>I limiti dell'informazione</title><content type='html'>L'idea di informazione si fonda sulla centralità della circolazione. L'informazione sta nel canale, è misurata lungo il canale. Esiste lungo il canale: i dati viaggiano lungo il canale. Né la 'fonte' né il 'destinatario', hanno alcuna autorità sull'informazione.&lt;br /&gt;L'arbitrarietà dei segni secondo Saussure, così come la poetica del messaggio di Jakobson si fondano sulla centralità dell'informazione. Anche Mc Luhan, il medium è il messaggio, sta su questa strada.&lt;br /&gt;La costruzione di senso, secondo questo approccio, non sta nei soggetti, o nei luoghi da dove li dati provengono. Sta lei luoghi dove i dati, lungo il canale vengono filtrati dai gatekeeper, ovvero: vengono interpretati rispetto ad una chiave di lettura, e quindi intesi come informazione. Parlare di input e di output, in fondo, è ancora parlare di informazione e di canale. Input e output non sono che due manifestazioni del gatekeeping. Lì si realizza una transazione, un passaggio di stato, lì si decide 'cosa vuol dire' l'informazione. La transazione è una legittimazione operata dal gatekeeper.&lt;br /&gt;Con tutto questo, siamo all'interno di un sistema, di una Gestalt, dove ciò che conta è l'equilibrio complessivo, il tutto. Le parti non sono che parte del tutto e non hanno in fondo identità. La loro identità è determinata dall'appartenenza al tutto.&lt;br /&gt;Il Broadcasting, in questa luce, ci appare un modello semplificato del sistema inteso come totalità organizzata. L'antenna -come la garitta centrale nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Panopticon&lt;/span&gt; di Bentham- simboleggia l'idea centrale - non è ridondante ripetere qui il qualificativo: centrale. L'idea centrale è il controllo. Se il sistema è un sistema 'vivente' sarà più difficile da controllare, ma il tema del controllo resta al centro dell'attenzione.&lt;br /&gt;Si guarda al canale, si vedono unità minime, pacchetti che lungo il canale viaggiano. Al centro dell'attenzione sta l'informazione che viaggia lungo il canale. Informazione che si vuole interpretabile attraverso un codice definito dal gatekeeper, codice del quale nulla sanno fonte e destinatario, codice sul quale fonte e destinatario non possono influire. misurabile, assoggettata a un controllo, letta in base a un criterio di codifica e di decodifica.&lt;br /&gt;E' l'ottica che si può far risalire a Leibniz e Linneo, e e poi del Kant della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ragion pura&lt;/span&gt;, ottica che in tempi moderni rinasce come costrutto ingegneristico e statistico, “communication engineering”, l'ottica di Wiener e di Shannon, per i quali l'unica conoscenza praticabile è la mera informazione “a statistical theory of the amount of information in which the unit amount of information was that transmitted as a single decisions between equally probable alternatives”.&lt;br /&gt;Ora ci appare chiaro che questa stessa ottica è stata assunta come propria, in nome della modernità, da semiologi, studiosi di mass media, linguisti.&lt;br /&gt;In questa ottica, domina uno strumento: l'universal symbolism. Si cerca un linguaggio simbolico che permetta descrizioni a prova di equivoco. Boole, Frege, Russel e Wittgenstein in modi differenti percorrono questa strada. L'obiettivo è attingere il “calculus of reasoning”.&lt;br /&gt;In questa ottica, si capisce come la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ridondanza&lt;/span&gt; sia l'orrore, il peccato. L'occupazione dello spazio di circolazione lungo i canali deve essere razionalizzato. L'informazione che non corrisponde esattamente al criterio di giudizio previsto dalla codifica è intesa come priva di significato. Non le sarà quindi garantito l'accesso. Ovvero, l'accesso concesso all'informazione spuria è intesa come difetto del sistema. Si intende come obiettivo generale -prevalente rispetto all'interesse delle persone coinvolte nel gioco- l'eliminazione dei difetti. La qualità del sistema si misura statisticamente come diminuzione dei difetti. Qualità e difetti definiti tali non certo dalle persone coinvolte nel gioco, ma dai gatekeeper: ingegneri di telecomunicazioni organizzatori del lavoro (non importa se tayloristi o toyotisti), informatici orientati alla strutturazione delle informazioni, critici letterari ed editor interpreti del mainstream.&lt;br /&gt;C'è spazio solo per l'informazione ben codificata all'ingresso del canale, non può che esistere che una informazione. Il resto è rumore, inutile occupazione di spazio. Non c'è spazio per varianze e scostamenti dalla norma. Per dire meglio: le manifestazioni della vita degli organismi viventi, i modi di essere, sono magari accettati, degni di essere conservati magari in una Wunderkammer, in un Cabient de Curiosités, ma in ogni caso intesi come devianza, scostamento dalla norma. Il trionfo del controllo, appunto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5199262535316398993?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5199262535316398993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/07/i-limiti-dellinformazione_28.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5199262535316398993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5199262535316398993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/07/i-limiti-dellinformazione_28.html' title='I limiti dell&apos;informazione'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-7206062086742508135</id><published>2009-07-17T19:46:00.004+02:00</published><updated>2009-07-21T13:30:22.361+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>"Se trovo una voce di Wikipedia che secondo me non va bene, faccio quello che posso per migliorarla"</title><content type='html'>Invece di parlare, spesso a vanvera, dell'alta cultura offesa dall'inattendibilità di Wikipedia, sarebbe sensato ragionare così: "Se trovo una voce di Wikipedia che secondo me non va bene, faccio quello che posso per migliorarla".&lt;br /&gt;Personalmente, sono davvero stufo di sentir ragionare sui limiti di Wikipedia. Certo, meglio Wikipedia in inglese. Ma le resistenze ed i pregiudizi di chi critica Wikipedia, non a caso, non riguardano solo l'edizione italiana. Prendiamo dunque per buono il solito confronto tra l'Encyclopaedia Britannica e Wikipedia in inglese.&lt;br /&gt;Si dice che l'Encyclopaedia Britannica è autorevole, scritta dai più rinomati esperti. Non metto in dubbio la grande qualità di questo monumento della cultura - nonostante, come è noto, l'opera sia stata oggetto di fondate critiche. Non considero qui il vantaggio di una enciclopedia on line rispetto ad una enciclopedia cartacea: facilità di aggiornamento, facilità di ricerca, possibilità di puntare a quello che veramente mi serve sapere ora, andando a mirare con il motore di ricerca anche all'interno di una singola voce. Non considero neanche vantaggioso il costo zero per chi consulta: ora, almeno entri certi limiti, si possono consultare gratuitamente voci dell'Encyclopaedia Britannica – e potrebbe anche darsi che in futuro imprescindibili esigenze di copertura dei costi rendano più stringente la richiesta di sostegno a Wikipedia.&lt;br /&gt;Restano, al di là di tutto questo, abissali differenze.L'Encyclopaedia Britannica, frutto di una tradizione millenaria, si fonda sull'idea dell'autorità. L'autorevolezza, non più presa pigramente a scatola chiusa, appare come problematica autorevolezza. Ho motivo di fidarmi davvero del Grande Fratello onniscente  che ha attribuito al miglior esperto del mondo il compito di redigere la voce dell'enciclopedia? Come si fa a s coprire chi è il miglior esperto, il più accreditato? Non è forse il sapere in continua evoluzione? Come posso fidarmi del fatto che l'autore citi rispettosamente l''opinione di minoranza', cioè l'opinione diversa, che non condivide? Ci ricordiamo come ci appaiono ridicole affermazioni scientifiche condivise dai maggiori esperti – ma poi superate? Ogni enciclopedia dell'inizio del Novecento dava per scontato che il futuro del volo umano stava nel 'più leggero dell'aria', nei dirigibili: abbiamo visto come è andata a finire.    Insomma, l'autorità ci toglie ogni responsabilità – ma non per questo ci dà garanzie di certezza e di verità.&lt;br /&gt;Wikipedia non è migliore. E' diversa. E ci offre possibilità di avvicinarci ad una efficace costruzione di conoscenza che l'Encyclopaedia Britannica non può darci. Qui l'autorevolezza non sta nelle menti di singoli esperti. Sta nell'interesse condiviso a costruire conoscenze utili. Invece di cercare il miglior scienziato specialista della tal cosa, invece di affidargli il compito di scrivere ciò che tutti non potranno che leggere, possiamo fare così: uno scrive una prima versione, e poi gli esperti, con lo scopo di contribuire ad una risorsa collettiva, utili a tutti, lavorano su quel testo, migliorandolo.   L'anonimato, così, diventa una garanzia di qualità più di quanto lo sia l'esplicitazione del nome. Così è escluso il narcisismo, l'esibizione. Così mi metto in gioco per quello che scrivo, non per il potere che ho, e che magari rende difficile agli altri criticarmi. (Non a caso gli articoli, sulle riviste scientifiche più serie, sono scelti da giudici che non si conoscono tra loro, e che non conoscono il nome dell'autore).&lt;br /&gt;Insomma, Wikipedia prefigura un nuovo modo di costruire conoscenza - alternativo al modo che ci propongono la tradizionale scuola, il tanto amato libro. Non migliore o peggiore, ripeto, ma diverso.&lt;br /&gt;Dovremmo abituarci ad abitare più pienamente questo 'nuovo mondo'. Nel quale siamo tutti produttori di conoscenze. Almeno su un qualche argomento, ognuno di noi ne sa quanto l'autore della voce dell'Encyclopaedia Britannica, o di più. Se trovo nell'Encyclopaedia Britannica una voce che secondo me non va bene, non posso fare altro che arrabbiarmi. Se trovo una voce di Wikipedia che secondo me non va bene, posso migliorarla.&lt;br /&gt;Chi l'ha detto che la creazione di conoscenza deve essere monopolio di pochi. Erano in pochi a creare conoscenza, perché le tecnologie -scuola, libri- impedivano di fare altrimenti.   Oggi, questo vincolo non esiste più. Invece di perder tempo a dire che le conoscenze che ci sono nel  Web non sono 'certificate', usiamole. Impariamo a muoverci in questo mondo. Si può ben imparare a capire di cosa fidarci e di cosa no. Si può imparare a dire la nostra opinione sulle fonti buone o meno buone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nota.&lt;/span&gt; La migliore descrizione a me nota della vicenda di Wikipedia sta in: Jonathan Zittrain, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Future of the Internet&lt;/span&gt;, Yale Univeerrsity Press, 2008, Penguin Books 2009, Part II: After the Stall, 6: The Lesson of Wikipedia, pp. 127-148.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-7206062086742508135?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/7206062086742508135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/07/se-trovo-una-voce-di-wikipedia-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/7206062086742508135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/7206062086742508135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/07/se-trovo-una-voce-di-wikipedia-che.html' title='&quot;Se trovo una voce di Wikipedia che secondo me non va bene, faccio quello che posso per migliorarla&quot;'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8327351300284345175</id><published>2009-07-09T10:22:00.003+02:00</published><updated>2009-07-09T10:30:15.196+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia dell&apos;informatica'/><title type='text'>Babbage e le sue macchine</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Visionario&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A Londra, nel 1800, vive e pensa e inventa un eccentrico genio che vede oltre. Serve un salto di oltre  cento anni per ritrovare altri uomini che riprendano le fila di quel pensiero, di quell'approccio.&lt;br /&gt;Figlio di un banchiere, da ragazzo prova disgusto per le materie umanistiche e invece passione sfrenata per la matematica.&lt;br /&gt;Nell'ottobre 1810, diciannovenne, Charles Babbage entra al Trinity College di Cambridge. E' consapevole di possedere allora un “very moderate amount of mathematics”. “Looked forward with intense delight”, spera in un insegnamento che però non trova, perché i professori lo deludono.&lt;br /&gt;Chiede spiegazione dei propri dubbi, ma sempre il docente al quale di volta in volta si rivolge “knew nothing of the matter, although he took some pains to disguise his ignorance”. Così studia da solo Newton, Leibnitz, Lagrange, Lacroix, “and devoured the papers of Euler and other mathematicians, scattered through innumerable volumes of the academies of Petersburgh, Berlin, and Paris, which the libraries I had recourse to contained”.&lt;br /&gt;Così nel 1812 Babbage ed altri nove studenti, tra cui John Herschel e George Peacock, sostenuti dall'unico professore che rispettano, Robert Woodhouse, fondano la Analytical Society.&lt;br /&gt;Per  ragioni sia scientifiche che politiche, in Gran Bretagna, coperti dal genio di Newton, ci si rifiutava allora  di tener conto delle 'scuole continentali'. e in special modo dal 'calcolo analitico' di Leibnitz. E Woodhouse, non a caso, era costretto ai margini dell'accademia perché non dava per scontato il paradigma newtoniano.&lt;br /&gt;Non è questo il luogo per entrare nell'annosa ed accanita polemica riguardante la scoperta del calcolo infinitesimale. Non importa sapere chi sia arrivato prima, tra Newton e Leibnitz, né chi abbia pubblicato per primo. Quello che conta è ricordare l'attinenza del calcolo infinitesimale -e in particolare di quel settore del calcolo infinitesimale che chiamiamo calcolo differenziale- con la costruzione di conoscenza. Il calcolo differenziale ci parla di avvicinamento al limite. Con il calcolo differenziale, presumiamo che il risultato di un certo processo logico sia vero, in virtù di una approssimazione del ragionamento: è possibile cogliere, e descrivere matematicamente, l'andamento del fenomeno. Il moderno approccio 'matematico' alla conoscenza passa da qui.&lt;br /&gt;L'apertura mentale di Babbage, ciò che infastidiva i suoi insegnanti, è la sua forza: ben oltre le diatribe tra pensiero inglese e pensiero continentale, coglieva la novità. Ragionava senza confini. In un momento in cui le macchine iniziavano ad accompagnare l'uomo in ogni attività, quando addirittura non si sostituivano all'uomo, gli viene naturale immaginare, o sognare, una tecnologia: ovvero la costruzione di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;machinery to the computation&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Siamo ancora nel 1812:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;I was sitting in the rooms of the Analytical Society, at Cambridge, my head leaning forward on the table in a kind of dreamy mood, with a table of logarithms lying open before me. Another member, coming into the room, and seeing me half asleep, called out, "Well, Babbage, what are you dreaming about?" to which I replied "I am thinking that all these tables" (pointing to the logarithms) "might be calculated by machinery".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seduto nella sede della Società Analitica, la mente semidesta, di fronte a sé una tavola&lt;br /&gt;di logaritmi aperta sulla scrivania. Qualcuno entra e vedendo Babbage mezzo addormentato grida: “Ma cosa stai sognando?”. E lui, indicando quelle pagine, colonne e colonne di numeri: “Sto pensando che tutte queste tavole potrebbero essere calcolate da una macchina”.&lt;br /&gt;Senza che Babbage cessi di pensare alla sia macchina, passano dieci anni. Il 14 giugno 1822, avendo bene in mente  le macchine per calcolare di Wilhelm Schickard, Blaise Pascal, and Gottfried Leibniz, ma anche ben consapevole della novità della sua idea, presenta alla Royal Astronomical Society una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Note on the application of machinery to the computation of astronomical and mathematical tables&lt;/span&gt; .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fabbricare conoscenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il progetto per costruire il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Difference Engine&lt;/span&gt; è approvato, e finanziato dal governo.&lt;br /&gt;Era una macchina ad ingranaggi. Ma i materiali non erano abbastanza buoni per resistere all'attrito. La macchina vibrava paurosamente. I meccanici non comprendevano lo scopo del lavoro. E Babbage, mente fertile, modificava continuamente, in corso d'opera, il disegno. Passano così dieci lunghi anni. 17.000 sterline sono spese senza arrivare ad un prototipo funzionante. Il governo sospende il finanziamento. (Oggi sappiamo che il progetto era buono, e che la macchina, costruita con altri materiali, avrebbe potuto funzionare).&lt;br /&gt;Ma Babbage non demorde. Pensa ora ad un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Analytical Engine&lt;/span&gt;. La nuova macchina va ben oltre i limiti del Difference Engine, macchina specializzata nelal  tabulazione di logaritmi e funzioni trigonometriche. La nuova macchina è a tutti gli effetti il primo computer general purpose mai progettato. O forse, qualcosa di più: nelle intenzioni, una macchina che non si limita a svolgere calcoli matematici, non solo un computer, quindi, ma invece una macchina in grado di elaborare complessi 'ragionamenti'.&lt;br /&gt;Andando oltre le macchine calcolatrici di  Schickard, Pascal e Leibniz, Babbage prende spunto dal grande sviluppo che aveva avuto l'orologeria nel Settecento. E si richiama l'arte degli automi. Jacques de Vaucanson, genio della meccanica, aveva costruito il canard digérateur, il fluteur automate, ma nominato Inspecteur général des manufactures de soie nel 1741, applica macchine di produzione le tecniche che aveva sviluppato per realizzare quelle ingegnose macchine da salotto. Diretto continuatore del lavoro di Vaucanson è Joseph Marie Charles, detto Jacquard, tessitore e inventore. Il suo telaio, entrato in produzione nel 1801, rivoluziona l'industria tessile. Tessuti dal disegno complesso, dai numerosi colori -broccato, damasco- possono essere prodotti in serie, perché l'abilità del tessitore è codificata in schede perforate (punched cards). Le schede perforate, e non più il tessitore, guidano gli apparati meccanici.&lt;br /&gt;La singola macchina acquista un nuovo senso. Ma non solo: può essere totalmente ripensata organizzazione della fabbrica, non più manifattura, e invece sistema integrato di risorse umane e non umane.&lt;br /&gt;Anche in questo campo Babbage è un precursore. Pubblica nel 1832 On the Economy of Machines and Manufactures, un'opera che, letta oggi, ci appare evidente anticipazione di Marx e di Taylor.&lt;br /&gt;Babbage è citato a più riprese nel Capitale. Ma credo che siano i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Grundrisse&lt;/span&gt; il luogo marxiano dove permangono le tracce più significative del suo pensiero. I Grundrisse sono per noi interessanti per la loro natura di appunti, di quaderni di lavoro, testo emergente: scrivendo, libero ancora dalla necessaria pulizia della stesura finale, Marx sta pensando. Le idee nascono qui, qui ci è dato osservare Marx mentre sbroglia il suo groviglio. Possiamo immaginarlo nella main reading room della British Library, seduto ad un tavolo sommerso tra libri, e tra questi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Machines and Manufactures&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ne ritroviamo le tracce nei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Grundrisse&lt;/span&gt;, nelle pagine dedicate al macchinismo. L'abilità, del tessitore  è codificata nella scheda perforata. Qui sta il passaggio chiave che ci permette di avvicinarci a comprendere come le conoscenze e le competenze delle persone al lavoro, portate fuori dal loro dominio, divengono risorsa astratta.&lt;br /&gt;“Il sapere sociale generale, il knowledge”, è trasformato così “in forza produttiva immediata”.   Così, annota Marx,  il “processo vitale della società” passa “sotto il controllo del General Intellect” e “viene rimodellato in accordo con esso”. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;General intellect&lt;/span&gt;: diremmo oggi intangible asset, software.&lt;br /&gt;L'indubbio genio di Marx resta il genio di un filosofo, di un economista. Marx studia, si applica. Babbage conosce invece per esperienza diretta quegli antri rumorosi che sono le nuove fabbriche, unico organismo, macchina di macchine. Così dietro il General Intellect non posso non cogliere il potente pensiero di Babbage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;The arrangements which ought to regulate the interior economy of a manufactory, are founded on principles of deeper root than may have been supposed, and are capable of being usefully employed in preparing the road to some of the sublimest investigations of the human mind.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrangements ci parla di 'disposizioni organizzative', ma anche di 'programmi'. C'è di più: Babbage -mi sembra- pensa a una fabbrica intesa non come orologio, sistema meccanico di ingranaggi. Pensa ad un sistema vivente, adattivo.&lt;br /&gt;Il processo vitale della fabbrica, dunque, si fonda su principi che hanno una radice più profonda di quanto si poteva supporre, principi che aprono nuove all'investigazione della mente umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Progetto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'idea dell'Analytical Engine l'idea, pur evidente per la mente vulcanica dell'inventore, fatica a prender corpo in un progetto.&lt;br /&gt;Babbage descrive la macchina in un paper, datato 26 dicembre del 1837, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;On the Mathematical Powers of the Calculating Engine&lt;/span&gt;, ma il testo resta in un cassetto.&lt;br /&gt;Nel 1840 Babbage, invitato dall'astronomo Giovanni Piana, è ospite a Torino, presso l'Accademia delle Scienze, del secondo Congresso degli Scienziati italiani.  Qui parla con trascinante entusiasmo della sua macchina. Il tema appassiona, la discussione prosegue in seminari: si parla di concatenamento delle operazioni, potremmo dire oggi di programmazione. Partecipano tra gli altri il fisico Ottaviano Mossotti e l'ingegnere Luigi Menabrea. Due anni dopo Menabrea (che sarà poi generale garibaldino e Primo Ministro del Regno d'Italia) pubblica in francese una sintetica, ma attenta descrizione del progetto.&lt;br /&gt;Per fortuite circostanze l'articolo di Menabrea capita  nelle mani di Ada Lovelace, che lo traduce in inglese. Ada è figlia di Lord Byron – poeta e uomo politico, di costumi all'epoca giudicati scandalosi. La madre Annabella Milbanke, baronessa, dedita a studi di matematica, in opposizione alla paterna formazione letteraria, aveva accuratamente condotto la figlia verso studi scientifici. Ada studia matematica, il calcolo differenziale la appassiona. Diciassettenne, conosce Babbage negli ambienti della buona società. Dieci anni dopo, quando inizia la primavera, torna da lui con la traduzione dell'articolo di Menabrea.&lt;br /&gt;Un fitto scambio di lettere, e numerosi incontri, tra la primavera e l'estate del 1843, portano ad una nuova versione del testo di Menabrea, più che raddoppiato in lunghezza. Le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Notes&lt;/span&gt; appaiono nel settembre nelle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;s&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scientific Memoirs&lt;/span&gt; di Richard Taylor, rivista specializzata nella traduzione di articoli scientifici. La disputa su quanto sia farina del sacco di Ada, e quanto sia dovuto a Babbage, è tutt'oggi accanita. &lt;br /&gt;Comunque, è questo testo a parlarci, attraverso parole, anche poetiche, di questa enorme struttura composta da venticinquemila mila parti, eppure macchina al servizio dell'uomo, strumento programmabile, in grado di agire in base a delle istruzioni generali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;The Analytical Engine weaves algebraical patterns just as the Jacquard loom weaves flowers and leaves.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;The engine, from its capability of performing by itself all those purely material operations, spares intellectual labour, which may be more profitably employed. Thus the engine may be considered as a real manufactory of figures.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La macchina, in virtù della sua capacità di svolgere da sé le operazioni puramente materiali, risparmia lavoro intellettuale, le capacità umane possono così essere più proficuamente impiegate. La macchina può essere considerata come una vera e propria 'manifattura di simboli'.&lt;br /&gt;La 'macchina per la manipolazione di simboli', di cui cent'anni dopo parlerà Alan Turing, è già qui.&lt;br /&gt;Babbage, come Turing, è innanzitutto un matematico. Ma più di Turing è visionario, e forse vede più lontano. Turing guarda al confine tra uomo e macchina – chiedendosi in fondo quando la macchina può vantaggiosamente prendere il posto dell'uomo. La sua intelligenza artificiale è sostitutiva. Babbage, mi pare, vede sempre l'uomo al centro. La sua intelligenza artificiale è espansione delle potenzialità dell'uomo impegnato nel lavoro intellettuale. Babbage, inoltre, credo di poter dire, intravede -a partire dall'osservazione della fabbrica- la 'mente collettiva', la rete di persone al lavoro, ogni persona aiutata da macchina, che ricorda ed esegue calcoli per lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La storia sfuma in leggenda&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quando, sul finire del 1837, Babbage descrive nei suoi appunti l'Analytical Engine, la regina Vittoria è salita al trono da pochi mesi.&lt;br /&gt;E' la Londra di Darwin e FitzRoy, di Thomas Henry Huxley. La Londra di Dickens, fango e sterco di cavallo nelle strade, fumo che cala dai camini formando una pioggia sottile, morbida e nera. Città in trasformazione: si aprono grandi strade, si scavano fognature e gallerie per la metropolitana. Dickens era amico di Babbage, e Babbage ispira la figura di Charles Babbage ispira il frustrato inventore Daniel Doyce, vittima e della scarsa protezione legale dell'invenzione e di un di un  Governo poco disposto a sostenere l'innovazione.&lt;br /&gt;Fino al '71 Babbage si affanna indefesso, lavora al disegno, cerca finanziamenti. Ma anche stavolta, questioni finanziarie, politiche e legali impediscono che la macchina sia costruita. La storia ripete ingigantita la vicenda del Difference Engine, e sfuma in leggenda: secondo alcuni la tecnologia dell'epoca non offriva i materiali e gli strumenti, secondo altri era questione di finanziamenti. E comunque il tremendo carattere di Babbage non aiutava a fare squadra, e anzi finiva per alienare la simpatia di chi pure credeva nel progetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8327351300284345175?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8327351300284345175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/07/babbage-e-le-sue-macchine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8327351300284345175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8327351300284345175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/07/babbage-e-le-sue-macchine.html' title='Babbage e le sue macchine'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-7876885235213768230</id><published>2009-06-27T20:04:00.007+02:00</published><updated>2011-05-11T18:48:54.899+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>Cosa è la conoscenza, e la lezione di Humberto Maturana</title><content type='html'>Nel testo che penso sarà intitolato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Devanarse los sesos&lt;/span&gt; (in spagnolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;devanar&lt;/span&gt; è 'dipanare'. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Seso&lt;/span&gt;, è 'cervello'; possiamo anche dire 'rete neurale'), parto da una definizione di conoscenza che dobbiamo ad Humberto Maturana.&lt;br /&gt;La conoscenza, ci dice Maturana, “non è la rappresentazione di una realtà data a priori, non è un procedimento di calcolo basato sulle condizioni del mondo esterno. Quando un animale o un essere umano si comporta in modo adeguato e coerente con le circostanze specifiche, o quando un osservatore arriva alla conclusione che sta percependo una condotta adeguata in una situazione da lui osservata, allora questo osservatore dice che questo animale o questa persona conosce; dice che ha conoscenza. Dunque la conoscenza è la condotta considerata adeguata da un osservatore in un determinato dominio”.&lt;br /&gt;Per la fonte, e per leggere qualcosa di più, potete andare &lt;a href="http://www.bloom.it/vara156.htm"&gt;qui&lt;/a&gt;. &lt;span style=";font-family:Bookman Old Style;font-size:130%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-7876885235213768230?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/7876885235213768230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/cosa-e-la-conoscenza-e-la-lezione-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/7876885235213768230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/7876885235213768230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/cosa-e-la-conoscenza-e-la-lezione-di.html' title='Cosa è la conoscenza, e la lezione di Humberto Maturana'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-5257548504576369983</id><published>2009-06-26T19:21:00.008+02:00</published><updated>2010-03-18T23:24:16.000+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dieci chili di perle?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Brani di discorso notturno a me stesso</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;In &lt;/span&gt;&lt;a href="http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/scrivere-con-la-voce.html"&gt;Scrivere con la voce&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; spiego come è stato scritto uno dei testi che fanno parte dell'opera alla quale sto lavorando. Per rendere l'idea di quale testo emerga dallo 'scrivere con la voce',   pubblico qui qualche brano.&lt;br /&gt;(Rileggendolo ora, questo piccolo frammento mi sembra anche una buona approssimazione ad alcuni degli argomenti chiave attorno ai quali sto ragionando). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conoscenza è  frammentaria, caotica, scomposta: l'informatica infantile decide che questo caos è ingestibile, perciò sceglie di non vedere la natura complessa della conoscenza, e la sostituisce con una rappresentazione.&lt;br /&gt;L'informatica infantile, nel solco della tradizione libresca, legittimata da questa, sceglie di considerare gestibile solo l'informazione strutturata, chiusa in una forma, ordinata, organizzata. L'assenza di struttura è vista come inferno, perché comporta l'indominabilità, e l'allontanamento, la distanza dall'ordine.&lt;br /&gt;Da  qui l'idea che la ridondanza è il peccato. Il dato vale se univoco. L'idea che il libro racchiude -e quindi rende gestibile- la conoscenza, arriva al suo estremo nell'idea che il dato accettabile è solo il dato univoco. Solo questo dato l'informatica infantile concepisce, solo a partire questo dato l'informatica infantile è in grado di costruire informazione. Ma è una informazione deupauperata in partenza. La conoscenza come polifonia, come molteplicità, come ricca diversità è negata a priori.&lt;br /&gt;Torniamo ancora alla metafora del libro: solo il libro, solo quel libro contiene la verità. Per esprimere quel concetto può essere usata solo quella parola. La varianza è accettata solo come scostamento dalla norma. Il miglioramento progressivo della qualità consiste nell'eliminare le varianze, che sono intese come errori, perché c'è, nel cielo di questa informatica, l'idea di ottimizzazione. Un dato è esatto, valido, gli altri sono da scartare, sono puro rumore. La codifica separa la verità dall'errore. (...)&lt;br /&gt;Si può fare qui una connessione con l'utopia di Ulrich,  nell'Uomo senza qualità: il tentativo di perseguire un obiettivo complesso, tenere insieme l'esattezza e l'anima. Un'utopia, perché la massima organizzazione moderna, che Ulrich ha sotto gli occhi,  la burocrazia austroungarico, funziona di per sé e alla fin fine contro se  stessa, senza lasciare spazio all'anima. Così l'informatica ci si mostra come matematica intesa non come misterioso ordine che può essere portato alla luce, ma invece come ordine già esplicitato e imposto dall'alto, imposto alla conoscenza facendolo scendere dall'alto, facendolo scendere dal cielo, facendolo discendere dall'idea.&lt;br /&gt;Eccoci così alla manifestazione massima dell'informatica strutturata, organizzata fino al punto da divenire un'organizzazione sociale. Fino al punto che il software diventa lo strumento di governo e di controllo sociale. Questa è l'informatica degli anni sessanta.&lt;br /&gt;Una informatica ancora comunque mitigata dal pragmatismo americano, che continuava a garantire una certa libertà: attraverso il Cobol descrivo, rappresento la mia organizzazione, fino ad irrigidirla in modello di controllo – ma è sempre la mia organizzazione, non privata delle sue caratteristiche distintive: si dà per scontato che ogni azienda è diversa dall'altra. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque il dato inteso come unità elementare, mattone buono per costruire  edifici, cattedrali di dati perfettamente ordinati, sistemi lontani da ogni ridondanza, privati di ogni ricchezza che non sia previamente allocata, legata ad una funzione.&lt;br /&gt;Si può fare anche un ragionamento estetico, c'è anche una estetica delle architetture informative, ma qui non è in gioco il confronto tra diversi stili: tra art nouveau e razionalismo o tra gotico e romanico e barocco. questi sono culture organizzative di una di queste barocco il gotico romanico che ce che si manifesta ma qui è in gioco qualcosa di più profondo e perché sia il il barocco che il gotico che il romanico se andiamo a guardare solo frutto di contaminazioni con l'ambiente, sono adattamento, non sono modelli di imposti dall'esterno: un esempio è il riuso di colonne, di pezzi di templi romani nel romanico, un altro esempio nelle eccesso barocco di orpelli e che non hanno una giustificazione tecnica, ma invece simbolica: manifestare ricchezza, disponibilità al gioco, accettazione del mistero.&lt;br /&gt;Nell'informatica infantile invece non c'è niente di barocco, e se c'è, appunto, la ridondanza è  intesa come peccato, come errore. L'informatica infantile cosa fa: porta all'estremo il modello che sta alla base della transazione: bene versus denaro: lettera data, e quindi lettera che vale solo perché è stata data in quel preciso; negazione dell'esistenza di ogni dato che non sia passato al vaglio delle le regole previste a priori. La transazione è imporre alle informazioni, alla conoscenza, il passaggio attraverso queste forche caudine.&lt;br /&gt;L'idea è che l'informazione buona, l'informazione utile può essere costruita solo eliminando la ridondanza.&lt;br /&gt;Eppure di per sé il magma di conoscenza destrutturata che è l'insieme informe di queste unità elementari, di questi atomi, di questi quanti che possiamo chiamare dati, questo insieme è ridondante. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l'informatica tradizionale si è data come fondamento l'impossibilità di gestire più informazioni riguardanti lo stesso argomento. E quindi ha costruito strumenti che sono i database: la conquista, il momento di maggiore maturità dell'informatica infantile, negli anni 60. I database ci appaiono come contenitori costruiti per funzionare sulla base di transazioni. Il dato che può entrare, il dato che può essere accolto è solo il dato che corrisponde a regole che prevedono, avendolo definito a priori, che in quel luogo possa esser conservata solo quella determinata porzione di conoscenza: solo quelle informazioni, quegli insiemi di dati. E questi insiemi di dati possono essere forniti solo da un determinato fornitore.&lt;br /&gt;Quindi, invece di avere sotto lo sguardo -sia pure con tutto il suo mistero, e con la consapevolezza di non poterla completamente dominare- invece di avere sotto gli occhi, in mano, questa ricchezza che è l'informazione, ho -come accade con il libro, in un modo che porta all'estremo i limiti del libro- solo una informazione puntuale, una informazione che tiene conto solo del punto di vista dell'esperto legittimato. E quindi non c'è conoscenza che cresce attraverso la fertilizzazione incrociata, attraverso la pluralità dei punti di vista. C'è solo conoscenza morta. Non c'è arricchimento, perché non c'è confronto, non c'è dialogo, non c'è adattamento, non c'è evoluzione. E' conoscenza morta, così come è conoscenza morta la conoscenza del libro. La conoscenza che c'è nelle procedure aziendali è conoscenza morta – oppure potremmo dire: conoscenza uccisa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui possiamo vedere emergere il modello opposto al modello del database. Il database prevede a priori un'architettura che definisce, pro-grammandola, scrivendo prima, quali dati andranno conservati, a quali verifiche di accettabilità devono essere sottoposti, in quale luogo devono essere conservati, quale dev'essere la fonte di quei dati. E' un modello che si vanta della sua povertà, dell'avere eliminato tutti i dati che sono una potenziale ricchezza, ma che confondono la semplicità di questo quadro, come se fosse impossibile fare altrimenti, come se l'uomo al lavoro non fosse in grado di dominare la complessità, di giocarci, di vivervi immerso.&lt;br /&gt;L'informatica matura ci propone un passaggio che a questo punto possiamo anche vedere nella sua manifestazione in fondo semplice. (...) Semplice perché il concetto di base è che l'idea dell'informazione strutturata è solo il frutto di un bisogno di rassicurazione del gestore dell'informazione. E' solo un portare all'estremo il modello del libro, con la sua struttura  intesa come necessaria. Ma di per sé e l'informazione non è strutturata. L'informazione è in continua ristrutturazione. L'informazione è il manifestarsi -a fronte di domande determinate, di volta in volta diverse- di insiemi di conoscenza, di accorpamenti di volta in volta differenti di conoscenze emergenti dal magma sottostante. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si manifesta la fallacia dell'approccio “garbage in, garbage out”: l'idea che la colpa della cattiva informazione sta nelle cattive domande che l'utente fa a chi si occupa di costruire questi database, questi sistemi informativi, queste procedure. In fondo è il modo di costruirsi l'alibi di chi si occupa di informatica.&lt;br /&gt;Con l'occhio dell'informatica adulta, il processo significativo non è questo processo di ordinamento, di assoggettamento a una struttura previa -che di per sé invece, stiamo dicendo, è proprio un abbassamento del senso, una rinuncia ad un senso più pieno- il processo significativo è invece la continua estrazione, a fronte di diverse esigenze, da questa massa di dati, di provvisorie strutturazioni funzionali a esigenze conoscitive, a aspettative di gioco, a volontà, a casi, a bisogni.&lt;br /&gt;E quindi il modello che si oppone al modello del database è un modello che metacodifica il dato. Al dato è aggiunta una etichetta, un metadato che  descrive fonte, contenuto. E anche le caratteristiche semantiche: il ruolo che può assumere quel dato, quell'unità minima, all'interno della costruzione di un discorso, di un percorso di senso.&lt;br /&gt;Di quel singolo dato aziendale m'interessa non solo la versione proposta dell'ente che è deputato ufficialmente a gestire quelle informazioni; a me interessa il dato di chi vive nel sottoscala dell'azienda, il dato di chi li fa dirigente, mi interessa il dato di chi si occupa di un'altra funzione aziendale. Facciamo un esempio: le politiche retributive: non interessa solo conservare l'informazione di quanto il direttore del personale decide di pagare una tal persona, interessa anche conservare l'informazione di quanto quella persona vorrebbe essere pagata, di quanto ognuno degli altri dipendenti di quell'azienda, ognuno dei clienti e ognuno dei fornitori pensano che quella persona debba essere pagata.&lt;br /&gt;Come si fa a conservare queste informazioni? Si aggiunge all'informazione una metainformazione che dice: 'questa è l'opinione, è la versione del dato della persona Pippo o della persona Pluto'. Dopo, si potrà decidere che se si deve fare una chiusura contabile si tiene conto solo dell'informazione del Direttore del Personale o del responsabile di Finanza e Controllo. Ma questo non significa che gli altri dati non siano significativi, e che non possono essere usati per comprendere qual è il clima aziendale, la cultura aziendale, il come si sta producendo valore, o per fare strategie, perché il lavorare e portare a fattor comune, portare a valore, il contributo di tutti coloro che lavorano.&lt;br /&gt;Rispetto questo obiettivo -descrivere la conoscenza portata alla luce dal lavoro- l'informatica tradizionale, sceglie di restare infantilmente legata al bisogno di regole esterne, e si offre come strumento di controllo. Rispetto alla costruzione sociale di ricchezza, alla creazione di valore, questa informatica gioca contro.&lt;br /&gt;All'opposto, il diverso paradigma di una informatica che coglie l'emergenza: la conoscenza è colta  nel suo prendere forma. A fronte di una domanda, di quella query che posso fare con il motore di ricerca, dicendo: tirami su queste informazioni insieme a quest'altra, la conoscenza prende forma. Una forma transeunte, una forma subottimale, la forma assunta in un certo momento, che è valida (solo) per permettermi di rendere fruibile l'informazione in quel momento, in cui contesto.&lt;br /&gt;Quindi non si nega l'esigenza di una struttura come condizione necessaria per rendere fruibile l'informazione, ma quella struttura sarà la struttura che m'aiuta in quel momento lì, per  rendere fruibile un insieme di informazioni. Esisteranno enne altre strutture potenziali.&lt;br /&gt;Mentre la conoscenza nella sua forma di dato, di unità elementare, di insieme magmatico, vive senza bisogno di struttura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-5257548504576369983?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/5257548504576369983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/brani-di-discorso-notturno-me-stesso.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5257548504576369983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/5257548504576369983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/brani-di-discorso-notturno-me-stesso.html' title='Brani di discorso notturno a me stesso'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-4078416268890519746</id><published>2009-06-24T18:23:00.004+02:00</published><updated>2009-06-25T13:58:51.964+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Il rumore come ricchezza</title><content type='html'>Il rumore di un aeroplano è puro inquinamento acustico. Tanto che si investono considerevoli risorse per azzerare non tanto l'esistenza del rumore, ma la sua percezione da parte dell'orecchio umano (in particolare per gli aereombili più rumorosi, che sono quelli dotati di motori a turboelica). Approfonditi studi hanno dimostrato infatti che rilevando con acconci apparati il rumore, e producendo via software un rumore uguale e contrario, la qualità della vita del viaggiatore migliora notevolmente.&lt;br /&gt;Il rumore di fondo disturba l'ascolto della musica. Tanto che ogni impianto hi fi è dotato di filtri destinati ad abbattere il rumore, migliorando così la qualità dell'ascolto.&lt;br /&gt;Il rumore, nella percezione comune e diffusa, è forse il più evidente segnale dell'assurdità del vivere 'moderno'. Le metropoli si differenziano dai piccoli centri e dalla campagna innanzitutto per il rumore. Il suono delle campane è –appunto– un suono; mentre il rumore del traffico è –appunto– un rumore. Era così già nel secolo scorso: la Londra di Dickens era &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dirty&lt;/span&gt;, colma di fraastuono, inquinata&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;. Le cose non sono di certo migliorate.&lt;br /&gt;Il rumore ci appare come il nemico da combattere. Intendiamo il rumore come spreco di risorse. Ciò appare particolarmente evidente nel campo della gestione della conoscenza. Luogo comune vuole che il principale indicatore del valore di una base dati sia costituito dalla bassa incidenza del rumore. Eppure proprio in questo contesto il ragionamento ci si presenta rovesciato.&lt;br /&gt;Ciò che ci appare rumore, in realtà, è energia, è conoscenza che non sappiamo utilizzare. E' risorsa che ci appare sprecata perché non disponiamo di strumenti che ci permettano di utilizzarla.&lt;br /&gt;Ogni riflessione sulle organizzazioni, così come ogni ragionamento relativo ai sistemi informativi si preoccupa infatti innanzitutto di separare i dati 'buoni' da quelli 'cattivi'. Separare così i dati accettati come informazione, utile fonte di conoscenza, dai dati scartati come inutile, parassitaria occupazione di memoria.&lt;br /&gt;Ma in base a quale criterio si distingue il dato buono da quello cattivo, l'informazione dal rumore? A ben guardare, la distinzione si fonda su un unico, criticabile criterio: la nostra conoscenza del codice.&lt;br /&gt;Secondo la legge nota come "effetto Tomatis" riusciamo ad ascoltare solo i suoni che siamo in grado di pronunciare. I restanti suoni sono per noi -appunto- nient'altro che rumore.&lt;br /&gt;Allo stesso modo di come consideriamo immondizia i materiali dei quali non sappiamo sfruttare la (residua, ma sempre presente) ricchezza, scartiamo come rumore l'informazione che non sappiamo, o vogliamo leggere.&lt;br /&gt;Così ci abituiamo al rumore di fondo del televisore acceso; e percepiamo come rumore la voce di chi non vogliamo ascoltare. Così l'inquinamento cresce perché non siamo in grado di produrre beni utili senza produrre materiali di scarto.&lt;br /&gt;E così, implementano di sistemi informativi aziendali, non siamo in grado di produrre informazioni 'pulite' senza produrre rumore: ad ogni dato allocato sull'host o sul server corrisponde una proliferazione di copie minimamente variate conservate dagli utenti sui propri personal computer; ad ogni tabella che incrocia i dati in un modo, si accompagnano enne altre tabelle che incrociano i dati in un diverso modo. Più il modello dei dati è rigido, tendente ad escludere dati 'spurii', più i dati spurii si accumulano lì dove si trova uno spazio che può essere occupato; lì dove il controllo è più basso. Così -caso esemplare- se nel modello dei dati di un Data Base lì si accumuleranno materiali eterocliti, imprecisi, sporchi – ma forse per questo, diciamolo, ricchissimi.&lt;br /&gt;Non a caso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spurio&lt;/span&gt;, parola etrusca, sta per 'barbaro'. Il barbaro è visto come tale da chi non sa leggere il presente che come prosecuzione del passato.&lt;br /&gt;A ben guardare la distinzione tra dato 'buono' e rumore, infatti, rimanda a una immagine semplificata e difensiva, dove la realtà è letta attraverso le procedure, e gli indicatori degli andamenti appaiono come auto-conferme di rassicuranti interpretazioni già date.&lt;br /&gt;Imparare a cogliere conoscenza lì dove oggi riusciamo a percepire solo rumore appare così la via per conoscere veramente le organizzazioni.&lt;br /&gt;All'interno di ogni organizzazione possiamo osservare comportamenti 'sotterranei' che non conosciamo - azioni 'spontanee' di fornitori e clienti, tecnici impiegati e operai che è facile considerare inesistenti solo perché si allontanano dalle procedure - ma che invece esistono, e contribuiscono all'equilibrio generale del sistema. Leggere il rumore significa lavorare per comprendere in cosa consista questo contributo. Significa cavalcare le dinamiche del sistema anziché tentare di controllarlo con regole e principi.&lt;br /&gt;Significa accettare come fonte ogni porzione di codice. Significa accettare che in linea di principio il rumore non esiste e che la conoscenza è di fatto costituita dalla sovrapposizione di codici, frammenti e spezzoni di linguaggio non correlati tra loro. Significa lasciare che codici, frammenti e spezzoni di linguaggio cozzino l'uno contro l'altro. Significa saper vedere i significati e le risonanze prodotti da questo caos.&lt;br /&gt;Perché si sa che nel caos si nasconde un ordine - ma un ordine che risponde a leggi proprie, un ordine che potremmo conoscere, e che però che tendiamo a rifiutare, perché è a propri sconosciuto e soggettivamente incontrollabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-4078416268890519746?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/4078416268890519746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/il-rumore-come-ricchezza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4078416268890519746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/4078416268890519746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/il-rumore-come-ricchezza.html' title='Il rumore come ricchezza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3306230201119075134</id><published>2009-06-22T15:56:00.002+02:00</published><updated>2009-06-22T16:00:02.119+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>Tecniche di scrittura. Ovvero come sto scrivendo in questo momento</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Breve viaggio nella storia &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In un museo, accanto all'opera esposta, sulla targhetta che esplicita autore, titolo e data, leggo anche la descrizione della tecnica usata. E' considerato utile, forse indispensabile esplicitare se si tratta di un olio su tela, o su tavola, o di una tempera. Non altrettanto per quanto riguarda le opere realizzate tramite scrittura.&lt;br /&gt;Eppure, così come esistono diversissime tecniche per dipingere e per scolpire, esistono tecniche di scrittura, diversissime tra di loro.&lt;br /&gt;Nell'area mesopotamica per contare -e raccontare- si usavano gettoni d'argilla di forma diversa. Dopo migliaia di anni gli amministratori dei magazzini sumeri, per non disperdere i gettoni cominciarono ad inserirli in una palla cava di argilla (bulla), sulla quale in seguito si cominciò a disegnare i gettoni che conteneva. Poi i gettoni vennero soppressi e le palle cave vennero sostituite da una tavoletta piana d'argilla sulla quale venivano incise le forme dei gettoni. Eccoci così all'idea –incidere, graffiare un supporto- alla quale rimanda l'etimo delle parole che oggi usiamo per esprimere il concetto di scrittura.&lt;br /&gt;Intorno al tremila avanti Cristo vengono introdotti segni usati non più per rappresentare l'oggetto, ma piuttosto il suono nome. &lt;br /&gt;Incidere l'argilla con una punta provocava slabbramenti e distacco di frammenti d'argilla. Questo rendeva necessarie continue operazioni di ripulitura dei segni mentre venivano incisi sulle tavolette. Per evitare questo inconveniente, si passò ad imprimere dei tratti rettilinei. Lo strumento per scrive non è più un generico oggetto appuntito: è uno strumento specializzato, uno stilo. E nasce così la scrittura cuineiforme.&lt;br /&gt;L'origine della scrittura geroglifica è probabilmente contemporanea a quella cuneiforme. Mantiene però una rappresentazione pittorica dei simboli, perché gli egizi non usavano argilla come supporto, ma papiro, legno e pareti di roccia levigata. A differenza della scrittura sumerica, per lungo tempo  impiegata soltanto per rendere conto di calcoli, quella egizia venne usata molto presto per raccontare storie.&lt;br /&gt;La conoscenza è sempre anche narrativa. La narrazione è conservata nella memoria fisica dell'uomo, fin quando la tecnologia non offre strumenti per 'scrivere storie'. Ma le tecnologie di scrittura restano diversissime tra di loro. La tecnologia di scrittura  condiziona la narrazione.&lt;br /&gt;Conta il diverso alfabeto, conta se è scrittura geroglifica o ideografica. E' diverso se scrivo su papiro, su pergamena. su carta.&lt;br /&gt;Si può illustrare la storia che si ha in mente con immagini e con parole, come sulla la pagina di un codice miniato. Si può scrivere in corsivo, con tratteggiamento celere, unendo e inclinando le aste.&lt;br /&gt;E' diverso se scrivo cono stilo, con un penna dotata di pennino, intingendo quando serve nel calamaio dell'inchiostro. Oppure se scrivo con una penna stilografica, con una biro, con una matita.&lt;br /&gt;Diverse le possibilità di fare correzioni. Con la scrittura sequenziale su carta, o su simile supporto, le possibilità di tornare sul già scritto sono limitate: scarso è lo spazio fisico per introdurre su margini e tra  le righe  correzioni - ricordiamo Proust e le sue &lt;span style="font-style: italic;"&gt;paperolles&lt;/span&gt;, strisce di carta incollate al bordo della pagina, lunghe anche due metri, poi ripiegate a soffietto.&lt;br /&gt;Diverse e limitate anche le possibilità di cancellare: cancellare con una gomma lo scritto a matita, cancellare con un raschietto o con una gomma abrasiva lo scritto a penna, sciogliere con un solvente l'inchiostro sulla pagina.&lt;br /&gt;Il testo nasce da un confronto con i limiti dettati dal supporto -la nostra stessa memoria nella 'scrittura orale', il supporto fisico sul quale tracciamo segni.&lt;br /&gt;Come Proust si può scrivere su carta, prendendo appunti su quaderni, e poi copiando su serie di quaderni che accolgono stesure successive, via via più vicine ai quaderni che costituiscono in 'manoscritto' finale, destinato ad essere copiato dal linotipista.&lt;br /&gt;Si può scrivere a mano e poi copiare con la macchina per scrivere. Oppure scrivere direttamente con una macchina per scrivere – e allora siamo portati forse ad una scrittura più veloce, tesa a produrre immediatamente una versione finale – e forse, liberati almeno in parte dal condizionamento della lenta scrittura con pennino o penna, ci si riavvicina al flusso orale che sgorga dalla mente.&lt;br /&gt;Infine, nell'epoca in cui scrivo, il computer. Scrivo utilizzando un programma che mi fornisce gli strumenti per scrivere. Materialmente, scrivo schiacciando con i polpastrelli i tasti di una tavola che contiene tutti i segni alfabetici, la chiamiamo tastiera. Mi muovo dentro  il testo con uno strumento che mi permette di puntare un luogo qualsiasi del testo, il mouse. Sullo schermo che ho di fronte agli occhi si presenta una immagine labile e cangiante del testo, una immagine priva di ancoraggio, compresa dentro una finestra sul cui bordo, di solito in altro sono descritti  gli strumenti: per scegliere lo stile grafico, per cancellare, per spostare, per incollare blocchi di testo, per cercare all'interno del testo, per impaginare.&lt;br /&gt;Posso usare il computer come macchina per  scrivere, copiano ciò che avevo scritto a penna su un supporto cartaceo. Posso usare il computer, e il suo programma di scrittura, per liberarmi dai vincoli con cui combatteva Proust: ho di fronte, dominabile e aperto, l'intero tessuto del mio testo. Il confine tra il 'giù scritto' e 'quello che sto scrivendo ora' è scomparso.&lt;br /&gt;Posso scrivere copiando, e inserendo nel mio testo, testi altrui già digitalizzati, testi già presenti sul mio computer o accessibili via Rete.&lt;br /&gt;Posso scrivere copiando, e inserendo nel mio testo, testi altrui stampati su carta: senza 'ri-copiare', posso leggerli con uno scanner, e disporrò così di quel testo in versione digitale.&lt;br /&gt;Posso dettare la mia voce a un registratore digitale e delegare ad un software la digitalizzazione di quel testo.&lt;br /&gt;Insomma, si può scrivere in modi diversissimi. Esistono tecniche di scrittura diversissime. Il testo non può non essere condizionato dalla tecnica usata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Analogia: pittura e scultura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Riprendo l'analogia con la pittura. Poiché la tecnica influisce, il critico d'arte ne tiene conto. Ed è invitato  a tenerne conto il visitatore di un museo. Diversa la tecnica dell'encausto dalla tecnica dell'affresco. Diversa la pittura ad olio, diverso l'acquerello. Affresco: gli schizzi preparatori su carta, la preparazione del muro, il disegno la sinopia, il rapido lavoro di pittura.&lt;br /&gt;Diversi gli strumenti: colori, pennelli, spatole, tavolozze.&lt;br /&gt;Ugualmente importanti, nella loro diversità, le tecniche nelle arti plastiche. Diversa la scultura del legno, del marmo, la creazione di sculture di bronzo.&lt;br /&gt;Per  scolpire il legno si usano trapani, scalpelli, lesine, asce, seghe, scuri. Diversi gli arnesi per scolpire il marmo: scalpelli, mazze e mazzuoli, trapani, lime, pomice, smeriglio.&lt;br /&gt;Le crete, invece, si modellano direttamente con le dita, oppure con spatole di legno e metallo, con stecche o con scalpelli.&lt;br /&gt;Diversa, si sa, la tecnica per scolpire il bronzo:  cera lavorata a mano, cera persa, fusione.&lt;br /&gt;Scalpelli e pennelli e penne hanno una stretta parentela. Utensili per incidere un supporto, per coprirlo di segni.&lt;br /&gt;E' diverso fare un affresco dal dipingere ad olio, è diverso scolpire legno, o creta, o marmo, o bronzo. C'è un rapporto tra il soggetto rappresentato dall'artista e la tecnica adottata. La tecnica influenza il risultato. A seconda di ciò che voglio dire, scelgo la tecnica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Esplicazione: come sto scrivendo in questo momento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A partire dall'invenzione della stampa, l'unicità della tecnologia ha giustificato l'assenza di esplicitazione del processo di scrittura: il testo è considerato maturo, è considerato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;esistente&lt;/span&gt;, solo se stampato. Come se il testo fosse il libro e il libro nascesse per magia, dal nulla.&lt;br /&gt;Del lavoro che c'è dietro, nulla l'autore dice. Si dà per scontato che egli usi gli strumenti tecnologici che l'epoca gli mette a disposizione. L'autore scrive e -nei tempi precedenti alla stampa- passa il testo allo scriba, all'amanuense. Poi l'autore scrive e passa il testo allo stampatore.&lt;br /&gt;Eppure esistono differenze enormi, sottaciute. Non sempre, in tutte le epoche, l'autore scrive in prima persona, accade che detti il testo. E il dettare è ben diverso dallo scrivere – dove la mente non è libera di viaggiare, e l'emergere del testo è condizionato dal rapporto personale, manuale, fisico con il supporto.&lt;br /&gt;Si lascia al lavoro del filologo l'andare semmai a 'guardare dietro'. Ma nessun libro porta indicazione di quella che è la tecnica di scrittura. Questo accade, appunto, perché la stampa rende i libri tutti uguali, e questa 'uniformità' viene arbitrariamente attribuita a ritroso anche  al processo di creazione del testo.&lt;br /&gt;L'editore, mediatore necessario, esplicita dove e quando e come ha stampato. Ma il come, il dove e il quando l'autore  ha scritto resta occulto. Dire 'libro stampato' è come dire 'scultura  in bronzo'.&lt;br /&gt;Ma dietro la stampa, a monte della stampa, se si guarda alla scrittura, è sempre stato il processo importante: come dal pensiero si è passati alla codifica in segni, come dalla mente è emersa la narrazione. &lt;br /&gt;Si è insomma confusa la produzione del testo con la stampa. La produzione del testo è rimasta nascosta dietro la stampa.&lt;br /&gt;Ora, di fronte alle tecnologie di cui si dispone nel momento in cui sto scrivendo, la stampa perde valore simbolico e pratico. Chiunque può stampare. Nessun passaggio significativo nella natura del testo è legato alla stampa: il testo sullo schermo e il testo stampato tramite una stampante e il testo stampato da uno stampatore resta quello che è.&lt;br /&gt;E' a questo punto che appare opportuno andare a guardare dietro: come il testo è stato creato.&lt;br /&gt;Perché le modalità di creazione del testo ci appaiono, finalmente, nella loro enorme diversità. Testo scritto a mano; testo scritto di getto senza consultare fonti; testo scritto in biblioteca, compulsando fonti e dizionari ed enciclopedie; testo scritto con la macchina da scrivere; testo scritto utilizzando computer e programma di scrittura; testo scritto dettando a una persona; testo scritto dettando ad un registratore digitale. Sono possibilità diversissime in mano a chi scrive.&lt;br /&gt;Perciò ritengo utile, forse necessario, per permettere a chi legge di cogliere il senso di quello ceh vado scrivendo, esplicitare la tecnica usata. Lo ritengo utile in generale. Lo ritengo utile in maniera speciale in questi testi – che parlano appunto di come si scrive.&lt;br /&gt;Perciò in questo mio lavoro penso di aggiungere in nota, a corredo di ogni testo, l'esplicitazione della tecnica. Perciò in questo mio lavoro penso di aggiungere in nota, a corredo di ogni testo, una notizia relativa alla tecnica usata.&lt;br /&gt;Il testo che sto scrivendo in questo istante, per esempio, è scritto su un iMac, processore 2.66 Ghz Intel Core 2 Duo; sistema operativo, OS X 10.5.7, 278,8 GB, di cui 256,6 liberi; tastiera e mouse Apple Wireless; programma di scrittura NeoOffice 2.2.5 patch 11.&lt;br /&gt;Nel tempo, in oltre venticinque anni, ho scritto tramite hardware e software diversi: le differenze si riflettevano sulla scrittura. E prima, e sempre più raramente ora, scrivevo a penna, scrivevo con la macchina da scrivere: anche qui differenze. Non c'è un meglio e un peggio. Ma le differenze non sono trascurabili.&lt;br /&gt;Ho scritto questo testo con macchina connessa ad Internet, ma seguendo un pensiero che ho in mente. Ho consultato fonti Web solo episodicamente per conferme puntuali, per esempio: quali gli strumenti per scolpire il legno oltre allo scalpello?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3306230201119075134?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3306230201119075134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/tecniche-di-scrittura-ovvero-come-sto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3306230201119075134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3306230201119075134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/tecniche-di-scrittura-ovvero-come-sto.html' title='Tecniche di scrittura. Ovvero come sto scrivendo in questo momento'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-6250908184654854213</id><published>2009-06-08T13:24:00.009+02:00</published><updated>2009-09-18T17:07:45.746+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo come baule'/><title type='text'>Romanzo come base dati destrutturata, o baule. Dick, Nabokov, Córtazar</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questo testo è apparso, in diverse varianti in &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/10/26/verso-liper-romanzo-o-romanzo-come-baule-di-francesco-varanini/"&gt;blog&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, su &lt;a href="http://www.bloom.it"&gt;Bloom!&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.blogger.com/www.bloom.it"&gt;&lt;/a&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; sulla rivista &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.este.it/riviste/PEC/PEC.html"&gt;Persone &amp;amp; Conoscenze&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;. Su Bloom! trovate note che qui ometto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I romanzi sono piacevoli avvicinamenti alla conoscenza. Ma sono interessanti per noi anche in quanto sistemi che connettono, reti. Ragionando attorno ai romanzi, per esempio, costruiamo esperienza utile per implementare, in azienda, sistemi di Knowledge Management.&lt;br /&gt;Non riflettiamo abbastanza, forse, su come siamo condizionati, nei nostri processi di organizzazione della conoscenza, dalla forma-libro: una organizzazione sequenziale, un sistema chiuso.&lt;br /&gt;Il bello è che la stessa letteratura che giunge a noi chiusa nella forma-libro, ci mostra un altro mondo, un'altra possibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alti castelli e fuochi pallidi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci sono romanzi che si offrono a noi come cucina aperta, stanza dei giochi, scatola di montaggio. Questi romanzi sono venuti a noi nella forma tradizionale: il libro, un insieme di pagine rilegate in  una sequenza univoca. Ma traggono vantaggio dall’essere letti, o ri–letti, attraverso una ‘macchina per leggere’, un computer. E possiamo anche pensare che se l’autore, nello scrivere avesse avuto a disposizione una ‘macchina per scrivere’ meno banale della tradizionale macchina per scrivere, e cioè avesse avuto a disposizione un computer, avrebbe sviluppato in modo più ricco ed articolato la forma di ‘testo aperto’ – forma che è comunque potentemente presente.&lt;br /&gt;Come lavora l’autore scrivendo la sua opera, se coglie l’essenza di questo momento? Il romanzo è una rappresentazione del mondo. Ma non di un mondo inteso come sistema totalitario, incombente. E’ un coacervo di difficoltà e di contraddizioni, ma non è un incubo che sovrasta il soggetto. Il soggetto, in quanto autore e in quanto protagonista dell’opera può, sia pure a prezzo di sforzi e rischi, determinare il corso degli eventi. Può, infine, giocare con i mondi, intendendoli come mondi possibili. Mondi consapevolmente costruiti, decostruiti e ricostruiti dall’autore, mondi dominati da un personaggio-uomo capace di dominare la scena.&lt;br /&gt;Ma qualche autore va oltre. Mette in mostra, dentro il romanzo stesso, la macchina per costruire mondi. E coinvolge nel gioco il lettore. E’ un gioco, appunto, ma un gioco che non vuole nascondere né sminuire la propria portata etica e politica. I mondi, viene detto possono essere creati, in virtù di scelte e di progetti e di un acconcio uso della tecnologia. Spostando lievemente l’ottica, potremmo anche dire: i mondi sono osservati nel momento del loro farsi, nella loro genesi. Uscita dalla crisi; caos primigenio.&lt;br /&gt;Pensiamo a Philip Dick, che mentre scrive &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Man_in_the_High_Castle"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Man in the High Castle&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; non sa nulla del libro che sta scrivendo, non vuole saperlo, e si lascia guidare, in totale abbandono, manipolando quarantanove steli di millefoglie, o lanciano tre monete. L’I Ching, se può dare senso al mondo, a maggior motivo potrà dare senso a un romanzo. L’oracolo si appropria della mente dell’autore, il senso dell’opera emerge durante il suo farsi, meravigliando lo stesso autore e restando a lui in larga misura oscura, bisognosa di esegesi. (Dick passerà anni a scrivere commenti delle opere che aveva scritto come in transe, come vittima di una possessione).&lt;br /&gt;Pensiamo a Nabokov, quando scrive &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pale_Fire"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pale Fire&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Due testi che si sostengono e si rimandano l’un l’altro: una ermetica opera poetica, in apparenza insensata, una opera che possiamo immaginare chiusa al suo stesso autore; e uno sterminato e divagante commento. E l’opera cresce nel rimbalzo tra questi due testi, la chiusura della lirica spinge all’interpretazione, e allo stesso tempo giustifica qualsiasi interpretazione&lt;br /&gt;Pensiamo a Pérec, che nella &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/La_Vie_mode_d%27emploi"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vie, mode d’emploi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, monta (o lascia crescere) il romanzo attorno a due metafore. La casa, un condominio esplicitato in ogni dettaglio architettonico, il luogo narrativo che stimola a pensare personaggi - gli abitatori di queste stanze. E il puzzle, il quadro narrativo che può essere immaginato come totalità, e poi costruito via via a partire da frammenti. E il romanzo si fa lentamente, nel corso degli anni, in virtù di un lavoro minuzioso di visitazione di ogni stanza del condominio, ma avrebbe anche potuto restare senza perdite incompleto: il suo valore sta nel progetto, nel modello costruttivo. Il puzzle, scoperto, intravisto il disegno sotteso, può essere lasciato a metà, o consapevolmente distrutto (come accade nel romanzo).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Man in the High Castle&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pale Fir&lt;/span&gt;e, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vie, mode d’emploi&lt;/span&gt;: possiamo dunque fissare qualche punto fermo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’autore mette in scena la cucina, o meglio la stanza dei giochi.&lt;/span&gt; La strategia che presiede alla costruzione dell’opera è esplicitata. I personaggi, gli snodi narrativi, gli sfondi, insomma la scatola degli attrezzi usata per costruire il romanzo è resa disponibile al lettore.&lt;br /&gt;L’autore mostra come si svolge il suo lavoro (si mostra a noi in azione). Infatti, in ognuno dei romanzi vediamo in azione, tra i personaggi, uno o più scrittori. Il costruttore delle storie è interno al testo, è uno dei ruoli messi in scena. Ci viene mostrato l’autore al lavoro. Abbiamo in mano un romanzo, ma anche, se vogliamo, un manuale, non a caso ‘istruzioni per l’uso’: come usare gli attrezzi della scatola, come costruire storie.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’autore ci stimola a tentare il suo stesso gioco. &lt;/span&gt;Il romanzo gira su se stesso, non ha un inizio e una fine. Il romanzo, per esistere, richiede il nostro contributo. Il romanzo non è dato. E’ solo prospettato. E’ una rete di possibili, infiniti percorsi. Sarà, per ogni lettore ed in ogni diversa occasione, solo uno degli enne romanzi possibili.&lt;br /&gt;Non sembri peregrino un parallelo: questi romanzi sono ‘ipertesti’, e prefigurano e preparano l’avvento del computer game. Leggendo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Man in the High Castle&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pale Fire&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vie, mode d’emploi&lt;/span&gt;, come  interagendo con un computer game, contribuiamo a definire il contesto, a forgiare il carattere dei personaggi. E poi muoviamo i personaggi. Concatenando gli eventi. Costruendo percorsi. Misurandoci con livelli diversi, sempre più alti di difficoltà.&lt;br /&gt;Ora, seguiamo un passo più in là la metafora del computer game. I migliori computer game sono ‘sistemi esperti’, scatole che se adeguatamene usate generano nuovi attrezzi, portando la costruzione del mondo ben oltre quel mondo che l’autore aveva saputo o voluto immaginare.&lt;br /&gt;Il computer game è veramente buono se permette di costruire mondi che sfuggono totalmente al controllo del progettista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E finalmente Cortázar e la sua &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rayeula&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Possiamo dunque immaginare come viene a noi &lt;a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Rayuela_%28novela%29"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rayuela&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, il romanzo dello scrittore argentino Julio Cortázar. Il romanzo che, meglio di ogni altro, mi sembra rispondere al modello emergente  di romanzo–ipertesto, iper-romanzo: il romanzo che guadagna ad essere scritto (o riscritto) con un computer, il romanzo che guadagna ad essere letto (o riletto) con un computer.&lt;br /&gt;Cortázar, definita una prima traccia di personaggi (Oliveira, Traveler, la Maga, Talita, i membri del Club de la Serpiente) e di trama (il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;lado de acá&lt;/span&gt;, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;lado de allá&lt;/span&gt;, l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;otro lado&lt;/span&gt;), scrive liberamente senza costrizioni sequenziali. Procedendo per associazioni libere, ‘per accumulazione’, per appunti sparsi. Con la consapevolezza che per vie più o meno evidenti il frutto della scrittura ha un senso nella costruzione del romanzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cortázar si trova di fronte, in ordine causale, ciò che è potenzialmente, ciò che sarà Rayuela. A partire da questo materiale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sin armar&lt;/span&gt; deve &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dare forma al romanzo&lt;/span&gt;. Ora l’autore ha a disposizione, immaginiamo, una massa di appunti. L’ordine apparente, il fatto che gli appunti siano scritti in sequenza in un quaderno, un brogliaccio, deve essere vissuto come insignificante, o anzi fuorviante. Il contenuto c’è, ma è una galassia senza forma, senza confini, senza inizio e senza fine. Ora, in qualche modo, deve essere distribuito, organizzato, strutturato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cortázar copia a macchina gli appunti. Il testo,a questo punto, si manifesta come un insieme di ‘capitoli’ -storie, scene o riflessioni- dotati di una loro coerenza interna, ognuno occupante un certo numero di pagine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cortázar sa che la disposizione degli elementi è relativa, opinabile, non necessaria. Ma sta scrivendo un libro, e cioè lavorando alla produzione di un oggetto costituito da pagine disposte in sequenza. Si pone allora il problema di accorpare i capitoli in nuclei omogenei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cortázar, avendo di fronte, e in mente, queste piccole pile di fogli che sono la manifestazione fisica dei ‘capitoli’, procede per tentativi, per prove, guidato dal caso e dall’intuito e dai pensieri del momento. Come mescolando e rimescolando un mazzo di carte. Senza trovare una soluzione soddisfacente, perché i criteri attorno ai quali organizzare l’ordinamento sono molti, contradditori tra di loro, e nessuno è risolutivo. In ogni caso, la forma, la sequenza di pagine rilegate, che avrà il libro al termine del suo ciclo di produzione è solo una delle enne possibili. (Ci ricorda Ortega: “Ogni inizio di capitolo è pieno di numeri, cancellature, note”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cortázar, allora, elimina il vincolo. Smette di pensare alla forma libro. Perciò ora, avendo di fronte le pile sparse di fogli che sono i capitoli, può ordinarli lasciandosi più liberamente guidare dal caso, e dall’intuito e dai pensieri del momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il migliore degli autori possibili, in questa accezione, è l’autore che rinuncia ad essere tale. Che non si preoccupa di prefigurare e di chiudere, di vincolare a percorsi di lettura. E se la gioca invece nell’aprire piste, nel creare possibilità, nell’accettare che nessun testo potrà mai essere concluso.&lt;br /&gt;La stanza dei giochi sarà veramente attraente se vi si potranno giocare giochi che il genitore considera indebiti o pericolosi.&lt;br /&gt;Diciamo dunque grazie a Cortázar per aver lasciato aperta, consapevolmente o no non importa, anche questa pista di lettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo romanzo: costruito come una base dati destrutturata, o più modestamente un baule, contenente materiali giudicati dall'autore omogenei, tutti funzionali a produrre un ‘effetto estetico’, un fascio di emozioni. Il romanzo come galassia senza forma.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-6250908184654854213?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/6250908184654854213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/romanzo-come-base-dati-destrutturata-o.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6250908184654854213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6250908184654854213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/romanzo-come-base-dati-destrutturata-o.html' title='Romanzo come base dati destrutturata, o baule. Dick, Nabokov, Córtazar'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-6851284320679370442</id><published>2009-06-02T18:36:00.004+02:00</published><updated>2009-06-02T18:53:18.389+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il software come filosofia'/><title type='text'>Il SAP, o il software come filosofia</title><content type='html'>Qualche anno all'Avana, per strane vicende, mi trovai a tenere una lezione alla facoltà di Economia. Credevo di dovermi recare nella vecchia austera sede dell'Università. Scoprii con sorpresa che invece le aule erano ubicate in un luogo di traffici e di passeggio, dietro l'angolo della Rampa, a due passi dall'Hotel Habana Libre, proprio di fronte alla Heladeria Coppelia. Un luogo mitico per chi come me ha conosciuto l'Avana attraverso le pagine delle &lt;a href="http://www.eseresi.it/ri_cabrera.htm"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tre tristi tigri&lt;/span&gt; di Cabrera Infante&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Un vecchio edificio dai muri scrostati. Si entra nell'atrio anomimo e angusto. Sulle pareti, mi pare di ricordare, murales un po' stinti, segnati dal tempo. Le aule sono al quinto o al sesto piano. Mi aspettano cinquanta o sessanta perrsone, conosco solo qualche professore.&lt;br /&gt;Dovrei parlare di e-Business, ma il discorso, sull'onda di domande, si allarga all'informatica. Con fatica cerco di indirizzare il discorso verso contenuti che mi sembrano adeguati: Linux, open source, wiki.  Ma non c'è verso. Non interessa l'informatica come potrebbe essere, interessa ciò che non si può avere, ciò di cui è vietato sapere - e che appare quindi come invidiatissimo segno di modernità occidentale. Interessa sapere tutto, tutto quello che sono in grado di raccontare, di Sap. Non riscuote nessuna attenzione nemmeno il mio tentativo di inquadrare Sap come prodotto leader di una classe, i software ERP.&lt;br /&gt;Interessa Sap come simbolo, feticcio, ma anche come idea di software perfetto, onnisciente, in grado di gestire ogni aspetto dell'impresa.&lt;br /&gt;L'immagine che colgo dietro alle domade dei miei amici cubani è esagerata dalla distanza e dalla carenza, ma è del tutto condivisibile. Del resto &lt;a href="http://www.bloom.it/vara5.htm"&gt;altrove avevo già scritto che Sap -e come Sap, nelle intenzioni, ogni ERP- è un software hegeliano&lt;/a&gt;. E' dato un modello di organizzazione perfetta, si tratta di adattare la prassi meschina dell'uomo alla perfezione dell'Idea. Non a caso Sap è il frutto del pensiero di due ingegneri dell'IBM, ma tedeschi. Non a caso l'IBM non seppe comprendere il pensiero dei due ingegneri, che furono costretti a mettersi in proprio.&lt;br /&gt;Il vero senso dell'ERP non si spiega con le reingegnerizzazioni degli anni novanta. Si spiega, prima, con la crisi della totalità, con la consapevolezza che i Grandi Sistemi Ottimizzati non reggevano alla  spinta della disgregazione, del meticciamento. Mentre crollava il dominio del pensiero unico IBM, e si affermavano modelli fondati sull'accettazione della complessità, della ridondanza e del caos -dalle reti client server a Internet- Sap, e in genere l'ERP rappresentano l'ultima frontiera di chi crede nel controllo, nell'ordine, nell'ottimizzazione.&lt;br /&gt;Dunque, più che un nuovo modello organizzativo 'emergente', un vecchio modello duro a morire. Un modello nostalgico.&lt;br /&gt;E' vero che se se migliaia di aziende straniere e un quarto di quelle italiane hanno adottato un sistema gestionale ERP, un buon motivo ci dovrà pur essere. Ma tenderei a cercare questo motivo guardando i dati statistici con attenzione: gli ERP per loro natura appaiono coerenti alla grande impresa, alla necessità di 'tenere insieme' i pezzi di un'azienda sparsa in countries diverse e lacerata dalle aspettative di autonomia delle Unità di Business. Guardando oggi alla storia, col senno di poi, e riferendoci in particolare al nostro paese, dovremmo chiederci quante delle imprese che avrebbero tratto giovamento da un ERP l'hanno adottato. E quante invece, subendo una astratta Ragione, ma senza una concreta ragione legata al reale business e al visibile mercato, hanno adotttato un ERP per pura e deleteria spinta imitativa.&lt;br /&gt;Perciò mi appare arduo sostenere, in senso generale, che l’ERP mantiene le promesse e le aziende migliorano la produttività, risparmiano, e sono al passo con i concorrenti. E, ancora, mi appare fallace affermare che si possa adottare un ERP senza dover troppo cambiare le strategie deliberate. Perché se è vero che l'ERP è efficace nella misura in cui impone vincoli, mi pare evidente che i vincoli posti da un buon ERP sono, propriamente, vincoli strategici. L'ERP non a caso si è affermato pienamente negli anni novanta, quando le società di consulenza che prima vendevano modelli strategici si sono trovate con niente da dire, e hanno assunto come proprie le strategie implicite negli ERP. Un modello di impresa normalizzata, mediamente adeguata al mercato globale, ma depontenziata negli aspetti distintivi e nella flessibilità.&lt;br /&gt;Ogni software, in fondo, è strategia codificata: pensiero pensato a priori, e proposto (anzi: imposto) agli utenti come routine ineludibile. Di questo principio generale l'ERP è il caso esemplare,  l'esempio più evidente. Ogni ERP è figlio legittimo dell'idea dei due ingegneri tedeschi che pensarono Sap: esiste nel cielo del management il modello perfetto, a noi non compete altro che inverarlo.&lt;br /&gt;Mi risulta quindi difficile pensare all'ERP come strumento che libera la Direzione del Personale, da routine gestionali. Lungi dal liberare la Direzione del Personale, l'ERP -come ben sa chiunque abbia avuto a che fare con il modulo Risorse Umane di Sap- impone vincoli a chi si occupa di persone.&lt;br /&gt;I vincoli possono essere virtuosi, certo. Ma lo sono come sostituto di una strategia. L'ERP è d'aiuto a chi non è in grado di inventare la propria strategia. E' indispensabile a chi non sa farne a meno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-6851284320679370442?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/6851284320679370442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/il-sap-o-il-software-come-filosofia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6851284320679370442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/6851284320679370442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/il-sap-o-il-software-come-filosofia.html' title='Il SAP, o il software come filosofia'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8172902823136271219</id><published>2009-06-02T18:00:00.000+02:00</published><updated>2009-06-02T18:11:34.003+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><title type='text'>En cierta manera... por lo tanto y parodojalmente, a lo mejor: Francisco Varela</title><content type='html'>Francisco Varela, in special modo nei sui ultimi anni di vita (muore a Parigi il 28 maggio 2001), ragiona attorno al manifestarsi della conoscenza. Come scienziato, ma innanzitutto come uomo, pone al centro l'esperienza.&lt;br /&gt;Dice: poniamoci in una situazione di laboratorio. L'esperimento coinvolge una persona: gli si mostra l'immagine di un volto. Gli si dice che gli verranno mostrate immagini. Gli si dice che se riconosce in una immagine il volto dovrà schiacciare un bottone, se non la riconosce dovrà schiacciare un altro bottone. L'esperimento inizia, la persona schiaccia bottoni.&lt;br /&gt;Si è fatto un gran lavoro per capire cosa accade alla persona in quegli istanti. Per capire come si formano le immagini cerebrali, per capire cosa accade nella rete neurale. Tutto questo va benissimo, è un lavoro 'scientifico' - utile e importante. Ma tutto questo - ciò che riesce a comprendere lo scienziato cognitivo, con il suo metodo e i suoi protocolli, ci ricorda Varela, non è che una parte del fenomeno.&lt;br /&gt;Questo agire scientifico -lo stesso agire del professionista dell'informatica che lavora sui dati puri, granulari, privi di ridondanza-, questo agire scientifico elude la domanda: 'quale è il fenomeno?', 'quale è tutto il fenomeno?'. Parte del fenomeno, infatti, sta nell'esperienza vissuta dalla persona che partecipa all'esperimento. La sua esperienza non sta solo nello schiacciare il bottone. Cosa succede alla persona, quale esperienza vive la persona nel momento in cui vede quel volto?&lt;br /&gt;Per questo, ci ricorda Varela, è importante la lezione dalla fenomenologia. Ci pone sotto gli occhi quella parte del fenomeno -come sta sta vivendo la situazione quella persona, la sua  esperienza-, quella parte che la scienza non è propensa a guardare.&lt;br /&gt;La scienza oggi, è sfidata a tener conto anche dell'esperienza della persona. Varela ci parla dunque di una scienza disposta ad allargare il proprio sguardo, una scienza che mutando suoi radicati presupposti sappia tener conto, mostrando uguale rispetto, per le due fonti del fenomeno. Una fonte: la tradizionale maniera di guardare in terza persona, con lo sguardo 'neutro' dello scienziato legato alla griglia definita a priori, rispettoso del protocollo. L'altra fonte: la conoscenza alla quale solo io -e come me, ogni altra persona- ha accesso.&lt;br /&gt;Così possiamo dire anche per l'informatica, oggi sfidata a tener conto non solo dei dati strutturati,   rispondenti a un modello, e secondo il modello classificati, ma anche delle conoscenze non strutturate, non previamente imbrigliate in schemi, soggettive e ridondanti.&lt;br /&gt;Ogni persona è meritevole che le venga data una chance: la possibilità di narrare della propria esperienza. Ma -aggiunge Varela-  narrare la propria esperienza non è facile: non è certo una capacità che possiamo dare per  scontata. Se vogliamo costruire una conoscenza non parziale, non potremo dunque limitarci a delegare agli esperti: scienziati e professori e professionisti dell'informatica.  Dovremo, per quanto possibile, allenarci a narrare la nostra esperienza. E' questa, credo di poter dire, l''alfabetizzazione' che serve oggi. Nel parlare di questa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;literacy&lt;/span&gt;, nel descrivere questo “futuro culturale” Varela va oltre il riferimento, pure importante, alle competenze del poeta e del filosofo. Si avvicina con timore e cautela a dire quello che trova giusto e saggio dire.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://video.google.it/videosearch?q=belleza+de+pensar&amp;amp;hl=it&amp;amp;emb=0&amp;amp;aq=f#q=francisco+varela+belleza+de+pensar&amp;amp;hl=it&amp;amp;emb=0"&gt;Sto ascoltando la sua voce: in questo emergere del pensiero, pochi mesi prima della morte, il parlare, così diverso dallo scrivere, e il parlare in spagnolo, lingua natale, giocano un ruolo che non può essere trascurato&lt;/a&gt;.  Si tratta di tornare, ci dice Varela, a comprendere le radici di quello che ognuno  è come essere umano, si tratta di riscoprire il nostro modo di 'fare esperienza'. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;En cierta manera... por lo tanto y parodojalmente, a lo mejor&lt;/span&gt; -l'inciampo e la sospensione del discorrere, in questo punto, e la ricerca di eufemismi, trasmettono già di per sé il senso- il “futuro cultural”, continua Varela, passa per un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;reincantamiento&lt;/span&gt; di quello che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la vita spirituale&lt;/span&gt;. “La vida espiritual entendida como constante revalorización de lo que uno vive momento a momento, porque allí está la fuente de la vida”.&lt;br /&gt;Ora, appropriandomi di tutti gli eufemismi di Varela potrei dire che forse, in fondo, in un certo qual modo, la macchina per pensare che ci accompagna quotidianamente è un veicolo per ritrovare l'incantamento, un utensile conviviale che ci permette di vivere intensamente l'esperienza, un attivatore della mente che ci permette di vivere come eccezionale, straordinario ogni istante che ci è dato da vivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8172902823136271219?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8172902823136271219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/en-cierta-manera-por-lo-tanto-y.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8172902823136271219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8172902823136271219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/06/en-cierta-manera-por-lo-tanto-y.html' title='En cierta manera... por lo tanto y parodojalmente, a lo mejor: Francisco Varela'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3217265456266035424</id><published>2009-05-31T15:30:00.000+02:00</published><updated>2009-06-02T18:17:13.047+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come emerge la conoscenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gatekeeper'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parole chiave'/><title type='text'>Creazione di conoscenza</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Education &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il termine che meglio rappresenta oggi il processo formalizzato di trasferimento delle conoscenze è forse educazione. Un termine che troviamo in ogni lingua, ma che vale la pena qui citare in inglese, perché è in questa lingua che copre lo spazio semantico più ampio. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scholar's education&lt;/span&gt;, ma anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;education&lt;/span&gt; per chiamare ciò che in italiano è detto formazione.&lt;br /&gt;Ma il termine era sconosciuto prima della Riforma. Fino ad allora si usava allevare, latino ad -levare, 'portare su': insieme delle cure destinate a far crescere, sviluppare. Nelle cure di infanti e fanciulli non c'era confine preciso a separare l'allattare e l''insegnare'. Ancora più esplicito il francese élever. Da qui &lt;span style="font-style: italic;"&gt;allievo&lt;/span&gt; ed &lt;span style="font-style: italic;"&gt;éleve&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;L'éducation infantile fu menzionata per la prima volta in un documento, in francese, nel 1498. In quell'anno Erasmo si stabiliva Oxford, Savonarola era bruciato vivo a Firenze.&lt;br /&gt;Le Università, si sa erano nate ben prima. L'Alma Mater Studiorum di Bolgna è stata fondata forse nel 1088 o forse nel 1158. Ma lì si leggevano i classici, si studiava teologia o diritto, non si educava a proposito della vita quotidiana.&lt;br /&gt;Le stesse élites dell'Illuminismo si formano sulla base della Ratio Studiorum, il 'piano di studi' delle Università dei Gesuiti, stabilito già nel 1599.&lt;br /&gt;La Chiesa e gli eserciti e le imprese, producono le loro proprie élites facendo consumare il prodotto educazione in dose massiccia, soprattutto in giovarne età. Mentre a coloro che sono destinati a ruoli inferiori basta somministrare un pacchetto di educazione ridotto, pensato innanzitutto con lo scopo di illuminarli sulla inferiorità cui sono predestinati.&lt;br /&gt;L'educazione esige propri luoghi e proprie forme – solo così, stando dentro anche regole di tempo e di luogo la conoscenza può essere  : l'aula, la cattedra posta in lato rivolta verso i banchi schierati.&lt;br /&gt;L'idea della educazione universale, della scuola obbligatoria, della struttura professionale equilibrata, del progresso tecnocratico si rinforzano l'un l'altra.&lt;br /&gt;Ma presumibile supporre che tra qualche secolo, forse prima, questo modello ci apparirà del tutto superato. L’educazione, ovvero il modello fondato sulla scuola, sul libro, sui ruoli contrapposti di–docente e di discente sarà sostituita da modalità più ‘mobili’, di volta in volta differenti, ritagliate sulla persona e sulla fase della vita. Già oggi si apprende in luoghi diversi, da soli ed insieme ad altri, alimentando una Rete di  condivisa, e allo stesso tempo attingendovi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Libri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'oggetto libro, così come lo conosciamo oggi, esiste da mille anni. Attorno al 1100 il codice miniato, oggetto destinato al pulpito, ad una lettura sacerdotale a voce alata, da uno a molti, si affianca un nuovo tipo di libro. Ancora manoscritto, ma non più illustrato, portatile, destinato ad una lettura silenziosa e individuale, fatto di segno alfabetici, dotato di copertina che prevede adeguati spazi per indicare autore e titolo, dotato di pagine numerate e sommari e indici e note.&lt;br /&gt;E' già, in qualche misura un ipertesto: indici e sommari e note, appunto, permettono una fruizione che in qualche misura va oltre la pura lettura sequenziale.&lt;br /&gt;Ma il testo, nel libro, è comunque 'messo in gabbia', chiuso in una forma data a priori. L'area di conoscenza esplorata da un testo è limitata dalla tecnologia, dai confini fisici dell'oggetto. La biblioteca è una raccolta di sistemi chiusi, impermeabili l'uno all'altro. Una connessione tra testo e testo è possibile solo attraverso un altro libro – che potrà contenere citazioni a libri precedenti. La conoscenza, chiusa nel libro, è ferma nel tempo, bloccata per sempre alla data di pubblicazione. Diversissimo il punto di partenza del testo digitalizzato: nessuna chiusura, ipertestualità, apertura a connessioni con altri testi, interattività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;e-Learning&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Falso trend, nato morto, non è che banale replica virtuale del modello della scuola, del libro. Le piattaforme di e-Learning (Learning Management System, LMS) nascono per consentire solo accessi programmati, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;one to many&lt;/span&gt;. Ripresentano lezioni individuali, lezioni collettive, aule (virtuali) e financo bidelli (elettronici), niente cambia, se non in peggio, rispetto a quanto permetteva una educazione fondata su docenti in carne ed ossa e aule fatte di muri.&lt;br /&gt;Agli specialisti dell'e-Learning, educatori sui generis, non interessa capire come  le tecnologie permettono di pensare altrimenti il processo di trasferimento delle conoscenze.  A loro, d'accordo con pedagogisti e scienziati dell'educazione e docimologi, ciò che interessa è solo sfruttare le opportunità offerte ora tecnologia per portare all'estremo il modello di scuola, il processo controllato di trasferimento delle conoscenze così come è codificato da secoli.&lt;br /&gt;I courseware contengono qualche spazio di interattività, ma è per scelta chiuso, così come era chiuso il libro. Se è distante l'insegnante che si nasconde dietro la cattedra, ancora più distante è l'insegnante che chiuso il suo corso, e programmato l'insegnamento, si ritira nell'assenza, si nega alla relazione faccia a faccia. Il docente che crea courseware è, in effetti, più vicino all'autore di un libro che all'insegnante.&lt;br /&gt;Di fronte alle libertà di movimento offerte da piattaforme wiki e Web 2.0, l'e-Learning appare ben povera cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Content Management System (CMS)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Guardando le cose con un minimo di prospettiva storica, possiamo osservare che contemporaneamente alle piattaforme per l'e-Learning, sono apparse piattaforme destinate alla 'gestione dei contenuti'. La necessità di garantire l'alimentazione di siti web, così come la diffusione di processi di Knowledge Management presso aziende, rende necessari strumenti per pubblicare e condividere.&lt;br /&gt;Rispetto alle piattaforme destinate ai LMS, i CMS offrono ovviamente un vantaggio: sono, in partenza, piattaforme generaliste, destinati ad ospitare conoscenze diverse, attraverso strumenti differenti. Il punto di vista di chi si occupa di didattica non ha influenza su di loro. Inoltre, più spesso di quanto accada con i LMS, si tratta di piattaforme Open Source, frutto del lavoro di comunità, frutto di progetti orientati alla condivisione della conoscenza – anziché all'apprendimento programmato, come accade invece per l'e-Learning. E anche questa non è una differenza dappoco. Penso a Plone, a Drupal, Joomla, Liferay.&lt;br /&gt;Evidentemente, i CMS aprono la strada al Web 2.0 e al lavoro collaborativo. Eppure ci sono aspetti che accomunano CMS e LMS. CMS e LMS considerano necessaria l'amministrazione e il controllo. Prevedono le figure di specialisti che 'danno forma' alla conoscenza e preparano materiali per utenti  passivi.&lt;br /&gt;Insomma, LMS e CMS, così come libro e consolidato modello di educazione scolastica, prevedono  l'esistenza di un mediatore necessario, di un Gatekeeper.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gatekeeper&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gutenberg scoprì una tecnologia che poneva i libri alla portata di tutti. Ma contemporaneamente si affermava la distanza organizzativa tra maestri e dicenti, tra le persone e il libro.&lt;br /&gt;Lutero, traducendo la Bibbia, ne aveva fatto un libro alla portata di chiunque sapesse leggere –e l'esistenza della Bibbia stampata era un incentivo ad imparare a leggere–. Ma Lutero aveva anche inventato un metodo di insegnamento massivo: il catechismo, un corso programmato di fatto di domande e di risposte. La Chiesa Cattolica risponde con la Controriforma, che specularmente congela la sua dottrina in un suo catechismo.&lt;br /&gt;Nel 1922 Walter Lippmann, grande giornalista famoso per l'indipendenza di giudizio, dà alle stampe Public Opinion, libro anticipatore, ancora oggi di grande attualità. “Nel momento in cui raggiunge il lettore, il giornale è il risultato  di un'intera serie di scelte”, afferma. Il giornalista, filtra le notizie in base a personali criteri.&lt;br /&gt;L'idea di Lippmann è ripresa da Kurt Lewin, psicologo tedesco di forte formazione filosofica, emigrato negli States nel 1933. Nella sua ultima ricerca, i cui risultati saranno pubblicati postumi, nel 1947, studia le dinamiche di interazione nei gruppi sociali. I comportamenti relativi ad un campo d'azione scorrono lungo canali. In dati luoghi dei canali si trovano zone filtro, lì operano 'guardiani'. Lewin, che ormai scriveva direttamente in inglese, usa l'espressione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gatekeeper&lt;/span&gt;, 'custode del cancello'. (Ma già il tardo latino &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cancellarius&lt;/span&gt; - da cui l'italiano cancelliere, e l'inglese &lt;span style="font-style: italic;"&gt;chancellor&lt;/span&gt;- aveva lo stesso significato: 'guardiano dei cancelli delle stanze del potere').&lt;br /&gt;Il controllo sociale, più che da vincoli esterni posti da legislatori o autorità, dipende dal lavoro di attori che -legittimati da una pretesa necessità- agiscono all'interno del processo di creazione della conoscenza. Il giornalista, così come l'insegnante, l'editore, l'autore di libri o di courseware finiscono per decidere per noi cosa dobbiamo sapere e imparare.&lt;br /&gt;Siamo prigionieri dei nostri guardiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Semantic Web, wiki&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Più che di Web 2.0 preferisco parlare di Semantic web e di wiki.&lt;br /&gt;Intendo il ogni caso strumenti che permettano di lavorare attorno alla conoscenza così come era&lt;br /&gt;prefigurato negli anno '40 del secolo scorso da Vannevar Bush, e poi immaginato negli anni '60 da Doug Engelbart e Ted Nelson.  Faccio riferimento a come il Web era stato inizialmente pensato da Tim Berners-Lee, e all'idea di lavoro collaborativo che Ward Cunningham ha reso praticabile tramite il wiki.&lt;br /&gt;Lo scenario tecnologico, infatti, è radicalmente cambiato. E si tratta di un cambiamento così profondo che passerà forse qualche secolo prima che i comportamenti sociali, e le stesse istituzioni, cambino di conseguenza.&lt;br /&gt;Macchine che sono protesi della mente umana permettono oggi alle persone di lavorare connesse in rete, condividendo conoscenze, essendo di volta in volta autori e lettori, docenti e discenti, produttori e consumatori. Le unità minime di conoscenza sono descritte tramite etichette (tag) dagli stessi produttori. Le etichette descrivono la forma degli oggetti ed il loro significato ed il loro uso.&lt;br /&gt;La conoscenza, così, si costruisce e ricostruisce istante dopo istante, in un processo privo di discontinuità – dunque senza transiti attraverso i luoghi dove si esercitava il filtro del gatekeeper.&lt;br /&gt;L'agire del giornalista non è in fondo diverso dall'agire dell'editore, che sceglie quali libri pubblicare; ma anche dell'Inquisitore, che decide quali libri dovevano essere pubblicati oppure no.  Analoghi i ruoli del pedagogo o del ministro o del singolo insegnante che decidono quali conoscenze debbono entrare a far parte di un programma; o dall'amministratore di un CMS, che decide quali contenuti debbano essere pubblicati oppure no.&lt;br /&gt;In tutti questi casi il processo di circolazione delle conoscenze funziona per mezzo di tecnologie che prevedono la necessaria presenza di un momento di discontinuità: la distanza che separa la cattedra dai banchi dei discenti; il momento della stampa o della messa in onda di trasmissioni radio o televisive. Lì, in quel momento, in virtù di uno spazio concesso dalla tecnologia, si esercita il controllo.&lt;br /&gt;Nessuno ora vuole negare che talvolta il controllo sia necessario, né che l'insegnante o il giornalista possano aggiungere valore. Ma è evidente che le cose sono cambiate: oggi ognuno, avendo a disposizione le piattaforme che chiamiamo web 2.0, non dipende più dal giornalista e dall'insegnante. Ognuno può imparare ed insegnare senza mediazioni (e spesso anche senza costi). Così come è evidente che il professionista, per esempio il giornalista, non più protetto da tecnologie che impediscono ad altri di diffondere notizie, deve confrontarsi con il blogger.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3217265456266035424?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3217265456266035424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/creazione-di-conoscenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3217265456266035424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3217265456266035424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/creazione-di-conoscenza.html' title='Creazione di conoscenza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8685025323240932025</id><published>2009-05-21T11:16:00.000+02:00</published><updated>2009-05-21T19:11:56.339+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Elogio della ridondanza</title><content type='html'>La nostra tendenza a considerare pregio di un sistema informativo l’assenza di ridondanze –di dati duplicati, di informazioni ripetute– risale dunque a quando le risorse di memoria a nostra disposizione erano scarse.&lt;br /&gt;Abbiamo poi aggiunto una considerazione: ciò che nel momento in cui l’informazione è stata memorizzata può apparire mero rumore, ciò che oggi ci appare scartabile, può risultare ricco ed utile in un momento futuro.&lt;br /&gt;Da qui possiamo ripartire per parlare stavolta non di sistemi ma di persone.&lt;br /&gt;Viviamo in un contesto che non possiamo che definire complesso. Non possiamo illuderci che i processi –i processi di sviluppo di una soluzione così come i processi di gestione sistemistica, ed anche, più in generale, qualsiasi processo organizzativo–, non possiamo immaginare che i processi si evolveranno, a partire da una situazione data, in modo lineare. Dobbiamo prepararci ad affrontare sempre nuove emergenze: ‘circostanze non già previste’.&lt;br /&gt;Lo scenario che fa da sfondo alla nostra azione quotidiana non è quello che abbiamo già appreso a conoscere, ma è lo scenario emergente. Otterrà risultati chi sa leggere prima e meglio degli altri leggere indizi, segnali deboli, tracce del cambiamento che sta per avvenire.&lt;br /&gt;Ecco perché è importante lavorare sulla ridondanza: non sappiamo cosa accadrà domani, quindi non possiamo sapere quali informazioni ci saranno utili. Perciò è utile dare corda alla nostra curiosità, allargare lo sguardo su campi contigui, o anche lontani dalla nostra specializzazione. Perciò è importanti fare esperienze diverse.&lt;br /&gt;L’eccesso di specializzazione danneggia l’adattamento. Lo dimostra il nostro codice genetico. Ora che possiamo leggerlo, ci appare come un codice ridondante. Contiene informazioni che oggi come oggi non servono a nulla. Ma è in virtù di questa ridondanza che la nostra specie ha saputo adattarsi a cambiamenti anche catastrofici: informazioni disponibili, sulla cui concreta utilità era impossibile prima fare previsioni, si rivelano importanti e risolutive nel contesto emergente.&lt;br /&gt;Ecco perché credo che serva leggere romanzi e coltivare interessi apparentemente lontani dal nostro lavoro. Dedicare tempo a queste attività è ridondante se ragioniamo, linearmente, n una ottica di ottimizzazione del tempo e delle nostre risorse. Sarebbe la scelta –forse– migliore se ci muovessimo in uno scenario stabile. Ma lo scenario non è stabile. E comunque, la capacità di comportarsi in modo adeguato in circostanze normali è merce utile, ma di poco valore. È così diffusa che non ci conviene puntare su di essa.&lt;br /&gt;Perciò, in realtà guadagniamo tempo se perdiamo tempo: accresciamo così la nostra ridondanza, incrementiamo la probabilità di appropriarci di informazioni che  risulteranno utili quando il gioco si farà duro, e si tratterà di inventare un modo per affrontare una situazione nuova ed inattesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8685025323240932025?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8685025323240932025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/elogio-della-ridondanza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8685025323240932025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8685025323240932025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/elogio-della-ridondanza.html' title='Elogio della ridondanza'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-8584896595547014702</id><published>2009-05-18T21:33:00.000+02:00</published><updated>2009-05-25T16:02:06.971+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><title type='text'>Macchine per pensare, o archeologia di un futuro imminente</title><content type='html'>L'altro giorno sono andato a vedere una mostra (Cordelia von den Steinen, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il sogno e i segni&lt;/span&gt;, 7 aprile-31 maggio 2009, Milano, Castello Sforzesco, Museo d'Arte Antica. Catalogo: Silvana Editoriale, 2009).&lt;br /&gt;Cordelia von den Steinen costruisce figure con la terrracotta. Una operazione molto diversa dalla scultura.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scolpire&lt;/span&gt;: lavoro svolto con un utensile da taglio, lo scalpello. Con lo scalpello si può fare anche un lavoro sottile e delicato, ma resta centrale l'idea di un duro lavoro, svolto picchiando con un martello. Già l'arte della scultura in bronzo si allontana da questo originario gesto. Così in latino si sostituisce a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scalpere&lt;/span&gt;, 'graffiare una superficie', il più nobile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sculpere&lt;/span&gt;. Non ci deve sfuggire la vicinanza tra questo 'graffiare' e il ''graffiare', l''incidere', 'grattare', 'graffiare', 'tagliare', 'intagliare' cui rimandano le espressioni che ci parlano della scrittura: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scrivere&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;grafia&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;segno&lt;/span&gt;. Come se solo attraverso ferite inferte alla superficie si potesse tenere memoria, costruire immagini. Come se l'arte e la poesia e la conoscenza fossero intrinsecamente legate a questi gesti duri.&lt;br /&gt;La manipolazione della terracotta, l'uso della materia più antica, la terra, ci mostra la creazione in una diversa dimensione. Non manipolo simboli ma interagisco con la natura stessa, dandole forma.&lt;br /&gt;La radice indoeuropea &lt;span style="font-style: italic;"&gt;swer-&lt;/span&gt; ci ricorda l'idea di 'stare nel mondo': ‘osservare’, ‘prendersi cura’.&lt;br /&gt;In inglese, dall’idea di ‘safe keeping’, ‘protection’, si passa all’idea di oggetto degno di attenzione, forse d’amore: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ware&lt;/span&gt;, 'manufactured goods'. Il valore aggiunto sta nella manifattura, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ware&lt;/span&gt; è definito in base alla lavorazione. Giungiamo così ai ‘products of art or craft’. Ecco dunque l’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;earthenware&lt;/span&gt;, il manufatto del vasaio. (Anche l’hardware viene a noi da questa storia).&lt;br /&gt;Così, manipolando la terra,  Cordelia von den Steinen ci racconta storie. Donne che lavorano in cucina, donne che stirano, donne che tessono – e il tessuto è subito, come per magia, abito per l'uomo. Ma il tessuto nasce dal filo, e il filo è innanzitutto un gomitolo, enormi gomitoli che incombono sulla persona, il grande compito è, prima di ogni altra  cosa, farsi carico del gomitolo, dipanarlo. Ci sono donne tranquillamente adagiate tra  i libri,  su libri aperti. Ci sono scrivanie sulle quali regna il gran disordine, la rete solo parzialmente tessuta che abbiamo in mente. Ci sono donne solitarie sedute fuori dal tempo, sempre altrove, intente a lavorare con un personal computer in grembo, alla lettera laptop. E c'è -mi appare come l'immagine più evocativa- un gruppo di persone sedute su una sorta di scala, ognuno su uno scalino stretto, una fila, da una persona con i piedi a terra fino ad un'altra lassù, lontana in alto, ognuno chiuso in sé, quasi curvo sullo schermo del suo portatile, immedesimato nel gesto della mano che muove il mouse.&lt;br /&gt;Intendo questa immagine come l'archeologia di un futuro: torna a noi, come da un domani lontano, come l'immagine di una storia remota, così come è per noi l'immagine di un antico scriba che traccia segni su una pergamena o su una tavoletta di cera, torna a noi l'immagine di come noi  stiamo diventando, ognuno di noi assorto con lo sguardo fisso sul suo sullo schermo, la mente semidesta, ognuno di noi strutturalmente accoppiato alla sua macchina per pensare, per costruire conoscenza. Uno accanto all'altro su una scala che sale forse verso il cielo, forse anche connessi, ma  ognuno solo con la sua macchina, come lo eravamo un tempo con un foglio e una penna, con un libro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-8584896595547014702?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/8584896595547014702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/macchine-per-pensare-o-archeologia-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8584896595547014702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/8584896595547014702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/macchine-per-pensare-o-archeologia-di.html' title='Macchine per pensare, o archeologia di un futuro imminente'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-3602817151599070174</id><published>2009-05-17T17:56:00.000+02:00</published><updated>2009-05-25T16:02:07.012+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>L'informatica come filosofia. Una involontaria lezione di Richard Rorty</title><content type='html'>&lt;font style="font-style: italic;"&gt;Non so quanto Rorty fosse interessato alla Computer Science. Ma mi piace immaginare che avrebbe accolto questo testo, questo abuso del suo pensiero, con un mezzo sorriso. Certo tutto quello che ha scritto, e che sappiamo di lui, ci ricorda che –a differenza da molti professionisti della filosofia– si è tenuto lontano dall'usare il suo acuminato argomentare per svalutare la Computer Science e, in generale, per occultare le proprie aree di ignoranza.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt;Il suo pensiero ci parla di un momento di passaggio, di allontanamento da un modello che si pretendeva indiscutibile. Il suo pensiero ci parla di come si costruisce conoscenza. Seguendo il filo del discorso di Rorty possiamo cogliere il senso profondo di due modi diversi di intendere l'informatica. Da un lato l'informatica fondata su modelli costruiti a propri, tesa a conservare in modo strutturato e controllato informazioni considerate certe. Dall'altro lato l'informatica che ci aiuta a porci domande nuove, e a trovare risposte nuove, anche lontane dalle attese e dai luoghi comuni.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt;Delle opere di Rorty, mi limito qui alla lettura  &lt;/font&gt;&lt;font&gt;Mirror of Nature&lt;/font&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt; (Richard Rorty, &lt;/font&gt;&lt;font&gt;Philosophy and the Mirror of Nature&lt;/font&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt;, Princeton: Princeton University Press, 1979; trad. it. &lt;/font&gt;La filosofia e lo specchio della  natura&lt;em style="font-style: italic;"&gt;&lt;/em&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt; (Testo inglese a fronte), Bompiani). &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font style="font-weight: bold;"&gt;Pars destruens&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Dobbiamo in particolare a Kant la nozione della filosofia come tribunale della ragione pura, che conferma o respinge le pretese della cultura restante.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;L'informatica intesa come tribunale della ragione pura, che accetta o respinge la conoscenza degna di essere presa in considerazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Un bimillenario modo di filosofare ci ha abituati all'idea di un 'sapere fondazionale' che giudica la validità di tutte le altre aree della cultura (dalla scienza alla religione, dalla matematica alla poesia) assegnando, ad ognuna di esse, un posto specifico: immagine che trova in Kant, e nella sua concezione della filosofia come metacritica delle scienze speciali, la manifestazione esemplare.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Da questo bimillenario modo di filosofare nasce il modo di intendere lo studio teorico del management e la moderna organizzazione delle conoscenze e delle attività. Un sistema totale, gerarchico centralizzato e dettagliato, un modello perfetto, che si pretende orientato all'ottimizzazione. Essendo il modello fondato su una (illusoria) pretesa di perfezione, l'azione finisce per ridursi al controllo: la prassi deve conformarsi al modello. L'informatica, così come prima la burocrazia ottocentesca, di cui è erede, è in quanto idea, il frutto del feticismo scientistico; ed è allo stesso tempo, in quanto sistema, la piattaforma sulla quale il modello si appoggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Il platonismo tiene fisso lo sguardo sulle idee immutabili del 'buono' e del 'vero', fino a creare una rete di distinzioni categoriali che tutto spiega, tutto contiene.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Riteniamo ben fatte solo le basi dati che si fondano su un data model. Il data model impone organizzazione immutabile alle informazioni, alla luce di una idea immutabile del 'buono' e del 'vero'. Già si rifacevano a un data model i sistemi mnemotecnici, i teatri della memoria che, almeno a partire dalla Grecia classica, presiedevano all'uso del nostro cervello come base dati. Le stanze dei teatri della memoria, così come i 'campi' ed i 'record', le tabelle relazionate l'una con l'altra, impongono alla conoscenza una struttura di distinzioni categoriali discendenti da un modello previamente costruito. Al di fuori di questo modello, di questa struttura, platonicamente non esiste conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Nella filosofia platonico–kantiana, priorità della sostanza sul fenomeno, dell'universale sul particolare, della necessità sulla contingenza, della natura sulla storia.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Possiamo esprimerci analogamente a proposito dell'informatica. Priorità della sostanza: attenzione alla coerenza interna del modello, non importa se astratto, decontestualizzato. Orientamento alla generalizzazione: la lettura del fenomeno è subordinata alle regole che, in funzione della sua stabilità, presiedono al funzionamento della base dati. Ansia di ottimizzazione: il mondo è un orologio, la macchina che meglio lo rappresenta funziona con l'esattezza di un orologio. Il sistema più efficace è il sistema che funziona con maggiore economia di mezzi.&lt;br /&gt;La procedura è fondata sulla necessità, mentre la contingenza si manifesta come irrilevante varianza, destinata ad essere riassorbita senza tenere conto delle sue tracce.&lt;br /&gt;Rorty prende spunto dal &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Canone Occidentale&lt;/font&gt; di Harold Bloom per parlare di canone platonico–kantiano. Bloom, osservando quella specifica manifestazione della conoscenza che chiamiamo 'letteratura' si arroga il diritto di definire i luoghi e i confini, il buono ed il vero: Shakespeare al centro, e poi via via gli altri autori degni di essere letti e studiati e ricordati, in base a un criterio di inclusione e di esclusione. Un preteso attacco da parte di portatori di interessi particolari, al 'vero sapere' , ai 'veri valori' giustifica la costruzione di un modello chiuso.&lt;br /&gt;Così anche il canone platonico–kantiano: una rete categoriale in grado di abbracciare il tutto, in grado di tutto ordinare e di tutto spiegare.&lt;br /&gt;Possiamo allora parlare, guardando all'informatica applicata al business e al funzionamento organizzativo, di canone IBM–Microsoft–Sap. Anche qui, come nel Canone di Bloom, ordinamento, controllo, norma.&lt;br /&gt;Una sola macchina, un solo hardware, un solo software, un solo standard, un solo modello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Esiste un'immagine che continua a tenere prigioniera la filosofia. È l'immagine –si pensi ancora a Kant– della mente come un grande specchio. Il funzionamento della mente-specchio può essere studiato attraverso metodi puri, non empirici.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Ecco l'immagine della mente come computer, e del computer come mente. Una immagine menzognera, che ci allontana dall'esperienza empirica del lavoro quotidiano con il computer. Se domina la metafora della mente specchio, domina anche l'immagine del sistema informativo fondato su data model, modelli puri. Sapere esattamente incasellato in contenitori predefiniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Per la filosofia platonico–kantiana, la mente è 'specchio' che rappresenta la realtà.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Dunque la conoscenza è 'rappresentazione'. Gli sforzi di Cartesio e di Kant sono volti ad ottenere rappresentazioni più accurate attraverso l'esame, la riparazione e la pulitura dello specchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;La filosofia platonico–kantiana intende se stessa come disciplina che possiede una sua specifica e privilegiata via d'accesso ai fondamenti della conoscenza e ai meccanismi della mente. Per la filosofia platonico–kantiana conoscere significa rappresentare accuratamente quel che si trova fuori della mente. La 'vecchia' filosofia pretende di sapere il modo in cui la mente riesce a costruire tali rappresentazioni.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Per Rorty la metafora dello specchio è centrale: descrive la 'vecchia' filosofia. Per l'informatica la metafora dello specchio è centrale: descrive l'informatica che chiamo 'infantile'.&lt;br /&gt;Per questa filosofia e questa informatica la persona osservante ed operante non conta. La sua soggettività è considerata ininfluente. Della persona, non contano carattere, cultura, collocazione storica e sociale. Conta la purezza del metodo di analisi e rappresentazione del 'vero'. Della mente della persona conta solo la capacità di essere specchio, rispecchiare il 'buono' ed il 'vero'.&lt;br /&gt;Lo specchio può essere ripulito e reso più luminoso, brillante. Questa è l'unica via attraverso la quale ottenere 'rappresentazioni' –fotocopie del 'reale'– più adeguate.&lt;br /&gt;La mente come specchio porta, per analogia cognitiva, al 'sistema informativo come specchio'. Il 'sistema informativo' è la mente artificiale che 'rappresenta' la realtà. Così le informazioni fornite dai 'sistemi informativi', specchio della realtà, finiscono per apparire l'unica affidabile fonte di conoscenza. Così l'approfondimento della conoscenza passa sempre e necessariamente attraverso l'affinamento degli strumenti, dei meccanismo di rappresentazione: specchio più pulito, più luminoso e brillante, hardware e software in grado di garantire una più accurata gestione del dato. Solo fotocopie più nitide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Nevrotica ansia cartesiana di certezze.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;In informatica: nevrotica sussunzione all'idea di una necessaria certezza e all'univocità del dato.&lt;br /&gt;L'informatica che pone al centro del proprio progetto il dato univoco e la struttura, cerca vanamente la lingua astrattamente perfetta. Servono invece sistemi in grado di interagire tra di loro, e con le persone.&lt;br /&gt;Si cercano linguaggi eleganti e raffinati'. Si usano i linguaggi (informatici) che si conoscono –Cobol o C++ o Java o .net– nell'illusione che riescano a descrivere neutralmente ogni mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Il pensiero rappresentativo e 'fotocopiativo' porta con sé la figura dello 'spettatore' e l'atteggiamento dello 'spettatore'. Il filosofo e lo scienziato 'spettatore' osserva il mondo in base a modelli che sovrastano lo spettatore, e che lo spettatore non può e non vuole mettere in discussione. Lo spettatore è sempre innocente, mai individualmente responsabile delle immagini del mondo che pure produce, e presenta come 'vere'.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Così agisce in fondo il professionista dell'informatica: è spettatore innocente. E' attore irresponsabile. La qualità dell'informazione dipende dal modello dei dati. Il modello dei dati dipende dall'analisi, e cioè da ciò che ha detto e richiesto il cliente. L'output dipende dall'input. La macchina –che si limita ad eseguire il programma– non può sbagliare. La responsabilità del professionista dell'informatica si riassume nel fotografare la realtà con un programma e nel far funzionare la macchina come da programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style="font-weight: bold;"&gt;Pars construens&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt;Rorty, per presentarci l'approccio platonico–kantiano parla di 'canone'. Si riferisce esplicitamente al 'Canone Occidentale' di Harlod Bloom: così come Bloom pretende di definire i luoghi e i confini, il buono ed il vero, di quella specifica manifestazione della conoscenza che chiamiamo 'letteratura', così più in generale l'approccio platonico–kantiano subordina la lettura del mondo ad un 'sapere fondazione' e ad una rete (imposta previamente e dall'esterno) di distinzioni categoriali.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Ma l'analogia ha un limite evidente.&lt;br /&gt;Per Bloom è una ipostasi; è una struttura di base immutabile e vera e giusta; è, platonicamente, sostanza, essenza che permane immutabile al di là degli accidenti. Rorty, invece, con il concetto di 'canone' gioca. Su di lui ha influito più Thomas Kuhn di Harold Bloom. E allora il 'canone' è in realtà un 'paradigma': un modello che in un dato momento storico gode di un alto grado di consenso, ma che è soggetto a sconferma empirica. E gli scienziati ed i filosofi più apprezzabili sono coloro che, lavorando come si deve all'interno di un paradigma, scoprono i segni di un diverso paradigma emergente).&lt;br /&gt;Possiamo dunque opporre al canone platonico–kantiano -nella sua versione informatica il canone IBM–Microsoft–Sap- il canone (o meglio: emergente paradigma) Bush–Nelson–Engelbart–Berners-Lee–Cunningham.&lt;br /&gt;Vannevar Bush: l'idea di una macchina che aiuta la persona a pensare, a interrogarsi sul mondo.&lt;br /&gt;Ted Nelson: l'idea di un nuovo tipo di letteratura, che è conoscenza e che è piacere, fondata sul superamento della gabbia del libro, della sequenza ordinata: l'ipertesto, testo reticolare percorribile in diversi modi, potenzialmente infinito, nasce qui.&lt;br /&gt;Douglas Engelbart: interazione tra uomo e macchina. Interfacce grafiche, mouse. Ipertesti.&lt;br /&gt;Berners-Lee: il Word Wide Web come grande Rete Semantica aperta a diverse connessioni, multimediale, ipertestuale, interattiva.&lt;br /&gt;Ward Cunningham: piattaforme di lavoro collaborativo, in particolare di scrittura collaborativa. Azzeramento del confine tra specialista e utente.&lt;br /&gt;Si arriva per questa via ad intendere la conoscenza come common, risorsa collettiva di tutti e di nessuno. Non ci sono confini (se non confini fittizi) tra il sapere (e il sistema informativo) di ogni persona e di ogni azienda. Di fronte a questi mondi, finanza e denaro non sono più metri adeguati: 'the for-pay economy is not the only way to create value'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style="font-style: italic;"&gt;Rorty non manca di cogliere in Martin Heidegger la presunzione greco-germanica, quella hybris che ha percorso la filosofia da Platone a Kant a Hegel. Né sottovaluta le simpatie naziste del filosofo tedesco. Eppure apprezza Heidegger. Apprezza l'Heidegger pragmatista di Sein und Zeit (L'essere e il tempo), l'ultimo Heidegger. Lo accomuna al 'secondo Wittgensein', il Wittgeinstein delle Philosophische Untersuchungen (Ricerche filosofiche). Una 'svolta linguistica' porta entrambi al cruciale passaggio “dalla coscienza al linguaggio”. Nella prospettiva che era già di Humboldt, per Heidegger e Wittgenstein il linguaggio è Welterschliessung: 'apertura di mondo', 'world disclosure'.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;La conoscenza non esiste se non attraverso la percezione soggettiva. La conoscenza non esiste se non tramite un linguaggio in grado di descriverla e di esprimerla. Quindi, centralità della &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Sprachphilosophie&lt;/font&gt;. Centralità dei 'giochi linguistici', degli 'atti linguistici'.&lt;br /&gt;Quello che conta non è la lingua in sé. La lingua perfetta non esiste, e comunque non serve.&lt;br /&gt;Heidegger e Wittgenstein ci mostrano come linguaggio emerge dall'interazione tra persone, e tra persone e mondi. Un linguaggio non vale l'altro. Non tutti i linguaggi sono buoni a descrivere tutti i mondi.&lt;br /&gt;Invece di privilegiare linguaggi eleganti e raffinati, ci si dovrebbe dunque preoccupare dell'adeguatezza del linguaggio 'al mondo in cui io sono'.&lt;br /&gt;E' il salto di qualità che ci propone l'XML, Extensible Markup Language, 'a general-purpose specification for creating custom markup languages': strumento ermeneutico (techne hermeneutiké, 'arte di interpretare') e gnoseologico, con il suo apparentemente semplice approccio, fondato sull'apporre etichette, permette agli attori di descrivere il mondo esplicitando i nomi delle cose che popolano quel mondo. Evitando l'uso di simboli astratti, si può narrare il mondo, parlare dell'essere-nel-mondo. Tendere alla comprensione ontologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Sbarazzarsi del bimillenario modo di filosofare che ci ha abituati all'idea di un 'sapere fondazionale': un sapere che giudica la validità di tutte le altre aree della cultura (dalla scienza alla religione, dalla matematica alla poesia) assegnando, ad ognuna di esse, un posto specifico.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Promuovere, in cambio, una cultura libera dalle ossessioni concettuali della metafisica greca, e dalle ossessioni del feticismo scientistico che ne segue le tracce.&lt;br /&gt;Se vediamo un solo modello, è solo a causa della nostra miopia. Se crediamo che il nostro modello sia il migliore, stiamo adottando un meccanismo di difesa. Se pensiamo che esista un unico mondo, è perché viaggiando altrove temiamo di scoprire qualcosa in grado di minare le nostre sicurezze. Se ci sforziamo di ridurre la ridondanza, se cerchiamo una apparente sicurezza in modelli semplificati, è perché non vogliamo ammettere che viviamo comunque sull'orlo del caos.&lt;br /&gt;L'uomo (tramite un qualsiasi linguaggio) costruisce (edifica) conoscenza, e si mantiene in relazione con la conoscenza, e accede alla conoscenza, e rinnova continuamente la conoscenza.&lt;br /&gt;In questo, l'informatica ci è amica, ci accompagna. Navigando nel World Wide Web, scrivendo con un word processor, raccogliendo e interpolando informazioni, costruendo testi multimediali mescolando parole immagini e suoni, ogni uomo partecipa alla costruzione di una cultura sempre più lontana dalle ossessioni della metafisica greca e del moderno feticismo scientistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Noi non possiamo descrivere la natura usando un linguaggio che crediamo essere il suo.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;La presunzione, o la fallace convinzione di chi si occupa di informatica pota a pensare che il linguaggio –sia il Cobol o o C++ o Java o .net o quello che sia– possa rappresentare, rispecchiare il mondo.&lt;br /&gt;Ma il linguaggio con il quale descriviamo 'la natura' -qualsiasi linguaggio- non è il linguaggio della natura. E' un linguaggio creato dall'uomo, uno dei linguaggi possibili. Relativamente efficace, nato all'interno di una cultura, capace di leggere solo alcuni aspetti del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;I fatti non sono pensabili a prescindere dalla struttura proposizionale del linguaggio.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Il linguaggio determina la visione del mondo. La scelta del linguaggio –anche del linguaggio informatico– non è né irrilevante né innocente. Non è irrilevante perché solo attraverso il linguaggio i fatti sono pensabili. Non è innocente perché la scelta del linguaggio porta con sé la scelta della struttura: e quindi porta scritta in sé sia la modalità di rappresentare il mondo, sia la modalità di interagire con il mondo.&lt;br /&gt;Si usano i linguaggi (informatici) che si conoscono –Cobol o C++ o Java o .net o quello che sia–nell'illusione che riescano a descrivere neutralmente ogni mondo.&lt;br /&gt;Ma il linguaggio, portando in sé una propria sintassi e una propria semantica, –Cobol o C++ o Java o .net o quello che sia– si trasforma così in un Cavallo di Troia: impone al mondo una visione del mondo già fatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Conoscere la realtà non significa 'fotocopiarla', ma 'venire a capo delle sue sfide'.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Prendere per buoni sistemi informativi esistenti, edificati in tempi precedenti, è vano e fallace. In ogni istante possiamo fotografare la realtà, ed ogni fotografia sarà diversa.&lt;br /&gt;Possiamo invece usare gli operatori booleani per interagire con la realtà. Interrogarsi sulla natura e sugli stati del mondo significa partecipare a costruire: l'organizzazione è frutto di co-creazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Ciò che chiamiamo 'mondo' non è la totalità dei dati di fatto. Esso è l' insieme delle limitazioni cognitivamente significative che sono imposte ai nostri sforzi di imparare dalle –e di avere il controllo sulle– reazioni della natura a partire da previsioni attendibili.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Ciò che chiamiamo 'sistema informativo' è lungi dall'accogliere la totalità dei dati. Il sistema informativo non è una rappresentazione, uno specchio del mondo. E' solo l'insieme di informazioni raccolte a partire da limitate e limitanti domande che ci siamo posti a proposito degli stati del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Le risposte che ci dà la natura sono sempre indirette, in quanto restano legate alla struttura delle nostre domande.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;L'informatica che pone al centro della propria attenzione la 'struttura dei dati' si illude di rappresentare la natura, replicandone la struttura. Ma la 'struttura' che filtra il nostro rapporto con la 'natura', con il mondo osservato –e quindi: la struttura dei dati– non è la struttura della 'natura' –per noi inattingibile, invisibile– ma 'la struttura delle nostre domande'. Sia che le domande siano state formulate una volta per tutte, previamente, attraverso 'query strutturate'. Sia che le domande siano ri-formulate di volta in volta, attraverso strumenti di Knowledge Discovery, Data Mining, Information Retrieval. Ovvio che, dove la tecnologia lo permette –e oggi la tecnologia lo permette pressoché in ogni caso– meglio riformulare di volta in volta le domande. Le domande anche in apparenza simili, formulate in momenti diversi, di fronte a stati del mondo diversi, sono diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Per queste sue caratteristiche di sapere narrativo, la filosofia appare protesa a edificare, cioè a formare gli uomini, più che a 'conoscere' oggettivamente il mondo. In questa nuova veste, di tipo etico-formativo, la filosofia non si pone più come espressione privilegiata del sapere, ma come una delle tante voci all'interno della 'conversazione' complessiva dell'umanità. Conversazione che si nutre del dialogo, ossia di una 'democrazia dialettica' che vive del confronto costante dei diversi punti di vista, senza pretese di sopraffazione reciproca.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;E' questa la confusa, incerta, ma ricca 'democrazia' fondata sulla conversazione che vediamo emergere nella pluralità di voci della Grande Rete, fatta di diverse e interconnesse 'reti sociali', nei blog.&lt;br /&gt;Conversazioni alle quali concorrono 'filosofi' e pretesi ignoranti. La conoscenza non nasce dall'ordine e dal controllo, ma dalla contaminazione, dal dialogo. Se un gioco non si basa su una partita unica –come accade con i sistemi fondati sull'univocità del dato– ma viene ripetuto nel tempo, allora verranno a crearsi dei meccanismi di credibilità e di reputazione in grado di condurre le parti a comportamenti di tipo cooperativo.&lt;br /&gt;Al posto del garante, o platonico guardiano della 'qualità dell'informazione', garante o platonico guardiano del 'grado di verità della conoscenza', emerge –in virtù degli strumenti informatici oggi disponibili– la figura del narratore: la persona che osserva il mondo, e può essere ognuno di noi, e contribuisce al sapere collettivo osservando il mondo a partire dalla propria cultura e dalla propria storia e dal proprio carattere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Questo soggetto, portatore di credenze, emozioni e speranze non assomiglia al filosofo tradizionale ma piuttosto al narratore, al romanziere.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;A ben guardare, l'informatica intesa secondo il paradigma Bush–Nelson–Engelbart–Berners-Lee–Cunningham non offre altro che strumenti per narrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorty: &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Gradualmente sostituire il concetto di verità come corrispondenza alla realtà con l'idea che verità è la convinzione che si forma durante scontri liberi e aperti.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Chi si occupa di informatica crede (spera, si illude) di essere di essere il garante e il depositario della 'vera' informazione, l'informazione che descrive il mondo come è. Ma esistono all'interno dell'organizzazione –di ogni impresa– diverse visioni del mondo, diverse letture della realtà. Ogni stakeholder è portatore di una propria visione. All'informatica intesa come strumentazione che difende l'immagine (unica) della realtà, pretesa immagine 'vera', si contrappone l'informatica che offre strumenti per scoprire e per collaborare. Portare alla luce conoscenze tacite e latenti, favorire il lavoro collaborativo teso a costruire una sempre mutevole 'verità' ragionevolmente condivisa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-3602817151599070174?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/3602817151599070174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/linformatica-come-filosofia-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3602817151599070174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/3602817151599070174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/linformatica-come-filosofia-una.html' title='L&apos;informatica come filosofia. Una involontaria lezione di Richard Rorty'/><author><name>Francesco Varanini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16191894598697362552</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/-5NNcC-KVivY/Tvg5myUDFKI/AAAAAAAAARQ/rn24Q-hU5Rc/s220/Foto%2B29.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3387039186665984628.post-2668195166949598299</id><published>2009-05-17T17:17:00.000+02:00</published><updated>2009-05-25T16:02:07.015+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Come si scrive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;informatica schiava dell&apos;a priori kantiano'/><title type='text'>Nel giardino della conoscenza: Linneo vs. Goethe</title><content type='html'>Si scrive anche con la voce.&lt;br /&gt;Presso il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa&lt;a href="http://infouma.di.unipi.it/ricerca/index.asp"&gt;&lt;/a&gt; (dove insegno), nell'ambito dei Seminari di cultura digitale, il 4  marzo 2009 ho parlato su questo tema:  &lt;font style="font-style: italic;"&gt;Linneo vs. Goethe. Due  paradigmi per l'informatica&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Riporto qui la breve presentazione del seminario:&lt;br /&gt;"L'informatica ripercorre il cammino già percorso dalla filosofia della conoscenza. Osservando i contrapposti approcci alla comprensione della Natura proposti da Linneo e da Goethe è possibile mettere in luce due diversi approcci compresenti oggi nella teoria e nella pratica dell'informatica, due diversi modi di muoversi nel giardino della conoscenza."&lt;br /&gt;Si tratta, in realtà, di una breve versione orale di uno dei testi compresi nel testo che sto scrivendo.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://infouma.di.unipi.it/ricerca/seminariIU/"&gt;Qui&lt;/a&gt; trovate la registrazione del seminario, in formato mp3 (dura circa un'ora).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3387039186665984628-2668195166949598299?l=diecichilidiperle.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/feeds/2668195166949598299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogspot.com/2009/05/nel-giardino-della-conoscenza-linneo-vs.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/2668195166949598299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3387039186665984628/posts/default/2668195166949598299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://diecichilidiperle.blogs
